Novembre 1996: Bill Clinton viene eletto Presidente degli Stati Uniti per un secondo mandato, Kobe Bryant debutta in NBA, i Tamagotchi debuttano sul mercato, a Tokyo la Juventus vince la Coppa Intercontinentale, al cinema escono Una Promessa è una Promessa, Star Trek: Primo Contatto, Romeo + Giulietta, La Carica dei 101, Per Amore di Vera, e Space Jam, con la sua iconica I Believe I Can Fly di R. Kelly:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Shawn Michaels
– Campione Intercontinentale: Hunter Hearst Helmsley
– Campioni di coppia: Owen Hart & British Bulldog
Punto di non ritorno
Nonostante le intenzioni di entrambi a mantenere amicizia, rispetto, e stima reciproca, il titolo mondiale WWF in palio era qualcosa di troppo grosso per non intaccare i rapporti tra Shawn Michaels e Sycho Sid, e la “tregua” tra i due incontrò non pochi incidenti di percorso. Oltre agli involontari colpi scambiati tra i due nelle settimane precedenti ad aver innescato più di un incomprensione, la situazione sembrava ormai diventata incandescente, e durante un confronto ufficiale in vista del match di Survivor Series Sid, al contrario di Michaels che tentava di mantenersi su posizioni diplomatiche, si dimostrò aggressivo come non era mai stato con l’Heartbreak Kid da mesi, definendo “bullshit” ogni tentativo di Michaels di placarlo con parole di stima. L’equilibrio e la razionalità di certo non erano mai stati nelle corde di Sycho Sid, sempre pronto coi suoi scatti bipolari a sbottare da un momento all’altro, e a quel punto persino il più diplomatico Shawn Michaels preferì passare dalle parole ai fatti.

Ma prima che di due potessero mettersi le mani addosso arrivò Jim Cornette a interromperli, ricordandogli che i due la settimana successiva a RAW avrebbero lottato per i titoli di coppia di Owen Hart & British Bulldog, che arrivarono insieme a Vader per dare una lezione ai due contendenti. Mentre Michaels si occupava di Bulldog e Sid di Vader, Owen colpí Sid con una violenta sediata alle spalle, per poi essere disarmato e messo in fuga proprio dall’Heartbreak Kid. Ma Sid, voltandosi e vedendo Michaels con la sedia con cui era stato colpito nella sua mano iniziò subito a pensare il peggio. Ancora una volta, la fiducia reciproca tra i due stava scemando sempre di più a suon di fraintendimenti, e la settimana prossima sarebbero stati costretti a collaborare…

Arrivati al match, tra Sycho Sid e Shawn Michaels sembrava funzionare tutto bene, e neanche la grande chimica di Owen Hart & British Bulldog sembrava poterli contrastare, e Michaels sembrava pronto a diventare il 2° wrestler della storia della WWF ad essere campione mondiale e di coppia in contemporanea (l’unico a riuscirci fu il suo ex compare Diesel), ma poi qualcosa andò storto: in un momento di caos Michaels -che non era l’uomo legale- era ad un passo dal servire la vittoria a Sid colpendo con la Sweet Chin Music British Bulldog, che però si scansò in tempo facendogli colpire proprio il suo partner Sid, consegnando un facile schienamento ai campioni di coppia. Ormai Sycho Sid non era più disposto a sentire ragioni, nella sua testa ormai Shawn Michaels aveva sempre avuto l’intenzione di colpirlo intenzionalmente per settimane in vista del loro match, e l’amicizia tra i due era di nuovo collassata. I due tentarono di anticipare il loro scontro anche nel backstage, ma un tempestivo intervento di dirigenti ed arbitri della WWF riuscì ad impedire il peggio e a tenerli a debita distanza.

Tra Steve Austin e Brian Pillman si mette una pistola!
Con la promessa di “Stone Cold” Steve Austin fatta nel RAW precedente di irrompere in casa Pillman la WWF si adeguò mandando una troupe televisiva sul posto la settimana successiva. Ma Brian Pillman un marito e un padre, ed era suo dovere difendere la sua famiglia, e dato che non era in grado di lottare per la caviglia infortunata, si attrezzò facendo circondare la casa di amici a protezione e… brandendo una pistola carica in diretta televisiva!

