Giugno 1997: nelle librerie inglesi arriva Harry Potter e la Pietra Filosofale ed esplode un piccolo grande caso letterario, i Chicago Bulls di Michael Jordan vincono l’NBA, l’Inter acquista Ronaldo, si ritira Franco Baresi, escono al cinema Batman & Robin, Face/Off, Con Air, Il Matrimonio del Mio Miglior Amico, ed Hercules, con la canzone ufficiale del film, I Won’t Say i’m in Love, di Belinda Carlisle ad impazzire in radio:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

– Campione WWF: Undertaker

– Campione Intercontinentale: Owen Hart

– Campioni di coppia: Steve Austin & Shawn Michaels

– Campione Europeo: British Bulldog 

Austin e Michaels, amici mai

In seguito all’attacco subito da “Stone Cold” Steve Austin, Bret Hart fu costretto a prendersi nuovamente una pausa dal ring. Austin aveva infatti infortunato per la seconda volta in un mese il ginocchio destro dell’Hitman, costringendolo non solo a dover camminare (ancora) con delle stampelle, ma anche a dover abbandonare la sua attesa rivincita contro Shawn Michaels a King of the Ring. Nonostante fossero campioni di coppia insieme, questa enorme opportunità sfumata creò ulteriori tensioni tra Austin e Michaels, che avrebbe potuto far fuori Bret Hart una volta per tutte (la stipulazione di King of the Ring avrebbe infatti previsto che, se Bret non avesse battuto Michaels in meno di 10 minuti, non avrebbe più potuto lottare sul suolo americano). Senza contare che a Steve Austin sembrava non importare molto di quando il partner veniva puntualmente assalito dalla Hart Foundation, facendosi ogni volta gli affari propri.

Divertito nel vedere i due litigare così, Brian Pillman lanciò un provocazione ad Austin, dicendogli che se ci teneva così tanto a dare una lezione a Shawn Michaels avrebbe potuto cedere volentieri il suo posto all’Heartbreak Kid a King of the Ring (dove per appunto previsto un match tra “Stone Cold” e Pillman). Austin accettò, dichiarando che prima avrebbe fatto a pezzi Shawn Michaels a King of the Ring, e poi avrebbe fatto lo stesso con Pillman 24 ore dopo a RAW!

Anche l’Heartbreak Kid accettò l’opportunità di affrontare il partner, ma prima i due avrebbero dovuto collaborare ancora, visto che avrebbero difeso i titoli di coppia contro i Legion of Doom come promesso la settimana prima in caso di conquista del titolo. Come previsto, al contrario della settimana prima i pessimi rapporti tra i due influenzarono tutto il match, anche a causa della minacciosa presenza della Hart Foundation sulla rampa d’ingresso che distrasse Michaels (che era l’uomo legale del team) mentre si trovava fuori dal ring, con un Austin spazientito che tirò il partner per i capelli per riportarlo nel ring. Questo creò un azzuffata tra i due che gli costò il match per count out e la conferma dei titoli.

Undertaker e Paul Bearer di nuovo insieme

Pur con i contrasti interni nel momento in cui aveva più bisogno della Nation of Domination, ossia in vista del suo match per il titolo WWF, Faarooq riuscì comunque ad ottenere una serie di convincenti vittorie, riuscendo anche a battere nuovamente Ahmed Johnson, la cui rivalità andava ormai avanti da quasi un anno. Ma a King of the Ring avrebbe avuto un avversario in più… Paul Bearer! Era infatti ufficiale: Undertaker e il suo vecchio mentore Paul Bearer si erano ormai ricongiunti dopo 10 mesi, seppur contro la volontà del “Deadman”.

Undertaker e Paul Bearer si sono ricongiunti

Vince McMahon chiese spiegazioni ad Undertaker a riguardo, che rispose dicendo che non si aspettava che la gente capisse, ma che era stato comunque costretto a farlo. Nel bel mezzo dell’intervista però, irruppe… Sycho Sid! Dopo 2 mesi di assenza, l’uomo a cui Undertaker aveva strappato il titolo era tornato! Sid prese il microfono e disse che l’unico motivo per cui non aveva mai chiesto il rematch di WrestleMania 13 ad Undertaker era per l’enorme rispetto che nutriva verso di lui, riconoscendolo come l’uomo migliore tra i due in virtù del loro match; ma ora che Undertaker aveva messo da parte tutti i suoi principi per una banale minaccia, e che era tornato col suo perfido manager senza lottare, Sid dubitò molto sull’effettivo rispetto che Undertaker meritava, e pertanto decise di sfruttare la sua clausola di rematch che gli spettava… quella stessa sera a RAW!

