Ottobre 1996: esce per PlayStation il primo Tomb Raider, debutta nella TV italiane Un Posto Al Sole, escono al cinema Sleepers, Quando Eravamo Re, Spy, Bound: Torbido Inganno, Music Graffiti, e Michael Collins, mentre in discoteca si balla Freed From Desire di Gala:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Shawn Michaels

Campione Intercontinentale: Marc Mero

Campioni di coppia: Owen Hart & British Bulldog

Verso New York

Nonostante Vader fosse l’unico uomo ad aver schienato il campione WWF Shawn Michaels durante il suo regno (e per ben due volte!), non avrebbe ottenuto un secondo match per il titolo ad In Your House. Anzi, il titolo mondiale non sarebbe proprio stato in palio, perché Michaels lo avrebbe difeso direttamente il mese dopo a Survivor Series, che si sarebbe svolto nel tempio del wrestling, il Madison Square Garden di New York City, la più prestigiosa delle cornici. Un’opportunità che chiunque avrebbe voluto, ma che sarebbe stata di Vader solo se avesse battuto Sycho Sid ad In Your House in un match per decretare il nuovo contendente n.1!

Da esterno per Shawn Michaels fu una sfida emotivamente non facile: da una parte Vader, uno dei volti più temibili di tutta la WWF, per di più già capace di schienarlo, e dall’altra Sid, suo grande amico con cui di recente era riuscito -seppur con fatica- a ricostruire un rapporto di stima reciproca nonostante vari attriti in passato. Chiunque avrebbe affrontato a New York, il conto alla rovescia alla fine del suo regno sembrava ticchettare più che mai. Jim Cornette, che pretendeva una match titolato per Vader all’istante, non fu contento di questa decisione, e mandò Vader a malmenare Sid già a RAW dopo un suo match con Goldust. Ma il piano di Cornette non si rivelò una grande idea, visto che Sid fece prevalere tutto il suo strapotere fisico, lasciando intendere che anche se battere Vader ad In Your House avrebbe voluto dire affrontare il suo grande amico Shawn Michaels, questo non gli avrebbe comunque creato il minimo scrupolo a vincere!

Chiunque vinca, saranno guai per Shawn Michaels

Il vero “Double J”

Erano passati 7 mesi dall’addio di “Double J” Jeff Jarrett dalla WWF, e a distanza di tempo sembrava ormai doveroso far luce su alcune verità relative al suo presunto talento musicale. E a pensarci fu proprio il suo ex compare The Roadie, appena tornato in WWF e finalmente libero della pesante ombra di “Double J”, sostenendo tramite svariate prove che nessuna delle canzoni scritte ed eseguite da Jarrett erano davvero sue, ma completamente frutto della mente del Roadie e Jim Johnston (l’autore di tutte le musiche della WWF); persino l’esibizione live di Jarrett ad In Your House 2 con With My Baby Tonight dell’anno prima non era autentica, ma solo il frutto di un esibizione in playback cantata in realtà proprio dal Roadie.

Essendo il vero autore di tutto il materiale artistico di Jeff Jarrett, The Roadie ci tenne a dare prova delle sue doti canore e a farsi conoscere con il suo vero nome, Jesse James, e a coniarsi anche un nuovo soprannome come frecciatina a Jarrett: “The Real Double J”. E ora, battezzando il suo ritorno a RAW a fine mese vincendo un match con Salvatore Sincere, James era pronto a lasciare il segno in WWF, finalmente libero dell’ombra di Jeff Jarrett.

The Roadie (insieme a Jim Johnston) rivela la verità su Jeff Jarrett

Mr. Perfect torna a lottare!

Hunter Hearst Helmsley non ne poteva più: dopo l’ennesimo “furto” immotivato di Mr. Perfect di una delle sue accompagnatrici, il “Connecticut Blueblood” divenne talmente paranoico da iniziare ad ammanettarle a bordo ring per assicurarsi che non scappassero, e la soluzione per mettere fine a questa storia che durava da due mesi non poteva che essere una: il ring. Ma Mr. Perfect era ormai ritirato da anni, il suo ultimo match risaliva al novembre 1993 durante una puntata di Wrestling Challenge contro “Iron” Mike Sharpe, e difficilmente sarebbe uscito dal ritiro per Helmsley. Ma l’ex campione Intercontinentale stupì tutti, annunciando a RAW che sarebbe tornato a combattere dopo un’assenza di 3 anni!

