Aprile 1997: su Tokyo TV debutta l’anime dei Pokémon, al cinema escono Febbre a 90, In Cerca di Amy, Il Santo, Double Team, Innocenza Infranta, Anaconda, L’ultimo Contratto, e Paradise Road, mentre i Blur dominano le radio con Song 2:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Undertaker
– Campione Intercontinentale: Rocky Maivia
– Campioni di coppia: Owen Hart & British Bulldog
– Campione Europeo: British Bulldog
Il terzo atto
Per fortuna Shawn Michaels non riportò gravi danni al già malandato ginocchio dopo l’attacco di Bret Hart due settimane prima, e si presentò a RAW (completamente rinnovato sul piano estetico con l’abbandono delle classiche corde rosso-bianco-blu in favore di quelle rosse) per un’intervista in risposta alle recenti affermazioni dell’Hitman.
Per la prima volta, Michaels gettò la maschera, urlando ufficialmente al mondo il suo odio per Bret Hart: dopo averla ridimensionata per mesi a semplice rivalità sportiva -al contrario di Bret che dal suo ritorno ad ottobre non aveva mai rinunciato ad attaccare Michaels, rendendo chiaro che tra i due ci fosse molto di più- l’Heartbreak Kid rispose per le rime, affermando che tutti i “valori familiari” di cui Bret Hart si riempiva la bocca, così come il suo ritorno in autunno, avvenuto per una mera questione di soldi, i soldi che ogni mese la sua tanto denigrata WWF gli versava sul conto, accusandolo di essere solo un lamentoso ingrato che sputava nel piatto dove mangiava. Col supporto di Vince McMahon, Shawn Michaels gli ricordò che nei suoi 7 mesi di assenza la federazione era andata avanti benissimo anche senza di lui e che i fan della WWF avevano il diritto di tifare e fischiare chi volevano grazie al primo emendamento americano, e che nessuno, neanche il grande Bret Hart, poteva imporgli chi sostenere.
La sera stessa, a fare da main event di RAW era previsto un match tra Mankind e Sycho Sid, che nonostante avesse perso il titolo WWF contro Undertaker aveva preso le sue parti quando Mankind lo aveva accecato con una palla di fuoco. Tuttavia Sid non riuscì a presentarsi per motivi non meglio specificati, di conseguenza il Presidente WWF Gorilla Monsoon, pur di dare ai fan un match ugualmente all’altezza del prezzo del biglietto, trovò un degno sostituto in “Stone Cold” Steve Austin, nonostante avesse già combattuto un match con Billy Gunn quella sera. Ma Austin non aveva intenzione di combattere ancora, e pose le sue condizioni: avrebbe accettato solo in cambio di un rematch contro Bret Hart al prossimo In Your House. Il Presidente accettò, e il terzo atto della loro faida divenne certo.

Proprio in Billy Gunn sembrò riporre buone speranze Honky Tonk Man, che dopo il rifiuto di Jesse James di diventare il suo erede vide proprio in lui un potenziale allievo. Gunn era da poco tornato dall’infortunio al collo e pronto a iniziare la sua carriera da singolo dopo lo scioglimento degli Smoking Gunns, ma al contrario di James il suo primo match con Honky Tonk Man non andò bene, complice anche il ritrovarsi contro un peso massimo come Steve Austin.
Honky Tonk Man però lo rassicurò, dicendogli che i due avevano ancora tanta strada da fare, e che bisognava fare solo qualche modifica come capelli, vestiario, e altro. Billy Gunn in tutta risposta stese Honky Tonk Man con un pugno in faccia, sancendo la separazione tra i due dopo un solo match. L’ex campione Intercontinentale non poteva digerire questi affronti da due ragazzi che non avevano dimostrato neanche la metà di quanto fatto da lui in carriera, e iniziò a prendersi le sue vendette, a partire da Jesse James, che oltre a rifiutarlo gli aveva distrutto la sua chitarra più amata. Al RAW successivo infatti, James si vide infatti manomettere il suo match contro Hunter Hearst Helmsley proprio da Honky Tonk Man, che gli costò una sconfitta.

