Novembre 1995: debutta in TV The Little Lulu Show, al cinema escono Toy Story, Casino, Ace Ventura: Missione Africa, Poeti Dall’Inferno, e GoldenEye, con l’omonima canzone di Tina Turner:
Nel frattempo, i campioni in WCW sono:
– Campione WCW: The Giant
– Campione USA: Sting
– Campioni di coppia: gli Harlem Heat (Booker T & Stevie Ray)
– Campione Televisivo: Johnny B. Badd
No more Mr. Nice Guy
Ad Halloween Havoc il Dungeon of Doom era riuscito a strappare il titolo WCW ad Hulk Hogan grazie al tradimento del suo manager Jimmy Hart, che aveva inserito nel contratto una speciale clausola che permetteva a Hogan di perdere il titolo anche per squalifica, ma il loro diabolico piano aveva una falla a cui non avevano pensato: come un legale della WCW sottolineò, la clausola prevedeva sì che Hogan potesse perdere il titolo anche in caso di squalifica, ma non che passasse anche di mano, un dettaglio che che obbligò a rendere la cintura WCW… vacante! The Giant venne dunque spogliato della cintura, che sarebbe stata messa in palio a fine mese al PPV World War 3 in un World War 3 match, ossia una nuova ed inedita variante della Battle Royal mai disputata prima: 60 uomini in 3 ring diversi attaccati l’un l’altro!

Se ad Halloween Havoc purtroppo “il lato oscuro dell’Hulkamania” non era bastato per tenere testa al Dungeon, dunque la soluzione sembrava una sola: rispolverare la sua vecchia alleanza con “Macho Man” Randy Savage! Nonostante la loro spaccatura del 1989 fosse diventata famosa tanto quanto la loro storica amicizia, i due in WCW erano riusciti a riconciliarsi all’inizio del 1995, come quando riformarono i Mega Powers (ora rinominati The Monster Maniacs) a Clash of the Champions XXX contro i Three Faces of Fear, precursori del gruppo che sarebbe diventato il Dungeon of Doom.

Hulk Hogan invitò Savage nella sua Venice Beach, in California, per discutere sulla strategia da attuare contro il Dungeon, ormai allargato e rinforzato da Jimmy Hart e Lex Luger. I due sembrarono sulla stessa lunghezza d’onda come un tempo, come testimoniò il look nero di Savage simile a quello di Hogan, che invitò anche “Macho Man” ad attingere al suo lato più oscuro per far fuori il Dungeon una volta per tutte. Hogan credeva fermamente che quella fosse l’unica soluzione, tanto che apparì in vesti sempre più inusuali, incluso un bizzarro promo dove si mostrò in maschera e cappuccio nero, minacciando il Dungeon con una spada d’acciaio (segno che forse la lotta al Dungeon of Doom lo stesse logorando a tal punto da farlo assomigliare a loro), e non solo… sfidando anche Sting ad un match a Nitro!
Il motivo della sfida era da ricercarsi ad un curioso episodio avvenuto a Nitro: dopo il tradimento subito ad Halloween Havoc da Ric Flair, Sting non dovette aspettare a lungo per fargliela pagare, visto che i due si affrontarono già a Nitro proprio grazie ai fan, che tramite sondaggio telefonico poterono eccezionalmente decidere il main event della serata. A vincere fu proprio Sting, che anche a match finito non smise di trattenere nella sua Scorpion Deathlock il “Nature Boy” tra dolore e urla agonizzanti, obbligando una schiera di arbitri e wrestler a tentare (invano) di fargli rompere la presa. Tra questi wrestler ci fu anche Lex Luger, che fermò Sting non con la forza ma… sussurrandogli qualcosa all’orecchio. Ascoltato Luger, Sting mollò immediatamente la presa nello stupore generale, tornando nel backstage insieme al “Total Package”: una scena che insospettì Hulk Hogan a tal punto da sfidarlo a un match per capire da che parte stesse.

