Gennaio 1996: entra in commercio il Motorola StarTAC, il primo cellulare a conchiglia di sempre, la Francia abbandona i test nucleari, in Giappone si conclude Dragon Ball Z, i Dallas Cowboys vincono il Super Bowl, al cinema escono Dal Tramonto all’Alba, Un Ragazzo Veramente Speciale, Il Grande Bullo, e Screamers, mentre in radio impazza One of Us di Joan Osborne:
Nel frattempo, i campioni in WCW sono:
– Campione WCW: Ric Flair
– Campione USA: One Man Gang
– Campioni di coppia: gli Harlem Heat (Booker T & Stevie Ray)
– Campione Televisivo: Johnny B. Badd
La scheggia impazzita
A Starrcade Ric Flair aveva fatto la storia ancora una volta, laureandosi per la quarta volta campione WCW, e più in generale campione del mondo per la 12esima volta, qualcosa mai realizzato da nessun’altro wrestler, e per l’ennesima volta con l’aiuto del suo braccio destro Arn Anderson, a cui il campione uscente “Macho Man” Randy Savage ebbe l’opportunità di farla pagare già nella prima puntata di Nitro del 1996, svoltasi proprio ad Atlanta, casa della WCW, riuscendo anche a vincere usando il solito tirapugni dello stesso Anderson. Quella sera non andò meglio al suo compare dei Four Horsemen Chris Benoit, che perse ingenuamente un match contro Steven Regal dopo essersi messo KO da solo sbagliando una Plancha fuori dal ring: un’ingenuità che, sommata alla sconfitta di Anderson, mandò su tutte le furie Brian Pillman, che arrivò sul ring per riprendere entrambi. Arn Anderson redarguì duramente Pillman, ricordandogli che lo scopo dei Four Horsemen era preservare la cintura attorno alla vita di Ric Flair (come dimostrò per giunta quella stessa sera, aiutando il “Nature Boy” a mantenere il titolo WCW contro Hulk Hogan per squalifica), e lo invitò ed evitare altre sfuriate del genere.

Nonostante l’apparente calma, Arn Anderson non gradì affatto la sfuriata di Pillman, e lo rimise in riga 2 settimane dopo, quando in un confronto tra gli Horsemen e il Dungeon of Doom diede a Pillman un sonoro e umiliante schiaffo davanti a tutti, ricordandogli che l’unico vero “numero 2” degli Horsemen, quello che poteva permettersi di rimproverare gli altri, era “Double A” in persona, ridimensionando fortemente il ruolo di Pillman all’interno del gruppo, che ingoiò il rospo senza protestare.
Eppure in un qualche modo, sulle leggerezze di Arn Anderson, Pillman ci aveva visto lungo, dato che la settimana successiva… Anderson costò il titolo WCW a Ric Flair! Nel bel mezzo dell’ennesima difesa titolata del “Nature Boy” contro Randy Savage infatti, Anderson colpì per sbaglio il suo amico con un tirapugni indirizzato a Savage, consentendo a “Macho Man” di connettere la sua Elbow Drop, riprendendosi il titolo mondiale dopo appena 26 giorni.
Come primo atto da nuovo campione WCW, Savage accontentò le richieste di Hulk Hogan di diventare contendente n.1 al titolo, per sdebitarsi di tutta la lealtà e la correttezza che l’Hulkster aveva sempre dimostrato verso di lui, senza mai abbandonarlo nella lotta al Dungeon of Doom e ai Four Horsemen. Ma prima di affrontarsi i due avrebbero unito le forze ancora una volta, appena 24 ore dopo la conquista del titolo di Savage, in occasione della 32esima edizione di Clash of Champions (storico special televisivo che era un po l’equivalente WCW del Saturday Night’s Main Event della WWF), in un main event di assoluto prestigio, che avrebbe visto salire sul ring ben 22 titoli mondiali totali: The Giant & Ric Flair vs Hulk Hogan & Randy Savage!

