Marzo 1997: Bill Clinton vieta qualsiasi finanziamento sulla clonazione umana, Notorious B.I.G. viene assassinato, in TV debuttano I Teletubbies, Il Paziente Inglese vince l’Oscar come Miglior Film, Twisters diventa il primo film distribuito in DVD, in TV debutta Buffy l’ammazzavampiri, escono al cinema Bugiardo Bugiardo, Crash, Private Parts, L’ombra Del Diavolo, e Turbo Power Rangers: il Film, mentre esce Aquarium degli Aqua, il disco della celebre Barbie Girl:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Sycho Sid
– Campione Intercontinentale: Rocky Maivia
– Campioni di coppia: Owen Hart & British Bulldog
Il primo campione Europeo
Tra la fine di febbraio e i primi di marzo la WWF organizzò una serie di show in Germania, che sarebbero poi culminati con la prima puntata in assoluto di RAW svolta in Europa, per la precisione proprio a Berlino, e la federazione decise di celebrare l’evento istituendo un titolo nuovo di zecca, per dare nuove opportunità alle sempre più numerose superstar della federazione, che avevano già “costretto” lo show a passare da una a 2 ore: il titolo Europeo. Per assegnare il primo campione fu indetto un torneo durante gli house show tedeschi, con la finale che si sarebbe svolta al RAW di Berlino. Al di là del nome, potevano partecipare gli atleti di qualsiasi nazionalità, e infatti il torneo vide la presenza di Vader, Owen Hart, Rocky Maivia, Hunter Hearst Helmsley, Mankind, Bret Hart, Flash Funk e British Bulldog, unico vero europeo del torneo, che avanzò fino alla finale dove avrebbe dovuto affrontare il cognato, nonché partner come campione di coppia, Owen Hart!

Dopo mesi di contrasti questa finale poteva sancire la fine della loro alleanza, già da tempo in precario equilibrio e con episodi che portavano sempre più in quella direzione (British Bulldog licenziò addirittura il loro avvocato/manager Clarence Mason dopo aver perso in modo scorretto un match contro Crush, accusando lui e Owen Hart di non aver fatto nulla per aiutarlo), ma era un’ipotesi che nessuno dei due si augurava, sia per la loro carriera sportiva (condita dai titoli di coppia), sia per i loro rapporti personali, da sempre caratterizzati da un grande sentimento fraterno, ed entrambi si approcciarono al match nel modo più sportivo e corretto. Il match fu bellissimo, uno dei più grandi main event della storia di RAW, caratterizzato ovviamente dalla grande tecnica di entrambi, con Owen Hart che riuscì persino ad uscire dalla Powerslam dell’inglese, ma ad aggiudicarsi il titolo fu, tra il tripudio generale, proprio British Bulldog, che divenne il primo campione Europeo della storia.

Dopo la vittoria a Wembley a SummerSlam 1992 e quella di Berlino, British Bulldog si affermò così come l’atleta più rappresentativo del Vecchio Continente, che aveva sì prodotto grandi campioni come Bruno Sammartino o Andrè the Giant, ma nessuno con la sua stessa rivendicazione culturale. Ma nonostante l’apparente sportività, Owen Hart iniziò a mostrare segni di gelosia nei confronti del partner…
RAW rinasce in… RAW is War!
E il nuovissimo titolo non fu l’unica novità. “Stone Cold” Steve Austin da mesi stava sovvertendo tutto quello che si conosceva della WWF, Bret Hart sembrava ormai irriconoscibile, tutte le superstar sembravano diventare sempre più aggressive e poco propense a compromessi, i fan stessi e i loro gusti erano radicalmente cambiati… una nuova attitudine generale si stava facendo strada, simboleggiata anche dalla recente invasione di chi quell’attitudine iper-aggressiva aveva contribuito a popolarizzarla, l’ECW. Il wrestling stava cambiando velocemente e a vista d’occhio, e l’immagine pulita e ancora un pò anni ‘80 di RAW, era decisamente datata, dunque per rinnovarlo e renderlo più coerente col nuovo corso che stava pian piano emergendo la WWF cambiò lo stile dello show nella puntata del 13 marzo, più grezzo e “da strada”, con un nuovo spettacolare stage: una rampa elevata con un enorme schermo gigante -chiamato Titantron- avrebbero da ora caratterizzato RAW, che non si chiamò più Monday Night RAW ma… RAW is WAR!
La faida tra Undertaker e Sycho Sid si mantenne sempre sui binari più classici della dinamica campione/sfidante, senza mai entrare nel personale o altro, e senza neanche avere molti faccia a faccia nelle settimane precedenti a WrestleMania 13. Tuttavia, quando i due lottarono in coppia contro Vader e Mankind, Sid tradì il partner schiantandolo a terra con la sua Powerbomb, lasciando Vader libero di schienarlo, segno che a WrestleMania 13 la Powerbomb di Sid poteva davvero mettere il Becchino a terra per il conto di 3!