Brian Pillman sembrava impazzito, ma risoluto e pronto a tutto pur di proteggere la casa di sua moglie e dei suoi figli, e non poteva che fare diversamente, preparandosi addirittura a sparare a sangue freddo al suo ex migliore amico Austin! “Stone Cold” ignorava totalmente la presenza di una pistola carica in mano a Pillman, e si precipitò fuori dal giardino di casa sua in piena notte facendo piazza pulita di tutti gli amici di Pillman che incontrava. Ma una volta entrato sfondando il vetro della porta d’ingresso, Brian Pillaman puntò minacciosamente la pistola verso Austin… e all’improvviso il segnale scomparve! Cosa fosse successo a casa Pillman fu un mistero e motivo di paure e tensioni per tutta la puntata di RAW (anche a causa di segnalazioni del posto che riportavano di aver sentito colpi di arma da fuoco), ma una volta tornato il segnale televisivo le immagini rassicurarono tutti, mostrando Steve Austin e Brian Pillman ancora intenti a darsele, ma fortunatamente incolumi, seppur in pieno scontro, con un Kevin Kelly (l’inviato WWF) visibilmente sotto shock per quanto accaduto.
Quello che non ti uccide…
Schienato, tradito dal suo manager, privato della sua urna fonte dei suoi poteri, e seppellito vivo… Mankind aveva fatto di tutto ad Undertaker, eppure il “Deadman” sembrava non poter mai davvero morire. Anche dopo averlo seppellito vivo la presenza di Undertaker continuava a tormentare le anime di Paul Bearer e Mankind. Pur non comparendo mai, ad ogni apparizione di Mankind il Becchino faceva risuonare la sua voce per tutta l’arena, causando cali di corrente che facevano presagire solo una cosa: nonostante tutto, sarebbe tornato di nuovo, e sarebbe tornato proprio a Survivor Series, per affrontare ancora una volta Mankind con una stipulazione speciale: Paul Bearer sarebbe stato sospeso in una cella sopra il ring! Undertaker fece uso dei suoi soliti mind games, facendo calare dal soffitto a RAW davanti ai due un manichino raffigurante Bearer a testa in giù dentro una cella, promettendo l’arrivo di un “nuovo” Undertaker e causando forse per la prima volta in tanti mesi autentico panico nella testa di Bearer e Mankind. Stavolta nulla l’avrebbe fermato…

Nuove leve
Dovendo capitanare un team con scarsa esperienza, “Wildman” Marc Mero non vide altra soluzione che far combattere i suoi compagni il più possibile nelle settimane precedenti a Survivor Series per farli carburare. The Stalker affrontò Goldust a RAW, con tutto il resto del suo team a bordo ring a supportarlo, compreso Rocky Maivia, l’unico del team a non aver mai lottato un match in WWF.
Con il suo imminente debutto nel ring alle Survivor Series, chi fosse Maivia era un autentico mistero per il pubblico, su cui ben presto fu fatta chiarezza: nonostante il nome non lo lasciasse presagire, Maivia era il figlio d’arte del leggendario Rocky Johnson, il primo wrestler afroamericano a conquistare una cintura in WWF (a pari merito con Tony Atlas, suo partner con cui vinse i titoli di coppia nel 1983).

Ma il suo legame col wrestling non finiva qui, dato che sua madre Ata Maivia era la figlia dell’ex wrestler samoano Peter Maivia, patriarca della più grande famiglia samoana di wrestling di tutti i tempi, gli Anoa’i. Con un padre e un nonno materno wrestler, la disciplina scorreva nel sangue del giovane Rocky, che come nome di battaglia decise di tributare le eredità delle due famiglie fondendo i nomi del padre e della madre (“Rocky” e “Maivia”) diventando la prima superstar di terza generazione della storia della WWF. Era il suo destino che si stava realizzando, un destino il cui primo seme fu seminato nel marzo 1984, quando per la prima volta fu ripreso dalle telecamere della WWF, a soli 11 anni, mentre assisteva a un match di suo padre. Ma ora era il momento di scrivere la sua storia!
Rocky Maivia non sarebbe stato l’unico a debuttare a Survivor Series, dato che avrebbero fatto il loro esordio, sempre in dei Survivor Series match, anche una coppia nuovo di zecca: il team di Doug Furnas e Phil Lafon, che avrebbero affiancato i Godwinns contro i New Rockers e i campioni di coppia Owen Hart & British Bulldog in un altro Survivor Series match. E avrebbe debuttato a Survivor Series anche la new entry Flash Funk, che si sarebbe mostrato per la prima volta a fianco di Yokozuna, Savio Vega, e un partner misterioso, contro i falsi Diesel e Razor Ramon, Faarooq, e Vader. Ben 4 debutti assoluti in una serata che non facevano che aumentare l’attesa per Survivor Series.

