Gennaio 1997: Bill Clinton inizia ufficialmente il suo secondo mandato da Presidente degli Stati Uniti, muore a Las Vegas il colonnello Tom Parker, lo storico e controverso manager di Elvis Presley, viene rilasciato Final Fantasy VII, al cinema escono Mai Dire Ninja, Shadow Program, e Relic, mentre Your Woman dei White Town è il successo del momento:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Sycho Sid

Campione Intercontinentale: Hunter Hearst Helmsley

Campioni di coppia: Owen Hart & British Bulldog

Sid contro la famiglia Lothario

Non si placarono gli attacchi a Bret Hart da parte di “Stone Cold” Steve Austin durante i suoi match, e il fatto che Bret avesse ripagato Austin della stessa moneta il mese prima non fece desistere “Stone Cold” dal continuare. Steve Austin infatti costò ancora una volta un match a Bret Hart nel primo RAW del 1997 quando, colpendolo con una Stunner fuori dal ring, gli costò una pesante sconfitta contro Vader. Ma quello che successe durante il match interessò anche a Shawn Michaels dato che contemporaneamente ad Austin si presentò a bordo ring anche il campione mondiale WWF Sycho Sid, che trascinò un cameraman nel backstage affinché potesse riprendere una scena raccapricciante: Sid andò infatti dal figlio 19enne di José Lothario, presente nel backstage a fianco del padre, per farlo a pezzi eseguendo una Powerbomb su di lui sopra un tavolo!

Sycho Sid se la prende col figlio di Josè Lothario!

Shawn Michaels e José Lothario intervennero troppo tardi, e Sid ancora una volta si era fatto beffe della famiglia Lothario con la sicurezza di chi sapeva di rimanere impunito. 

19/1/1997 – Royal Rumble 1997

A Royal Rumble, che si svolse all’Alamodrome di San Antonio, Texas, Goldust non riuscì a vendicarsi di Hunter Hearst Helmsley, che non solo riuscì a conservare il titolo con l’aiuto del suo nuovo assistente Mr. Hughes (bodyguard che aveva fatto qualche apparizione in WWF nel 1993), ma addirittura a baciare Marlena con la forza, umiliando Goldust ancora di più e sconfiggendolo su tutta la linea. Con un gesto del genere però, difficilmente Goldust si sarebbe arreso così al primo tentativo.

Hunter Hearst Helmsley mantiene il titolo Intercontinentale

A 4 mesi dall’infortunio, finalmente Ahmed Johnson poté tornare a lottare in PPV, e il suo primo avversario non poteva che essere la causa della sua assenza: Faarooq, che nel frattempo si era attrezzato costruendo la Nation of Domination. Johnson tornò in ottima forma senza aver perso la sua esplosività, e per quanto la Nation influenzò l’esito del match, regalandogli una vittoria per squalifica, la forza del gruppo si rivelò vana, perché Johnson fece piazza pulita, distruggendo addirittura il tavolo del commento francese con la sua Pearl River Plunge su un avvocato della Nation!

Seguì poi un match tra Undertaker e Vader. Non c’era nessuna faida tra i due, solo un attrito risalente al RAW precedente a Royal Rumble: Undertaker fu infatti impegnato in un match con Crush, prima che arrivasse la Nation of Domination a circondare il ring e attaccare Undertaker con l’aiuto di Vader, che sebbene non fosse un membro ufficiale della Nation condivideva con loro l’avvocato Clarence Mason dai tempi del Camp Cornette. A vincere fu Vader con la sua Vader Bomb, ma ad influenzare la vittoria fu anche Paul Bearer, spuntato fuori dalla rampa d’ingresso per infastidire Undertaker, nell’ultimo atto di una rivalità che era ben lontana dal finire, nonostante le vittorie del “Deadman” su Mankind ed Executioner nei mesi precedenti.

Undertaker era furioso, e fece una cosa mai vista prima, sfogando la sua rabbia stendendo l’arbitro con una Chokeslam e distruggendo tutto quello che gli capitava a tiro a bordo ring per la frustrazione, in uno dei rarissimi momenti di “umana” e incontrollata rabbia mai mostrati da qualcuno che di umano aveva ben poco.

