Novembre 1994: viene rilasciato il primo capitolo della serie di Warcraft, Michael Schumacher vince il suo primo Mondiale di Formula 1, vengono identificati i membri della Banda della Uno Bianca, George Foreman diventa il più anziano campione dei pesi massimi di boxe, al cinema escono Intervista Col Vampiro, Frankenstein di Mary Shelley, Miracolo Sulla 34ª Strada, Star Trek: Generazioni, e Junior, mentre i Green Day pubblicano il singolo Basket Case:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Bret Hart
– Campione Intercontinentale: Razor Ramon
– Campioni di coppia: Diesel & Shawn Michaels
– Campionessa femminile: Alundra Blayze
All’ultimo asciugamano
Il Submission match tra Bret Hart e Bob Backlund a Survivor Series era dunque ufficiale, ma presto furono rivelati nuovi dettagli intorno al match, che sarebbe stato un Submission match diverso dagli altri: entrambi avrebbero avuto un manager a bordo ring, e se normalmente il perdente era chi cedeva, stavolta la sconfitta sarebbe dipesa dal manager che per primo avesse simbolicamente gettato un asciugamano! Fu una stipulazione voluta da Backlund in persona, così che l’Hitman potesse provare sulla sua pelle che umiliazione fosse perdere il titolo WWF così, proprio come era capitato a lui 11 anni prima. La pratica di gettare l’asciugamano (da cui deriva l’espressione “gettare la spugna”) era antichissima, e veniva dal mondo del pugilato di fine ‘800. Quando un pugile subiva troppi colpi o non era più in grado di difendersi il suo allenatore lanciava un asciugamano all’interno del ring per segnalare all’arbitro la volontà di fermare l’incontro, evitando così ulteriori infortuni al proprio atleta. Una pratica che faceva parte dello mondo dello sport da sempre, ma che per Backlund era semplicemente inconcepibile, e che adesso anche Bret Hart avrebbe avuto contro!

Vista la stipulazione per fare da manager servivano persone di grande fiducia, perché l’eventuale sconfitta sarebbe dipesa solo da loro. Bret Hart non ebbe dubbi nell’affidare l’asciugamano a British Bulldog, mentre per Backlund la scelta sembrava più ardua: dopo essere stato “tradito” da Arnold Skaaland 11 anni prima Backlund non sembrava fidarsi di nessuno, eppure trovò un uomo da mettere al suo angolo, uno che non avrebbe mai e poi mai regalato la vittoria a Bret Hart, e quel qualcuno era… Owen Hart!

Backlund intanto continuava a distribuire Crossface Chickenwing a destra e a manca, intervenendo in match in cui non centrava nulla per dare dimostrazione dell’inviolabilità della sua mossa finale. Raccolse la sfida anche 1-2-3 Kid -definito da Bret Hart il più talentuoso della new generation che Backlund tanto denigrava- che se la vide con Backlund rimanendo però anche lui vittima della Crossface Chickenwing senza riuscire a liberarsene, e gli sarebbe andata persino peggio se Bret Hart non fosse occorso in suo aiuto, con l’Hitman che sfruttò l’occasione per di chiuderlo finalmente nella Sharpshooter!

Ora anche Backlund sapeva cosa significava rimanere intrappolati in dolore lancinante senza aiuto, ma questo non bastò a calmarlo. Persino British Bulldog, uno degli uomini più forzuti della WWF, non riuscì a spezzare la Crossface Chickenwing: durante un match con Owen Hart infatti Backlund sorprese alle spalle l’inglese, che colto alla sprovvista (Owen finse un infortunio al ginocchio per distrarlo) ne rimase in balia fino all’arrivo di Bret Hart, che salvò prontamente il cognato.
Bob Backlund era furioso e affamato come non era stato neanche da giovane, ma anche Bret Hart aveva più motivazioni del solito, perché non sarebbe stato un semplice match per il titolo WWF, ma un match che l’Hitman avrebbe combattuto per tutti quei ragazzi che sognavano di emergere, ma che dovevano fare i conti con vecchi scontrosi che non reputavano le nuove generazioni all’altezza, gli stessi vecchi che gli avevano impedito per anni di competere per il titolo WWF: per quello lui concedeva opportunità a tutti, per quello aveva promesso di essere un campione mondiale diverso dai precedenti, e per quello avrebbe lottato fino all’ultimo a Survivor Series!