17/11/1996 – Survivor Series 1996

Il Madison Square Garden di New York City, il tempio del wrestling: sembrava tutto pronto per una serata che si annunciava storica, e per celebrare un evento del genere la WWF decise di celebrare la Hall of Fame del 1996 nello stesso weekend, annunciando la nomina a Leggende ufficiali di “Captain” Lou Albano, Killer Kowalski, “Baron” Mikel Scicluna, Johnny Rodz, “Superfly” Jimmy Snuka, il primo campione Intercontinentale Pat Patterson, e il fondatore della WWF stessa, Vincent J. McMahon.
Nessuno dei 3 Survivor Series match previsti aveva avuto un particolare faida dietro, rendendoli di fatto match presenti solo per tradizione, e che vedevano affrontarsi 4 debuttanti assoluti (Rocky Maivia, Doug Furnas, Phil Lafon, e Flash Funk), un ex main eventer che non appariva da mesi (Yokozuna), un tag team decaduto da tempo (i New Rockers), due imitatori (i falsi Razor Ramon e Diesel) e un wrestler bizzarro con neanche un pugno di match disputati (The Stalker).

Nel primo Survivor Series match, quello tra i Godwinns, Lafon, e Furnas contro Owen Hart, British Bulldog e i New Rockers, finí sorprendentemente con la sconfitta dei secondi, seppur più esperti e con i campioni di coppia come parte del team, che si ritrovarono eliminati entrambi tramite schienamento rispettivamente per mano dei debuttanti Furnas & Lafon, che furono addirittura gli unici sopravvissuti! Il duo di Doug Furnas & Phil Lafon, alla sua prima apparizione, davanti al pubblico del Madison Square Garden fu dunque capace di schienare addirittura i campioni di coppia! Un risultato straordinario mai visto prima, e che lasciava ben presagire per il futuro del team. Il secondo Survivor Series match diede finalmente un primo sguardo a Rocky Maivia dopo la breve apparizione di RAW.

Maivia si proponeva decisamente massiccio, slanciato, e con un look a tema samoano in onore delle sue radici materne, pronto a farsi valere senza nascondersi dietro la sua aura da rookie. Un battesimo di fuoco nel tempio del wrestling che il suo stesso padre aveva calcato, un’eredità da rispettare, il peso di essere la prima superstar di terza generazione della storia della WWF, 24 anni compiuti da pochi mesi, ed atleti più esperti come Hunter Hearst Helmsley, Jerry Lawler, Goldust e Crush come primissimi avversari… di certo per Maivia fu un debutto più impegnativo del normale. Oltre Marc Mero e The Stalker, nel team suo avrebbe dovuto lottare anche Mark Henry, che però rimediò un infortunio pochi giorni prima del PPV, obbligando il team a trovare un sostituto, e per sopperire il capitano Mero trovò il sostituto in… Jake “The Snake” Roberts! Un uomo che aggiunse al team l’esperienza che mancava, e di certo ci teneva più di chiunque altro ad avere Jerry Lawler in un match tutto per sé dopo quanto successo in estate, e “The Snake” ottenne finalmente la sua vendetta tanto desiderata, rendendo Lawler il primo wrestler eliminato dalla contesa.
Ma la situazione si faceva sempre più tesa, dato che dopo 20 minuti di match e varie eliminazioni restò il solo Rocky Maivia come sopravvissuto del suo team, chiamato a combattere contro gli altri sopravvissuti Goldust e Crush. Sembrava un’impresa disperata, ma il 24enne rookie riuscì nell’impossibile, schienando nel suo primo match sia Crush che il 2 volte campione Intercontinentale Goldust in un paio di minuti e regalando la vittoria al suo team! Un debutto impressionante per un ragazzo che sembrava un predestinato.

Ad inaugurare il terzo Survivor Series match fu l’ingresso di Faarooq, ma non quello che si era abituati a vedere. Faarooq si presentò in una veste completamente nuova, senza più il suo elmetto da gladiatore, ma con un giubbotto di pelle e un cappello, accompagnato dall’avvocato di Jim Cornette, Clarence Mason, e una coppia di rapper che tra una rima e l’altra scandivano la nuova musica d’ingresso di Faarooq, una musica che scandiva due parole: “Nation of Domination”. Appena arrivato nel ring, Faarooq salutò gli altri con un pugno alzato, un saluto che lasciava presagire qualcosa di grosso dietro, ma che non sarebbe stato spiegato quella sera.