Sting accettò la sfida senza esitazioni, tenendoci però a sottolineare quanto i sospetti di Hogan fossero infondati, ritenendosi anzi offeso da una tale mancanza di fiducia quando fino a poco tempo prima Sting stesso era stato al suo fianco per contrastare il Dungeon of Doom. Ma il “lato oscuro dell’Hulkamania” aveva portato Hogan a essere paranoico, disilluso, e cinico… l’esatto opposto dell’eroe positivo e portatore di speranza che tutti conoscevano, Sting incluso. Un Hulk Hogan senza baffi, colori giallo-rossi, e fiducia nel prossimo era un Hulk Hogan in cui i fan non si riconoscevano più, e il fatto che si sentisse circondato da nemici perdendo di vista chi invece gli era amico spezzò il cuore anche agli Hulkamaniacs più agguerriti.
Hogan infatti fu pesantemente fischiato dal pubblico, al contrario di Sting che fu tifato come sempre, segno che neanche i fan credevano ad una sua alleanza con il Dungeon, e proprio per ricordare ad Hulk Hogan chi era davvero e cosa aveva significato per tutti, Sting combatté il match con un costume giallo e rosso simile all’attire storico di Hogan, sperando di ricordargli chi era, ma non per questo combatté tirando indietro la gamba, mostrandosi determinato come sempre. Il match finì in no contest proprio a causa dell’ennesimo intervento del Dungeon ai danni di entrambi, scagionando così Sting agli occhi dell’Hulkster, e che vide i due uscire tutti interi solo grazie al tempestivo intervento di un Randy Savage munito di sedia d’acciaio.

L’asse Atlanta-Nakano
Grazie alla fruttuosa collaborazione tra WCW e New Japan Pro-Wrestling (scaturita anche nell’evento Collision in Korea, svoltosi in primavera, ma andato in onda solo ad agosto) la federazione di Atlanta aveva aperto i suoi orizzonti e alzato il suo tasso tecnico, soprattutto grazie agli arrivi di Eddie Guerrero, Dean Malenko, e Chris Benoit dopo un periodo “in prestito” all’ECW. Proprio come a Collision in Korea, WCW e NJPW organizzarono una serie di match tra le loro principali stelle tra Nitro e il Giappone, dove il risultato più clamoroso fu l’incredibile vittoria di Kensuke Sasaki su Sting, che proprio ad un evento della NJPW riuscì a strappare il titolo USA allo Stinger.

A World War 3 sarebbe stato compito di Chris Benoit riportare la cintura USA in America, mentre ci sarebbe stato spazio anche al wrestling femminile, con un Tag Team match tra Mayumi Ozaki & Cutie Suzuki e il team composto da Bull Nakano (ex campionessa femminile in WWF) e Akira Hokuto. I roster delle due federazioni avevano solo il meglio dei propri emisferi, e con le tante eccitanti sfide che ne sarebbero potute scaturire, di certo il confronto non si sarebbe limitato a World War 3…
26/11/1995 – World War 3 1995

Ad aprire World War 3 non fu un match, ma un significativo promo, dove Sting, Randy Savage e Hulk Hogan si presero la scena per un importante annuncio: i tempi del lato oscuro dell’Hulkamania erano finiti, perchè Hogan strappandosi via la sua ormai abituale maglietta nera… mostrò ai suoi tipici colori giallo-rossi! L’attacco subito con Sting da parte del Dungeon of Doom nell’ultimo Nitro aveva fatto tornare in sé l’Hulkster, facendogli mettere da parte ogni paranoia e ricordandogli che doveva ricominciare fidarsi dei suoi compagni, che non erano aveva non solo degli alleati, ma dei veri e propri amici pronti a sacrificarsi per lui per la stessa causa. Con grande gioia, Sting gettò in un barile i brandelli dei vestiti neri di Hogan, dandogli addirittura fuoco: per troppo tempo l’Hulkster si era fatto corrodere l’anima dall’oscurità del Dungeon of Doom, ma ora l’Hulk Hogan paranoico, sfiduciato e rabbioso aveva di nuovo fatto posto a quello ottimista, solare, e positivo… dopo un periodo di oscurità che aveva reso Hogan irriconoscibile agli occhi di tutti, ora finalmente l’Hulkamania era tornata nella sua forma più pura!
Nulla di nuovo sul fronte dei titoli secondari della WCW, dove si assistette prima alla conferma a campione Televisivo di Johnny B. Badd su Diamond Dallas Page, in un rematch di Halloween Havoc che l’ex campione Page perse nuovamente, e poi alla conferma di Kensuke Sasaki su Chris Benoit per il titolo USA, che divenne con questa ulteriore vittoria l’atleta della NJPW a mettersi più in mostra nel crossover con la WCW. A contrario di Benoit però, la sconfitta di Diamond Dallas Page aveva un peso persino più grande, vista la clausola secondo cui il vincitore avrebbe usufruito dei servizi manageriali di Diamond Doll, la bella assistente di Page!