Sycho Sid è tornato… e vuole il suo rematch contro Undertaker!

Undertaker vinse ancora una volta conservando il titolo WWF, ma nell’immediato post-match sia lui che Sid furono vittime di un violento pestaggio di tutta la Nation, condita dalle classiche frustate di Faarooq con la sua cinta, che mostrò una Nation of Domination molto più unita di quanto i contrasti interni sembrassero presagire.

Le origini di Mankind

Continuava il viaggio di Jim Ross alla scoperta della vita di Mick Foley, meglio noto come Mankind, che arrivò al momento più interessante: la nascita di Cactus Jack, ossia l’identità che Foley si creò per emergere nel wrestling che conta. Nel 1986, appena 3 anni dopo aver assistito al match che lo ispirò a diventare un wrestler (lo Steel Cage match tra Jimmy Snuka e Don Muraco), Foley si ritrovò a lottare come jobber proprio in WWF usando il nome di Jack e Nick Foley, affrontando tra l’altro i British Bulldogs in coppia.

Mick Foley in WWF, molto prima di diventare Mankind

Sapendo che per farsi strada ci voleva qualcosa di più, Foley smise di fingersi qualcun altro per abbracciare appieno la sua natura violenta e sadistica tramite il personaggio di Cactus Jack (che fece dubitare Ross se Foley non soffrisse di disturbo da personalità multipla), con cui tra federazioni giapponesi, WCW, ed ECW, si fece conoscere per i suoi match ad alto tasso di violenza, che spesso vedevano coinvolti litri di sangue, filo spinato al posto delle corde, tavoli infuocati e puntine da disegno conficcate nel corpo, guadagnandosi il rispetto (e il timore) di tutto il business, seppur tracciando permanentemente questo percorso con una serie di cicatrici indelebili sulla sua pelle, dalla perdita di un pezzo di orecchio a vistose cicatrici sulle braccia.

Cactus Jack, la personalità più sadica e crudele di Mick Foley

Tutta questa serie di approfondimenti su chi fosse davvero il misterioso Mankind, che ne misero in risalto il lato più umano e vulnerabile, lo fece prendere per la prima volta in simpatia dal pubblico. Nel suo match  per i quarti di finale del King of the Ring contro Savio Vega infatti, Mankind si ritrovò (con suo stesso stupore) ad essere sostenuto all’unanimità, lasciandolo a metà tra il confuso e il felice, con un pubblico che finalmente gli tributava l’amore che aveva sempre voluto. Mankind vinse il match e accedette alle semifinali grazie ad un’interferenza maldestra di Crush per aiutare il compagno della Nation che finì con il colpire proprio Vega.

Sempre un intervento maldestro di Crush era già costato a Vega il titolo Intercontinentale il mese prima ad In Your House in una situazione praticamente identica, mentre il portoricano aveva causato la sconfitta di Crush ai quarti di finale del King of the Ring: gli attriti tra i due ormai non si contavano più, e persino Faarooq, che li aveva sempre sedati per il bene della Nation of Domination, stavolta non intervenne, e stanco di doverli riprendere continuamente se ne andò spazientito, lasciandoli massacrare tra di loro. 

8/6/1997 – King of the Ring 1997

Dal Providence Civic Center di Providence, Rhode Island, si svolse King of the Ring, con Hunter Hearst Helmsley che vinse la prima semifinale contro Ahmed Johnson grazie ad una distrazione di Chyna. I due si erano già affrontati ai quarti con vittoria di quest’ultimo, ma il ripescaggio di Helmsley consentì ai due di incontrarsi di nuovo, mentre la seconda semifinale vide sfidarsi Mankind e Jerry “The King” Lawler. Il match fu preceduto da un lungo botta e risposta tra i due, dove Lawler si fece gioco dell’aspetto di Mankind, e si rivelò molto più combattuto del previsto, ma vide alla fine trionfare Mankind con la sua Mandible Claw, accedendo alla finale del torneo contro Hunter Hearst Helmsley. Come sottolineò Mankind stesso in un promo pre-match, l’assenza di Paul Bearer al suo angolo era dovuto ad una definitiva separazione tra i due dal momento che ormai Bearer era tornato in affari con Undertaker, una decisione a cui Mankind non si era mai mostrato favorevole.

