Settembre 1995: la PlayStation arriva sul mercato europeo e statunitense, viene fondato eBay, esordiscono in TV Xena e Mignolo e Prof., al cinema escono Seven, Showgirls, Clockers, Kids, Hackers, I Soliti Sospetti, Empire Records, e Non Aprite Quella Porta IV, mentre in radio risuona Disco 2000 dei Pulp:
Nel frattempo, i campioni in WCW sono:
– Campione WCW: Hulk Hogan
– Campione USA: Sting
– Campioni di coppia: Dick Slater & Bunkhouse Buck
– Campione Televisivo: The Renegade
E guerra sia
Immaginate un mondo diviso in due superpotenze. Due imperi mediatici che combattono non con carri armati e bombardieri, ma con carisma, creatività e spettacolo. Un conflitto che non si combatte nei campi di battaglia, ma davanti a milioni di televisioni accese ogni lunedì sera, con due eserciti potenti come non mai schierati l’uno contro l’altro. Questa fu la Monday Night War. Da una parte la World Wrestling Federation di Stamford, guidata dalla visione “per famiglie” di Vince McMahon. Dall’altra la World Championship Wrestling di Atlanta, massima esponente del tradizionale rasslin’ degli Stati Uniti meridionali, ma che sostenuta dall’impero televisivo di Ted Turner si modernizzò combattendo la WWF sul suo stesso campo da gioco, imitandola fino a superarla. Due potenze, due filosofie, un solo obiettivo: conquistare il dominio assoluto del wrestling. E come in una guerra mondiale, le armi schierate erano solo le più potenti. Le due nazioni televisive combattono settimana dopo settimana attraverso i loro programmi di punta: Monday Night RAW e Monday Nitro. I numeri degli ascolti diventano mappe di conquista, e ogni vittoria nella serata del lunedì era come la presa di una capitale. Un’epoca irripetibile dove i veri vincitori erano i fan, che vissero un periodo di sfide entusiasmanti e imprevedibili, un’era di competizione pura, strategia, propaganda e spettacolo portati all’estremo. Un conflitto che cambiò per sempre il volto del wrestling professionistico.

“World Championship Wrestling” in origine era il nome dello show televisivo prodotto dalla Georgia Championship Wrestling (GCW), con sede ad Atlanta, almeno finché nel 1984 Vince McMahon non comprò il suo spazio televisivo. La GCW fu poi acquistata dalla Jim Crockett Promotion, con sede a Charlotte, nella Carolina del Nord, che mise al centro di tutto il figlio più illustre della città, il “Nature Boy” Ric Flair. Con gli anni divenne chiaro che la JCP fosse la punta di diamante del circuito NWA, diventandone praticamente sinonimo e principale terreno di difesa del titolo NWA. Verso la fine del 1988 la JCP era in difficoltà finanziarie dopo ulteriori acquisizioni territoriali, ma era inevitabile che presto avrebbe attratto un pò di fortuna, dopotutto Atlanta era la terza città con più multinazionali d’America, ospitando colossi come la Coca Cola, AT&T Mobility, o la Turner Broadcasting System, che portò alla JCP la chiave di volta: il miliardario Ted Turner, che formò una nuova società sussidiaria nell’ottobre 1988 per acquisire la maggior parte delle attività della JCP, nata come “Universal Wrestling Corporation”, e diventata dopo poco tempo “World Championship Wrestling”.

Poi alle porte dell’autunno del 1993 una disputa tra la WCW e il consiglio d’amministrazione della NWA portò infine alla trasformazione della federazione di Atlanta in una promozione indipendente. Fu l’atto finale di una serie di controversie tra NWA e WCW che si erano verificate negli anni precedenti, e che avevano avuto ripercussioni sul massimo titolo della federazione: il titolo mondiale WCW. Nel luglio 1991 Ric Flair infatti aveva lasciato la WCW da campione NWA, e quel punto la WCW ritirò il riconoscimento a Flair creando un proprio titolo mondiale, il cui primo detentore fu Lex Luger, mentre la cintura NWA -la cosiddetta big gold belt– venne sbandierata da Ric Flair addirittura in WWF, dove per questo si dichiarava “il vero campione mondiale di wrestling”.