Fu una serata a due facce invece per la ritrovata alleanza anti-Dungeon of Doom: se Sting la fece pagare a Ric Flair battendolo facilmente, altrettanto bene non andò a “Macho Man” Randy Savage contro Lex Luger, che dopo essersi visto scappare uno schienamento sicuro a causa di Jimmy Hart (che distrasse l’arbitro dopo una sua Elbow Drop), si ritrovò intrappolato nella Torture Rack di Luger fuori dal ring, rientrando talmente malconcio da costringere l’arbitro a decretare il “Total Package” vincitore, con Sting che arrivò nel ring per esortare Luger a non infierire ulteriormente su un Savage ormai privo di sensi. Nonostante la rinnovata fiducia in Sting da parte di Hulk Hogan ad inizio serata, il perché Luger e Sting ormai risolvessero le loro questioni “a parole” gettava nuove ombre sulla veridicità del loro rapporto.
Ma la serata dei quattro doveva ancora concludersi col main event, una nuova inedita stipulazione per il titolo mondiale WCW: una Battle Royal da 60 uomini divisi in 3 ring, a cui bastava dare un occhiata ai nomi di alcuni partecipanti per percepirne lo stratosferico starpower… Randy Savage, Jim Duggan, Ric Flair, The Giant, Hulk Hogan, Lex Luger, Eddie Guerrero, Paul Orndorff, Sting, Brian Pillman, Diamond Dallas Page, Sting, Arn Anderson, Taskmaster, Chris Benoit, e tanti altri… il World War 3 match poteva iniziare! Come prevedibile il match fu incredibilmente caotico -anche troppo- e vide i 6 favoriti (Hogan, Savage, Flair, Sting, Luger, The Giant) arrivare fino alla fine, con Hulk Hogan che fece addirittura l’impresa di eliminare The Giant, Luger, e Sting con un colpo solo (!) per poi vedersi trascinare fuori dal ring da The Giant per la frustrazione, con l’arbitro che di conseguenza decretò nuovo campione l’ultimo uomo rimasto nel ring… “Macho Man” Randy Savage!
Ma prima che Savage potesse lasciarsi andare a festeggiamenti, Hogan si precipitò per protestare legittimamente: nel trascinarlo via The Giant lo aveva fatto passare sotto la terza corda, e non sopra, lasciando l’Hulkster ancora perfettamente in gioco, cosa che all’arbitro era decisamente sfuggita! Non essendo previsto per regolamento il ribaltamento del risultato tramite replay, la vittoria di Savage rimase ufficiale, con Hogan che una volta sbollita al frustrazione per l’ingiustizia subita pretese che fosse riconosciuto se non altro come un oggettivo errore arbitrale.