Nonostante fosse Sycho Sid vs Undertaker il main event di WrestleMania 13, l’interesse dei fan era totalmente indirizzato allo scontro finale tra Steve Austin e Bret Hart. Per “Stone Cold” e l’Hitman era previsto un Submission match, una stipulazione che in parte favoriva Bret Hart in quanto grande esperto al mondo in sottomissioni, ma anche Austin per la sua assenza di squalifiche, e per mantenere l’ordine e assicurare un corretto svolgimento del match la WWF annunciò come arbitro speciale un uomo che sapeva tutto di sottomissioni, e che aveva fatto un’apparizione tra il pubblico nel RAW del Manhattan Center a febbraio: l’ex campione di MMA Ken Shamrock!

Nonostante le sue promesse di un arbitraggio pulito ed imparziale, sia Steve Austin che Bret Hart si mostrarono avversi rispetto a Shamrock, tra la spacconeria di Austin e le paranoie complottiste che Bret aveva da mesi (a maggior ragione dopo aver appena ri-perso il titolo mondiale WWF) di certo Shamrock avrebbe avuto a che fare con un arbitraggio di una certa difficoltà. Ma l’ospite (per così dire) più importante di WrestleMania 13 sarebbe stato Shawn Michaels, che ad un mese dalla controversa “perdita del sorriso” si presentò in un’intervista con Vince McMahon dove rivelò che sarebbe tornato a combattere in un paio di mesi, allontanando quindi le ipotesi di ritiro accennate il mese prima, e chissà se non avesse persino potuto influenzare qualche risultato nel PPV più importante dell’anno…

Nonostante i due match confermati però, una variabile poteva ancora cambiare tutte le carte in gioco: il campione uscente Bret Hart aveva ancora una clausola di rematch prevista, e aveva intenzione di sfruttarla addirittura nell’ultimo RAW prima di WrestleMania 13, stravolgendo praticamente tutto il programma in caso di vittoria. Se Bret avesse vinto il titolo, il match tra Undertaker e Sid si sarebbe svolto ugualmente ma senza titolo in palio, mentre il match per il titolo WWF sarebbe diventato quello già previsto tra Bret Hart e Steve Austin, ormai troppo importante e atteso da mesi per essere ancora rimandato. Il rematch titolato tra Sid e Bret Hart si sarebbe eccezionalmente previsto in uno Steel Cage match, deciso dal Presidente WWF Gorilla Monsoon per stroncare sul nascere qualsiasi intervento di Steve Austin, che ormai rovinava i match dell’Hitman con una costanza preoccupante. Ovviamente Undertaker non prese affatto bene questa decisione, ma ormai era fatta: il suo match titolato era in bilico!

Per quanto la gabbia potesse tenere fuori dal ring Steve Austin, questo non gli impediva di intervenire da fuori, e “Stone Cold” puntualmente intervenne… in favore di Bret Hart! Per quanto lo odiasse, Austin sapeva che favorire Bret era l’unico modo per trasformare il loro match di WrestleMania 13 in un incontro per il titolo WWF, ed impedì a Sid di uscire dalla gabbia in tutti i modi. Ma anche Undertaker aveva i suoi interessi, e al contrario cercò di fermare Austin e Bret per far mantenere il titolo a Sid. Ma proprio quanto l’Hitman era ad un passo dalla vittoria uscendo dalla porta della gabbia, Undertaker da fuori gli chiuse la porta d’acciaio in faccia, mettendolo KO mentre Sid in contemporanea stava scalando la gabbia per uscire e assicurarsi la vittoria, il titolo, e che la card di WrestleMania 13 restasse immutata.
Bret Hart aveva fallito ancora una volta, ma stavolta si sfogò in modo più violento che mai, spintonando a terra Vince McMahon e urlandogli in faccia quanto fosse tutto “una stronzata”, e quanto fosse tutto un complotto contro di lui. Bret insultò anche i fan, accusandoli di non supportarlo e anzi di fregarsene di tutte le ingiustizie a cui assistevano da mesi. Dal Titantron, uno Steve Austin furioso tanto quanto lui accusò l’Hitman di essere solo un piagnucolone, e che neanche tutto l’aiuto che gli aveva dato da fuori la gabbia erano bastati ad un perdente come lui per trasformare il loro Submission match in un incontro per il titolo! Bret Hart non ne poteva più, e chiamò ad affrontarlo sia Sycho Sid che Steve Austin per un duro confronto nel ring, a cui accorsero entrambi e a cui si aggiunse Undertaker, facendo sfociare il tutto in una rissa incontrollata. Nella foga Bret Hart stese addirittura Pat Patterson, che insieme ad una schiera di arbitri stava cercando di fermare la rissa. Ormai, il leggendario Hitman aveva perso la testa!
Verso Chicago
Rocky Maivia si dimostrò un campione combattivo, disposto a difendere il suo titolo Intercontinentale in ogni occasione pur di dimostrare che la vittoria del titolo dopo appena 3 mesi di esperienza, non erano frutto del nome della sua famiglia, ma solo e soltanto del suo sudore. Per assicurarsi che il figlio non corresse troppi rischi per qualche errore di inesperienza, Rocky Johnson chiese al suo vecchio partner Tony Atlas di seguire Rocky in tutti i suoi match, seppur solo tra il pubblico.