Il “Nature Boy” tornò poi in WCW nel 1993, riuscendo persino a riconquistare il titolo NWA a luglio, finché appena 2 mesi dopo la WCW ruppe ufficialmente con l’NWA, diventando appunto una federazione indipendente. Pertanto Ric Flair fu nuovamente strappato del titolo NWA, che rimase vacante fino all’agosto 1994, quando venne vinta -e subito ripudiata- da “The Franchise” Shane Douglas dell’Extreme Championship Wrestling.
Ma Flair si rifiutò di considerarsi detronizzato d’ufficio, anche perché la WCW era la vera proprietaria della big gold belt: l’NWA era infatti proprietaria del titolo, ma non della big gold belt intesa come cintura fisica, che era stata commissionata proprio dalla WCW nel 1986 (tanto che per il torneo vinto da Douglas fu rispolverata la vecchia cintura pre-big gold belt usata dal 1973 al 1986), e che fu poi usata per creare nel 1993 un nuovo titolo che di fatto fosse una diramazione del titolo NWA: il titolo Internazionale WCW, che tecnicamente seguiva il lignaggio della cintura NWA. In WCW di fatto c’erano quindi 2 cinture mondiali: il titolo WCW creato nel 1991 e il titolo Internazionale creato nel 1993, ed entrambe vennero messe in palio nel giugno 1994 in un match di unificazione tra Sting (campione Internazionale) e Ric Flair (campione WCW), e visto che il match fu vinto dal secondo il lignaggio scelto fu quella della cintura inaugurata nel 1991, mantenendo però il design della cintura Internazionale, la big gold belt.

Nello stesso periodo, si fece strada la seconda chiave di volta della WCW dopo Turner: Eric Bischoff, un giovane rampante e ambizioso, che dopo essere stato produttore esecutivo e vicepresidente riteneva fosse una follia non tentare di spodestare il monopolio della WWF, dato che la WCW si trovava nell’invidiabile posizione di disporre di Ted Turner, l’uomo più ricco che si fosse mai affacciato al mondo del wrestling, persino più di Vince McMahon. Anche la WCW aveva una storia gloriosa, ma non conosciuta quanto quella della WWF, almeno per il pubblico medio, e armato di un bel gruzzolo Eric Bischoff quella storia… decise di comprarsela!

Nella primavera del 1994 Bischoff prese tutti in contropiede convincendo il consiglio d’amministrazione ad ingaggiare addirittura Hulk Hogan, il più grande e popolare wrestler di tutti i tempi. L’Hulkster aveva abbandonato il wrestling per dedicarsi ad Hollywood, e sembrava aver chiuso per sempre la sua carriera sul ring, ma Bischoff decise di non ostacolarlo, offrendogli anzi un contratto che gli permise di guadagnare di più per apparire e lottare di meno, così da dedicarsi contemporaneamente anche al cinema. L’ingaggio di Hogan fu annunciato nel giugno 1994 con una maxi parata arrivata fino ai Disney MGM Studios di Orlando, in Florida, che portò orde di nuovi fan a seguire la WCW, facendo capire a tutti che la federazione di Atlanta faceva sul serio, spianando la strada anche all’arrivo di tante altre stelle glorie come il suo storico amico/nemico “Macho Man” Randy Savage, che in WCW trovò nuovi stimoli dopo essere stato messo in una condizione di semi-ritiro in WWF, ma anche “Hacksaw” Jim Duggan, Earthquake (sotto il nome di Avalanche), Brutus “The Barber” Beefcake, Mr. T, e tanti altri. In altre parole, la WCW era la federazione perfetta per chi non era così impressionato dalla nuova generazione della WWF, e che voleva solo continuare a seguire l’epopea dei leggendari wrestler degli anni ‘80 anche negli anni ’90.