Mr. Perfect annuncia che tornerà a lottare!

Mind games su mind games

Mai come per il loro annunciato Buried Alive match, Undertaker e Mankind basarono tutto quanto sui mind games piuttosto che a venire alle mani. Nelle settimane precedenti al match i due non si incontrarono mai, senza neanche apparire a RAW, ma solo inviandosi a vicenda inquietantissimi video dai vari cimiteri d’America.

Undertaker manda un messaggio da un cimitero

Ormai grazie a Paul Bearer Mankind possedeva gli stessi poteri oscuri di Undertaker, ma nessuno meglio del Becchino sapeva manipolare le paure altrui. Era chiaro che ad In Your House (chiamato per l’occasione proprio “Buried Alive”) tra i due ci sarebbe stato lo scontro decisivo, quello che avrebbe posto finalmente fine a tutto. L’epico finale della più grande rivalità dell’anno stava per arrivare.

20/10/1996 – In Your House: Buried Alive

Il PPV della Market Square Arena di Indianapolis, Indiana, fu costruito quasi interamente intorno alla sfida tra Undertaker e Mankind, dato che la WWF preferì concentrarsi i colpi più grossi appuntamento del Madison Square Garden il mese successivo per Survivor Series, ma non per questo non si sarebbe trattata di una grande serata. Ad aprire fu il match tra Hunter Hearst Helmsley (in sostituzione dell’infortunato Savio Vega) e “Stone Cold” Steve Austin. Fu un match che Jim Ross dal tavolo del commento commentò a malapena, a causa di problemi a cuffie e microfono, accusando la WWF di sabotarlo per aver “riportato” Razor Ramon e Diesel e sparlato della federazione, e dove Austin si mostrò in una veste “nuova”, e non solo per la nuova musica d’ingresso che debuttò quella sera (e che non avrebbe più abbandonato), ma per un’attitudine persino più aggressiva e provocatoria del solito, con tanto di diti medi diretti ad Helmsley e al pubblico, un gesto inammissibile per una federazione che puntava alle famiglie come la WWF.

Steve Austin mostra il medio a Helmsley

Il motivo di questa veemenza era facilmente intuibile, dato che nell’ultimo RAW prima di In Your House arrivò l’annuncio che i fan attendevano da mesi: il giorno dopo il PPV, Bret Hart sarebbe tornato a RAW! Finalmente l’Hitman avrebbe rotto il suo silenzio sulle provocazioni di ”Stone Cold”, e Austin non aveva intenzione di farsi trovare impreparato. Trattandosi di due heel nessuno dei due fu particolarmente tifato (anche se tra i due il pubblico aveva una certa simpatia in più per Austin, che con la sua spacconeria non lasciava di certo indifferenti), ma la maggior parte dei cori fu per Mr. Perfect, che Helmsley avrebbe presto affrontato. E Mr. Perfect decise anche di mettere il suo zampino nel match, spuntando fuori per portare via la valletta di Helmsley come al solito, ma il vero ago della bilancia si rivelò la Stunner di Steve Austin, che gli consegnò la vittoria.

Subito dopo ci fu il rematch del mese precedente per i titoli di coppia tra i nuovi campioni Owen Hart & British Bulldog e gli Smoking Gunns, che dopo aver perso le cinture non potevano neanche più contare su Sunny. I due cognati vinsero nuovamente e mantennero i titoli, in un match che comunque Sunny seguì dal backstage in modo piuttosto interessato, nonostante il mese prima avesse scaricato Billy & Bart Gunn e avesse accusato British Bulldog di averla molestata. Che avesse in mente di unirsi a Owen Hart e British Bulldog?

Che Sunny sia interessata a British Bulldog e Owen Hart?

