Febbraio 1995: Giorgia vince Sanremo con Come Saprei, in Italia arriva l’anime di Sailor Moon, al cinema escono Pronti a Morire, Il Seme Della Follia, Piccoli Omicidi Tra Amici, La Giusta Causa, La Famiglia Brady, A Proposito di Donne, e Pesi Massimi, mentre in radio risuona You Gotta Be di Des’ree:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Diesel
– Campione Intercontinentale: Jeff Jarrett
– Campioni di coppia: gli Smoking Gunns (Bart Gunn & Billy Gunn)
– Campionessa femminile: Bull Nakano
A volte ritornano
A WrestleMania XI il titolo WWF sarebbe stato conteso tra Diesel e Shawn Michaels: un match inevitabile, vista la loro storia passata. Diesel era arrivato in WWF quasi 2 anni prima come bodyguard personale dell’Heartbreka Kid, ma col tempo il suo possente fisico gli aveva permesso di invertire le gerarchie e uscire dalla sua ombra a tal punto da oscurarlo. Se il suo era partito come “Shawn Michaels & Diesel”, in breve tempo divenne “Diesel & Shawn Michaels”: qualcosa di intollerabile per un narcisista egocentrico come Michaels, che ricordò a tutti che senza di lui Diesel sarebbe stato un signor nessuno, e che dunque gli doveva tutto… incluso il titolo WWF!

Erano passato più di 3 anni da quando Shawn Michaels si era distaccato dai Rockers per scalare i vertici, eppure “Big Daddy Cool” era arrivato in cima prima di lui, facendolo consumare dall’invidia: c’erano stati sì 2 titoli Intercontinentali nel suo palmarès, ma il titolo WWF era l’unico modo con cui Michaels poteva ergersi a leader della new generation, un primato in cui invece Diesel si trovava sempre più a suo agio: era estroverso davanti alle telecamere, sapeva comportarsi a modo con le personalità importanti, e non sfigurava nelle serate mondane o agli eventi di beneficenza, e la WWF non poteva che esserne più felice, visto che non era un segreto quanto la federazione privilegiasse i big men come uomini immagine.

Il main event di WrestleMania XI pompò l’ego di Shawn Michaels oltre ogni misura, tanto da sostenere che tra lui e Pamela Anderson a Royal Rumble era scattata una sorta di “scintilla”. Del resto era una vera calamita per il pubblico femminile, e non era chiamato “The Heartbreak Kid” per nulla: i suoi capelli lunghi, la sicurezza, e il suo spigliato carismafacevano caderele donne ai suoi piedi, e nessuno che fosse fidanzato poteva stare tranquillo con lui in giro, dunque figurarsi se la stella di Baywatch potesse essere immune al suo fascino.

Ma Shawn Michaels sosteneva che tutte queste fortune avevano un prezzo: essere nel main event di WrestleMania, il primo a vincere la Royal Rumble entrando col numero 1, e avere le attenzioni della donna più sexy del mondo erano tutte cose che a suo dire lo rendevano bersaglio facile degli invidiosi e frustrati, dunque Michaels per tutelarsi da ogni pericolo annunciò che avrebbe presto presentato un nuovo bodyguard a guardargli le spalle, con la promessa di portarne uno migliore di quanto Diesel non fosse mai stato! Nessuno sembrava sapere di chi si potesse trattare, e Michaels vendette l’esclusiva al King’s Court di Jerry “The King” Lawler, dove rivelò che la sua nuova guardia del corpo era… Sid Justice! Era tutto vero: dopo quasi 3 anni di assenza Sid Justice era tornato in WWF!
Tornato col poco raccomandabile nuovo nome di “Sycho Sid” e una nuova inquietante musica d’ingresso, lo psicotico Sid era rimasto come tutti lo ricordavano: una montagna umana senza lucidità o scrupoli (persino Jim Cornette aveva paura di lui ogni volta che gli si avvicinava), capace di far sembrare piccolo persino Diesel. Sid era possente come un grizzly, e forte come Diesel, ma rispetto a “Big Daddy Cool” aveva qualcosa in più: era completamente pazzo, e per questo infinitamente pericoloso. Adesso per Diesel si faceva molto più dura: i fan ricordavano bene che bestia fosse Sid, capace di mettere alle strette persino il grande Hulk Hogan, tanto che nessuno nella sua breve permanenza in WWF era mai stato in grado di batterlo, e i pronostici di WrestleMania XI cambiavano radicalmente. Sarebbe stato il match più importante della vita dell’Heartbreak Kid, e non aveva intenzione di mancare il suo appuntamento col destino.