“Macho Man has left the building”
Bob Backlund era l’ultimo “vecchio” rimasto: ad esclusione di Ted DiBiase (a capo della Million Dollar Corporation, ma comunque ritirato dalla lotta) e del rientrante King Kong Bundy, la sua minoranza si restrinse ulteriormente, perché Vince McMahon fece un annuncio che rattristò tutti i fan: “Macho Man” Randy Savage non aveva rinnovato il suo contratto con la WWF, lasciando dunque la federazione dopo 9 anni e mezzo. Non fu soltanto l’addio di un grande nome, ma di un uomo irripetibile, che aveva fatto dell’intensità, del carisma e della pura passione una ragione di vita. Randy Savage era stata un’esplosione di energia, una stella che al suo apice era seconda solo ad Hulk Hogan. Uno spettacolo sin dall’entrata: Pomp and Circumstances che partiva, gli occhiali sgargianti, i colori accesi, la voce roca che prometteva battaglia, per poi lasciare spazio a un professionista maniacale, un atleta che viveva ogni match come fosse l’ultimo, che sul ring metteva anima, corpo e cuore, lottando “come un selvaggio”, una definizione coniata da Ole Anderson che fece sua usandola come nome di battaglia.
Negli anni d’oro della WWF più competitiva di sempre, Savage era stato campione Intercontinentale, campione WWF, King of the Ring, e aveva lottato in 2 main event di WrestleMania, tutto in 9 intensissimi anni in cui era stato protagonista di rivalità leggendarie, e incontri memorabili: il suo match contro Ricky “The Dragon” Steamboat di WrestleMania III aveva settato nuovi standard qualitativi, mentre il suo rapporto di amore/odio con Hulk Hogan, aveva tenuto tutti incollati alla TV. E poi c’era Miss Elizabeth. La loro unione, sul ring e nella vita, regalò momenti di rara intensità emotiva, culminando col matrimonio a SummerSlam 1991, ultima testimonianza di quanto “Macho Man” avesse contribuito a trasformare il wrestling in uno spettacolo globale, dimostrando a una generazione di performer che ci si poteva affermare in un wrestling dominato da giganti e mastodonti dalla forza erculea anche senza pesare più di 120 kg. Un wrestler della new generation, ma arrivato un decennio prima della new generation.

Il motivo dietro l’addio non era difficile da immaginare: Savage soffriva stare al tavolo del commento perché aveva ancora il fuoco della battaglia dentro di sé, ma la WWF riteneva che appartenesse al passato, preferendo puntare sulla new generation dei vari Bret Hart, Razor Ramon, Shawn Michaels, 1-2-3 Kid, e compagnia. Al contrario di Backlund però “Macho Man” era entusiasta di questa nuova generazione, ed era disposto a lavorare con loro per aiutarli a crescere, ma la WWF non era dello stesso avviso. Il suo malcontento era già emerso in alcune interviste prima del suo match con Crush di WrestleMania X, ma ora che il suo contratto era in scadenza si aprivano nuove porte e possibilità, perché un altro evento lo risvegliò: l’approdo di Hulk Hogan in WCW in estate. La WCW infatti voleva mettere sù una corazzata per contrastare lo strapotere della WWF, e sapere che c’era un posto pronto ad accogliere vecchie glorie come lui, che li avrebbe rimessi al centro del progetto (per di più molto ben pagati), dandogli anche la possibilità di vedersela con nuovi talenti.