Era solo l’inizio di una strategia ancora più aggressiva, e mentre nel 1995 mentre la WWF era reduce da un biennio di totale ricambio generazionale, la WCW poteva vantare un roster stellare fatto dei nomi più conosciuti d’America come Hulk Hogan, Randy Savage, Sting, Vader, Ric Flair, Dusty Rhodes, e Terry Funk, oltre che personalità come “Mean” Gene Okerlund, Jimmy Hart, Sensational Sherri, e Bobby “The Brain” Heenan. Mancava solo una cosa: uno show che gli avrebbe permesso di affrontare a brutto muso la WWF, che andasse in onda in contemporanea a Monday Night RAW così da spingere i fan a doversi schierare da una parte o dall’altra, uno show chiamato… WCW Monday Nitro! Era la più grande dichiarazione di guerra della storia del wrestling, e con Eric Bischoff, Steve McMichael, e Bobby Heenan al tavolo del commento, il 4 settembre 1995 Nitro fu il casus belli della più grande guerra mai vista!
Ogni maledetto lunedì
Allo scoccare del debutto di Nitro, Hulk Hogan era campione WCW da più di un anno, da quando strappò il titolo a Ric Flair nel PPV Bash at the Beach. Ma ora, l’Hulkster era invischiato in una guerra senza esclusione di colpi con il Dungeon of Doom: un gruppo formato da Vader, Kamala, Shark, Zodiac, Meng, e capitanato dal profeta dell’occulto Kevin Sullivan, che da mesi lo metteva a dura prova fisicamente e psicologicamente con un unico obiettivo in mente… porre fine all’Hulkamania!
In tanti ci avevano provato, ancor meno ci erano riusciti: Hogan era sempre riuscito a vincere su tutto e tutti tenendo al sicuro la sua stella, ma il Dungeon of Doom disponeva di un’arma suprema: un titano di 2 metri e 13 per 230 chili chiamato The Giant, che era nientepopodimeno che… il figlio di André the Giant!

La prima puntata di Nitro non si svolse in un’arena, ma nell’inusuale -e mediatica- cornice del Mall of America, un centro commerciale di Minneapolis, Minnesota, e non poteva che mostrare al mondo la WCW nel modo più scoppiettante: non solo i fan avrebbero assistito al più classico degli scontri della federazione, ossia Ric Flair vs Sting per il titolo degli Stati Uniti detenuto da quest’ultimo, ma anche al campione mondiale WCW Hulk Hogan difendere il titolo contro Big Bubba Rogers (meglio conosciuto come Big Boss Man per il suo passato in WWF).

Il match tra il “Nature Boy” e Sting non vide nessun vincitore a causa dell’intervento di Arn Anderson ai danni del suo ex compagno dei Four Horsemen Flair, con cui era invischiato in una faida da tempo, mentre Hogan mantenne il titolo senza grosse difficoltà grazie alla sua Leg Drop. Ma quello che unì questi due match fu qualcosa di decisamente sorprendente: l’apparizione in entrambi i match del “Total Package”… Lex Luger! L’ex campione mondiale WCW era tornato dopo quasi 4 anni di assenza!

Fu una sorpresa per tutti: Luger fino a pochi giorni prima appariva regolarmente in WWF e ora senza alcun preavviso era tornato alla casa madre. Ma cosa voleva Luger? Se nel match tra Sting e Flair era apparso senza far intendere le sue intenzioni, fu molto più chiaro in quello di Hogan, dove aiutò il campione WCW a tenere testa ad un attacco dei Dungeon of Doom. L’Hulkster (che non aveva assistito alla prima apparizione di Luger a causa di impegni coi fan nel backstage per promuovere Pastamania, catena di ristoranti che Hogan stava aprendo in quel periodo) fu scioccato come tutti nel ritrovarsi faccia a faccia con lui, ma non si dimostrò molto entusiasta al vederlo tornato in WCW, invitandolo a tornare da dove era venuto.