Mankind conferma la fine della collaborazione tra lui e Paul Bearer

Per dare il tempo ai finalisti di riposare ci fu un match tra Crush e Goldust (vinto dal secondo) e un 6 Men Tag Team match tra la Hart Foundation (Owen Hart, British Bulldog, e Jim Neidhart) contro i Legion of Doom e Sycho Sid, vinto dal gruppo anglo-canadese dopo un Sunset Flip con cui Owen schienò addirittura Sycho Sid.

La finale tra Mankind e Hunter Hearst Helmsley fu un’autentica guerra, e il nuovo e impensabile supporto di cui Mankind godeva lo spinse a dare il massimo più di quanto già non facesse, sacrificando il suo corpo spingendolo oltre i limiti, che però dovettero fare i conti con gli interventi di Chyna a favore di Helmsley, che distrusse addirittura un tavolo del commento con un Pedigree su Mankind!

Nella foga del combattimento Mankind perse anche la maschera, lottando col suo vero volto, mostrando di nuovo quel lato umano che i fan avevano iniziato ad apprezzare dopo gli approfondimenti di Jim Ross: stavolta non era Mankind a lottare, ma Mick Foley! Purtroppo tutti questi fattori non servirono, visto che Helmsley si aggiudicò il match e la nomina a nuovo King of the Ring dopo aver eseguito un Pedigree su Foley successivo ad un intervento di Chyna, che spaccò letteralmente lo scettro previsto per la cerimonia di incoronazione sulla schiena di Mankind. Ma la furia di Helmsley non si placò, e insieme a Chyna infierì su Mankind colpendolo ripetutamente con la corona da Re mentre ancora si trovava a terra.

Hunter Hearst Helmsley vince una finale assolutamente brutale

Prima del match tra “Stone Cold” Steve Austin e Shawn Michaels l’intera Hart Foundation si presentò nel ring, per lanciare una sfida speciale in vista del prossimo In Your House (che si sarebbe chiamato Canadian Stampede, in omaggio alla Stampede Wrestling, la vecchia federazione di Stu Hart) che si sarebbe svolto proprio in casa della Hart Foundation, a Calgary, in Canada: un invito a 5 superstar qualsiasi del roster ad affrontare l’intera Hart Foundation, nel match che avrebbe finalmente visto il ritorno in-ring di Bret Hart dopo 3 mesi!

La Hart Foundation lancia una sfida ufficiale per il prossimo PPV

La Hart Foundation fu poi invitata a lasciare il ring dal management  della WWF, per evitare che il match si svolgesse nell’anarchia più totale. L’incontro tra Steve Austin e Shawn Michaels fu un grandissimo match, e diede occasione a due di sfogare la rabbia repressa che provavano reciprocamente, anche se non ebbe il finale sperato da entrambi: Austin riuscì a mettere a terra Michaels per un conto di 3 con una Stunner, ma l’arbitro era KO, e per la frustrazione “Stone Cold” lo sollevò solo per… rimetterlo KO con una Stunner!

Shawn Michaels e Steve Austin sono autori del miglior match della serata

Seguì una Sweet Chin Music di Michaels che non potè ottenere un 3 perchè il secondo arbitro accorso preferì assistere il primo messo KO da Austin, fatto che creò nell’Heartbreak Kid abbastanza rabbia da mettere KO l’arbitro a sua volta. Furioso, arrivò un terzo arbitro, che in virtù del comportamento di Austin e Michaels dichiarò la doppia squalifica per entrambi facendo finire il match in no contest. Ma tra i due era tutt’altro che finita, e sapendo ciò l’intero management della WWF arrivò per placare entrambi, riuscendo a farli tornare nel backstage (quasi) calmi.