Seppur convinto di aver vinto regolarmente, “Macho Man” decise di credere nella buona fede di Hulk Hogan proprio in virtù della loro amicizia, promettendo che la sera dopo a Nitro avrebbe rivisto il replay e concesso un rematch in caso Hogan dicesse la verità, con l’Hulkster che accettò abbracciando e stringendo sportivamente la mano a Savage, campione non regolare, ma senza dubbio degno di indossare la cintura di campione WCW in quello che fu un risultato storico: non solo Savage vinse il titolo mondiale WCW per la prima volta in carriera, ma divenne anche il terzo wrestler della storia (dopo Ric Flair e Hulk Hogan) capace di vincere il titolo mondiale sia in WWF che WCW.
Nitro
Le due facce di Sting
Dopo un Halloween Havoc all’insegna dei tradimenti e al trionfo delle forze del male, World War 3 aveva lasciato finalmente un pò di buone notizie: Hulk Hogan era tornato l’eroe che tutti avevano amato, e “Macho Man” Randy Savage aveva dato un bello schiaffo al Dungeon of Doom vincendo il titolo WCW, ma anche a tutti quelli che in WWF lo avevano considerato finito. Era passato un anno dal suo approdo in WCW, dove era giunto con una voglia di riscatto incontenibile, e ora aveva dimostrato a tutti che c’erano ancora tante pagine di storia del wrestling che poteva scrivere, con buona pace di chi lo aveva voluto limitare a un tavolo del commento.

Come promesso, Randy Savage vide il replay il giorno dopo a Nitro insieme ad Hulk Hogan. O almeno quello che ne restava: proprio all’arrivo del momento clou, quello della presunta eliminazione di Hogan, il nastro si interruppe apparendo smagnetizzato e senza alcuna immagine, probabilmente manomesso da qualcuno. Non era difficile immaginare da chi, visto che proprio in quel momento arrivò The Giant ad attaccare “Macho Man”, mettendolo KO con una Chokeslam sull’acciaio della rampa d’ingresso, per poi essere messo in fuga da da Sting e da Hulk Hogan, che lo centrò con ben 11 sediate!

Nonostante la sua apparente buona fede però, la posizione di Sting continuava a essere piuttosto ambigua: anche se tecnicamente erano in guerra l’uno contro l’altro, Sting e Lex Luger continuavano a risolvere i loro attriti a parole piuttosto che a pugni, non proprio una consuetudine del mondo del wrestling, senza contare addirittura il gioco di squadra che i due avevano mostrato la sera prima nel World War 3 match nel tentare di eliminare insieme The Giant. Cosa ci fosse tra i due sembrava sfuggire persino alla mente del Dungeon of Doom, Taskmaster, che sulla questione chiese addirittura chiarimenti a Jimmy Hart (vero artefice dell’arrivo di Luger nel gruppo), che però minimizzò il tutto definendo il rapporto tra Luger e Sting una semplice vecchia amicizia, confermando che per Sting c’erano dei piani ben precisi. Ad aumentare i dubbi ci fu un match di Nitro dove i due addirittura combatterono in coppia contro due terzi dei nuovi Four Horsemen, Arn Anderson & Brian Pillman (che non avevano ancora annunciato il quarto membro del gruppo), dove Sting bloccò persino un tentativo di interferenza di Hulk Hogan, giunto per farla pagare a Lex Luger. L’Hulkster sembrava avere fiducia nello Stinger nonostante tutto, ma cosa avesse Luger nella manica per mantenere così protettivo verso di lui un combattente come Sting continuava ad essere poco chiaro.

Tra i soddisfatti di World War 3 c’era ovviamente anche Diamond Doll, che non rimpianse affatto il suo ormai ex assistito: a Nitro infatti Johnny B. Badd e Diamond Dallas Page si affrontarono in un rematch di World War 3, dove poco prima dell’inizio Page si presentò con un mazzo di fiori da porgere a Diamond Doll con all’interno… una catena! Nonostante fosse un chiaro segnale diretto a Diamond Doll di usare la catena contro Badd, la sua ex manager non mostrò certamente nostalgia dei loro momenti insieme, perché passò la catena a Badd, che la usò contro DDP per lo schienamento vincente.

Il piano di Page aveva decisamente fallito, e non solo per la mancata vittoria, ma soprattutto per la felicità che sprizzava da ogni poro Diamond Doll, allegra e festante per la vittoria del campione Televisivo sul suo ex assistito non proprio rimpianto.



Lascia un commento