A calmare gli animi ci pensarono Sting, Jimmy Hart (ormai stabilmente manager di Hogan), e “Macho Man” Randy Savage, che fecero proseguire il confronto tra Hulk Hogan e Luger su un clima più pacifico. Luger sfidò apertamente Hogan per il titolo che lui stesso aveva portato con orgoglio anni prima, dichiarandosi “stanco di giocare coi ragazzini” (riferendosi alla WWF) e di avere voglia di sfidare i grandi del business. Nonostante un inizio carico di tensione, Hogan accettò di disputare il match per il Nitro successivo.
Giunti al match, proprio quando fu ad un passo dal vincere con la sua Leg Drop, Hogan si vide circondare ancora una volta dai Dungeon of Doom, che avrebbe affrontato 6 giorni dopo nell’imminente PPV di settembre, Fall Brawl, in un WarGames match a fianco di Randy Savage, Sting, e Vader, che però lasciò la federazione pochi giorni prima dell’evento. Proprio Savage e Sting arrivarono per aiutare Hogan, e una volta rimasti solo loro quattro nel ring, Sting fece una proposta impopolare ai due compagni: per sopperire all’abbandono di Vader, il loro quarto membro del WarGames match sarebbe stato Luger.
Sia Hogan che Savage bocciarono la proposta, sospettando che Luger fosse alleato coi Dungeon of Doom, e preferirono persino affrontarli in 3 contro 4 piuttosto che combattere alla pari insieme a Luger. Nonostante questo, l’insistenza di Sting e Jimmy Hart ebbe la meglio sulle riserve di Hogan e Savage: Luger sarebbe stato il loro partner!
Tutti ad Atlanta
Ad rendere la WCW ancor di più una federazione all-star si aggiunsero due innesti di grande spessore: Sabu e Michael Wallstreet. Sabu era ben conosciuto dai fan della ECW, la federazione di Philadelphia che stava rivoluzionando il wrestling americano: nipote del leggendario The Sheik, di cui ereditò la gimmick, Sabu era noto per il suo stile hardcore e spettacolare, spericolato oltre i limiti, e per mettere in secondo piano la sua salute (o l’esito del match) in favore di manovre scavezzacollo che spesso finivano per fare più male a lui che al suo avversario.

Michael Wallstreet era invece meglio noto ai fan con il nome di Irwin R. Schyster per i suoi trascorsi in WWF come partner di Ted DiBiase. Seppur in una nuova federazione, l’attitudine di Wallstreet sembrava essere la stessa della WWF, come il cognome suggeriva, ossia quella dello spietato uomo d’affari con il solo denaro come unico pensiero fisso. Se il debutto di Sabu non fu un successo perdendo per squalifica (ma sfoderando la sua attitudine sfondando un tavolo con Alex Wright), Wallstreet (che rispetto alla sua prima apparizione cambiò nome in V.K. Wallstreet) debuttò col botto affrontando il campione USA Sting, uscendone però anche lui sconfitto.

In questa scia di debutti, nella prima puntata di Nitro tornò anche una vecchia conoscenza della WCW, Scott Norton (che due anni prima aveva avuto una breve faida con Sting), che ebbe sin da subito degli screzi con Randy Savage. I due si affrontarono a Nitro la settimana successiva, con “Macho Man” che riuscì a battere Norton nonostante l’ennesimo intervento in massa dei Dungeon of Doom.
17/9/1995 – Fall Brawl 1995

Ad aprire Fall Brawl, svoltosi all’Asheville Civic Center di Asheville, North Carolina, fu un lungo match -ben 29 minuti- tra Brian Pillman e Johnny B. Badd, vinto da quest’ultimo, che si guadagnò così l’opportunità di essere il contendente n.1 al titolo degli Stati Uniti, per poi lasciare spazio a un brevissimo match tra Cobra e Craig Pittman, vinto dal secondo. Il primo match titolato fu quello tra Diamond Dallas Page e The Renegade, valido per il titolo Televisivo detenuto da quest’ultimo, che venne detronizzato da Page grazie all’aiuto di Max Muscle e la sua moglie/manager Diamond Doll.