Dopo il suo ingresso arrivarono i partner Vader, e i sosia di Diesel e Razor Ramon. Con l’arrivo degli avversari Savio Vega e Yokozuna, era finalmente ora di scoprire Flash Funk e il partner misterioso annunciato: Flash Funk si presentò come un ballerino vestito con dei bizzarri stivali da supereroe, cappello e un zoot, cappotto molto in voga in passato tra gli afroamericani, di cui Funk si proponeva come uno stereotipo con tanto di accompagnatrici a suon di musica funky. Il partner misterioso invece si rivelò… “Superfly” Jimmy Snuka! Da poche ore introdotto nella Hall of Fame, Snuka era tornato a competere nell’arena in cui aveva fatto la storia della disciplina, e ora per il team di Faarooq le cose si facevano più impegnative!
Anche se risultò il Survivor Series match più breve della serata, i fan poterono assistere alle acrobazie del debuttante Flash Funk e all’orgoglio di Snuka, ma nulla di più, dato che il match finì in no contest a causa di una squalifica collettiva dovuta ad una rissa sfuggita dal controllo dell’arbitro.
Pronto per quello che sembrava essere il vero scontro finale tra Mankind e Undertaker, il Madison Square Garden vide calarsi dal tetto il “nuovo” Undertaker tanto chiacchierato, calandosi dal tetto dell’arena con un inquietante mantello da pipistrello, il Becchino si presentò in una veste inedita, dall’aspetto decisamente più mortuario e spaventoso di prima: niente più guanti o stivali viola, ma un vestiario fatto solo e soltanto di lucida pelle nera, che davano al “Deadman” un aspetto gotico e tenebroso come non mai. E con Paul Bearer rinchiuso in una cella sospesa svariati metri sopra al ring, finalmente lo scontro tra i due poteva iniziare.

L’incontro fu il più breve della loro serie, con Undertaker che stavolta si mostrò più sicuro che mai della vittoria, riuscendo a chiudere il match con la sua Tombstone Piledriver, nonostante Mankind lo avesse colpito più volte con un paletto di legno, e riuscendo finalmente a battere Mankind per la prima volta dopo ben 7 mesi di innumerevoli scontri. Dopo la vittoria, la gabbia con Paul Bearer fu finalmente calata, ma ancora una volta Undertaker fu costretto ad attendere la sua vendetta sul suo ex manager, dato che The Executioner -lo scagnozzo vestito da boia che Bearer aveva portato in WWF il mese prima a Buried Alive- si intromise permettendone la fuga. Ma Undertaker aveva finalmente schienato Mankind, seppur dopo mesi, a dimostrazione che il tempo sapeva essere galantuomo, e presto lo avrebbe ripagato anche vendicandosi di Paul Bearer ed Executioner.
Ma il momento più atteso della serata non poteva che essere uno, ossia il ritorno di Bret Hart contro “Stone Cold” Steve Austin. Poco prima del match fu rivelata una particolare stipulazione aggiunta all’ultimo momento: il vincitore avrebbe affrontato il campione WWF il mese successivo ad In Your House! La posta aumentava sempre più, ma questo non sembrava spaventare Austin, alla sua prima grande opportunità in WWF. Nonostante al Garden si poterono facilmente avvistare cartelloni in supporto di “Stone Cold”, figli di una certa popolarità che si stava iniziando a costruire intorno al texano, il pubblico fu tutto dalla parte di Bret Hart, esplodendo in una gioia incontenibile una volta rivisto imboccare della rampa d’ingresso la via per il ring.

Bret aveva ribadito più volte, nonostante le provocazioni ricevute, di rispettare molto Austin come wrestler, al contrario di Austin che non aveva rispetto di niente e nessuno, mandando a quel paese Bret con due diti medi ben visibili durante il loro primo vero faccia a faccia davanti al Garden.Il match fu incredibilmente tecnico, con il pubblico che poté finalmente constatare che grande atleta fosse “Stone Cold” al di là delle sue spacconerie, abile nel tenere testa a Bret Hart nel campo in cui l’Hitman era il maestro, le sottomissioni, dando dimostrazione del perché Bret lo rispettasse così tanto. Per quanto fosse andato vicino al battere Bret nel suo stesso campo da gioco, l‘Hitman non mostrò la minima ruggine nonostante la sua lunga assenza, riuscendo persino ad uscire dallo schienamento di una Stunner, che fino ad allora aveva sempre assicurato il conto di 3 ad Austin.