A chiudere la serata fu il match per il titolo WWF tra Undertaker e Faarooq, con l’obiettivo di diventare il primo campione mondiale nero in WWF. Anche se il “Deadman” poteva contare di nuovo su Paul Bearer, Faarooq aveva sempre Nation of Domination dalla sua, che gli consentì anche di dominare il match in più occasioni, almeno finchè non si verificò di nuovo una scena di cui Faarooq ormai non ne poteva più: Crush e Savio Vega discussero tra loro, e lo distrassero quanto bastava affinché Undertaker lo mettesse KO con la Tombstone Piledriver, conservando il titolo WWF. Paul Bearer però non sembrava soddisfatto: voleva che il Becchino dimostrasse di essere totalmente sotto le sue dipendenze, e gli ordinò di infierire su Faarooq a suon di Chokeslam!

Anche se controvoglia Undertaker obbedì, segno di quanto importante fosse il segreto che Bearer custodiva, ma vedere Faarooq subire tutti quei colpi era una punizione eccessiva persino per la sua nemesi Ahmed Johnson, che per fermare Undertaker arrivò a stenderlo con la Pearl River Plunge. Se la volontà di Undertaker era stata ridotta allo zero assoluto, allora Paul Bearer era a conoscenza di qualcosa di veramente scottante…

RAW is WAR

In cerca di un partner

Il giorno dopo a RAW, come da pronostico “Stone Cold” Steve Austin si proclamò partecipante alla sfida del 5 contro 5 lanciata da Bret Hart per l’imminente Canadian Stampede. Ma come promesso in precedenza, Austin avrebbe prima affrontato Brian Pillman a RAW (dopo avergli addirittura infilato la testa nel gabinetto nel backstage di King of the Ring). Intano la Hart Foundation rischiava di perdere un’altra cintura dopo quelle di coppia: vincendo un match contro il suo vecchio rivale Hunter Hearst Helmsley, Goldust si era infatti guadagnato l’opportunità di affrontare British Bulldog per il titolo Europeo a RAW. Il match finì per doppio count out, con l’inglese che cercò di colpire Goldust mentre era ancora KO con una sedia a match finito. Per difendere il marito da una scarica di sediate, Marlena si piazzò davanti a British Bulldog, che però non sembrava intenzionato a fermarsi.

Marlena fa da scudo umano a Goldust!

A salvare Marlena ci pensò Ken Shamrock, che corse nel ring scaraventando via British Bulldog, per poi invitarlo ad affrontarlo, ma il campione Europeo non era intenzionato a battersi con Shamrock, e se la svignò vigliaccamente nel backstage. I destini di Ken Shamrock e della Hart Foundation si incrociarono nuovamente quella sera, dove Shamrock (che era bordo ring come commentatore speciale) impedì con la forza a Jim Neidhart di intervenire a favore di Owen Hart, impegnato in un match con Sycho Sid. Più tardi, Shamrock intervenne addirittura una terza volta nella stessa sera a spese della Hart Foundation durante l’atteso match tra Steve Austin e Brian Pillman: nonostante fosse un incontro atteso da 8 mesi, ossia da quando “Stone Cold” ruppe la caviglia a Pillman, il loro match non iniziò mai, con Austin che si ritrovò attaccato da tutta la Hart Foundation prima ancora di entrare nel ring.

Tra la sorpresa generale ad aiutare Austin arrivò Mankind, che prese addirittura il suo posto nel match contro Pillman. Austin ricambiò il favore a fine match aiutando Mankind al ritorno della Hart Foundation insieme a Ken Shamrock, presente ancora una volta a mettere i bastoni tra le ruote alla Hart Foundation. Tuttavia, Shamrock non trovò l’approvazione di Austin, che per “ringraziarlo” lo stese con una Stunner! Nel frattempo, fuori dagli show WWF si registrò una violenta rissa tra Shawn Michaels e Bret Hart, che costrinse la WWF a sospendere a tempo indeterminato l’Heartbreak Kid, lasciando di conseguenza i titoli di coppia detenuti con Steve Austin vacanti (anche se la federazione spacciò la sua sospensione per una ricaduta del suo ginocchio malandato).

Shawn Michaels dovrà (di nuovo) prendersi un pausa

La WWF diede quindi il via ad un torneo a coppie, dove i vincitori avrebbero affrontato in finale il già co-campione Steve Austin e un nuovo partner a sua scelta per decretare i nuovi campioni. Il primo a candidarsi come partner di “Stone Cold” fu Mankind, che dopo l’intervento della settimana prima aveva sentito una certa chimica con lui, ma vista la sua poca propensione ad avere alleati, Austin liquidò Mankind al volo, sentenziando che non voleva avere nulla a che fare con un pazzoide come lui.