Nessuno è profeta in patria
Bret Hart nel frattempo trovò conferma nelle sue affermazioni, ossia di essere fischiato solo negli Stati Uniti ma ancora amatissimo e rispettato in tutto il mondo. La WWF fu infatti impegnata in una serie di tour in Kuwait e in Sudafrica dove l’Hitman risultò tifatissimo come sempre. Proprio a Johannesburg la WWF tenne la prima storica puntata di RAW svolta in Africa, con metà show svolto regolarmente negli Stati Uniti, e l’altra metà a Johannesburg (seppur registrato, visto il fuso orario differente di svariate ore), in uno svolgimento molto simile a quello di WrestleMania 2, avvenuto addirittura in 3 città diverse. Nella meta sudafricana di RAW presenziò anche il campione Intercontinentale Rocky Maivia, che affrontò Savio Vega in un match senza titolo in palio, e con l’inquietante presenza della Nation of Domination a bordo ring, Vega riuscì a schienare (seppur irregolarmente tenendogli il costume) il campione Intercontinentale, terminando la striscia di imbattibilità che Maivia si portava dietro dal suo debutto a novembre.

La Nation si avventò nel ring per pestare il campione insieme a Savio Vega, con Faarooq che prese a frustate Maivia con la sua cinta, ma fortunatamente Ahmed Johnson intervenne col suo inseparabile 2×4 per allontanare la Nation dal giovane campione. Ma ora Maivia c’era dentro fino al collo, visto che l’essere stato schienato da Savio Vega regalò a quest’ultimo un’opportunità al titolo Intercontinentale all’imminente In Your House.
In Sudafrica non poté mancare ìun nuovo strambo elemento, un militare sudafricano di nome The Commandant, che aveva già fatto il suo debutto la settimana prima e che preannunciò l’arrivo di un gruppo di militari che avrebbe portato il nome del Sudafrica in alto come non mai nella storia del wrestling: la Truth Commission, nome che faceva riferimento alla Truth and Reconciliation Commision, un tribunale straordinario con l’obiettivo di raccogliere testimonianze dei crimini commessi durante l’apartheid. Ma quali fossero le loro intenzioni nessuno sembrava saperlo.

L’uomo dietro la maschera
Dopo aver colpito Undertaker con una palla di fuoco in piena faccia il mese precedente, Mankind e il Becchino non si incrociarono più, con il “Deadman” che a causa del suo volto ustionato preferì lasciare ai suoi soliti mind games il compito di intimorire Mankind prima del loro match per il titolo WWF a In Your House (che si sarebbe chiamato proprio Revenge of the ‘Taker). A tenere impegnato Mankind invece furono un paio di match di coppia svolti a fianco del suo partner Vader, ma una serie di fraintendimenti durante i loro match portò i due a litigare più volte, con Paul Bearer sempre impegnato a cercare di mettere una pezza tra i due. Ciò che però fu sorprendente fu che per la prima volta si aprì su chi era davvero. Mankind infatti portò con sé una replica della sua maschera come “dono” per Undertaker, e spiegò che aveva tentato di bruciare il volto del “Deadman” così che anche lui provasse il senso di terrore che lui sentiva sempre, come quello che provavano lui e i suoi figli quando si svegliavano nel cuore della notte con il rumore degli spari e la gente che gli urlava “Muori, Mankind!”, e senza neanche poter proteggere la sua famiglia perché sempre in viaggio con la WWF.
Sembrava assurdo che un uomo deviato come Mankind avesse moglie e figli: a un anno dal suo debutto rimaneva ancora una delle creature più misteriose della WWF, eppure persino dietro la sua maschera si celava un uomo con una vita più o meno normale, con delle persone per cui lottare, e che lo avrebbero motivato come non mai a strappare il titolo WWF ad Undertaker!
A Revenge of the ‘Taker avrebbero avuto il loro atteso match per i titoli di coppa i Legion of Doom, che per scaldarsi in vista di Owen Hart & British Bulldog affrontarono i Godwinns, che avevano osato umiliarli, seppur involontariamente. Durante un match contro Owen Hart & British Bulldog infatti i due contadini tentarono di colpirli con la loro sbobba per maiali, finendo però con l’inondare proprio Hawk & Animal, giunti per intimorire i campioni di coppia in vista del loro match a In Your House. Non sarebbe stato solo un match per le cinture di coppia, ma anche per l’orgoglio nazionale: se Bret Hart continuava a inveire contro il pubblico americano, Owen Hart & British Bulldog fecero lo stesso iniziando a portare sempre con loro le bandiere di Canada e Regno Unito, allineandosi alla politica anti-americana dell’Hitman attirando su di loro ancora più odio.