Cambiarono proprietario anche le cinture di coppia detenute da Dick Slater & Bunkhouse Buck, che non resistettero all’assalto degli Harlem Heat, che conquistarono le cinture per la terza volta. Quello che però rubò più l’occhio era quello che successe tra i loro rispettivi manager: da tempo tra il colonnello Robert Parker (manager di Slater & Buck) e Sensational Sherri (ora in WCW nota come Sister Sherri) c’era del tenero, e nel corso del match i due arrivarono addirittura a baciarsi mentre i loro assistiti se la stavano dando di santa ragione. Il bacio tra Parker e Sherri era costato a Slater & Buck le cinture (durante il bacio infatti arrivarono i Nasty Boys a colpire Dick Slater con uno stivale), e nemmeno gli Harlem Heat al netto della vittoria sembravano entusiasti di una situazione così ambigua: il colonnello Parker avrebbe presto dovuto scegliere tra la gloria dei suoi assistiti e l’amore di Sherri!

Seguì poi uno dei match più chiacchierati: quello tra Ric Flair e Arn Anderson, pronti allo scontro dopo una vita passata come fratelli. Avendo passato buona parte delle proprie carriere insieme naturalmente i due si conoscevano a memoria: solo un elemento imprevisto poteva sposare gli equilibri, e quell’elemento era Brian Pillman, che aiutò Anderson a vincere colpendo Flair alle spalle con un calcio in testa, a cui poi seguì una DDT vincente di “Double A”.

Arrivò poi il main event, il WarGames match a squadre, match tipico di casa WCW che prevedeva l’utilizzo di due ring costruiti uno accanto all’altro, circondati da una gigantesca gabbia d’acciaio dove avrebbe iniziato a lottare un membro di ciascun team, che sarebbero poi stati raggiunti ogni 5 minuti da un compagno diverso, con il Dungeon of Doom (Kamala, Zodiac, The Shark, e Meng) da una parte, e dall’altra Hulk Hogan, Randy Savage, Sting, e Lex Luger, che si sarebbe dovuto guadagnare la fiducia dei compagni. Il Dungeon of Doom mandò un messaggio chiaro ad Hulk Hogan ben prima dell’inizio del match: poco prima dell’inizio dell’evento, Hogan arrivò nell’arena a bordo della sua Harley Davidson, circondato da fan entusiasti di incontrare il loro eroe, quando improvvisamente si vide arrivare a tutta velocità un gigantesco Monster Truck che puntava a investire chiaramente lui e i fan! Hogan e i fan si allontanarono giusto in tempo, ma la Harley di Hogan fu completamente tritata dal Monster Truck, che si scoprì essere guidato da… The Giant!
Giunti al match, il team anti-Dungeon si presentò vestito a tema militare e senza i loro tipici colori, come se si trattasse del match più importante della loro vita: Hogan, Savage, Luger, e Sting erano concentrati la massimo, e riuscirono a sconfiggere il Dungeon of Doom al netto di qualche incomprensione, come quando Luger colpì involontariamente Savage. Grazie alla loro vittoria i quattro si guadagnarono il diritto di avere 5 minuti a disposizione nella gabbia con The Taskmaster, il leader del Dungeon of Doom, e affrontando lui avrebbero potuto porre fine alla guerra!
Ma persino Taskmaster aveva un angelo custode… un angelo custode di 230 kg chiamato The Giant! Il mastodontico wrestler riuscì ad entrare nel ring per colpire Hogan alle spalle, strozzandolo e colpendolo con una tale forza da mettere KO Hogan senza neanche lasciargli la possibilità di contrattaccare, lasciandolo in condizioni talmente preoccupanti da richiedere l’intervento dei medici.
Nitro
Di chi ti puoi fidare?
In seguito al brutale attacco di The Giant, Hulk Hogan fu costretto a prendersi una breve pausa, apparendo solo tramite messaggi pre-registrati con un vistoso collare ortopedico, mostrandosi più fragile e meno indistruttibile di come si fosse mai visto in tanti anni. Davvero The Giant si prospettava come l’avversario più tosto mai affrontato dall’Hulkster? Anche se The Giant lo avesse ridotto male come neanche suo padre André avesse fatto anni prima, Hogan continuava a mostrarsi ottimista, fiducioso e sicuro di sé, e la ragione era ben chiara: i due si sarebbero affrontati il mese dopo ad Halloween Havoc per il titolo! Ma le ferite di Fall Brawl non erano solo relative al campione mondiale WCW…