Ma non si sarebbe trattato di un match qualsiasi, dato che fu annunciato che all’angolo dei Monster Maniacs ci sarebbe stata… Miss Elizabeth! Dopo anni di assenza dalle TV, l’ex moglie e manager di Randy Savage avrebbe debuttato in WCW tornando ad assistere sia a lui che ad Hulk Hogan come ai vecchi tempi! Proprio la first lady del wrestling in WWF era stata anni prima la causa dei litigi tra Hogan e Savage a causa delle eccessive gelosie di quest’ultimo, ma ormai era passata così tanta acqua sotto ai ponti (incluso il divorzio con Savage nel 1992) che “Macho Man” accettò di buon grado il ritorno nel business della storica compagna, e ora Hogan, Savage, e Miss Elizabeth sarebbero tornati tutti e tre dalla stessa parte a 7 anni di distanza dall’ultima volta. Esatto, nessuna macchina del tempo: non era il 1989, ma il 1996, e finalmente i fan avrebbero rivisto tornare insieme un trio che li aveva fatti sognare e che pensavano non avrebbero mai più rivisto insieme.

Hulk Hogan e Randy Savage furono accompagnati dal loro amico Kevin Greene (oggi Hall of Famer della NFL e ai tempi linebacker dei Pittsburgh Steelers), che coi suoi 110 chili e oltre era una garanzia non da poco per tutelare i due dagli interventi dell’alleanza Four Horsemen/Dungeon of Doom, oltre che la mitica Miss Elizabeth. Ma nonostante tutto, fu ancora una volta la furbizia del “Nature Boy” ad averla vinta, con quest’ultimo che riuscì a schienare il campione WCW dopo averlo colpito in volto con un tirapugni.
Il giorno dopo a Nitro, Ric Flair si prese un’altra vittoria di prestigio schienando addirittura Hulk Hogan, usando come arma uno dei tacchi di Miss Elizabeth (a bordo ring per sostenere l’Hulkster) con l’aiuto di Arn Anderson. Ma nonostante i due schienamenti su Hogan e Savage in meno di 24 ore potessero far beare i Four Horsemen, qualcosa nel gruppo stava scricchiolando, insieme alla loro alleanza col Dungeon of Doom: “The Taskmaster” Kevin Sullivan, scortato da Hugh Morrus, chiamò infatti sul ring Arn Anderson per affrontare una questione spinosa per entrambi: gli atteggiamenti di Brian Pillman, ormai sempre più problematici e inaccettabili per entrambi i gruppi.

Pillman era troppo anticonformista, imprevedibile, e individualista, una vera e propria scheggia impazzita che sfuggiva persino al controllo degli altri Horsemen, come aveva mostrato a Clash of Champions, dove aveva indispettito persino Bobby “The Brain” Heenan -da sempre suo estimatore- al tavolo del commento, quando nel tentativo di salvarsi da una mossa aerea di Guerrero tirò Heenan per il collo (con cui Heenan aveva problemi da tempo), con “The Brain” che esclamò un poco televisivo “What the fuck are you doing?!”, per cui fu anche costretto a scusarsi. Il “fuck” era una parola assolutamente bandita in TV, soprattutto per un prodotto per tutta la famiglia come la WCW, e Heenan fu costretto a scusarsi per l’accaduto.