Dopo le varie apparizioni negli show WWF, la federazione offrì a Ken Shamrock un contratto da wrestler, disciplina a cui -sebbene fosse più noto nelle arti marziali miste- era tutt’altro che estraneo. Shamrock infatti aveva avuto una formazione da wrestler ancor prima di darsi alle MMA, lottando nella giapponese Universal Wrestling Federation, con cui gli si aprì lo spiraglio dello shoot fighting. L’offerta della WWF finì col lusingarlo, e Shamrock accettò la proposta, tornando in un ring di wrestling dopo 5 anni sconfiggendo al debutto in WWF Vernon White, suo vecchio allievo di MMA. Un fighter come lui avrebbe inevitabilmente attirato una lunga lista di sfidanti, e il primo a puntarlo fu Vader, che si stava dirigendo nel ring per il suo match proprio mentre Shamrock se ne stava andando dopo la sua vittoria su White, anche se tra i due fu evitato lo scontro. Sfidare apertamente il mastodontico Vader non era da tutti, e Shamrock dimostrò subito di avere fegato, oltre che uno stile di lotta unico in WWF, a cui presto tutti si sarebbero dovuti adattare.

20/4/1997 – In Your House: Revenge of the ‘Taker

Dal Rochester Community War Memorial di Rochester, New York, iniziò il primo PPV post-WrestleMania, e con i campioni di coppia Owen Hart & British Bulldog ad aprire la serata, che grazie a Bret Hart sembravano avere nuova linfa vitale per continuare il loro regno (che ormai durava da ben 7 mesi). Ma al tempo stesso, il loro prossimo ostacolo si presentava come il più insormontabile del loro regno: il più grande tag team di tutti i tempi, i Legion of Doom. Il duo di Chicago era tornato con l’intento di vincere i titoli, e l’aver raccolto la sfida dei due poteva rivelarsi una scelta suicida per Owen Hart & British Bulldog (ormai talmente allineati a Bret da entrare con la sua musica d’ingresso), ma i due avevano un asso nella manica… Bret Hart stesso! L’Hitman salvò infatti i due dal peggio intervenendo nel match e causandogli una sconfitta per squalifica con conseguente mantenimento dei titoli. Ma la serata di Owen Hart & British Bulldog non era finita, in quanto ricambiarono il favore di Bret nel backstage, attaccando brutalmente nel bagno degli uomini “Stone Cold” Steve Austin con dei tubi d’acciaio, così da infortunarlo in vista del suo match con Bret Hart.

Ma “Stone Cold” non voleva saperne nulla di rinunciare al match, e non avrebbe mai permesso che i due gli impedissero di affrontare l’Hitman ancora una volta. E rimané campione in modo controverso controversa anche Rocky Maivia, che per difendere il suo titolo Intercontinentale si ritrovò invischiato in una situazione identica a quella vissuta a RAW, con Savio Vega pronto a giovare di tutto l’aiuto della Nation of Domination.

Dopo essere stato messo KO da un Heart Punch di Crush fuori dal ring, Maivia venne dichiarato perdente per count out, mantenendo così il titolo e dando il via a un’accesa discussione tra Savio Vega e Crush, dato che proprio per l’intervento non richiesto di quest’ultimo il titolo era rimasto a Maivia. Per evitare discussioni e faide interne alla Nation, intervenne anche il leader Faarooq, che per riappacificare i due organizzò un pestaggio di gruppo a Rocky Maivia, con tanto di cinta usata per frustarlo, proprio come fatto a RAW. Ma anche stavolta arrivò Ahmed Johnson col suo 2×4 ad allontanare la Nation e a salvare Maivia per la seconda volta in una settimana, in una faida che sembrava non avere più fine.