Dopo aver battuto Hunter Hearst Helmsley ad In Your House e Leif Cassidy a RAW, Maivia difese il titolo per la terza settimana consecutiva addirittura contro Vader a Berlino. La vittoria andò a Maivia per squalifica dopo essere stato attaccato da Mankind e Paul Bearer, come “favore” di Mankind al suo futuro partner. Per WrestleMania 13 fu infatti annunciato un match per i titoli di coppia tra British Bulldog & Owen Hart contro i protetti di Bearer, Mankind e Vader, che si erano avvicinati durante la breve rivalità di quest’ultimo con Undertaker a gennaio.

Ma il giovane Rocky Maivia trovò una nuova sfida in vista di WrestleMania 13 la settimana successiva, venendo sfidato apertamente da The Sultan, il protetto dei leggendari Bob Backlund e Iron Sheik. Nonostante la stazza, la striscia di imbattibilità, e i due grossi nomi dietro di lui, The Sultan dal suo debutto a Settembre non si era ritagliato molto spazio, e l’unico modo per farsi strada era sfidare qualcuno che non avrebbe detto di no, con qualcosa in palio, e facilmente battibile. La scelta andò proprio su Maivia, che con il suo titolo e la sua inesperienza sommati potevano essere un gran trampolino di lancio per il misterioso Sultan.
Dopo mesi di rivalità, fu sorprendentemente Faarooq il primo a lanciare la sfida ufficiale ad Ahmed Johnson per WrestleMania 13. La sfida alle condizioni di Faarooq avrebbe previsto uno Street Fight match senza squalifiche per “insegnargli come si combatte per la strada tutti i giorni”, un match che lasciava a lui tutto il vantaggio, con potenzialmente tutta la Nation of Domination a poter intervenire nel match. Ma Johnson lottava da solo contro l’esercito della Nation da mesi, e non sarebbe stato di certo questo a spaventarlo, e infatti l’ex campione Intercontinentale accettò la sfida.
Ma non era solo il coraggio a far accettare la sfida a Johnson, che alzò la posta invitando esplicitamente tutta la Nation a partecipare al match, perché se Faarooq avrebbe avuto il supporto della sua stable, allora lui avrebbe avuto il supporto della “gente di Chicago” (imminente sede di WrestleMania 13). Ma quello che la Nation non sapeva è che Johnson non si riferiva ai fan di Chicago che avrebbero presenziato a WrestleMania, ma al più grande contributo di Chicago al mondo del wrestling… i Legion of Doom! Hawk & Animal fecero un ingresso trionfale tra il pubblico dell’arena, con Faarooq e la Nation che iniziavano a perdere sempre più la sicurezza sugli esiti del match. La settimana successiva vinsero per squalifica un match contro Savio Vega & Crush, vinto a causa di un intervento di Faarooq, accorso dal backstage per colpirli con un manganello, prima di venir salvati da Ahmed Johnson (preso anche lui a colpi di manganello nel backstage) e consentirgli di tornare ad esibire la Doomsday Device dopo anni di assenza sulla Nation.

Chi è la misteriosa bodyguard di Helmsley?
Dopo un periodo di ovvi sospetti, Goldust e Marlena ebbero la prova che la misteriosa donna che li tormentava da settimane era legata direttamente ad Hunter Hearst Helmsley. Quale fosse la natura del loro rapporto non si sapeva, così come il nome della donna, ma era palese che si trattasse di un bodyguard personale, e di certo per nulla intimorita dal testosteronico mondo del wrestling, dato che arrivò a sfiorare lo scontro addirittura con Bret Hart, impegnato in un match con Helmsley in Germania, ufficializzando di fatto la collaborazione tra i due.

Gli impressionanti muscoli della donna non erano solo apparenza, ma accompagnati da una forza fuori dal comune, come dimostrato quando, durante una rissa tra lei ed Helmsley contro Goldust e Marlena, sollevò un arbitro con una Gorilla Press (!) per scaraventarlo violentemente addosso agli altri arbitri, accorsi per dividere le due coppie. Il nome della donna, Chyna, fu finalmente rivelato al settimana successiva, quando accompagnò per la prima volta in veste ufficiale Helmsley come bodyguard in un match contro Flash Funk, e facendo lo stesso la settimana dopo quando affrontò Bart Gunn.
Con l’invasione dell’ECW a RAW, i rapporti tra la federazione di Philadelphia e Jerry “The King” Lawler non fecero che peggiorare, trasformandosi in una vera e propria guerra. Dopo aver atteso una settimana per il tour tedesco della WWF, per dare una lezione a Lawler si presentarono a RAW Taz, Tommy Dreamer, Sandman, e Sabu, a cui però non andò tanto bene, visto che in uno dei suoi classici voli suicidi si schiantò a vuoto su un tavolo nel tentativo di colpire Lawler.