Bret Hart… un razzista?
Diesel era il campione WWF e dunque il nuovo volto della federazione, ma era sempre Bret Hart il più amato dei fan, e lo provò un sondaggio del WWF Magazine, con cui i lettori lo elessero “la Superstar della gente”. A consegnare il premio all’Hitman furono il direttore del WWF Magazine Bob Mitchell e una giovane fan: un riconoscimento forse non prestigioso come tanti altri che aveva vinto in carriera, ma che per lui contava molto, perché provava che il suo recente cambio di attitudine non aveva minato l’amore dei fan nei suoi confronti, e che poteva sempre contare sul loro supporto per rialzarsi dai momenti più difficili.

Naturalmente del premio non fu felice Jerry “The King” Lawler, forse l’unico che odiava l’Hitman più di Owen Hart e Bob Backlund, e sfruttò l’occasione per insultare nuovamente Bret e tutta la sua famiglia (ad eccezione ovviamente di Owen), insinuando che Bret avesse vinto il premio solo perché dalle votazioni erano stati esclusi i fan giapponesi, chiamando pertanto Bret Hart “un razzista”! Esaurito da Jerry Lawler per l’ennesima volta, per l’Hitman, sarebbe stata l’occasione di tappare la bocca a “The King” una volta per tutte, cosa che non aveva ancora fatto. L’inizio dei loro attriti risalivano addirittura all’estate 1993, per poi protrarsi fino all’inverno, dove si sfidarono a un Survivor Series match a cui però Lawler non partecipò, allontanandosi momentaneamente dalla WWF. Non che una volta rientrato “The King” si fosse dimenticato di stuzzicare Bret Hart, anzi, ma ora Bret sembrava intenzionato a farla finita coi suoi rivali una volta per tutte, e iniziò intervenendo in una Battle Royal a 20 uomini dove sarebbero stati coinvolti alcuni dei più grandi nomi del roster, e a cui avrebbe partecipato anche Lawler.
Durante la Battle Royal Jerry Lawler fu apparentemente eliminato venendo gettato oltre la terza corda, ma si salvò toccando con un solo piede il terreno, proprio come aveva fatto Shawn Michaels a Royal Rumble, e invece che rientrare preferì rimanere a bordo ring per tutto il tempo su una sola gamba, come fosse un fenicottero! A guastargli la festa arrivò Bret Hart, con Lawler impossibilitato a difendersi a dovere perché poggiare il piede “buono” avrebbe voluto dire essere eliminati, e così fu, con l’Hitman che colpì Lawler con un pugno, buttandolo fuori dalla contesa.

La vittoria della Battle Royal andò a suo cognato British Bulldog, che si rifece parzialmente della beffa di Royal Rumble, dove che il trionfo di Shawn Michaels aveva fatto passare in secondo piano la sua incredibile prestazione: l’inglese era entrato col numero 2 ed era stato eliminato per ultimo, dunque la sua prestazione era stata perfettamente equiparabile a quella di Michaels, che si era aggiudicato il match solo per una questione di centimetri. L’inglese era l’unico di cui Bret si fidava nell’infinita lotta a Owen Hart e Bob Backlund, con cui li affrontò ad Action Zone in un Tag Team match vinto proprio da loro, con British Bulldog che schienò Owen mentre Bret faceva sentire a Backlund la pressione della Sharpshooter fuori dal ring!
Ma British Bulldog affrontò Backlund anche singolarmente, e persino lui nonostante la sua immensa forza non riuscì a rompere la Crossface Chickenwing, da cui riuscì a liberarsi solo grazie all’aiuto di Bret Hart, che pur di salvarlo lo fece perdere per squalifica. A Royal Rumble forse Bret Hart gli era costato la rivincita contro Diesel per il titolo WWF, ma c’era una cosa che nessuno poteva togliergli: l’assoluta infrangibilità della sua Crossface Chickenwing, e Backlund lo aveva dimostrato ancora una volta.
Owen intanto aveva anche altri piani: da tempo aveva promesso che avrebbe replicato i successi del blasonato fratello, così da dimostrare nuovamente di non avere nulla da invidiargli, e se Bret era partito vincendo le cinture di coppia, lui avrebbe fatto altrettanto, dunque lanciò una sfida agli Smoking Gunns. Era dai tempi in cui con Koko B. Ware formava gli High Energy che non lottava nella categoria di coppia, dunque ora la domanda naturalmente era: chi sarebbe stato il partner del “King of Harts”? Non sarebbe stato di certo un compito facile: dopo quasi 2 anni finalmente gli Smoking Gunns avevano coronato il loro sogno di diventare campioni di coppia e non avevano intenzione di mollare tanto facilmente, sebbene la divisione di coppia che si stesse profondamente rinnovando: l’infortunio di 1-2-3 Kid per fortuna si rivelò meno serio del previsto, ma dovette prendersi una pausa per qualche settimana lasciando solo Bob Holly, Owen Hart stava sondando nuovi partner con cui collaborare, mentre gli imponenti gemelli Blu Brothers si avvalsero della guida del loro zio Zebekiah. Per gli Smoking Gunns mantenere le cinture non sarebbe stato facile.

