Gennaio 1995: va in onda il primo episodio di Hercules, in Inghilterra Eric Cantona fa parlare di sé per un calcio a un tifoso avversario, al cinema escono Highlander 3, Prima Dell’Alba, Ritrovarsi, e L’università Dell’Odio, mentre in radio risuona Take a Toke dei C+C Music Factory:

Nel frattempo, i campioni in ECW sono:

Campione ECW: Shane Douglas

Campione Televisivo: Dean Malenko

Campioni di coppia: i Public Enemy (Rocco Rock & Johnny Grunge)

Tutti gli uomini del franchise

Il 1994 aveva aveva elevato l’ECW a terza potenza statunitense nel business alle spalle dei colossi WWF e WCW, e non aveva di certo intenzione di fermarsi: con l’inizio del 1995 infatti, l’ECW sarebbe uscita dai confini delle emittenti locali di Philadelphia, approdando anche a New York City tramite l’MSG Network, il canale del Madison Square Garden. In qualità di campione e massimo esponente dell’ECW nel mondo, Shane Douglas andò a Manhattan al party della premiere newyorchese di Hardcore TV, mostrandosi perfettamente a suo agio nelle serate mondane tra modelle e champagne, tenendo decisamente fede al suo soprannome di “The Franchise”.

Shane Douglas alla premiere newyorchese di Hardcore TV

Ma oltre che ai privilegi che comportava essere il campione, Douglas avrebbe presto dovuto rispondere anche ai suoi doveri: Ron Simmons non aveva ancora digerito la sconfitta di Holiday Hell, decisamente condizionata dall’infortunio subito in seguito all’attacco di Chris Benoit e del campione Televisivo Dean Malenko, che lo avevano costretto a combattere con un solo braccio. Simmons sfidò dunque Douglas a un terzo round, ma non sarebbe stata l’unica preoccupazione per il campione mondiale ECW: la sua sfida lanciata nei mesi precedenti a un qualunque wrestler WWF o WCW di farsi avanti fu accolta da un altro uomo… Tully Blanchard!

Ufficialmente Blanchard si era ritirato da quasi 5 anni (sebbene avesse interrotto il suo ritiro solo per un match speciale contro Terry Funk in WCW l’anno prima), ma aveva deciso di tornare in azione, stanco delle calunnie di Douglas al suo vecchio compare Ric Flair, con cui aveva formato i Four Horsemen. Con Blanchard la soddisfazione sarebbe stata doppia per Douglas, perché avrebbe potuto fare del male qualcuno vicino al suo odiato Ric Flair, ma prima toccava a un altro fiero ex WCW, suppur non lottasse per gli interessi della federazione di Atlanta… Ron Simmons!

Il terzo match tra Douglas e Simmons fu decisamente più lungo dei precedenti, con “The Franchise” che cercò di infortunare nuovamente il braccio di Simmons, riuscendo nell’intento e costringendo l’arbitro a dichiarare Simmons incapace di continuare! L’ex campione WCW era furioso, ma non poteva farci nulla: Shane Douglas l’aveva spuntata ancora, sommerso dalla spazzatura lanciata dal pubblico sul ring, e borioso come non mai, tanto da dimenticarsi della sua imminente sfida contro Tully Blanchard, una sfida che l’ex Horseman non aveva dimenticato di certo… visto che si precipitò immediatamente ad attaccare ”The Franchise”! Ad aiutare Douglas arrivarono però Chris Benoit e Dean Malenko, che non accontentandosi di aver già infortunato Simmons e pestato il suo compare 2 Cold Scorpio, misero a terra anche Blanchard in un brutale pestaggio in tre contro uno.

Douglas, Benoit, e Malenko tentano di spezzare Tully Blanchard!

La settimana successiva Shane Douglas, in collegamento dalla sua villa via satellite, precisò a Blanchard di averlo semplicemente ripagato della stessa moneta che lui aveva sempre usato con i Four Horsemen, con la differenza che, al contrario di loro, “The Franchise” non aveva avuto bisogno di altri tre membri ma solo di due: Benoit e Malenko, che con lui formarono quello che Douglas chiamò… il Triple Threat! Evidentemente l’infortunio di Simmons causato da Benoit e Malenko il mese precedente non era stata una coincidenza, ma un colpo ben studiato di Douglas per indebolire il suo avversario, che ora avrebbe sfruttato questa nuova alleanza per passare anche sopra Tully Blanchard!