Honky Tonk Man non aveva ancora intenzione di chiudere con Jesse James, che lo aveva umiliato rifiutando il suo aiuto e distruggendo la sua chitarra, e pertanto decise di mandargli contro il suo nuovo erede designato a In Your House, che si rivelò essere… Billy Gunn! Lo stesso Gunn che aveva rifiutato il suo aiuto con un pugno dritto in faccia a RAW!

Rispondendo a Jim Ross su come avesse fatto a volere Gunn ancora con sé dopo un rifiuto così plateale, Honky Tonk Man rispose che proprio quel pugno subito lo aveva convinto a puntare su Gunn, vedendo in quel gesto la cattiveria e il carattere dell’atleta che cercava da mesi. Billy Gunn si presentò con una nuova identità più attinente al suo manager, cambiando nome in Rockabilly e presentandosi con un vestiario nuovo e una musica d’ingresso rock ‘n roll. Ma la prima uscita di Rockabilly non fu delle più felici, dato che Jesse James riuscì a vincere con un Inside Cradle, continuando la sua striscia di vittorie nei confronti di Honky Tonk Man.
Arrivò poi il match per il titolo WWF tra Undertaker e Mankind, che si erano affrontati innumerevoli volte nell’anno precedente, e ormai combattersi significava conoscersi a memoria.

Pur essendo un match normale, i due giocarono sul pesante, come avevano sempre fatto, non risparmiando neanche l’uso di armi come sedie e gradoni d’acciaio. Undertaker, ancora visibilmente ustionato per la palla di fuoco subita da Mankind 2 settimane prima, riuscì persino a spogliare Mankind della sua maschera, esponendo per la prima volta al mondo il suo volto, e improvvisamente, Mankind apparì meno minaccioso, mostrandosi solo per quello che era sempre stato: un essere umano in carne ed ossa. Dopo aver sfondato violentemente il tavolo del commento col corpo di Mankind (facendolo letteralmente entrare dentro il tavolo di collo pieno!), il Becchino eseguì la sua Tombstone Piledriver, per mettere ancora una volta a tacere la minaccia Mankind, e vincere la sua prima difesa titolata.

Undertaker minacciò Paul Bearer di essere il prossimo della sua lista, ma prima che potesse fare qualcosa, Mankind colpì Undertaker, preparandosi a bruciare di nuovo la faccia del “Deadman” con una palla di fuoco, stavolta con effetti permanenti! Ma Undertaker riuscì a disarmare Mankind dell’accendino, rivolgendolo contro Bearer e bruciando la faccia del suo ex manager!

Bearer scappò con Mankind coprendosi il volto dolorante per la palla di fuoco, e Undertaker poté lasciarsi finalmente andare alle celebrazioni. Ma, stranamente, Undertaker non sembrava troppo soddisfatto di questa vendetta attuata, mostrandosi quasi pentito per il gesto appena fatto, guardandosi le mani con uno sguardo vuoto come a chiedersi cosa avesse appena fatto. Perché mai improvvisamente Undertaker si mostrava così pietoso?
Il main event fu il match tra “Stone Cold” Steve Austin e Bret Hart, che avrebbe anche decretato il prossimo sfidante al titolo WWF. Austin non fu per nulla intimidito dall’attacco subito a inizio show, e si presentò più furioso che mai ad affrontare Bret Hart, che ormai aveva studiato a fondo. Proprio in virtù dei loro precedenti confronti a Survivor Series e WrestleMania 13, Austin si dimostrò più preparato che mai, dominando l’Hitman per larghi tratti del match come mai fatto in precedenza.
La tattica di Bret non cambiò rispetto al loro match di WrestleMania 13, puntando anche stavolta sull’infortunare il ginocchio sinistro di Austin, quello più malandato con tanto di tutore, usando persino una sedia per fare del suo peggio. Ma Steve Austin riuscì a riprendersi, e addirittura a chiudere Hart nella sua stessa mossa finale, la Sharpshooter, prima che arrivassero Owen Hart e British Bulldog ad aiutare Bret, colpendo Austin alla schiena con una sedia facendolo vincere per squalifica. “Stone Cold” trovò comunque il modo di vendicarsi, colpendo violentemente Bret Hart con una sedia al ginocchio destro, proprio come l’Hitman aveva fatto con lui, e con una altra Sharpshooter lo costrinse ad abbandonare il ring zoppicante solo grazie all’aiuto di British Bulldog e Owen Hart.