Ma a difendere l’onore dei suoi ragazzi, non con le botte ma con le parole, ci avrebbe pensato la sera stessa il padrino dell’ECW, Paul E. Dangerously in un dibattito nel ring proprio contro Lawler. Per l’incolumità di Paul E. il ring fu circondato dai Dudley Boyz e dagli Eliminators, i campioni di coppia ECW, a cui poi si aggiunsero Tommy Dreamer e Sandman man mano che gli animi si scaldavano. Per quanto Paul E. fosse inizialmente calmo, Lawler sparò a zero sull’ECW, definendo i suoi atleti dei falliti psicopatici che si rotolavano nel filo spinato per non mandare sold out neanche una sala da biliardo con un centinaio di fan, una nullità rispetto ai sold out della WWF nella “loro” Philadelphia.
Paul E. Dangerously difese con orgoglio il suo lavoro e i suoi ragazzi, riconoscendo di essere sì piccoli, ma disposti a sacrificarsi e a rischiare le loro vite per l’intrattenimento dei loro fan più di quanto nessun altro al mondo facesse, ed entrò persino nel personale parlando del figlio di Lawler, Brian Christopher, che lottava nella USWA senza usare il suo cognome per la vergogna, con “The King” che rispose dando del fallito a Paul E. per vivere ancora con i genitori a 35 anni. Tommy Dreamer e Sandman erano ribollenti e pronti a fare la guerra al primo segnale di Paul E., che però cercò di evitare lo scontro invitando Lawler a chiamare dal backstage chiunque volesse per rendere lo scontro più equo, e anche a sbrigarsi, perché i suoi ragazzi non si sarebbero più trattenuti al lungo. Ma come prevedibile dal backstage non arrivò nessuno a difendere “The King”, facendo finire lo scontro nel nulla.

23/3/1997 – WrestleMania 13

Il Rosemont Horizon di Rosemont, Illinois, fu teatro dell’attesa WrestleMania 13, il punto di arrivo di una delle road to WrestleMania più imprevedibili ed entusiasmanti: di mezzi c’erano stati il rinnovo di RAW, un Bret Hart ormai irriconoscibile, il titolo WWF reso vacante da Shawn Michaels, innumerevoli cambi di card, l’invasione dell’ECW, il titolo Europeo appena inaugurato, il ritorno dei Legion of Doom, e la nomina del più giovane campione Intercontinentale di sempre… ogni settimana sembrava che tutto potesse cambiare, e che tutto fosse davvero possibile, ma ormai l’evento dell’anno era finalmente giunto! Ad aprire fu un Tag team match a quattro tra i Godwinns, Doug Furnas, & Phil LaFon, i New Blackjacks e gli Headbangers, vinto da quest’ultimi, per decretare i nuovi contendenti n.1 ai titoli di coppia.

Seguì poi il match per il titolo Intercontinentale tra The Sultan e Rocky Maivia. Per quanto promettente, Maivia aveva solo 5 mesi di esperienza in WWF e The Sultan, che appariva molto raramente negli show, non smuoveva di certo le folle; il match pagò molto lo scarso starpower causando un generale disinteresse del pubblico, dando forse il match per il titolo Intercontinentale meno memorabile e prestigioso della storia di WrestleMania. A vincere con un Roll Up fu proprio Maivia, che battezzò la sua prima apparizione a WrestleMania con una vittoria, ma The Sultan e i suoi mentori Iron Sheik e Bob Backlund scelsero di punire severamente il giovane campione nel post match, chiudendolo nella famigerata Camel Clutch. Ad arrivare in soccorso di Maivia fu suo padre, il grande Rocky Johnson, che però fu colpito dalla bandiera iraniana di Sultan prima che potesse fare altro. Fortunatamente Rocky Maivia si riprese in tempo, facendo piazza pulita dei tre a fianco di suo padre.

Arrivò poi il match tra Hunter Hearst Helmsley e Goldust, che avrebbe potuto porre fine a una rivalità che andava avanti ormai da dicembre. Naturalmente gli occhi erano puntati su Chyna, che sembrava possedere una forza degna di quella di un uomo. A mettere soggezione non era solo la sua muscolatura, ma la presenza sicura che emanava: l’amazzone per tutto il match rimase a bordo ring a braccia conserte, fredda e granitica come una statua, senza battere ciglio.

Helmsley aveva già vinto a Royal Rumble, e con Chyna poté puntare sul vero punto debole di Goldust: la sua adorata Marlena. Proprio mentre Goldust stava per vincere grazie alla sua Curtain Call infatti Chyna si avvicinò minacciosa verso la sua manager, distraendo Goldust quanto bastava affinché Helmsley lo colpisse alle spalle per poi finirlo col Pedigree, vincendo il match. Come se non bastasse Chyna stritolò Marlena con la stessa Bear Hug con cui l’aveva fatta a pezzi a RAW, lasciandola di nuovo esanime e priva di sensi a terra.

Il match successivo fu quello per i titoli di coppia tra Mankind & Vader e Owen Hart & British Bulldog, forse alla loro ultima occasione di dimostrare unità d’intenti. Senza più il loro avvocato Clarence Mason i campioni non potevano pareggiare la presenza di Paul Bearer all’angolo dei loro avversari, e alla fine il match finì in pareggio dopo che Mankind immobilizzò British Bulldog con la Mandible Claw fuori dal ring. Ancora una volta, i campioni non erano riusciti a ritrovare l’efficacia di un tempo.