Shane Douglas annuncia la nascita del Triple Threat

Chi trova un amico… non trova Paul Lauria

Chi aveva vissuto un grande 1994 era indubbiamente Mikey Whipwreck, che aveva coronato il sogno tutti: passare dall’essere un semplice fan a vero e proprio wrestler del roster, e per di più con il supporto unanime dell’ECW Arena. Whipwreck era amato da tutti, per i fan lui era “uno di loro”, capace di vincere nel suo anno da rookie addirittura il titolo Televisivo e di coppia a soli 21 anni, con l’ala protettrice del leggendario Cactus Jack a proteggerlo e istruirlo: tutti risultati che portarono la prestigiosa rivista Pro Wrestling Illustrated a metterlo 4° nella graduatoria del “Rookie dell’anno” (vinta da un altro atleta ECW, 911). In merito a questo importante piazzamento, Joey Styles intervistò Whipwreck insieme al suo grande amico Paul Lauria, presente tra il pubblico dell’ECW Arena e che conosceva molto bene Whipwreck, avendo lottato con lui in vari match di coppia nei primi mesi del suo debutto.

Mikey Whipwreck e il suo amico Paul Lauria

Ma dopo i complimenti al suo amico, Lauria colpì a sorpresa Whipwreck, attaccandolo brutalmente con l’ausilio di una sedia, e annunciando di avere un nuovo manager ad assisterlo… Jason! L’uomo che gli aveva strappato il titolo Televisivo in estate aveva trovato una nuova pedina per tormentare Whipwreck manipolando uno dei suoi migliori amici! “The Giant” Paul Lauria (soprannome abbastanza ironico, considerando la sua piccola stazza) aveva appena messo fine ad un’amicizia che durava dai tempi del liceo.

Ma Whipwreck, decisamente svezzato dal suo primo anno in ECW, non si perse in pianti, affrontando Lauria già la settimana successiva. Il match fu però vinto incredibilmente da Lauria, forte dell’aiuto di Jason, che colpì Whipwreck con un violento calcio alla testa, mostrandosi con più risorse di quanto nessuno pensasse.

Il vero Johnny Polo

Stevie Richards continuò la sua strana crisi d’identità volta all’emulazione di Johnny Polo della WWF (noto anche come Scotty Flamingo o Scotty the Body in WCW) inaugurata durante le feste natalizie, che gli portò anche una breve striscia vincente, interrotta però da Tommy Dreamer, che causò in Richards (o meglio, “Stevie Polo”) una rabbia tale da fargli promettere che la settimana successiva avrebbe portato il vero Johnny Polo, nonostante -stando agli ultimi aggiornamenti di Joey Styles- Polo avesse abbandonato il mondo del wrestling per dedicarsi alla carriera di road agent per celebri gruppi grunge come i Pearl Jam. Giunto il momento, seppur nessuno avesse avvistato Johnny Polo nel backstage, Richards promise di aver portato una persona che aveva dei conti in sospeso con Tommy Dreamer (senza specificare il perché), annunciando con entusiasmo non l’ingresso di Scotty Flamingo, Scotty the Body o Johnny Polo, ma quello di… Raven!

Johnny Polo… o Raven?

E con Come Out and Play degli Offspring a risuonare nell’ECW Arena, si presentò il misterioso individuo tanto venerato da Richards, ben diverso da quello che ci si aspettava. Si trattava sì del Johnny Polo della WWF, ma decisamente cambiato: non più un ricco ragazzo viziato ma una figura più tenebrosa e oscura, vestito di jeans corti strappati con una camicia a quadri legata alla vita, piercing al naso, e un giubbotto di pelle… un tipo che saltava all’occhio. Neanche aveva aperto bocca che Raven appariva subito diverso: quel look da strada, grezzo e anticonformista. La vicinanza alla scena grunge dell’epoca aveva di certo segnato (l’ormai ex) Johhny Polo, spingendolo a un radicale cambio di attitudine. Raven assisté Richards nel suo match contro Hack Meyers, causando la sconfitta di quest’ultimo con un violento calcio alla tempia.