La morte e le tasse
Ed era a caccia di nuovi talenti anche Ted DiBiase, che per espandere la Million Dollar Corporation visionò il debuttante Aldo Montoya, un wrestler mascherato proveniente dal Portogallo che non sapeva una parola d’inglese, ma che si mise subito in mostra dopo una bella vittoria su Brooklyn Brawler. Neanche aveva debuttato che subito il “Million Dollar Man” sembrava interessato: Montoya aveva forse una lacuna linguistica, ma lui lo avrebbe reclutato con la lingua universale, quella dei verdoni! Ma quello che DiBiase non sapeva era che il portoghese conosceva benissimo l’inglese, e gli rispose che quei soldi poteva infilarseli nell’orecchio! Il “Million Dollar Man” era esterrefatto: non era comune che qualcuno rifiutasse i suoi soldi, ma Montoya quella sera gli diede una dimostrazione di carattere, e in un momento dove tutti sembravano cedere alle sue lusinghe lanciò un potente, rassicurante messaggio: in un mondo di corrotti, c’era ancora chi diceva no!
Un segnale che dava speranza, visto quello che faceva la Million Dollar Corporation e in particolare Irwin R. Schyster, che raggiunse nuove vette di disumanità iniziando ad apparire in una serie di vignette in vari cimiteri, sostenendo che neanche la morte era una scusa accettabile per non pagare le tasse, soprattutto per chi era stato un evasore in vita. IRS iniziò a “saldare i debiti” degli evasori morti nei cimiteri, riappropriandosi di oggetti come i fiori e persino le stesse lapidi di persone che, a suo dire, non avevano pagato le tasse prima di morire… dopotutto come si suol dire, la morte e le tasse sono le uniche certezze della vita! IRS era un essere spregevole e senza il minimo scrupolo e empatia, e puntò il dito anche contro il custode dei morti, Undertaker, che definì il più grande degli evasori: nessuno possedeva più lapidi di lui, eppure nessun tributo era stato versato, dunque adesso lo avrebbe tenuto sotto sorveglianza!
Un altro Survivor Series match sarebbe stato quello tra 1-2-3 Kid, British Bulldog, gli Headshrinkers, e Razor Ramon (che in suo onore di quest’ultimo si rinominarono i “Bad Guys”) e il team denominatosi i “Teamsters”, formato da Jeff Jarrett, Jim Neidhart, Owen Hart, e i campioni di coppia Diesel & Shawn Michaels, che proseguivano il loro regno affrontando perlopiù avversari di piccolo calibro, ad eccezione di una difesa titolata ad Action Zone contro 1-2-3 Kid & Razor Ramon. Persino l’atteso rematch per i titoli con gli Headshrinkers non si fece, perché Samu fu costretto a chiamarsi fuori dopo un’intossicazione alimentare. Gli Headshrinkers cambiarono così formazione, con “Captain” Lou Albano che affiancò a Fatu il debuttante Seone.
Prima di Survivor Series ci fu un importante cambio di titolo, perché la campionessa femminile Alundra Blayze volò in Giappone per difendere la cintura nuovamente contro Bull Nakano, stavolta uscendone sconfitta. Dopo ben 11 mesi di regno Alundra Blayze dovette dunque cedere lo scettro di regina della WWF, per la gioia di Luna Vachon, che sin dall’estate aveva promosso Bull Nakano come la prescelta per detronizzarla.

23/11/1994 – Survivor Series 1994

Dal Freeman Coliseum di San Antonio, Texas, iniziò l’attesa serata di Survivor Series. Il primo match fu tra i Teamsters e i Bad Guys, un incontro che si prospettava imprevedibile e scoppiettante, in cui Shawn Michaels si prese l’incarico di tattico del suo team dispensando consigli, soprattutto a Diesel, senza praticamente mai entrare in azione. Ma per quanto l’Heartbreak Kid potesse prendersi ogni merito fu proprio il suo partner il vero mattatore del match, perché dopo una dozzina di minuti con 3 Jacknife Powerbomb eliminò sia 1-2-3 che gli Headshrinkers… e tutti nell’arco 73 secondi! Fu solo allora, quando grazie a Diesel i Teamster erano in vantaggio in 5 contro 1 (ossia il capitano Razor Ramon, visto che British Bulldog era stato eliminato invece per count out), che Michaels entrò nel match, così da avere tutta la scena per sé con il minimo sforzo.