Nonostante la vittoria infatti, tra il quartetto di Sting, Hulk Hogan, Randy Savage e Lex Luger e i Dungeon of Doom non era ancora finita: la mattina dopo Fall Brawl, qualche ora prima di Nitro, Randy Savage partecipò insieme ad altri wrestler WCW ad una puntata di Baywatch come guest star (intitolata “Bash at the beach” come il PPV omonimo di luglio) insieme all’iconica Pamela Anderson, che a inizio anno aveva già fatto una capatina nel mondo del wrestling apparendo a Royal Rumble e WrestleMania XI. Durante una pausa tra un ciak e l’altro, Taskmaster attaccò proprio Savage nella spiaggia delle riprese, con Ric Flair che salvò l’ex rivale Savage dal peggio.

A Nitro però, “Macho Man” non si dimostrò molto riconoscente nei confronti di Flair: dopotutto i precedenti tra i due non erano dei più amichevoli, e approfittò del microfono di “Mean” Gene Okerlund per ribadire la sua scarsa fiducia anche verso Lex Luger, più volte ribadita in precedenza e stavolta sostenuta dal colpo subito dal “Total Package” a Fall Brawl. Luger naturalmente si presentò nel ring per rispondere per le rime, mostrandosi più che disponibile ad affrontare i problemi che Savage aveva con lui nel ring, alzando la posta più che poteva pur di zittirlo: lo sfidò a un match, e se non lo avesse battuto avrebbe lasciato la WCW!

La settimana dopo, per scaldarsi in vista del match con Luger Randy Savage affrontò Taskmaster in un posto più congeniale a lui della spiaggia di Baywatch, ossia sul ring di Nitro, ma il match finito in no contest a causa della Dungeon of Doom. Se “Macho Man” resse bene l’interferenza di Zodiac, non poté fare assolutamente nulla contro The Giant, che si liberò di Savage con una Chokeslam, e a nulla servì l’aiuto di Lex Luger, che intraprese una lotta con The Giant per dimostrare quanto lui con il Dungeon of Doom non avesse nulla a che spartire, perché fu steso anche lui con una Chokeslam del gigante come nulla fosse.
Chi sicuramente conservava un buon ricordo di Fall Brawl erano gli Harlem Heat, freschi vincitori dei titoli di coppia per la terza volta in carriera. Una gioia di poca durata però visto che persero i titoli soltanto 24 ore dopo a Nitro! A porre fine al loro regno furono gli American Males, il duo formato da Marcus Bagwell & Scotty Riggs con qualche mania narcisistica di troppo, che mettendo fine al regno degli Harlem Heat diedero a Booker T & Stevie Ray lo spiacevole record di regno più breve della ventennale storia dei titoli di coppia WCW!

A causare la sconfitta dei campioni in uscita fu il colonnello Robert Parker, che prese la loro manager Sister Sherri in braccio per portarsela nel backstage. Se a Fall Brawl la storia tra Sherri e Parker era costata i titoli di coppia a Dick Slater & Bunkhouse Buck, adesso erano stati gli Harlem Heat a pagarne le conseguenze! Anche per gli American Males però la gioia fu breve, visto che persero i titoli dopo appena 9 giorni sempre per mano degli Harlem Heat.




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