Ma da buon amante delle provocazioni, Brian Pillman approfittò della controversia minacciando la sera stessa Eric Bischoff di usare tutto il linguaggio volgare possibile proibito dalle TV in diretta (non risparmiando qualche frecciatina velenosa all’uomo a cui lui e i Four Horsemen aveva costretto al ritiro, Paul Orndorff, che tornò a farsi vedere proprio a Clash of the Champions tramite un video pre-registrato, pieno di riflessioni sul suo ritiro dal wrestling).
Per Kevin Sullivan fu un ulteriore prova che Pillman non fosse all’altezza dello stile degli Horsemen, che si muovevano all’unisono come fossero un solo uomo, e vista la loro alleanza era un problema che riguardava tutti, e quella testa calda andava domata prima che potesse fare altri danni. Sullivan chiese immediati provvedimenti ad Arn Anderson, che non era nuovo a strigliate a Pillman, che decise di irreggimentare quest’ultimo alla vecchia maniera: sfilandosi la cintura per umiliarlo davanti a tutto il mondo sculacciandolo come i bambini disobbedienti! Prima che Anderson potesse sferrare un colpo però, Sullivan attaccò entrambi gli Horsemen con la cintura di “Double A”, sancendo di fatto la fine sull’alleanza tra i due gruppi, con Pillman che non si dimostrò proprio entusiasta nell’aiutare Arn Anderson. Anzi, non lo aiutò affatto, con Anderson che dovette mettere a tacere Sullivan e Morrus praticamente da solo, cosa che mise sempre più in dubbio che intenzioni avesse Pillman con gli Horseman.
Ma vista l’alleanza appena saltata, Arn Anderson si sarebbe occupato della questione Pillman in un altro momento: ora il suo obiettivo, e quello di tutti gli Horsemen -Brian Pillman incluso- era di affrontare il Dungeon of Doom per decidere quale sarebbe stata la stable dominante della WCW.
Amici nonostante tutto
Nonostante a Starrcade Lex Luger fosse stato responsabile della sconfitta di Sting per count out, la grande amicizia tra i due non sembrò intaccata, grazie ai chiarimenti che ebbero a Nitro e ai vari Tag Team match che combatterono fianco a fianco.

Ma l’ambiguità di Luger persisteva, come quando un suo intervento a Nitro costò (involontariamente) a Sting un match contro Ric Flair. Ma anche stavolta lo Stinger non lo considerò volontariamente responsabile della sua sconfitta. Non erano dello stesso avviso i più maliziosi Hulk Hogan e Randy Savage, sospettosi su Luger sin dal suo ritorno a settembre, e invitarono Sting a ritrovare un pò di amor proprio e farsi più domande sulle vere intenzioni del “Total Package”. Ma Sting aveva troppa fiducia nella buona fede di Lex Luger, e in nome della profonda amicizia che li legava, tentò con lui addirittura l’assalto ai titoli di coppia dagli Harlem Heat. Insistere sulla fiducia si rivelò una scelta azzeccata, perché non solo stavolta Luger non mostrò atteggiamenti ambigui, ma fu anche l’autore della vittoria dopo aver colpito Stevie Ray con un pugno di monetine passategli da Jimmy Hart. Con la vittoria dei titoli di coppia, Sting e Lex Luger potevano finalmente decretare le incomprensioni e i fraintendimenti come sepolte, e prepararsi a dominare la categoria di coppia, che non sembrava poter proporre avversari alla loro altezza.
Ma presto le carte in tavola sarebbero cambiate, visto che la divisione di coppia sembrava destinata ad essere presto sconvolta dal debutto in WCW… dei Public Enemy! Dopo Sabu, Eddie Guerrero, Dean Malenko, e Chris Benoit, la WCW aveva prelevato dall’ECW di Philadelphia un altro pezzo da novanta della loro schiera di talenti, e dopo aver già vinto per 4 volte i titoli di coppia in ECW, Rocco Rock & Johnny Grunge erano pronti a fare il passo successivo per diventare la coppia più dominante degli States! Il duo debuttò col botto facendo di un sol boccone gli ex campioni di coppia degli American Males, usandoli come “cavie” per esporre a tutti come avrebbero portato in WCW il violento stile ECW: ossia stendendo Marcus Bagwell su un tavolo per poi distruggerlo con uno spettacolare Senton dalla terza corda, per poi riservare lo stesso trattamento a un team storico come i Nasty Boys a Clash of the Champions.
Ma visto che “c’è sempre un pesce più grosso”, nello stesso periodo tornarono in WCW due che la storia della divisione di coppia l’avevano fatta più di chiunque altro… i Road Warriors! Hawk & Animal erano finalmente tornati in WCW dopo 6 anni di assenza, e tornarono a mostrarsi ufficialmente sugli schermi WCW a Clash of the Champions, irrompendo nel mezzo di un’intervista di Gene Okerlund ai nuovi campioni di coppia Sting & Lex Luger. Se Sting si mostrò entusiasta del loro ritorno e della loro sfida lanciata per i titoli di coppia, di ben altro avviso fu il “Total Package”, avvertendo i Road Warriors che si sarebbero dovuti mettere in fila per tentare un assalto ai loro titoli, meritandosi l’opportunità prima di poter parlare. Ancora una volta, nonostante la loro grande amicizia, la grande differenza tra Luger e Sting veniva fuori. Alla fine prevalse “la linea Luger”, coi campioni di coppia che diedero prima l’opportunità ai già designati contendenti n.1, i Blue Bloods di Steven Regal e Robert Eaton, mantenendo i titoli senza grande difficoltà.