Venne difeso anche il titolo Intercontinentale, con “Wildman” Marc Mero che affrontò di nuovo il 2 volte campione Goldust, confermandosi campione grazie alla mossa finale più spettacolare della WWF, la Shooting Star Press, per poi lasciare spazio al match successivo, che vide affrontarsi i due titani più potenti di tutta la WWF, Vader e Sycho Sid, con il vincitore che avrebbe lottato per il titolo WWF il mese dopo a Survivor Series. Persino Vader era troppo imponente per la Powerbomb di Sid, e viceversa Sid era un colosso come Vader non ne  aveva mai affrontati in WWF, ma se c’era una cosa che Sid non aveva mai provato dinanzi a nessuno era la paura, nemmeno di fronte al grande Hulk Hogan

Il supporto del pubblico di cui ormai godeva da mesi non fece altro che caricarlo persino di più, facendo di Sid un concentrato unico di adrenalina, potenza fisica, e sicurezza: una triade irresistibile per chiunque, anche per Vader, che venne messo KO da a una Chokeslam di Sid, che si garantì così il match per il titolo WWF a Survivor Series! Arrivato il verdetto, Shawn Michaels -che si trovava al tavolo del commento- raggiunse Sid nel ring per fare un primo chiarimento: al Madison Square Garden sarebbero stati nemici, ma questo non doveva intaccare la loro amicizia, che sigillarono con una stretta di mano.

A chiudere Buried Alive non poteva essere che il Buried Alive match tra Undertaker e Mankind, forse l’unico modo per porre fine alla loro guerra. La stipulazione naturalmente favoriva Undertaker, ma Mankind aveva già mostrato che nessuno potesse davvero dorsi favorito contro di lui ancora di più in un match dove per vincere bisognava seppellire vivo l’avversario: una stipulazione dove non avrebbe contato l’abilità nella lotta, ma la sete di sangue! I due usarono di tutto: sedie, colpi proibiti, e penne come armi, tenendosi inizialmente lontani dallo stage, dove era stato costruito un piccolo spiazzo rialzato di terra, con la buca e la pala pronte ad essere usate, ma man mano che i due battezzarono tutta l’arena coi loro colpi la fredda buca inevitabilmente si avvicinava, come se li chiamasse a raccolta!

Undertaker non aveva mai battuto Mankind, ma non si fece condizionare da questo assurdo dato me riuscì per primo a buttare dentro la buca della morte l’avversario, venendo dichiarato vincitore. Ma Mankind ormai si sapeva, non era uno che si fermava per una banale sconfitta, ancor di più ora che aveva Paul Bearer dalla sua, che tirò fuori un nuovo asso nella manica: un gigantesco e misterioso tizio, vestito da boia, che attaccò Undertaker prima che potesse inondare di terra Mankind!

Il boia di Bearer non fu l’unico a intervenire: si accodarono infatti Goldust, Justin Bradshaw, Crush. e Hunter Hearst Helmsley, tutti con un chiaro obiettivo comune… seppellire vivo  Undertaker 3 metri sottoterra! Sembrava un flashback dello storico Casket match di Royal Rumble 1994 tra Undertaker e Yokozuna, dove il Becchino venne sopraffatto da un orda di atleti nel suo match, e come allora il numero sottomise Undertaker, che non poter fare nulla se non essere inondato di terra. Il peso era troppo persino per il Becchino, e per quanto la sua mortalità fosse sempre dubbia persino lui aveva bisogno di ossigeno: il suo destino sembrava segnato, e nessuno dei suoi “esecutori” sembrava aver paura che stessero giocando col fuoco, neanche quando nell’arena rimbombavano tuono, creando problemi anche all’illuminazione. Undertaker era sotto terra, ma i suoi poteri circondano l’arena!

Tutti si uniscono per seppellire Undertaker!