Dopo un match di coppia a 6 uomini tra le stelle della AAA, frutto della collaborazione con la WWF iniziata il mese prima, era finalmente l’ora del momento più atteso dell’anno: la Royal Rumble!

I primi ad entrare furono Crush e Ahmed Johnson, che dopo l’impegno con Faarooq a metà show ebbe l’opportunità di un secondo round contro la Nation of Domination, seppur contro un solo membro. Ma appena vide Faarooq spuntare dalla rampa d’ingresso Johnson scattò, auto-eliminandosi solo per poter inseguire Faarooq negli spogliatoi e dargli una lezione. Senza l’orologio a fare il classico countdown a causa di un problema tecnico, entrarono il falso Razor Ramon, Phineas I. Godwinn e… “Stone Cold” Steve Austin! Austin era un furia, e carico come non mai fece piazza pulita di ogni avversario, eliminandone così tanti in sequenza da ritrovarsi spesso da solo in mezzo al ring, in attesa che entrassero nuove “vittime” da eliminare.

Steve Austin fa piazza pulita!

La situazione si equilibrò con l’ingresso di competizione maggiore come Marc Mero, British Bulldog, Owen Hart e il campione Intercontinentale Hunter Hearst Helmsley, che venne però eliminato da Goldust, che si prese una piccola rivincita dopo il match avuto tra i due poco prima. A proposito di rivincite, Ahmed Johnson, seppur eliminato tornò a farsi vedere, buttando oltre la terza corda Faarooq a suon di colpi di 2×4, facilitando ad Austin il compito di fare piazza pulita. “Stone Cold” era stato fino a quel momento l’assoluto mattatore, eliminando ben 7 wrestler (tra cui i suoi vecchi rivali Jake “The Snake” Roberts e Savio Vega) e ritrovandosi spesso, ancora una volta, come l’unico uomo nel ring. A interrompere il suo momento fu l’ultimo suono che avrebbe voluto sentire, e che fece conoscere al pubblico per la prima volta il volto della paura di Austin: un colpo di chitarra elettrica, che poteva scandire l’ingresso di un solo uomo… il suo rivale n.1, il vincitore della Rumble del 1994, nonché il favorito per la vittoria… Bret “Hitman” Hart!

La faccia di Steve Austin dice tutto

Fu anche il debutto nella Royal Rumble per il giovane rookie Rocky Maivia, che mostrò non poco coraggio avventandosi da subito contro Steve Austin, e… Terry Funk! Il leggendario Terry Funk era riapparso di recente nei programmi secondari della WWF (era infatti apparso 48 ore prima a Shotgun Saturday Night), ma non lottava un match in WWF dal 1986, rendendo il suo ingresso un evento a dir poco speciale.

Terry Funk è tornato in WWF dopo quasi 11 anni!

Arrivarono poi Mankind e Vader ad aggiungere starpower alla Rumble, fino all’ultimo ingresso, il 30, che spettò ad Undertaker. Terry Funk fu eliminato da Mankind (che a sua volta fu eliminato da Undertaker) che per la frustrazione si ritrovò invischiato in una rissa proprio con Mankind, che costrinse i due arbitri a bordo ring ad intervenire per separarli. Ma i due arbitri non avevano la minima idea di cosa stava succedendo alle loro spalle: Steve Austin fu infatti eliminato da Bret Hart… ma rientrò dentro come nulla fosse! Tutti nell’arena, dai fan ai commentatori, avevano visto la sua eliminazione, tranne gli arbitri e “Stone Cold” ne approfittò sgattaiolando dentro il ring, arrivare alle spalle di Undertaker e Vader, che si stavano eliminando a vicenda, per buttarli fuori entrambi. Dopodiché si avventò velocemente su Bret Hart, ultimo uomo rimasto insieme al falso Diesel, che si trovava oltre la terza corda pronto ad essere eliminato dall’Hitman, e lo buttò fuori! In appena 30 secondi era cambiato tutto: da ben 5 wrestler presenti nel ring in contemporanea, in neanche 1 minuto Steve Austin aveva fatto piazza pulita vincendo la Royal Rumble per la prima volta in carriera!