“Stone Cold” aveva studiato a fondo le tattiche dell’Hitman, ma aveva trascurato una delle sue più grandi abilità: il saper ribaltare qualsiasi mossa a suo favore. Dopo aver intrappolato Bret Hart nella sua vecchia finisher, la Million Dollar Dream, Bret si diede una spinta dal paletto, finendo sopra Austin con una capriola e ribaltando la presa in un pin… fino al 3 finale! Bret schienò Austin nello stesso identico modo con cui divenne il primo a schienare Roddy Piper nel loro storico match di WrestleMania VII 5 anni prima, per quanto Austin avesse studiato a fondo Bret, non lo aveva studiato del tutto, e ora l’Hitman da nuovo contendente n.1 era pronto a riprendersi il suo titolo mondiale ad In Your House.
Giunti al main event, il pubblico assistette ad uno degli scenari più impensabili e assurdi della storia della federazione: l’idolo delle folle, il wrestler dell’anno, e il simbolo della WWF Shawn Michaels riempito di fischi in favore dell’heel Sycho Sid! Quello che sembrava una situazione assurda e paradossale aveva in realtà una sua storia dietro: il pubblico era stanco di Shawn Michaels, o meglio, era stanco del classico eroe senza macchia e senza paura che si ergeva a simbolo di bene sin dai tempi di Hulk Hogan, ed era ancor più stanco di vedere l’Heartbreak Kid dominare tutto il roster con la cintura alla vita, soprattutto considerando quanto il vero Shawn Michaels -quello lontano dalle telecamere degli show di cui i fan vennero a conoscenza grazie all’ascesa di internet, che svelò molti retroscena fino ad allora sconosciuti- fosse ben lontano dal bravo ragazzo che appariva a RAW.
Al contrario, come dimostrava anche la simpatia sempre più crescente verso atleti controversi come Steve Austin, il pubblico veniva sempre più conquistato dagli heel con un certo stile, capaci di ottenere quello che volevano coi mezzi più estremi, senza giocare pulito o mezzi termini, e Sycho Sid, che già dal ritorno dall’infortunio in estate godeva di una popolarità enorme, era uno dei simboli di questo nuovo corso. Quello che anni prima sembrava un eccezione, come il tifo per heel come Jake Roberts e Razor Ramon, stava pian piano diventando una norma, e il Madison Square Garden, da sempre un pubblico “particolare”, lo gridò ad alta voce acclamando Sid come nuovo eroe e fischiando Michaels come esponente di un wrestling ormai sorpassato, nostalgicamente fermo agli anni ’80, e fin troppo “pulito”, lasciando le acclamazioni praticamente solo a donne e bambini.

Sycho Sid fece l’entrata più spettacolare della sua carriera, apparendo granitico e carico al tempo stesso, come fosse una bomba a orologeria che stava trattenendo a fatica da un’esplosione di adrenalina, con il pubblico del Garden a dargli la carica, e con una spettacolare scenografia scintillante il nome “SID” calata dal soffitto che diverrà una costante delle sua entrate. Stavolta per Michaels, nonostante la fama di ammazza-giganti come Diesel, Vader, King Kong Bundy, e Yokozuna, sembrava il capolinea…

Il match fu intensissimo, indubbiamente il più bello mai combattuto da Sid in carriera, con Michaels che non si lasciò scoraggiare dall’ambiente avverso tirando fuori tutto il suo arsenale. Ma alla fine Sid, in uno dei suoi classici scatti d’ira, strappò una telecamera dalle mani di un cameraman, colpendo brutalmente in pieno petto il manager e mentore di Michaels José Lothario! Da lí in poi Shawn Michaels prestò più attenzione alle condizioni di Lothario, chiamando aiuto a bordo ring e dimenticandosi completamente del match; e Sid, approfittando dell’arbitro momentaneamente messo KO, distruggendo la telecamera sulla schiena di Michaels, per poi connettere la sua Powerbomb e laurearsi per la prima volta campione WWF per la gioia dei fan!