Per Razor Ramon era una situazione disperata, per non dire il possibile, ma Michaels si volle prendere il merito di schienare Ramon, che per tutto il 1994 era stato il suo avversario più grande, ma ancora una volta chiese l’aiuto di“Big Daddy Cool”, a cui ordinò di tenerlo fermo per poterlo colpire col suo Superkick e aggiudicarsi il match. Ma nonostante tutto il “Bad Guy” ebbe i riflessi pronti, e Michaels col Superkick stese invece Diesel! Si era praticamente ripetuto il copione di SummerSlam! Tra i due scoppiò un’accesa lite che i loro compagni a stento tennero a bada, con l’Hearthbreak Kid che se la diede a gambe verso lo spogliatoio, con Diesel all’inseguimento!

I Teamsters erano talmente presi dalla rissa che si scordarono che Razor Ramon nel frattempo era ancora nel ring, ma non l’arbitro, che li contrò fuori tutti quanti assegnando la vittoria al “Bad Guy” per count out! Fu un finale incredibile e assolutamente imprevisto, e senza neanche volerlo Razor Ramon aveva portato alla vittoria il suo team, nonostante fosse rimasto solo contro 5!
Il match successivo fu il Survivor Series match tra la Royal Family (il team formato da Jerry Lawler, Queasy, Cheesy, e Sleazy) e i Clowns Are Us (Doink, Dink, Pink e Wink), che durò più del previsto (ben 16 minuti di lotta tra nani!) e che finì con un incredibile clean sweep degli uomini di “The King”, con i clown vennero tutti eliminati, mentre Lawler & co. non persero neanche un uomo. Ben più interessante sarebbe stato il match successivo, perché era il turno del Submission match tra Bret Hart e Bob Backlund per il titolo WWF! A bordo ring come per tutti i grandi match del figlio c’erano Stu ed Helen Hart, sempre pronti a supportarlo.

Vista la particolare stipulazione non fu un match veloce o spettacolare: a farla da padrona erano lunghe prese e vari momenti di stallo, con un ritmo lento e molto tecnico, tanto che ad attirare l’attenzione erano quasi più British Bulldog e Owen Hart, visto il loro ruolo cruciale nel match e quanto accadde fuori dal ring. Owen infatti aiutò Backlund a uscire dalla Sharpshooter, con British Bulldog tentò di tenerlo a bada, ma il “King of Harts” lo fece cadere di testa sui gradoni d’acciaio, mettendolo KO e costandogli una commozione cerebrale. Non era stato un colpo personale, ma la botta rimediata dall’inglese era grave, e quanto accadde a bordo ring distrasse Bret quanto bastava affinché Backlund lo sorprendesse alle spalle con la Crossface Chickenwing! Ormai era fatta: Bret era in balia della mossa finale di Backlund, e adesso stava tutto nelle mani di British Bulldog gettare l’asciugamano, ma l’inglese era ancora KO, dunque nessuno poteva porre fine alle sofferenze di Bret Hart!

In quel momento l’espressione di Owe cambiò, come se avesse appena realizzato cosa aveva fatto: aveva causato una commozione cerebrale al cognato e lasciato il fratello in balia di una delle mosse più dolorose e inviolabili che ci fossero, e come se non bastasse, a bordo ring i suoi genitori erano col fiato sospeso, in particolare la madre. Lo sguardo del dolore dilaniante che Bret stava provando colpì persino Owen, che per la prima volta da quando aveva dato il via alla sua guerra fratricida sembrò provare serio pentimento. Era come se l’immagine di Bret in trappola avesse spazzato via tutta la gelosia e l’invidia che Owen aveva covato, per fare finalmente spazio all’amore fraterno che ancora si nascondeva nel suo inconscio, e che per anni li aveva resi legatissimi, ma nessuno poteva compiere alcun atto di pietà, perché British Bulldog era ancora a terra… a meno che non lo facesse qualcun’altro!