Steve Austin vince la Royal Rumble… nonostante l’eliminazione!

Ma il fatto che fosse stato eliminato pochi secondi prima di vincere, seppur non visto dagli arbitri, lasciava dei dubbi a tutti, in particolar modo da Bret Hart, che si era visto eliminare proprio dall’uomo che lui stesso aveva eliminato! Per di più il suo più grande rivale! Era una vittoria legittima? Il main event di WrestleMania 13 sarebbe comunque spettato a lui? Bret Hart salì sul ring infuriato con gli arbitri, colpevoli della più grave svista arbitrale della storia della WWF, invocando con una rabbia mai vista prima l’aiuto dei fan e dei commentatori per fare luce su un ingiustizia di proporzioni incredibili. Ancora una volta l’anarchia che regnava sovrana in WWF -di cui Bret si era lamentato più volte- lo avevano fregato, e ora per colpa degli arbitri il suo main event di WrestleMania 13 era evaporato!

Nemmeno Bret Hart può credere di aver subito una tale ingiustizia

Ma nessuno riversò la decisione, e Steve Austin rimase ufficialmente il vincitore della Royal Rumble. Almeno per 24 ore, perché per un evento così inusuale e controverso, sicuramente il presidente WWF Gorilla Monsoon avrebbe avuto una bella gatta da pelare il giorno dopo a RAW. Per quanto in modo non completamente legittimo, Austin infranse anche un record storico quella sera: con ben 10 eliminazioni, divenne il primo ad eguagliare il record assoluto di eliminazioni fatte in una singola Royal Rumble, appartenente al leggendario Hulk Hogan e risalente all’edizione del 1989. Ora bisognava solo capire chi sarebbe arrivato a WrestleMania 13 da campione, con il main event per il titolo WWF tra Sycho Sid e l’eroe di casa Shawn Michaels.

Che Michaels non avesse più lo stesso supporto di pochi mesi prima era palese, così tanto da essere sottolineato anche dai commentatori, ma Royal Rumble si svolse nella sua San Antonio, e Michaels (con tanto di costume “texano”) poté godere comunque di un enorme supporto casalingo, dovuto anche ai ben 60.000 posti dell’arena, molti più delle solite arene dove la WWF teneva i PPV, e con mamma e papà Michaels presenti in prima fila. Tutti fattori che resero Michaels molto più aggressivo e sicuro di sé di quanto non fosse stato a Survivor Series, nonostante il solito strapotere fisico di Sycho Sid, che non mancò di infierire ancora su José Lothario e suo figlio, stavolta fortunatamente invano. L’Heartbreak Kid ripagò Sid della sua stessa medicina colpendolo addirittura con una telecamera, proprio come Sid aveva fatto a lui e al suo mentore alle Survivor Series. Ma incredibilmente non bastò… con Sid che uscì dallo schienamento al 2, costringendo l’Heartbreak Kid ad un ulteriore Sweet Chin Music per il 3 vincente!

Shawn Michaels è di nuovo campione WWF

Shaw Michaels conquistò il suo secondo titolo WWF in meno di un anno, fermando il regno di Sid dopo appena 2 mesi. Ma chi sarebbe stato il suo avversario a WrestleMania 13? Di certo la controversia di Steve Austin non lasciava una risposta certa.

RAW

Bret Hart lascia per sempre la WWF?