Fu poi il momento del Submission match tra Bret Hart e “Stone Cold” Steve Austin, di gran lunga il match più atteso della serata, se non il vero main event, e nonostante Bret Hart fosse decisamente cambiato nei mesi precedenti, il pubblico fu tutto per lui, pronto a supportarlo anche in questa nuova battaglia. Dopo l’ingresso dell’arbitro speciale Ken Shamrock lo scontro finale poteva finalmente iniziare, e sapendo di trovarsi in un territorio di svantaggio, con una stipulazione che avvantaggiava l’Hitman, Austin portò il match in territori a lui più congeniali, ossia quelli della rissa pura, scaraventando subito Bret oltre le barriere di sicurezza, intraprendendo una durissima lotta in mezzo al pubblico.

Tornati nel ring, Bret Hart si cimentò in una tattica iper-aggressiva come non mai, ben lontane dal suo stile solitamente pulito, ma il suo odio verso Austin lo aveva portato a scoprire il suo lato oscuro, facendogli usare manovre per lui inusuali come una Figure 4 Leg Lock fuori dal ring usando il paletto come aiuto, una sedia d’acciaio, e la sua solita tattica del puntare a indebolire le gambe dell’avversario più brutale del solito. Prima di WrestleMania 13 infatti Steve Austin ebbe un piccolo problema al ginocchio, che lo portò a dover indossare un tutore alla gamba sinistra, su cui Bret puntò tra sediate e manovre del suo repertorio costringendolo a zoppicare per gran parte del match. Zoppicante, grondante di sangue dal volto e dolorante, Austin non sembrò deciso a cedere, dando filo da torcere ad Hart e attirandosi la simpatia del pubblico, che ammirò la sua determinazione, che lo portò a resistere fino alla sentenza finale: la Sharpshooter.

“Stone Cold” andò vicino a rompere la presa, ma il ginocchio danneggiato da Hart e la pressione della Sharpshooter erano troppo per chiunque, dopo quasi un minuto pieno da prigioniero della presa, immerso nel suo stesso sangue che stava inzuppando tutto il ring, le assordanti urla di dolore Austin furono coperte solo da sorprendenti cori tutti per lui da parte dell’arena, una serie di “Austin! Austin! Austin!” cantati a raffica che neanche i commentatori potevano ignorare.

Nonostante l’accortezza di Shamrock, Austin non cedette, perdendo i sensi e svenendo per il dolore lancinante, costringendo Shamrock a decretare la vittoria di Bret Hart non per sottomissione, ma per KO. Al suono della campana il pubblico era quasi deluso: il match si rivelò un capolavoro, eppure, al contrario di quanto loro stessi credevano, il vincitore non era quello che volevano. Dopo un breve festeggiamento intorno al corpo esanime di Austin, un irriconoscibile Bret Hart decise di infierire ulteriormente su “Stone Cold”, ritenendo una semplice vittoria non abbastanza per quanto aveva subito da lui per mesi, iniziando a colpirlo sul ginocchio infortunato, ma fortunatamente ci pensò Ken Shamrock ad impedire all’Hitman di gambizzare Austin, portandolo via con la forza e sfidandolo ad uno scontro, che Bret rifiutò, andandosene tra i fischi del pubblico e persino facendo qualche dito medio ai fan.
Steve Austin tornò cosciente, guardando il ring sporco del suo sangue e incapace di camminare con le sue gambe. Un arbitro tentò di aiutarlo a rimettersi in piedi ma “Stone Cold”, a metà tra la rabbia e l’orgoglio, lo stese con una Stunner: non voleva la carità di nessuno, voleva andarsene con le sue gambe! Austin uscì zoppicante tra gli applausi e il rispetto del pubblico, che aveva ammirato il suo enorme coraggio nel resistere alla Sharpshooter, preferendo svenire e rischiare di venire storpiato piuttosto che cedere al suo rivale. Bret Hart per come lo si era sempre conosciuto ormai non sembrava esistere più. Al contrario, il vero Steve Austin forse si iniziava a conoscere davvero…

Prima del main event di fu anche il Chicago Street Fight match tra la Nation of Domination e Ahmed Johnson & i Legion of Doom, che dopo l’inarrivabile Submission match appena finito si rivelò il match più divertente della serata. Mai si era vista in WWF una rissa tale con così tanti uomini usare così tante armi: vennero usati estintori, cartelli stradali, e molto altro, con Ahmed Johnson che distrusse il tavolo del commento spagnolo con una Bodyslam usando uno degli avvocati della Nation come già fatto a Royal Rumble. L’assenza di regole esaltò Hawk & Animal, che si presentarono in forma smagliante, e aiutarono Johnson a conquistare la vittoria, dimostrando che Faarooq avrebbe dovuto reclutare di meglio per tenere testa alla loro alleanza!

Arrivò infine il main event: Sycho Sid vs Undertaker per il titolo WWF! Per l’occasione si unì al tavolo del commento accanto a Jim Ross, Jerry Lawler, e Vince McMahon anche Shawn Michaels, che come promesso presenziò all’evento dell’anno, dopo aver passato il resto della serata nello spogliatoio a rispondere ai fan con un computer, con cui non sembrava ancora avere troppa dimestichezza.