Lo scarso gioco di squadra di “Stone Cold” aveva già colpito atleti come Shawn Michaels e Ken Shamrock, che infuriato per la Stunner ricevuta la settimana prima sfidò Austin ad un match. Ma prima il “Rattlesnake” (come Jim Ross amava chiamarlo) Steve Austin avrebbe finalmente affrontato Brian Pillman, in un match con tutti i membri della Hart Foundation ammanettati a bordo ring per evitare interventi come la settimana prima (ad eccezione di Bret Hart, assente dallo show). Il match finì in no contest dopo che Owen Hart trovò il modo di rubare le chiavi dalle tasche dell’arbitro e liberare dalle manette i suoi compari.

A salvare Austin dal peggio arrivarono (di nuovo) Mankind, Ken Shamrock e Goldust, che si era visto la Hart Foundation infierire nei suoi affari ancora una volta durante un match con Jim Neidhart quella stessa sera. Ma ancora una volta, Austin non si dimostrò grato nei confronti di Shamrock, e i due iniziarono una violenta azzuffata, che fu però interrotta dai Legion of Doom. Prese poi la parola Goldust, che invitò Austin a darsi una calmata e a smettere di fare il lupo solitario, dal momento che l’odio per la Hart Foundation accomunava tutti loro; e con queste parole, Goldust autocandidò lui, Shamrock e i Legion of Doom ad occupare i 4 posti liberi per il 5 contro 5 indetto da Bret Hart a Canadian Stampede!

Che a Steve Austin piaccia o meno, dovrà imparare a giocare di squadra

Prima di Canadian Stampede, Owen Hart e Goldust ebbero occasione di affrontarsi già a RAW, con il titolo Intercontinentale di Owen in palio nel primo Triple Threat match della storia della WWF, che vide coinvolto anche Hunter Hearst Helmsley; match che però fu proprio il campione a vincere. Pur essendo fuori dal 5 contro 5, Mankind vegliò su Steve Austin come un angelo custode ancora una volta, aiutandolo dall’intervento della Hart Foundation durante un match contro Jim Neidhart. Che Austin lo volesse o no, Mankind era sempre più intenzionato a dimostrare la sua amicizia!

Re illegittimo

24 ore dopo alla sua nomina a nuovo King of the Ring, Hunter Hearst Helmsley si presentò per ribadire come la vittoria del torneo per lui fosse solo l’inizio della sua scalata, e che neanche Vince McMahon e i suoi giochetti politici lo avrebbero potuto fermare. A interrompere il promo fu Mankind tramite collegamento da TitanTron, che dopo il pestaggio subito dopo la finale del torneo chiese un rematch contro Helmsley, che però si rifiutò categoricamente, rimarcando quanto pestarlo con la corona da Re per lui fosse stato un immenso piacere. Lasciò poi parlare Chyna -che dal suo debutto a febbraio non aveva mai pronunciato una parola- che invitò Mankind a venire nel ring per “baciargli il culo”, invito che Mankind accolse con entusiasmo rispondendogli quanto fosse il suo giorno fortunato, visto che era bravissimo a baciare! 

Ma una volta arrivato nel ring, Hunter Hearst Helmsley ebbe ancora la meglio, usando ancora una volta la sua corona come arma per colpire Mankind. Per quanto occupato con Helmsley, Mankind non mancò di mettersi in mostra per farsi eleggere da Steve Austin come suo partner per difendere i titoli di coppia, presentandosi nei suoi match con indosso la t-shirt di “Stone Cold” e con cartelli al collo con scritto “Pick me, Steve” (ossia “Steve, scegli me”).

Mankind continua a mandare segnali a Steve Austin

Guerra tra gang

La sconfitta di King of the Ring aveva fatto perdere a Faarooq la pazienza: ancora una volta i litigi tra Crush e Savio Vega si erano rivelati dannosi per tutta la Nation of Domination, e per di più in un match che poteva consegnargli il titolo WWF. I contrasti interni gli fecero anche perdere un rematch di WrestleMania 13 a RAW tra la Nation e il trio formato da Ahmed Johnson e i Legion of Doom, dove fu proprio Faarooq a subire l’umiliazione dello schienamento, dopo che Crush e Vega abbandonarono il match. Nella Nation of Domination urgevano dei cambiamenti, e Faarooq indisse un assemblea nello spogliatoio. 