Forse stavolta era successo, forse stavolta il grande Undertaker era stato rispedito nell’aldilà da cui proveniva, e ancora una volta a porre fine alla sua leggenda era stato Mankind: questo era quello che tutti pensarono, almeno finché Undertaker non manifestò nuovamente i suoi poteri, e nel modo più spettacolare e inquietante. All’improvviso un fulmine squarciò nell’arena per posarsi sopra la tomba di Undertaker, e da quella che ormai era diventata la sua tomba… uscì la sua mano! Come nei film horror più inquietanti, come nelle leggende tramandate nei secoli, il potere oscuro del “Deadman” era più forte di quanto tutti potessero immaginare, persino Paul Bearer, che lo conosceva meglio di chiunque altro, e quella mano ne era una dimostrazione. Era una promessa di vendetta, un avvertimento per tutti a non dormire sonni tranquilli nelle prossime notti, perché senza sapere come (o quando) solo una cosa era certa: seppellito vivo o no Undertaker sarebbe tornato per prendere le loro anime!

RAW

Fino a che punto può durare un’amicizia?

Anche se ormai futuri avversari, Shawn Michaels e Sycho Sid decisero di non mettere da parte la loro amicizia fino a Survivor Series, dimostrandosi sempre leali e pronti ad aiutarsi l’un l’altro. Come quando Michaels aiutò Sid da un attacco del Camp Cornette, ricambiando il favore a Sid, che lo aveva già protetto la settimana prima da un attacco di Vader e del suo avversario designato della serata “Stone Cold” Steve Austin. Ma troppo spesso questi aiuti reciproci finivano per trasformarsi in incomprensioni, con i due che finivano col “pestarsi i piedi” a vicenda con colpi assestati all’altro per sbaglio, creando attriti e interrogativi su quanto la reciproca difesa non fosse solo di facciata.

Un’amicizia piuttosto in bilico

Si prospettava un match incertissimo: il regno di Shawn Michaels andava avanti da 8 lunghi mesi, e aveva battuto praticamente tutti, quasi sempre avversari molto più grossi di lui (inclusi colossi come Diesel e Vader), e aveva già battuto anche lo stesso Sycho Sid nel loro primo e unico incontro, a settembre dell’anno prima, sebbene a Michaels occorsero ben 3 Sweet Chin Music filate! Ma Sid sembrava circondato da una terrificante aura di inarrestabilità, perché dal suo ritorno in estate nessuno era stato in grado di batterlo, e sebbene non avesse mai sconfitto l’Heartbreak Kid lo aveva già ferito in passato: tutti ricordavano la loro rottura di un anno e mezzo prima, e di come le sue Powerbomb avessero fracassato la schiena di Michaels, costringendolo a un lungo stop.

Il primo e unico confronto tra Shawn Michaels e Sid, a settembre dell’anno prima

Bret Hart torna dopo 7 mesi di assenza!

Era finalmente giunto il momento del ritorno di Bret Hart. Quella che l’Hitman ricevette a RAW al suo ritorno fu un’ovazione enorme, di gran lunga superiore a quelle ricevute nell’ultimo periodo in cui si era visto in WWF, dove il pubblico gli preferiva il nuovo astro nascente Shawn Michaels. Ma le voci di un imminente ritiro durante la sua pausa di riflessione avevano creato un senso di malinconia e persino di colpa nei fan, convinti di non averlo salutato come meritava nella sua ultima apparizione, non realizzando che avevano voltato le spalle ad una leggenda per acclamare il “giocattolino nuovo” Shawn Michaels. Ma ora, dopo 7 mesi (l’assenza più lunga della carriera di Bret, che dal 1984 non si era mai preso pause), i fan si erano resi conto di quanto la sua presenza mancasse come il pane, e lo acclamarono con la consapevolezza ormai di avere il privilegio di assistere alle gesta di una leggenda vivente del wrestling, e di cui avrebbero potuto raccontare alle generazioni future; una consapevolezza che può arrivare solo una volta che il mito si fa da parte, per mostrare a tutti l’enorme vuoto lasciato dalla sua assenza, un pò come successe ad Hulk Hogan nell’estate del 1990, quando a causa di Earthquake il suo ritiro sembrava dietro l’angolo. Con un alone di leggenda pronta al ritorno dopo una interminabile pausa e un probabile ritiro, e un amore dei fan rinnovato come non mai proprio a causa della lunga assenza, Bret fece il suo trionfale ritorno a RAW, e i fan non aspettavano altro.