Ma cosa aveva di speciale questo Raven per spingere quasi al culto della personalità Stevie Richards? Qualunque fosse la risposta, col passare delle settimane, Raven pur mantenendo un alone di mistero mise in chiaro chi era: un’incarnazione dei valori nichilisti del grunge, dalla personalità tormentata e dotato di un carisma oscuro, che spesso parlava in rima come fosse un poeta maledetto, puntualmente chiusi con un “Disse il corvo… mai più” (“Quote the raven… nevermore”, esplicito riferimento ad una celebre poesia di Edgar Allan Poe).  Raven si autoproclamava come la nuova voce della Generazione X, rimasta orfana del suo più grande volto, Kurt Cobain, morto suicida ad aprile lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di milioni di persone.

Ma perché avesse dei “conti in sospeso” con Tommy Dreamer era difficile da capire: Raven parlava sempre per metafore, in promo pregni di mistero che spesso avvenivano in luoghi insoliti come parchi giochi deserti in piena notte, e addirittura in aule scolastiche completamente vuote (definite da Raven “luoghi di sofferenza collettiva”), con la lavagna stracolma della scritta “I hate Tommy Dreamer” a non lasciare buoni segnali sulla sua stabilità mentale. Da quell’aula scolastica vuota e dalle sue parole di poté intravedere chi era (o era stato) Raven: il classico adolescente intelligente, emarginato, e tormentato che da adulto non ha superato il trauma, ma lo ha trasformato in rabbia. Probabilmente al liceo Raven era stato messo da parte, bullizzato, ignorato, non capito, ma invece che “guarire” era cresciuto con quel rancore dentro ad alimentarlo e a trasformarlo in qualcos’altro. Raven non era un cattivo da fumetto, ma un adulto emotivamente bloccato nell’adolescenza, un uomo che aveva capito quanto facesse schifo il mondo, e pertanto invitava tutti a seguirlo. Johnny Polo era decisamente morto… seppellito da Raven!

Neanche Tommy Dreamer sembrava capire chi fosse Raven e cosa volesse da lui, e per vederci più chiaro in questa faccenda archiviò la sua rivalità con Sandman, lasciando il solo Cactus Jack -che lo aveva aiutato ad Holiday Hell proprio contro Sandman e Tommy Cairo- a chiudere la faccenda, nonostante Cactus Jack si fosse ritrovato coinvolto contro Sandman in modo abbastanza casuale, a causa di Woman e le sue parole al veleno verso suo marito Kevin Sullivan. I due si affrontarono ad Hardcore TV, con Sandman che potè contare come sempre sul decisivo aiuto di Woman, tentando addirittura di accecare Cactus Jack con una sigaretta accesa! A salvarlo arrivò il suo fedele partner Mikey Whipwreck, ma la sfida tra Cactus Jack e Sandman non finì lì, visto che si sarebbero affrontati in un Texas Deathmatch a febbraio per il supershow Double Table!

Il perché di questo nome per il supershow di febbraio era da ricercarsi nel main event, che avrebbe visto Sabu & Tazmaniac ancora una volta contro i Public Enemy per i titoli di coppia detenuti da quest’ultimi in un una nuova stipulazione, piuttosto adatta ai nomi coinvolti: un Tables match, dove per vincere bisognava rompere dei tavoli col corpo di un avversario! I due team si erano affrontati già ad Hardcore TV, dove ad imporsi furono i campioni, schienando Tazmaniac dopo averlo usato per distruggere un tavolo (il marchio di fabbrica di Sabu), e a quel punto Paul E. Dangerously annunciò che i suoi ragazzi avrebbero tentato un ultimo assalto al titolo nel suddetto Tables match. Decisamente appropriato, visto che la rivalità tra i due team era partita proprio dal “furto” del marchio di fabbrica di Sabu da parte dei Public Enemy, ossia dell’uso dei tavoli come manovra risolutiva. 

La divisione di coppia non sarebbe più stata la stessa, perché come promesso i Pitbulls e i Bad Breed si affrontarono in un match con la più dura delle stipulazioni, perché il team perdente avrebbe dovuto sciogliersi! Nonostante l’altissima posta in palio, i Bad Breed persero la contesa, sancendo la definitiva separazione per mano dei loro rivali… ora Ian & Axl Rotten erano davvero soli. I due rimanevano pur sempre fratelli, ma la frustrazione per la sconfitta portò i due ad accusarsi a vicenda di aver influenzato negativamente il match, finchè Ian non sbottò attaccando il suo stesso fratello! Dopo aver messo KO Axl, non fu solo la loro separazione ad essere ufficiale, ma anche l’esplosione di una rivalità tra i due (ormai ex) Bad Breed.

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