Appena rinvenuto, Michaels si precipitò nel backstage per assicurarsi che Lothario, nel frattempo soccorso dai medici, stesse bene, senza prestare la minima attenzione al fatto che il suo regno fosse appena finito. Si chiudeva così, dopo 7 mesi e 231 giorni, il primo regno da campione mondiale WWF di Shawn Michaels, che aveva caratterizzato tutto il 1996 e si era affermato come uno dei regni più importanti di sempre. Pur trovandosi in un momento storico poco felice (sotto il suo regno gli ascolti di RAW toccarono il minimo storico a causa della WCW), Michaels portò con onore la cintura, regalando indubbiamente il regno mondiale con la più alta concentrazione di match memorabili, sopravvivendo a nomi illustri come Bret Hart, Diesel, British Bulldog, Vader, Mankind e tanti altri, dando ai posteri -sul piano della qualità dei match – il regno mondiale più spettacolare della storia della WWF.

7 mesi in cui era cambiato tutto, ritrovandosi nella paradossale situazione di iniziare il regno da stella più amata della federazione, a tal punto da far fischiare persino Bret Hart, e uomo più fischiato. E senza gran parte dei suoi fan, con la cintura appena persa e Josè Lothario in ospedale, ripartire per l’Heartbreak Kid stavolta non sarebbe stato semplice.
RAW
Il ritorno del figliol prodigo
Shawn Michaels a Survivor Series aveva perso molte cose: il titolo WWF, i suoi fan, e il suo grande mentore. Ma per quanto la sua resilienza fosse nota non sarebbe stato Shawn Michaels il primo a tentare l’assalto alla cintura del nuovo campione Sycho Sid ma -in virtù della sua vittoria a Survivor Series- Bret Hart, anche per consentirgli di assistere José Lothario.

L’Hitman tornò a combattere a RAW dopo più di 7 mesi in un match contro il fratello Owen, che avrebbe vinto facilmente se non fosse stato per l’intervento di Steve Austin, ancora infuriato per la sconfitta al Madison Square Garden. “Stone Cold” attaccò Bret con una sedia, cercando anche di usarla per rompere la gamba dell’Hitman proprio come fatto con Pillman poche settimane prima. Con l’aiuto di Owen Hart per Austin, tutto sembrava mettersi male per Bret, ma all’improvviso, nello stupore generale arrivò British Bulldog a fermare tutto, ritenendo la punizione per l’Hitman eccessiva e mostrandosi disposto persino a litigare col suo partner per evitare il peggio a Bret. Austin per tutta risposta colpí British Bulldog alle spalle con una sedia, e Owen Hart, pur rimproverando Austin, non si dimostrò troppo disposto ad aiutare il partner, ancora decisamente spiazzato per questa inaspettata “ribellione”. Che l’inglese stesse rinsavendo?

Black wrestler matter
Con le sue apparizioni a RAW successive a Survivor Series, Faarooq confermò il cambio di stile apportato rispetto al passato. Rispetto al suo debutto confermò solo Sunny come manager, che si sarebbe affiancata a Clarence Mason e J.C Ice e Wolfie D (i due rapper che avevano accompagnato l’ingresso di Faarooq a Survivor Series) per formare un nuovo gruppo… la Nation of Domination! Il nome, lo stile e il vestiario di Faarooq lasciavano ben intendere l’intento del gruppo: prendere ispirazione dalle Pantere Nere (la storica organizzazione afroamericana degli anni ‘60 che rivendicava il cosiddetto “potere nero”, di cui Faarooq prese il saluto tipico, il pugno alzato) e la Nation of Islam, (da cui Faarooq prese il tipico copricapo musulmano, con i colori tipici dell’Africa, il giallo, il verde e il rosso), che aveva visto tra i suoi membri più illustri Malcom X.
Nonostante J.C. Ice e Wolfie D fossero caucasici, lo scopo della Nation of Domination sembrava essere il rivendicare l’orgoglio afroamericano nel wrestling, qualcosa a cui Faarooq, essendo diventato in WCW col suo vero nome -Ron Simmons- il primo campione mondiale nero della storia del wrestling americano, teneva molto. La prima vittima della Nation fu Savio Vega, che però venne salvato da… Ahmed Johnson! Johnson era finalmente tornato dopo il lungo infortunio causato da Faarooq, e per quanto quest’ultimo adesso avesse un intera stable dalla sua, nulla avrebbe fermato Johnson dal prendersi la sua vendetta!





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