RAW is WAR

Fino all’inferno
Il giorno dopo a RAW, con la sua vittoria ad In Your House “Stone Cold” Steve Austin fu nominato contendente n.1 al titolo WWF, e si presentò sfidando Bret Hart in virtù del controverso finale di 24 ore prima, per un confronto definitivo… in uno Street Fight match! Niente regole normali, niente costumi da lotta, solo loro due in piena libertà di distruggersi a vicenda! Austin invitò Bret a presentarsi entro un minuto di orologio se non voleva fare la figura del codardo, ma una volta constatato che l‘Hitman non si sarebbe presentato per la sfida, Austin sbottò dirigendosi verso il backstage per prenderlo e portarlo sul ring con le sue stesse mani! Ma prima di sparire nello spogliatoio “Stone Cold” vide la faccia di Bret Hart in collegamento sul TitanTron, che si dichiarò propenso ad accettare la sfida, e che una volta uscito vincitore, avrebbe spedito Austin all’inferno. Ma, come Austin stesso disse, se proprio doveva andare all’inferno, si sarebbe assicurato di portare Bret con sé!
Nello spogliatoio uno “Stone Cold” ribollente di rabbia come non mai faceva avanti e indietro nell’arena come un animale in gabbia, e non potendo né aspettare l’inizio del match, né contenere tutto il veleno che aveva in corpo, si precipitò verso lo stanzino di Bret, Owen e British Bulldog (che si ribattezzarono “Hart Foundation” in onore del leggendario team formato da Bret e Jim Neidhart anni prima) tentando si sfondare la porta per lottare con loro ancora prima del match!

Consci che nessuno dei due avrebbe aspettato ancora a lungo, il match fu fatto disputare immediatamente per evitare il peggio. I due si presentarono come promesso, in borghese e vestiti solo di jeans e maglietta senza costumi da ring, come in una vera rissa da strada, in quello che si preannunciava come il match più violento della storia di RAW. Com’era facile immaginare vista la stipulazione senza squalifiche, British Bulldog e Owen Hart attaccarono subito Austin insieme a Bret trasformandolo in un Handicap match, ma ad equilibrare la situazione arrivò… Shawn Michaels!
Arrivando dal pubblico armato di sedia, l’altro acerrimo nemico di Bret Hart mise in fuga il duo fino a rincorrerli per tutta l’arena, lasciando finalmente Steve Austin e Bret Hart liberi di vedersela da soli. Il tutto giovò ovviamente ad Austin, che combatté riprendendo da dove aveva lasciato 24 ore prima: tentando di rompere il ginocchio destro a Bret. Con una scarica di sediate sul ginocchio e un’altra Sharpshooter finale, “Stone Cold” sembrava sul punto di storpiare l’Hitman, e se non mise fine alla carriera di Bret fu dovuto solo grazie alla sua inesperienza con una mossa devastante come la Sharpshooter, che consentì all’Hitman di resistere svariati minuti intrappolato nella sua stessa mossa finale.

Intendendo la gravità della situazione, una schiera di arbitri si presentò per fermare Austin prima che potesse fare danni permanenti a Bret Hart che, con un ginocchio ormai apparentemente partito e quasi in lacrime dal dolore, fu scortato via da un gruppo di paramedici per essere portato in ospedale, mentre un furioso Gorilla Monsoon ammonì Austin per l’eccessiva violenza usata, invitandolo a calmarsi e a farsi un giro fuori dall’arena prima che potesse fare altri danni.