La presenza dell’Heartbreak Kid a bordo ring attrasse come una calamita anche Bret Hart, che prese un microfono per lasciare una parola per tutti: per Shawn Michaels, che accusò ancora una volta di aver finto un infortunio pur di non affrontarlo a WrestleMania, per Undertaker, che gli era costato lo Steel Cage match a RAW, e anche per l’uomo che possedeva il suo titolo WWF Sycho Sid, che stanco di averlo attorno lo stese con una Powerbomb, lasciando finalmente spazio al lottato. Per Sid era il secondo main event di WrestleMania dopo quello combattuto con Hulk Hogan 5 anni prima, mentre per Undertaker era il primo in assoluto, e celebrò l’evento presentandosi col suo primissimo attire, con guanti e ghette grigi.
Il match fu piuttosto statico e senza grande pathos, anche se Sid riuscì persino a rubare al Becchino la sua stessa Tombstone Piledriver, ma il pubblico si risvegliò quando Bret Hart tornò nel match colpendo Sid con una sedia, anche se l’arbitro Earl Hebner non se la sentì di rovinare il main event dell’evento dell’anno con una squalifica e lasciò correre. L’Hitman venne provvisoriamente allontanato dal management della WWF, ma tornò una terza volta, con un esaurito Sycho Sid che stavolta lo mise a tacere da solo: una distrazione che gli costò cara, perché Undertaker se lo caricò sulle spalle per la Tombstone Piledriver, con cui mise fine scontro tra titani! Dopo 6 anni il Becchino era di nuovo campione WWF, una cintura che continuava a sfiorare ma che sembrava non riuscire più a tornare da lui, ma stavolta ce l’aveva fatta, e nel main event di WrestleMania, dove in carriera aveva accumulato solo vittorie!

RAW is WAR

The USA vs Bret Hart
In appena 12 mesi per Bret Hart era cambiato tutto. Dopo essersi preso 7 mesi sabbatici, il suo ritorno a novembre era stato caratterizzato da lamentele, sindrome d’accerchiamento, paranoie, accuse a tutta la WWF e piagnistei… l’esatto opposto del combattente che i fan avevano amato per anni, deluso dalla “nuova” WWF trovata al suo ritorno: una federazione con personaggi scorretti come “Stone Cold” Steve Austin a farla da padrona, o il suo odiato rivale Shawn Michaels come centro dell’universo WWF, in cui certo non si rispecchiava. Quanto fatto a Steve Austin a WrestleMania 13 non aveva fatto altro che rendere l’Hitman ancora più irriconoscibile agli occhi dei fan, e proprio per questo Bret Hart chiese a Vince McMahon uno spazio a RAW, senza restrizioni o limiti di tempo, per spiegare a fondo ai fan il perché delle sue recenti azioni.
Bret Hart si presentò nel ring chiedendo scusa a tutti i suoi fan in Canada, in Europa, in Giappone, e di tutto il mondo in generale… tranne che a quelli americani, accusandoli di essere solo dei voltagabbana, che gli avevano voltato le spalle tifando per tutti i suoi avversari dell’ultimo anno, da Steve Austin, a Sycho Sid, ad Undertaker, fino ad arrivare a Shawn Michaels, piuttosto che per lui che per tutta la carriera aveva sempre cercato di essere un eroe ed un modello positivo per i più giovani. Lui, che anni prima si era caricato sulle spalla una federazione orfana di Hulk Hogan, Roddy Piper, Ultimate Warrior, e André the Giant raccogliendone la pesante eredità e mantenendo a galla la federazione nel periodo meno fortunato della sua storia; il tutto mentre tutti facevano la cosa più facile, ossia andarsene in WCW, lui restava saldamente per i suoi fan con gli stessi valori di sempre… e ora, si ritrovava ad essere addirittura fischiato vedendosi preferire avanzi di galera come Steve Austin, o modelli di riviste per donne come Shawn Michaels!

Nonostante lui stesso avesse superato tutti gli ostacoli e le ingiustizie che gli si erano presentati nell’ultimo anno, battendo Steve Austin, vincendo la Royal Rumble senza sviste arbitrali, e conquistando il titolo per la quarta volta confermandosi ancora una volta il miglior wrestler della federazione, i fan lo consideravano un piagnucolone, al contrario del “boy toy” Shawn Michaels che per il aver “perso il sorriso” aveva generato compassione e commozione. Ma stando a Bret, era tutto normale, per lui era infatti una normale tendenza americana quella di simpatizzare per criminali come Charles Manson o O.J. Simpson, ricordando invece fuori degli Stati Uniti venisse sempre tifato e rispettato come meritava, concludendo che, se ai fan americani tutto questo non andava bene, potevano anche “baciargli il culo”. Ad interrompere lo sfogo di Hart arrivò l’unico uomo che poteva mandarlo ancora più in escandescenza, Shawn Michaels. L’Hearthbreak Kid prese subito le parti dei fan affermando che la scelta di chi tifare e chi fischiare era un legittimo diritto dei fan, come recitava il primo emendamento stesso della Costituzione americana, quello sulla libertà d’espressione, e che se proprio non gli stava bene, parafrasando il vecchio detto “love it, or leave it”, poteva tranquillamente andarsene!