Al contrario di quanto recitasse il suo soprannome di “Hitman” (“sicario”), Bret dichiarò di desiderare solo il rispetto piuttosto che i soldi, motivo per cui tranquillizò i fan smentendo le voci di un suo approdo ad “una federazione rivale” (ovviamente il riferimento era alla WCW) o di un addio al wrestling per il cinema. Come prevedibile, il suo primo bersaglio fu Shawn Michaels, con cui aveva un conto in sospeso dal mai accettato extra time di WrestleMania XII, definendolo sì un campione degno, ma mai duro e sveglio come “The Excellence of Execution”; e in virtù della sua natura di combattente aperto ad ogni sfida, anche alle meno prestigiose e mediatiche, Bret accettò ufficialmente per Survivor Series la sfida di quello che definì -lanciando probabilmente una frecciatina a Michaels- “il miglior wrestler di tutta la WWF”: “Stone Cold” Steve Austin!

Steve Austin assiste al ritorno di Bret Hart

Ma come Bret Hart ci tenne a sottolineare, il motivo principale per cui aveva deciso di tornare il quel preciso momento era da ricercare in un bambino canadese, ammalatosi gravemente e diventato in poco tempo terminale, che aveva espresso un ultimo desiderio prima di andarsene per sempre: veder tornare nel ring il suo più grande eroe, Bret Hart. Purtroppo non visse abbastanza da vederlo realizzare, ma Bret ci tenne a mantenere la promessa perché… quel bambino era suo nipote. Zio Bret avrebbe reso onore alla parola data perché, come disse lui, anche se non sapeva ballare o posare bene per riviste per ragazzine (altra frecciatina a Shawn Michaels, che aveva posato per il Playgirl di quel mese), sarebbe sempre stato “The best there is, the best there was, and the best there ever will be”.

Più Austin che mai

“Stone Cold” Steve Austin non era mai apparso così aggressivo come con l’avvicinarsi della sua sfida con Bret Hart. Da semplice wrestler dalle tattiche sporche e scorrette era diventato una vera e propria scheggia impazzita pronta a fare la guerra col mondo intero, e a farne le spese fu proprio il suo miglior amico, Brian Pillman, ancora infortunato alla caviglia. Intervistando Austin a WWF Superstars, Pillman si vide chiamare da Austin “un maledetto storpio”, finchè “Stone Cold” non lo attaccò vigliaccamente alle spalle infierendo con l’aiuto di una sedia sulla sua caviglia infortunata, costringendo i medici a portarlo fuori dall’arena in ambulanza; e anche lì Austin infierì prendendo e buttando via le chiavi del motore, lasciando Pillman con una caviglia distrutta senza assistenza medica immediata!

Affrontando Bret, Austin voleva tagliare ogni ponte con la famiglia Hart, (seppur con il lato che non aveva a genio l’Hitman, quello di Owen e British Bulldog) attaccando Brian Pillman che per la gloriosa famiglia canadese era come un fratello acquisito. Tramite un confronto televisivo via satellite tra gli studios WWF e la casa di Bret a Calgary, l’Hitman non si mostrò minimamente intimorito, dimostrandosi perfettamente consapevole del talento di Austin (da lui stesso nuovamente riconosciuto) e di cosa lo avrebbe aspettato a Survivor Series.

“Stone Cold” si giustificò dicendo che Pillman avrebbe dovuto aspettarsi il suo attacco, perchè l’unico modo di sopravvivere in un mondo di squali era seguire la filosofia del “mai fidarsi di nessuno” da sempre seguita da Austin, promettendo addirittura che la settimana successiva avrebbe fatto irruzione in casa Pillman! La furia di Austin non si fermò qui, arrivando anche a vandalizzare il set degli studios WWF e attaccare i dipendenti all’interno. Un autentico ciclone che risucchiava e distruggeva tutto quello che gli gravitava intorno… non si poteva descrivere diversamente l’ascesa di “Stone Cold” in una WWF mai abituata prima ad atleti così feroci e imprevedibili.