Svolgendosi in un cornice prestigiosa come quella del Caesars Palace di Las Vegas, Clash of the Champions non poté essere sprovvisto di grandi eventi: per le note e particolare leggi sul matrimonio di Las Vegas, la serata al Palace fu anche teatro dell’atteso matrimonio tra Sister Sherri e il colonnello Robert Parker alla presenza di tanti atleti come gli Harlem Heat e Disco Inferno, che per la particolare cornice di Las Vegas quella sera combatté (prima del matrimonio) contro Taskmaster non col suo classico stile disco, ma conciato da Elvis. Il matrimonio fu quasi a un passo dal saltare dopo che Parker rivelò a Sherri di aver perso quasi tutti i soldi della loro luna di miele ai casinò, ma alla fine tutto andò per il meglio. O almeno fino all’arrivo di Madusa, tornata in WCW da appena un mese, che attaccò Sherri interrompendo il matrimonio nel peggior modo possibile.
Tra Sherri e Madusa c’erano molti precedenti: la loro era una lunghissima rivalità partita in AWA, che risaliva addirittura agli anni ‘80 e che arrivò persino in ECW nel novembre 1993 (dove però alla fine il match non si svolse), e che ora tornava in una nuova veste ad Atlanta. Dopo essersi fatta rovinare il giorno più bella della sua vita, Sherri affrontò Madusa a Nitro in un sentitissimo match: Madusa era senza dubbio la miglior wrestler d’America, ma Sherri non aveva mai avuto paura a buttarla sul fisico, e riuscì persino a schienarla con un Roll Up, ma fu comunque Madusa ad avere l’ultima parola, perché a match concluso la stese con una delle German Suplex più violente che avesse mai eseguito, lasciandola priva di sensi.

Clash of the Champions fu anche l’occasione per rivedere un vecchio volto, che aveva già militato in WCW in passato: Konnan, uno dei wrestler latini più talentuosi che ci fossero, che quella sera marchiò il suo ritorno contro il debuttante Psychosis. Anche loro furono strappati dall’ECW proprio come i Public Enemy, ma nell’ambito di un piano più grande: la WCW aveva monitorato quanto la categoria dei pesi leggeri infiammasse il pubblico nella rivoluzionaria federazione di Philadelphia, e adesso voleva trapiantare quell’entusiasmo anche ad Atlanta, facendo incetta dei migliori atleti del mondo. A Starrcade l’atteso scontro tra WCW e NJPW era andato piuttosto bene per la federazione di Atlanta: su 7 match la WCW ne aveva vinti ben 4, e soprattutto aveva riportato il titolo USA in America grazie a One Man Gang. Si rivelò un regno piuttosto breve, perché già a fine gennaio a Main Even (uno degli show secondari della WCW) One Man Gang perse la cintura proprio contro Konnan, che non poteva presentare meglio la nuova, affamata categoria dei pesi leggeri.




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