Michaels fece per andarsene, ma un Bret Hart senza ormai più freni lo attaccò alle spalle al ginocchio infortunato, per poi chiuderlo con una Figure 4 Leg Lock usando il paletto come supporto, come già fatto con Austin 24 ore prima! A interrompere il tutto arrivò Sycho Sid, stanco delle illazioni di Bret sulle sue vittorie ritenute non regolari, che salvò dal peggio il suo ex amico Michaels. E per l’Hitman la serata non era ancora finita, dato che più tardi intervenne in un match tra Leif Cassidy e Rocky Maivia, tentando di rompere la gamba a quest’ultimo come ulteriore provocazione per i fan americani. Ormai la spaccatura tra Bret Hart e il pubblico era definitiva. Ma l’Hitman aveva un piano in mente, e che avrebbe visti coinvolti suo fratello Owen e il cognato British Bulldog…
Famiglia. Di nuovo
Dopo aver aiutato Ahmed Johnson a prendersi la sua rivincita contro la Nation of Domination, i Legion of Doom urlarono a chiare lettere il motivo del loro ritorno: riconquistare i titoli di coppia WWF, e lanciarono ufficialmente la loro sfida ai campioni, a prescindere da chi fossero stati. Gli Headbangers si erano guadagnati il diritto di combattere per le cinture a WrestleMania 13, e senza mostrare alcun timore sfidarono Owen Hart & British Bulldog già la sera dopo a RAW. I campioni combatterono tutto il match tra tensioni e litigi come ormai facevano da settimane nonostante un apparente riconciliazione, rischiando più volte di perdere i titoli (Owen Hart quasi abbandonò il ring, e si mostrò anche poco propenso a concedere il tag), mantenendoli perdendo per squalifica dopo uno spintone di British Bulldog all’arbitro, “colpevole” di essersi intromesso in una discussione tra lui e Owen.
Dopo l’ennesima discussione, per la prima volta i due persero il controllo e iniziarono a picchiarsi, prima che un esercito di arbitri li dividesse, e lì Owen scoprì le sue carte, autoproclamandosi l’unico vero leader del team, e sfidò l’inglese a mettere il titolo Europeo in palio contro di lui per risolverla una volta per tutte. British Bulldog accettò la sfida, una sfida che poteva mettere per sempre fine al loro team, e la settimana dopo si affrontarono in un match ben più personale ed aggressivo di quello disputato a Berlino, senza mezze misure per tentare di imporsi sull’altro. Il campione British Bulldog era addirittura ad un passo dal finire Owen con una sedia d’acciaio, ma all’improvviso arrivò Bret Hart, intervenendo nel match ma senza aiutare nessuno dei due. I rapporti tra Bret e la coppia erano compromessi da anni, e infatti nessuno dei due si dimostrò entusiasta al vederlo intervenire nei loro affari, ma seppur con fatica, Bret riuscì a farsi ascoltare.

L’Hitman invitò i due a ragionare su quanto era accaduto alla loro famiglia da anni, e su come a metterli gli uni contro gli altri fosse sempre stato il pubblico americano e la loro voglia di vederli distruggere a vicenda, a causa della estraneità del pubblico americano ai valori familiari di cui la famiglia Hart si era sempre fatta portatrice. Bret si rivolse a British Bulldog, ricordandogli come anni prima a Wembley, nel loro leggendario match a SummerSlam 1992, si fossero abbracciati alla fine del match, mettendo l’affetto che provavano l’un l’altro sopra la loro rivalità sportiva. E poi si rivolse ad Owen, con delle parole che per il giovane Hart furono come una bellissima pugnalata al cuore…
Bret ricordò ad Owen com’era il loro rapporto prima che il wrestling mandasse tutto in malora 3 anni prima, mettendo contro i fratelli più talentuosi della famiglia: Bret era il fratello maggiore che lo vestiva per andare a scuola quando Owen era più piccolo, che lo difendeva dagli insegnanti, e che lo aveva sempre sostenuto nel suo sogno di diventare un wrestler; ma soprattutto, Bret era un uomo che teneva ai suoi fratelli più di ogni altra cosa, e che non avrebbe mai permesso che tutto questo andasse in malora per dei fan assetati di sangue fratricida. Troppe persone a cui tutti e tre tenevano avevano sofferto per i loro attriti: papà Stu, mamma Helen, la loro sorella Diana, tutti i loro fratelli, ma soprattutto loro stessi… più Bret parlava e più i due riflettevano, con Owen che al “ti voglio bene” di Bret più sentito e sincero della sua vita scoppiò a piangere, e non potè fare altro che avvolgere il fratello maggiore in un caloroso e commosso abbraccio, a cui si aggiunse anche il cognato, sancendo una riconciliazione familiare tanto toccante quanto impensabile dopo tutti i loro precedenti.

Immerso nell’abbraccio tra i fischi del pubblico, Bret ammonì silenziosamente il pubblico con un’occhiata fredda e al tempo stesso serena che sembrava comunicare “non ci meritate”, completamente indifferente ai fischi perché conscio che nessuno in quell’arena, o in tutti gli Stati Uniti, poteva capire l’importanza di quel momento tanto solenne: il momento in cui la famiglia Hart si riconciliava per sempre dopo anni di divisioni, più unita che mai!