Una volta uscito dal camerino della Nation, dopo aver già allontanato i PG-13 il mese prima, Faarooq annunciò al mondo anche il (prevedibile) licenziamento di Crush, Savio Vega, Clarence Mason, e tutti gli altri rappresentanti in borghese dalla Nation of Domination, che non sarebbe però morta, ma ripartendo da zero con lui, D’Lo Brown (unico membro superstite) e dei nuovi misteriosi membri tutti da scoprire, con la promessa di presentare una Nation “migliore, più cattiva, e più nera”, tornando quindi alle origini della Nation, dove l’intento principale era riabilitare i wrestler afroamericani, giustificando membri caucasici come Crush o i PG-13 con il loro motto “Con ogni mezzo necessario”. Per presentare la nuova Nation, Faarooq sfidò i suoi rivali più grandi, Undertaker e Ahmed Johnson, in un match a coppie da disputare la settimana successiva.  Ad affiancare Faarooq furono il gigantesco Kama Mustafa (che tornò dopo un anno e mezzo di assenza) e… Ahmed Johnson, che tradì Undertaker rivelandosi un nuovo membro della Nation! Proprio lui, che si era battuto contro la Nation sin dal primo giorno, aveva tradito i suoi principi e ceduto all’offerta di Faarooq!

Ahmed Johnson si unisce alla Nation of Domination!

La settimana dopo, Johnson si giustificò rivelando a Vince McMahon quanto Faarooq, nonostante i loro contrasti in passato, lo avesse illuminato sull’effettiva discriminazione degli afroamericani in WWF, e di come persino a lui, che con il titolo Intercontinentale che era stato il primo afroamericano a conquistare un cintura singola in WWF, avesse sempre faticato ad avere opportunità più grandi a causa della sua etnia. La nuova Nation of Domination di Faarooq, Ahmed Johnson, D’Lo Brown e Kama Mustafa, che comparò questa incredibile alleanza a quella ipotetica tra Malcom X e Martin Luther King, si ritrovò però circondata nel ring da una schiera di misteriosi individui, che entrarono dalla rampa d’ingresso proprio in quel momento: un gruppo di biker capeggiati da Crush, che non aveva preso bene il licenziamento dalla Nation la settimana prima, che entrarono facendo tuonare i motori delle proprie moto.

La nuova veste della Nation

Una volta circondata la nuova Nation of Domination, il gruppo di biker -che il leader Crush presentò come i “Disciples of Apocalypse”- si proclamò come una vera fratellanza al contrario della Nation, dove ognuno guardava le spalle all’altro, dove si viveva secondo gli stessi principi, e di come si combattesse sempre fianco a fianco. Queste parole furono come un segnale, dato che appena pronunciate i quattro Disciples of Apocalypse attaccarono tutta la Nation in una rissa incontenibile! La rissa costrinse Vince McMahon alla fuga e la polizia all’intervento immediato, con i Disciples che avevano già fatto breccia nel cuore del pubblico che scandiva i cori “DOA!”. 

La violenta rissa causò ad Ahmed Johnson un nuovo infortunio, e i problemi della nuova Nation non facevano che aumentare: la settimana successiva a RAW tornò anche l’altro grande esiliato della Nation, Savio Vega, provvisto anche anche lui di una schiera di amici direttamente dal Porto Rico. Avendo Vega sia contrasti con Faarooq che con Crush, questa nuovo gruppo invase il ring intraprendendo una guerra sia contro la Nation che contro i neonati Disciples of Apocalypse, in una rissa tra gang simile a quella della settimana precedente, ma stavolta con ben 11 uomini (!) in contemporanea a mettere a ferro e fuoco il ring. Poco dopo, in un’intervista con Michael Cole, (nuovo addetto alle interviste dopo l’addio di Tom Pettengill, che sin dal 1993 aveva accompagnato per anni le interviste della New Generation), Savio Vega rivelò il nome di questo nuovo gruppo di atleti portoricani: Los Boricuas.