A RAW tutte le attenzioni furono ovviamente per Gorilla Monsoon, chiamato a compiere la decisione più difficile della sua carriera presidenziale. Ma ad aprire RAW non fu lui, ma Bret Hart, l’uomo che più di tutti era rimasto scottato dal controverso finale della Royal Rumble. L’Hitman salí sul ring senza neanche rivolgersi a Monsoon, ma a qualcuno più in alto di lui: il proprietario stesso della WWF Vince McMahon! Era raro vedere McMahon interpellato in qualità di proprietario (anzi, non veniva mai menzionata esplicitamente la sua vera carica, se non da Diesel dopo aver perso il titolo WWF nel novembre 1995, ma in modo meno esplicito), ma Bret non aveva intenzione di usare mezzi termini o altro, urlando a chiare lettere quanto tutto quello che gli era successo nell’ultimo anno fosse chiaramente un piano della WWF per assicurarsi che al top ci fosse solo il “boy toy”, riferendosi a Shawn Michaels.

Bret Hart ha un paio di paroline per Vince McMahon

Bret Hart si sentiva derubato ormai da un anno interrotto: prima nell’Iron Man match di WrestleMania XII dove perse il titolo WWF a causa di un extra-rima non previsto, poi all’In Your House di dicembre dove non vinse il titolo WWF a causa dell’intervento di Shawn Michaels, e ora era stato privato della legittima vittoria della Royal Rumble… il tutto per evitare un altro confronto tra lui e il “boy toy”, mentre al contrario Shawn Michaels si vedeva piovere dal cielo nuove opportunità per riprendersi il titolo senza avere alcuna controversia. “Imbrogliato da Shawn Michaels, imbrogliato da Steve Austin, imbrogliato dalla WWF, e -riferendosi a Vince McMahon- imbrogliato da te”: queste furono le pesantissime accuse di Bret, un campione che ormai non si sentiva più tutelato dalla sua stessa federazione, e che non diede neanche il tempo a McMahon di replicare, perché ghiacciò il pubblico con un lapidale “Me ne vado” buttando il microfono a terra! L’Hitman lasciò l’arena senza neanche passare per la rampa d’ingresso, ma direttamente passando tra il pubblico, sancendo simbolicamente il suo addio da superstar WWF dopo 13 anni!

Subito dopo arrivò “Stone Cold” Steve Austin, che ne aveva un pò per tutti: prima definì Bret Hart un piagnucolone che da quando era tornato non sapeva fare altro che lamentarsi, poi chiamò Gorilla Monsoon (che quella sera avrebbe preso una decisione riguardo quanto successo a Royal Rumble) a salire sul ring per potergli infilare qualche banana dove non batte il sole (!), e invitandolo a mandargli contro tutti gli “scontenti” della sua vittoria alla Rumble (tra cui Undertaker, anche lui eliminato “illegalmente” da Austin), perché lui li avrebbe affrontati tutti uno ad uno! E non era un bluff: Austin si piantò come un albero in mezzo al ring senza paura, in attesa che arrivasse qualcuno.

Stone Cold” faceva sul serio: Bret Hart se n’era andato, Vince McMahon stesso si ritirò nel backstage, e il Presidente WWF era stato screditato e insultato come non era mai successo da parte di una superstar WWF… in altre parole Austin stava ribaltando tutto quello che si pensava di conoscere in WWF! Ma Gorilla Monsoon aveva le idee ben chiare, e annunciò la sua decisione: nel regolamento della WWF non era previsto riversare una decisione arbitrale, dal momento che tutto quello che avveniva lontano dagli occhi dell’arbitro non era sanzionabile. Pertanto, la nomina di Steve Austin a vincitore della Royal Rumble restava, così come il suo match titolato previsto per WrestleMania 13… ma questo non voleva dire che quel match non potesse essere messo in palio!

Lo stesso Shawn Michaels l’anno prima aveva messo il suo main event di WrestleMania in palio contro Owen Hart, dunque Austin avrebbe dovuto affrontare all’ultimo In Your House prima di WrestleMania 13 tutti gli uomini che aveva eliminato illegalmente, cioè Vader, Undertaker e -in caso avesse accettato l’invito di Monsoon a tornare- Bret Hart! E non solo, sarebbe stato un match a 4 uomini (un inedito in WWF) ma anche senza squalifiche! Il falso Diesel, nonostante fosse stato tra i final four non rientrò nel match, in quanto eliminato da Bret Hart, un uomo “legale”, e non da Austin.