Chi non si era di certo fatto commuovere era “Stone Cold” Steve Austin, che dopo una settimana di pausa per riprendersi dalle fatiche di WrestleMania 13, tornò a RAW più furioso che mai. Durante un’intervista di “bentornato” con Vince McMahon, pur avendo adesso dalla sua tutti i favori del pubblico “Stone Cold” non cambiò di una virgola il suo atteggiamento guerrafondaio, insultando sfidando subito Bret Hart a rifarsi aventi per un altro round perché, come sottolineò, a WrestleMania 13 lui non aveva mai pronunciato la parola “cedo”, venendo dichiarato sconfitto da Ken Shamrock solo per perdita dei sensi, rendendo la sua vittoria solo “a metà”. Bret rispose dal Titantron dicendo che ormai con lui aveva chiuso, e che non aveva più nulla da dimostrare, ma “Stone Cold” rispose al veleno affermando che Bret avrebbe dovuto ucciderlo prima di poter dire di aver finito con lui, e che non importava se ora avesse dalla sua parte Owen Hart o British Bulldog, per Austin non faceva alcuna differenza, e se necessario avrebbe fatto a pezzi anche loro.
Ma Bret Hart si era fatto anche un altro nemico: Rocky Maivia. L’Hitman aveva infatti attaccato la settimana prima proprio Rocky Maivia per lanciare un messaggio ai fan. Ma Maivia era vero combattente, e sfidò Bret Hart mettendo addirittura il suo titolo Intercontinentale in palio, a dimostrazione di quanto non avesse paura di lui, e di quanto fosse incredibilmente coraggioso per mettere in palio il suo titolo contro una leggenda del wrestling con 18 anni di esperienza in più di lui e 4 titoli WWF in bacheca.

Nonostante le buone intenzioni del campione, il gap di esperienza si fece sentire, con Bret Hart che andò vicino a vincere nuovamente il titolo di cui lui stesso aveva contribuito ad aumentare il prestigio anni prima, ma a Bret non importava tanto del titolo quanto mandare un messaggio a tutti, e si fece volontariamente squalificare intrappolando nella sua ormai abituale Figure 4 con il paletto. A salvare Rocky Maivia fu Steve Austin, che presto si ritrovò in inferiorità numerica a causa di Owen Hart & British Bulldog, ma che trovò anche l’aiuto dei Legion of Doom, sempre più bramosi di sfidare Owen Hart & British Bulldog la settimana prima, e che riuscirono a mettere tutta la famiglia in fuga.

A volte ritornano
Come nuovo campione, Undertaker non dovette attendere molto per scoprire il suo prossimo avversario, dato che la sera successiva a RAW fu annunciato il nuovo contendente n.1 al titolo mondiale WWF: la sua nemesi più grande… Mankind. Intervistato a riguardo nelle “sue” caldaie dell’arena, Mankind rivelò quasi piangendo che vincere contro Undertaker al prossimo In Your House era l’unico modo per far tornare “zio Paul”, come lo chiamava, da lui. Mankind disse infatti che Paul Bearer se n’era andato abbandonandolo per sempre, probabilmente insoddisfatto dei mancati risultati ottenuti da Mankind sotto la sua gestione, tra cui la mancata vittoria a WrestleMania 13. A dirla tutta era proprio Paul Bearer ad apparire diverso, tanto che tornò a farsi vedere in una veste molto diversa dall’ultima volta, disperatamente alla ricerca del perdono di Undertaker. A 7 mesi dal suo clamoroso tradimento a SummerSlam, una nuova inaspettata riconciliazione dopo quella della famiglia Hart sembrava prospettarsi. Ma Undertaker avrebbe perdonato Bearer?

La settimana successiva, inizialmente Undertaker sembrò aperto a riallacciare i rapporti col suo storico manager, se non altro per tutto quello che in passato aveva fatto per lui. Ma dopo averlo illuso del perdono, Undertaker colpì violentemente Paul Bearer, dando a tutti la riposta più pronosticabile; ma proprio in quel momento Mankind, che si era rifugiato sotto al ring, spuntò fuori per lanciare ad Undertaker una palla di fuoco in pieno volto! Persino il suo avversario di WrestleMania 13 Sycho Sid accorse in aiuto del Becchino, mentre Mankind scappò con Bearer, rendendo chiaro che la loro separazione fosse solo una montatura, con un Undertaker accecato che disperatamente cercava di farsi strada tra il pubblico per uscire dall’arena.

Intanto dopo 3 mesi di ricerca, Honky Tonk Man aveva finalmente trovato nel roster WWF colui che vedeva come il suo erede, e non poteva che essere una scelta più logica: “The Real Double J” Jesse James. L’ex roadie di Jeff Jarrett aveva tutte le caratteristiche per raccogliere l’eredità di Honky Tonk Man: giovane, dal fisico imponente, e con abilità ballerine e canore country, tutte qualità in cui l’ex campione Intercontinentale si rispecchiava. Come segno di investitura, Honky Tonk Man decise di regalare a James uno degli oggetti a cui teneva di più, una chitarra che apparteneva alla sua famiglia da generazioni, con Jesse James che per tutta risposta… la fracassò a terra rifiutando l’offerta! Il pubblico esplose, lasciando Honky Tonk Man fermo come un sasso, ancora incredulo per il plateale rifiuto ricevuto.




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