Bret Hart fu portato sull’ambulanza dai paramedici accompagnati dalla Hart Foundation, ma ebbe una brutta sorpresa nello scoprire che a prendere il posto dell’autista era… Steve Austin stesso! Dopotutto, Austin gliel’aveva promesso: sarebbero andati all’inferno insieme! “Stone Cold” attaccò dentro l’ambulanza un inerme Bret Hart, con un esercito di arbitri il resto della Hart Foundation a tentare di fermarlo. Alla fine, nel pieno della rissa l’autista, a cui Austin aveva bloccato la testa nel finestrino, riuscì a tornare alla guida dell’ambulanza e a scortare Bret Hart all’ospedale, mentre Owen Hart e Bulldog vagarono per tutta l’arena a caccia di Austin.
Ma Austin ne aveva per tutti, e arrivò a litigare nello spogliatoio anche con Shawn Michaels, intimandolo di stare fuori dai suoi affari, con il solo Gorilla Monsoon ad evitare che scoppiasse una seconda rissa. Dopodiché, uno Steve Austin sempre più accentratore dello show e pieno di sé, rincarò la dose: dopo Bret Hart, Owen Hart, British Bulldog, Gorilla Monsoon e Shawn Michaels, insultò addirittura il proprietario della WWF Vince McMahon (che lo stava intervistando) e il suo prossimo avversario Undertaker… Austin era una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento, ma più “Stone Cold” faceva lo spaccone, più i fan lo amavano, non avendo mai visto un tornado come lui, pronto a risucchiare tutto quello che gli capitava a tiro.

Steve Austin si stava facendo una lista di nemici lunga un chilometro, e sembrava non importargli minimamente! Ma i gesti hanno conseguenze, e durante l’intervista si ritrovò attaccato da dietro da British Bulldog e Owen Hart, con Shawn Michaels che per la seconda volta lo salvò dal peggio nonostante il litigio avvenuto poco prima. Ma per Austin il peggio non era ancora finito, visto che arrivò a colpirlo con una sedia anche Brian Pillman, tornato dopo che Austin gli aveva rotto la caviglia a novembre e con l’intenzione di restiuirgli il favore!

Ancora una volta, Shawn Michaels fece da angelo custode di “Stone Cold”, salvandolo per ben tre volte nella stessa sera. La settimana dopo, Brian Pillman in un’inedita veste di predicatore esortò tutto i fan del mondo a pregare insieme a lui, e ad unirsi ad una preghiera per l’infortunato Bret Hart, l’unico possibile “salvatore” dalla feccia Steve Austin, che stava distruggendo la WWF. Preghiera surreale a cui si unirono Owen Hart e British Bulldog, che si inginocchiarono nel ring insieme a Pillman per chiedere al Signore di dare la forza a Bret di ristabilirsi in tempo per farla pagare ad Austin.

Pillman ufficializzò così il suo ingresso nella Hart Foundation, un ingresso che non era difficile prevedere, visto il suo desiderio di vendetta verso Austin e la sua rinomata vicinanza alla famiglia Hart (già dichiarata nei suoi primi mesi in WWF). Bret Hart fu costretto ad una sedia a rotelle per un periodo indefinito dopo gli eventi della settimana precedente, ma questo non gli impedì di continuare a presentarsi a RAW come mente e supporto dei suoi compari, seppur non in grado di camminare. Ma la Hart Foundation puntava in alto: già in possesso del titolo Europeo e dei titoli di coppia (e con un probabile assalto di Bret Hart al titolo mondiale una volta ristabilitosi), tentò anche di conquistare il titolo Intercontinentale di Rocky Maivia, che già era stato vittima della Hart Foundation il mese prima. Essendo British Bulldog già campione Europeo, il prescelto fu Owen Hart, che riuscì a battere Maivia conquistando per la prima volta il titolo Intercontinentale! Nonostante fosse ormai stabilmente da 3 anni una delle maggiori superstar della compagnia, quello fu solo il primo titolo singolo vinto da Owen Hart, già vincitore dei titoli di coppia e di un King of the Ring, e ora la Hart Foundation possedeva 3 dei 4 titoli della federazione. Mancava solo quello mondiale…