Il primo match a quattro della storia della WWF

Monsoon prese la decisione più saggia e giusta per tutti, lasciando ovviamente il solo Austin scontento, che venne nel ring per protestare apertamente, e si ripresentò anche Bret Hart, che prese il microfono per accettare le condizioni di Monsoon, contento di aver visto finalmente un pò di giustizia in WWF dopo tanto tempo. I final four non persero tempo, e si affrontarono in una maxi rissa tutti e 4 nel main event di RAW, facendo finire in no contest il match in corso tra Steve Austin e Undertaker.

Ma nell’immediato futuro il contendente n.1 al titolo di Shawn Michaels non sarebbe stato nessuno di loro quattro, in quanto Sycho Sid avrebbe sfruttato la sua clausola di rematch già a RAW il mese successivo. Se per Vader, Austin e Undertaker il vincitore sarebbe stato indifferente, di certo non valeva lo stesso per Bret Hart, che aveva una voglia di mettere le mani addosso a Michaels seconda solo al voler conquistare il titolo WWF. L’Hitman si ritrovò quindi nella paradossale situazione di “tifare” per Michaels in vista del suo match con Sid, bramoso di avere l’Heartbreak Kid a WrestleMania 13 tutto per sé, per una rivincita che aspettava da un anno.

Anche Bret Hart farà il tifo per Sycho Sid

Un uomo, un esercito

Faarooq non poteva crederci: nonostante i mesi di infortunio e la Nation of Domination dalla sua a conferirgli superiorità numerica, Ahmed Johnson continuava ad avere la meglio in tutti i loro scontri. Per tutelarsi Faarooq si ritrovò costretto a reclutare nuovi membri, e li trovò in Crush (nonostante fosse caucasico) e Savio Vega, che rivelò la sua lealtà alla Nation tradendo Ahmed Johnson durante un house show dove i due lottarono in coppia

Oltre all’aggiungere un membro, la Nation cambiò strategia iniziando a giocare più di squadra rispetto a prima, iniziando a prendersi le prime vittorie a partire da un match tra Ahmed Johnson e Crush, vinto dal secondo dopo un intervento di Faarooq. Johnson era imponente, ma era solo contro tutti, e iniziò a mostrarsi più aggressivo che mai, braccando nel backstage ogni membro della Nation tutte le settimane col suo 2×4, dallo spogliatoio al parcheggio, con l’obiettivo di distruggere la Nation -parafrasando il loro motto- con ogni mezzo necessario.

Potrà Ahmed Johnson tenere testa a tutta la Nation of Domination?

Guai in paradiso

Nonostante il debutto col botto a Survivor Series con tanto di schienamento ad entrambi i campioni di coppia Owen Hart e British Bulldog, il team di Doug Furnas & Phil LaFon non vide opportunità titolate nei mesi seguenti. Per quanto fosse un debutto impressionante, il Presidente WWF Gorilla Monsoon li reputò ancora troppo acerbi per competere per i titoli, e i due risposero a suon di vittorie, risultando ancora imbattuti dal loro debutto. La WWF li premiò dandogli un’altra opportunità di misurarsi con i campioni a RAW, seppur in un match non titolato, match che però i due persero, anche se in modo sporco (Owen Hart usò infatti come arma il suo Slammy Award vinto nel 1994).

È arrivato finalmente il momento di Doug Furnas & Phil LaFon?

I due team si affrontarono anche in match singoli dalla settimana successiva, che vide British Bulldog vincere su Doug Furnas. La vittoria fu tutto tranne che scontata, dato che un maldestro intervento di Owen Hart con il suo solito Slammy Award quasi costò il match all’inglese, che si ritrovò a impattare violentemente contro al statuetta. British Bulldog alla fine vinse lo stesso, ma nonostante la vittoria ci furono comunque attriti tra i due nel post-match, momentaneamente sedati da Clarence Mason, che poteva far presagire il peggio per il futuro dei campioni di coppia.

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