Le verità nascoste

I destini di Undertaker e della Nation of Domination si incontrarono di nuovo nell’ambito del torneo per i titoli di coppia, dove Undertaker lottò insieme all’altro assistito di Paul Bearer, Vader (appena tornato dopo il naso rotto da Ken Shamrock), contro Faarooq & D’Lo Brown. Il “Deadman” non sembrò entusiasta di partecipare, ma Bearer lo irrigimentò subito intimandogli di “ricordare il fuoco” (ossia di rivelare il suo segreto). Nonostante le minacce, Undertaker era stanco di Bearer, e nel corso del match si dimostrò poco collaborativo arrivando addirittura a colpire Vader e costare il match al team Bearer. Il successivo tentativo di vendetta di Vader fu interrotto da una Tombstone Piledriver, con Undertaker che lasciò nel ring un Bearer su tutte le furie, che pronunciò le parole che il “Deadman” non avrebbe mai voluto sentire: visto che Undertaker non era stato ai patti, la settimana successiva Bearer avrebbe svelato il suo segreto al mondo! Il “Deadman” aveva ormai capito che non c’era più nulla che potesse fare, e chiese, in un’inedita veste fragile e spaventata, solo di essere ascoltato per dire la sua versione della famigerata “storia”.

Paul Bearer dirà la verità su Undertaker!

Come promesso, Bearer si presentò nel ring per rivelare la verità su Undertaker: una verità che risaliva a 20 anni prima, quando Bearer era ancora un semplice becchino per un agenzia di pompe funebri, dirette dal padre e dalla madre di Undertaker in veste di proprietario e segretaria. Bearer nutriva un grande rispetto per il padre di Undertaker, che per lui era stato come un maestro, e proprio lui ebbe l’ingrato compito di seppellirlo insieme alla moglie quando morirono, una tragedia avvenuta quando Undertaker e il suo fratello minore erano ancora piccoli. Già… Undertaker aveva un fratellino minore di nome Kane, che idolatrava il maggiore seguendolo qualunque cosa facesse, incluso fumare sigarette di nascosto e giocare coi fiammiferi nonostante la presenza di liquidi infiammabili in casa. Fu lì che Bearer raccontò con rabbia e dolore del giorno in cui si recò all’agenzia funebre che fungeva anche da casa per la famiglia, trovandola completamente bruciata da un incendio!

Il padre, la madre, il piccolo Kane… erano tutti morti nell’incendio, con il solo Undertaker sopravvissuto. E lì arrivò il famigerato segreto di Undertaker: era stato proprio lui ad appiccare l’incendio e ad uccidere la sua famiglia!  Dal backstage, un Undertaker quasi in lacrime confermò la storia della morte della sua famiglia nell’incendio, così come confermò la sua tendenza a giocare col fuoco con il fratellino Kane, nonostante le sgrida del padre. Undertaker respinse però qualunque accusa di omicidio di Bearer, prendendosi comunque le responsabilità della morte di Kane, in preda al senso di colpa per aver “insegnato” al fratellino a giocare col fuoco senza pensare alle conseguenze. Un evento talmente traumatico dal “creare” l’Undertaker che il mondo era abituato a conoscere…

Mai si era visto un Undertaker così

La storia di Bearer spiegò molte cose, sia della natura del loro rapporto, sia del primissimo nome di Undertaker stesso, che nelle sue prime settimane in WWF nel 1990 combatté col nome di “Kane the Undertaker” in omaggio al fratellino deceduto; ma soprattutto, spiegò perchè sia Undertaker che Bearer erano rimasti particolarmente shockati nei due mesi precedenti nel spararsi a vicenda palle di fuoco in faccia durante il feud con Mankind, e di come avesse risvegliato il trauma nei due (quando Undertaker bruciò la faccia di Bearer ad aprile reagì in modo piuttosto provato e pentito).