Pur essendo Steve Austin il prossimo avversario designato di Undertaker per il titolo, Mankind e il suo desiderio di vendicare Paul Bearer non avevano intenzione di farsi da parte, proseguendo una partita che andava avanti praticamente da un anno intero. Interrompendo un match tra Undertaker e Hunter Hearst Helmsley, Mankind arrivò al cospetto di Undertaker con… una fiamma ossidrica! Ora non gli bastava più lanciare palle di fuoco in faccia al Becchino, adesso voleva direttamente carbonizzarlo! Dopo aver colpito Undertaker con la bombola, Mankind tentò di bruciare completamente il volto del “Deadman”, che però si risvegliò in tempo per salvarsi e per far proseguire la rissa prima tra il pubblico, e poi nel backstage. Tra palle di fuoco e fiamme ossidriche, la rivalità tra Undertaker e Mankind si stava spingendo in territori sempre più pericolosi…

Undertaker difese il titolo WWF anche a RAW contro British Bulldog, in un match che dopo pochi minuti finì per squalifica a causa dell’intervento di Owen Hart -che rubò persino la cintura WWF di Undertaker- a cui poi seguì un intervento di Austin, che cacciò Owen e stese Undertaker con una Stunner. “Stone Cold” sembrava non avere la minima paura di Undertaker, dissacrandolo con insulti, diti medi e mancanze di rispetto che il “Deadman” non si era mai visto fare, ma il suo chiodo fisso era sempre e comunque Bret Hart, che aveva assistito al match dalla rampa d’ingresso dalla sua sedia e rotelle (tanto che Austin a inizio show si era presentò a sua volta su una sedia, sfidandolo ironicamente ad un “wheelchair match”). Messi tutto KO infatti “Stone Cold” si diresse dall’Hitman, invitandolo ad affrontarlo. Sfida che un Bret Hart armato di stampelle sembrò accettare, prima di essere salvato da… Jim Neidhart! “The Anvil” dopo 2 anni e mezzo era tornato, e ancora una volta avrebbe seguito la causa del cognato! Bret con l’aiuto di Neidhart spaccò una stampella sulla schiena di Austin, facendolo uscire in barella, e ormai l’inferiorità numerica di Austin stava iniziando a pesare…
Incidente diplomatico
Per il resto di aprile, Vader non potè apparire negli show WWF a causa di un bizzarro episodio: durante la Kuwait Cup, torneo indetto per il tour della WWF in Kuwait, Vader e il campione WWF Undertaker (in un’inedita veste in borghese) si erano visti ospiti a un talk show locale chiamato Good Morning Kuwait, e Vader, ai dubbi del presentatore Borat su quanto il wrestling fosse effettivamente “vero”, sbottò minacciandolo fisicamente. Questo portò Vader ad essere processato e messo in una galera locale per una manciata di giorni, con tanto di multa di 164 dollari, in un incidente internazionale dai risvolti più comici che altro.

Scarcerato e tornato a servizio della WWF, Jim Ross chiese a Vader se volesse chiedere scusa per la figuraccia che era costata alla federazione, e Vader reagì molto male, rifiutandosi di scusarsi e persino minacciando di colpire Ross proprio come fatto con l’altro presentatore in Kuwait. A salvare Ross arrivò Ken Shamrock, che dopo le occhiatacce già avute con Vader a inizio mese era pronto ad affrontarlo al prossimo In Your House.
Sempre in Kuwait fece finalmente il suo debutto nel ring Tiger Ali Singh, figlio di Tiger Jeet Singh, a 2 mesi dalla sua firma del contratto davanti ai 60.000 spettatori della SkyDome di Toronto. Il ragazzo debuttò col botto, aggiudicandosi addirittura la Kuwait Cup battendo avversari del calibro di Mankind e Owen Hart. Considerandolo ormai pronto per il main show, Ali Singh iniziò ad apparire anche a RAW, battendo al debutto Salvatore Sincere.

Continuava, tra fortune alterne, la nuova carriera di Billy Gunn in veste di Rockabilly. Se il suo nuovo corso sotto l’ala di Honky Tonk Man gli aveva portato fortuna in un rematch di In Your House contro Jesse James a RAW, non si poté dire lo stesso per la sconfitta rimediata contro Flash Funk, che frenò di parecchio il viaggio di Rockabilly sulle ali dell’entusiasmo di questa nuova pagina della sua carriera. Qualunque piano avesse per il futuro, Rockabilly avrebbe fatto meglio a seguirlo, perché in una WWF sempre più competitiva essere dimenticati era un attimo…




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