La verità era che Austin interpretò meglio di chiunque altro in WWF il cambiamento che il wrestling stava subendo in tutti gli Stati Uniti, e che la WWF davanti alle telecamere faceva finta di non vedere. In WCW atleti considerati “sorpassati” come Hulk Hogan si erano reinventati sotto una luce più oscura, aggressiva, e cinica, per non parlare dell’ECW, che fece conoscere al mondo un’ondata di atleti senza paura o inibizioni, pronti a tutto pur di ottenere quello che volevano. Steve Austin, che prima di approdare in WWF aveva militato proprio nella ECW, portò un pò di quell’esperienza con sé, incarnando ed importando alla perfezione l’essenza di quei cambiamenti, e ora non sarebbe dovuta essere lui ad adattarsi alla WWF, ma la WWF ad adattarsi a lui, simbolo di una generazione di atleti più aggressiva, affamata e meno propensa a compromessi delle precedenti!

I fan stessi iniziarono a mostrarsi affascinati da Austin e dai suoi atteggiamenti strafottenti, nelle arene in questo periodo iniziarono ad apparire sempre più striscioni recitanti “Austin 3:16”, in riferimento al “comandamento” recitato da Austin verso Jake Roberts dopo la sua vittoria del King of the Ring 4 mesi prima.

Il mago della tuffa

Tutto era pronto per l’attesissimo ritorno nel ring di Mr. Perfect dopo 3 anni di ritiro, e per di più contro uno dei membri di spicco della New Generation, Hunter Hearst Helmsley. Ma purtroppo, il match non avvenne mai, perché a RAW Helmsley attaccò Mr. Perfect nel backstage prima del match mandandogli contro un baule pieno di oggetti di produzione, danneggiandogli gravemente il ginocchio e pregiudicandone l’idoneità medica per il match. Helmsley non ne voleva sapere, e pretese che il match si svolgesse ugualmente, ma Perfect aveva la soluzione in tasca: fargli affrontare un suo sostituto decisamente speciale… il campione Intercontinentale “Wildman” Marc Mero! Come gratitudine per l’aiuto ricevuto ad In Your House Mero accettò di buon grado, al contrario di Helmsley che voleva affrontare solo Perfect, e che per affrontare Mero pretese che il titolo fosse in palio.

Mero non si tirò indietro e accettò la sfida, ma se ne sarebbe presto pentito… visto che, una volta visto l’arbitro KO a terra, Mr. Perfect lo colpì con una sedia! Per Helmsley fu uno scherzo connettere il Pedigree finale e schienarlo vincendo il suo primo titolo Intercontinentale in carriera. Dunque la faida tra Mr. Perfect ed Helmsley era tutta una montatura, un diabolico e machiavellico piano architettato solo per arrivare al titolo Intercontinentale con il teatrino di RAW. Helmsley si era dimostrato una mente diabolicamente geniale, e Mr. Perfect aveva recitato la sua parte con un’interpretazione da Oscar, ma questo non aveva fatto altro che rendere Mero furioso come non mai e pronto a farla pagare a entrambi. Magari proprio a Survivor Series.

Hunter Hearst Helmsley è il nuovo campione Intercontinentale!

Ma cosa sarebbe Survivor Series senza un classico Survivor Series match? Per non venir meno alla tradizione fu annunciato il primo capitolo della vendetta di Marc Mero verso Helmsley, visto che i due si sarebbero affrontati coi loro rispettivi team. Se Helmsley come membri avrebbe potuto contare sull’esperienza di Jerry “The King” Lawler, sulla stazza di Crush, e i mind games di Goldust (per non parlare del suo nuovo alleato Mr. Perfect al loro angolo) per Mero appariva più in salita, visto che avrebbe avuto dalla sua The Stalker, con appena una manciata di match combattuti dal suo debutto avvenuto a settembre, Mark Henry, che nonostante la stazza sarebbe stato solo al suo secondo match in WWF, e un rookie con zero esperienza pronto a fare il suo debutto, uo sconosciuto ragazzo di appena 24 anni di nome Rocky Maivia, su cui presto sarebbero state fatte delucidazioni…

Chi è Rocky Maivia?

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