Quando Undertaker nel 1990 si faceva chiamare “Kane” in realtà stava omaggiando il fratello

Undertaker quella sera attaccò Bearer, impegnato ad assistere Vader in un match contro Rockabilly, intimandolo di dire la verità piuttosto che accusarlo di omicidio. Bearer disse che la verità era quella che aveva già raccontato, e che era assolutamente certo che lo fosse perché glie l’aveva detto… Kane in persona! Undertaker impallidì in volto come non mai, ma Bearer confermò quanto aveva detto: Kane era ancora vivo e respirava proprio come loro due! Vader interruppe l’interrogatorio del “Deadman” permettendo a Bearer di fuggire, ma Undertaker non li seguì, ancora sotto shock per la rivelazione più incredibile di tutta la sua vita: Kane, il fratellino che aveva creduto morto per più di 20 anni, era ancora vivo!

Lawler contro l’ECW, capitolo secondo

Continuava la guerra senza quartiere tra l’ECW e Jerry “The King” Lawler che, al contrario di 3 mesi prima, stavolta poteva contare su un talento della federazione di Philadelphia unitosi alla sua causa il mese prima, “Mr. Monday Night” Rob Van Dam. Lawler si spinse oltre apparendo persino in degli show dell’ECW, portando la faida a un livello successivo. Proprio in virtù di questo, tornarono ad a farsi vedere a RAW personalità di spicco della ECW come Tommy Dreamer, Sandman, Sabu, Paul E. Dangerously, e Chris Candido, intenzionati ad affrontare Lawler e a farla pagare al “traditore” Rob Van Dam, che a RAW sconfisse Flash Funk, anche lui ex ECW, dove aveva lottato facendosi chiamare 2 Cold Scorpio.

Sabu, tra i protagonisti della nuova invasione dell’ECW

Come fece notare Jim Ross dal tavolo del commento, Candido non era esattamente un novellino della WWF, avendoci lottato fino all’anno prima con il nome di Skip, affiancato dalla sua fidanzata Sunny. Proprio Sunny introdusse Candido a RAW in qualità di annunciatrice speciale, in un match tra federazioni tra lui e una giovane promessa della WWF, Brian Christopher, che fece il suo debutto quella sera e che altri non era che… il figlio di Jerry Lawler! Nonostante la somiglianza fisica e tanti altri fattori a confermarlo, “The King” davanti alle telecamere negò sempre la loro parentela, ma Paul E. Dangerously insistette a renderla pubblica più volte per sottolineare come il figlio si vergognasse a lottare col cognome del padre (come già sottolineato da Paul E. 4 mesi prima, nel primo vero confronto tra l’ECW e Lawler). Nonostante negasse ogni legame, Lawler non si fece comunque scrupoli a parteggiare per Christopher e addirittura ad intervenire a suo favore nei suoi match.

L’assunzione di Brian Christopher non fu casuale, perché la WWF voleva andare incontro all’evoluzione che il wrestling stava affrontando: l’ascesa nel panorama mondiale del wrestling dei pesi leggeri, sdoganata proprio dall’ECW. Dopo aver avuto ulteriore ribalta nazionale grazie alla WCW, la WWF decise di dare spazio a questi incredibili atleti anche nei loro show, quando storicamente non avevano mai avuto grande spazio (seppur con qualche eccezione come 1-2-3 Kid); e fu per questo che per Canadian Stampede fu annunciato il debutto di due nuovi atleti appena assunti: Taka Michinoku e The Great Sasuke!

Il match che inaugurerà la divisione dei pesi leggeri della WWF

E a proposito di pesi leggeri tornò a farsi vedere Marc Mero, anche se in una veste diversa rispetto al passato. Il “Wildman” era assente dalle scene da 4 mesi a causa di un infortunio, ma sua moglie Sable continuava ad apparire in veste di valletta principale della WWF insieme a Sunny. Più appariva senza il marito più Sable sembrava godersi le attenzioni del pubblico, apparendo sempre più disinibita e amante dei riflettori, come alla cerimonia degli Slammy Award di marzo, dove si presentò con un costume mozzafiato che lasciò tutti a bocca aperta.

Il “sobrio” vestito di Sable agli Slammy Award 1997

Le costanti attenzioni che riceveva Sable causarono una certa gelosia in Mero, che divenne sempre più possessivo verso Sable, arrivando spesso a richiamarla a strapparla via dalle attenzioni del pubblico mentre promuoveva le nuove magliette di RAW is WAR. Mancava ancora un pò di tempo al suo rientro del ring, ma se c’era da “contenere” sua moglie, Mero non avrebbe esitato a tornare prima del dovuto.

Marc Mero sembra piuttosto geloso di sua moglie

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