Non c’era altro modo per salvare il fratello, e con il cuore in gola e a un passo dalle lacrime Owen pregò i genitori di prendere l’asciugamano e gettarlo affinché Bret non riportasse danni permanenti! Stu aveva insegnato a Bret a non mollare mai, a costo di rimetterci qualcosa, e non avrebbe di certo gettato la spugna, ma Helen sembrava di tutt’altro avviso: nessuno poteva chiedere a una madre di restare a guardare mentre il figlio soffriva le pene dell’inferno davanti ai suoi occhi, e come ogni madre Helen avrebbe preferito morire piuttosto che far soffrire suo figlio! Bret era intrappolato nella Crossface Chickenwing da 9 lunghissimi minuti, e non sopportando più l’esecuzione di suo figlio davanti ai suoi occhi Helen gettò finalmente l’asciugamano!

Bob Backlund era il nuovo campione WWF, ma la cosa più sorprendente è che il primo a esultare non fu lui, bensì… Owen Hart! Era tutto parte di un piano: Owen aveva manipolato i genitori affinché gettassero l’asciugamano! Solo una mente malata poteva architettare un piano del genere: di tutte le vigliaccate pensate per colpire Bret, questa era di gran lunga la più meschina, perché Owen stavolta aveva giocato coi sentimenti dei propri genitori. Ogni mezzo era lecito pur di detronizzare il fratello, e dopo 8 lunghi mesi c’era finalmente riuscito!

Con il pubblico ancora incredulo, si svolse poi l’ultimo Survivor Series match, quello tra la Million Dollar Corporation (Bam Bam Bigelow, King Kong Bundy, gli Heavenly Bodies, e Tatanka) e i Guts and Glory (Lex Luger, Mabel, Adam Bomb, e gli Smoking Gunns). Fu il primo vero banco di prova per il gruppo di Ted DiBiase, che necessitava di una vittoria d’impatto sui suoi oppositori. Da capitano, Luger combatté come un leone, anche quando tutti i suoi uomini vennero eliminati e si ritrovò a combattere solo contro 3, riuscendo anche a levarsi la soddisfazione di schienare il suo ex amico Tatanka. Ma gli ultimi rimasti della Million Dollar Corporation erano Bam Bam Bigelow e King Kong Bundy, un tandem troppo potente per un solo uomo, e alla fine Luger si dovette arrendere, venendo schienato da Bundy.

Il main event non poteva che essere la rivincita tra Undertaker e Yokozuna nel Casket match, con Chuck Norris arbitro speciale. La star di Walker Texas Ranger era un esperto di arti marziali, ma era comunque uno solo, e in tanti cercarono di intervenire comunque, da King Kong Bundy, a Bam Bam Bigelow, a Jeff Jarrett (che venne steso da uno dei rinomati calci di Norris), ma erano tutti poco più che esce, visto che il loro scopo era distrarre tutti da Irwin R. Schyster, che da dietro sorprese Undertaker con una Sleeper Hold. Con l’aiuto degli uomini della Million Dollar Corporation Yokozuna tentò di replicare il copione di Royal Rumble, ma l’Undertaker tornato dalla morte era persino più forte e preparato di quello che aveva “seppellito”, e alla fine fu proprio il Becchino con un Big Boot a mandare Yokozuna nella bara, prendendosi finalmente la sua rivincita. Adesso Undertaker era davvero tornato!

RAW
72 ore
A 11 di distanza dall’ultima volta Bob Backlund era tornato campione WWF. Sembrava impossibile, ma pochi giorni prima di lui già George Foreman aveva dimostrato che l’età era solo un numero, diventando il più anziano campione mondiale della storia della boxe a 45 anni, la stessa età di Backlund. Erano passati 3 Presidenti degli Stati Uniti, 3 Mondiali di calcio e 3 Olimpiadi, ma Bob Backlund era nuovamente in cima alla WWF, con una vittoria che gli fece battere ogni record: nessuno aveva mai riconquistato il titolo WWF a così tanti anni di distanza, né dalla prima vittoria né dall’ultima perdita, e divenne anche il primo a detenerlo in 3 decadi diverse, nonché il più anziano di sempre coi suoi 45 anni, a testimonianza della sua incredibile longevità. Del resto i record in tarda età per Backlund non erano una novità, visto che l’anno prima aveva persino stabilito il record di permanenza nel Royal Rumble match… tutti record che però per Backlund non contavano, visto che lui si considerava campione ininterrotto dal 1978!

Dopo Survivor Series i momenti di tensione tra Diesel e Shawn Michaels si erano tutt’altro che placati, anzi, la frattura tra i due era talmente irreparabile che preferirono rendere vacanti i titoli di coppia piuttosto che lottare ancora insieme! Survivor Series era stata solo la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso: sempre a causa di un Superkick mancato di Michaels Diesel aveva perso il titolo Intercontinentale a SummerSlam, e inoltre a fine match l’Heartbreak Kid non aveva rilasciato dichiarazioni lusinghiere verso il suo ex bodyguard, ricordando a tutti era stato lui a portarlo in WWF e a dargli soldi e fortuna, dunque non doveva permettersi di rivoltarsi contro di lui!
Ma Diesel non sembrava più aver bisogno di Shawn Michaels: era arrivato sì in WWF come suo bodyguard, ma aveva dimostrato in più occasioni di saper essere dominante anche da solo, soprattutto a Survivor Series. In appena un anno e mezzo era stato campione Intercontinentale, aveva messo alle strette il campione WWF Bret Hart a King of the Ring, e ad eccezione di Razor Ramon nessuno era mai riuscito a schienarlo… le sue credenziali erano eccellenti, e visto che Bret Hart doveva ancora riprendersi dai 9 minuti nella Crossface Chickenwing venne scelto come prossimo sfidante al titolo WWF di Bob Backlund!

A suo modo sarebbe stata una sfida personale anche per “Big Daddy Cool”, non solo perché anche lui faceva parte della new generation che Backlund sminuiva, ma perché da ex camionista aveva visto il cuore pulsante dell’America quanto bastava per non credere a tutte le sue chiacchiere su quanto il Paese di fosse rammollito rispetto ai tempi.
A sorpresa lo scontro tra i due non avvenne in TV ma in un house show al Madison Square Garden, per cui i fan poterono assistere al match solo qualche giorno dopo, scoprendo il clamoroso risultato: Diesel era il nuovo campione WWF dopo aver battuto Bob Backlund in appena 8 secondi! Sembrava impossibile, una leggenda metropolitana, un’esagerazione di qualche fan troppo entusiasta, ma le immagini mandate in onda pochi giorni dopo parlavano chiaro: a Diesel era bastata soltanto una Jacknife Powerbomb ben assestata al suono della campana per distruggere il regno che Backlund aveva aspettato per tanti anni dopo appena 72 ore!
Si trattò del match più corto della storia del titolo WWF, e Diesel divenne il terzo triple crown champion della storia della WWF, capace di vincere tutte le cinture principali della federazione, ossia le cinture di coppia, Intercontinentale, e mondiale, un risultato prima di lui raggiunto solo Pedro Morales e Bret Hart c’erano riusciti. Ma rispetto a loro “Big Daddy Cool” ci aveva impiegato solo un anno e mezzo!
Il distacco da Shawn Michaels sembrava averlo cambiato in meglio: Diesel dichiarò subito che non si sarebbe sottratto a nessuna sfida, prendendo spunto dallo stesso Bret Hart che a giugno gli aveva concesso di lottare per il titolo WWF nonostante la sua poca esperienza. Un rispetto insospettabile, che Diesel ribadì promettendo all’Hitman che non appena si fosse ripreso dall’infortunio sarebbe stato onorato di dagli un match per il titolo WWF! In pochi giorni la concezione di “Big Daddy Cool” era completamente cambiata, e il titolo WWF sembrava aver mostrato il suo vero volto, quello che Shawn Michaels stava invece reprimendo: quello di un uomo pronto a lottare senza scappatoie!




Lascia un commento