Le mille sfide della Million Dollar Corporation
Se Diesel era tanto agguerrito e dominante nel ring quanto gentile, affabile, e diplomatico fuori, non si poteva di certo dire lo stesso di Bam Bam Bigelow, che al contrario aveva fatto fare una pessima figura alla WWF aggredendo Lawrence Taylor a Royal Rumble, per poi rincarare la dose sfidandolo addirittura a uno scontro! Le settimane successive furono un continuo botta e risposta tra Bigelow e l’entourage di Taylor, che era la cosa che più irritava Bigelow. Il fatto che Taylor parlasse solo tramite avvocati, manager, o altri rappresentanti, l’opposto di come si faceva in WWF, dove si era abituati a risolversi i propri problemi da soli e senza scuse… lui voleva parlare con Taylor e basta, senza alcun intermediario, e lo invitò al confronto più diretto di tutti, che nessuno avrebbe potuto affrontare se non lui: un match a WrestleMania XI! Bam Bam Bigelow aveva scoperto le sue carte e rivelato le sue intenzioni, e adesso bisognava aspettare solo la risposta di Taylor…

L’affare con Taylor allontanò momentaneamente Bigelow dalle faccende della Million Dollar Corporation, che nel frattempo era impegnata su più fronti e che si sentiva ancora più invincibile dopo aver rubato l’urna di Undertaker. Con l’urna in loro possesso Becchino non avrebbe osato contrastarli. il ché di certo avrebbe fatto dormire sonni tranquilli a King Kong Bundy, visto che l’urna era stata rubata a Royal Rumble proprio grazie a lui. Bundy era convinto di essere il vero gigante dominante della WWF, dunque non poteva accettare di essere stato eliminato dal Royal Rumble match da Mabel. I due giganti si affrontarono anche in un 6 Men Tag Team match dove oltre al solito Mo ebbe al suo fianco Lex Luger, mentre Bundy aveva i soliti Irwin R. Schyster e Tatanka, che riuscirono a prendersi la vittoria dopo che Bundy schienò Luger dopo una DDT del nativo americano sfuggita all’arbitro. Non erano in molti che in WWF potevano vantarsi di aver schienato Luger, la cui lotta alla Million Dollar Corporation andava avanti dall’inizio dell’estate, ma c’era un uomo a cui voleva farla pagare più di chiunque altro, e quello era Tatanka, che sfidò a un match risolutore a WWF Action Zone.

Il match finì in pareggio per doppio count out, ma quello che fece più discutere fu quello che succede dopo: a sostegno di Luger arrivò infatti Chief Jay Strongbow, l’uomo che per primo aveva portato con orgoglio la cultura dei nativi americani nel wrestling, e che pertanto era stato un punto di riferimento anche per Tatanka, visto da tutti -Strongbow incluso- come il suo erede. Se persino Strongbow aveva perso il suo rispetto per Tatanka, era l’ennesimo segno di quanto quest’ultimo si fosse allontanato dai suoi vecchi valori, ma questo non sembrò importare a Tatanka, che anzi colpì vigliaccamente Strongbow alle spalle! Per fortuna c’era Lex Luger accanto a lui a impedire il peggio, ma colpire alle spalle un uomo di 66 anni, che per tanto tempo aveva definito il suo idolo, fu il punto più basso della carriera di Tatanka, che Luger sfidò a RAW la settimana dopo.
Giunti al match, a scortare Lex Luger a bordo ring fu proprio Chief Jay Strongbow, che dall’alto della sua esperienza gli dispensò anche qualche consiglio e alcune mosse, come la sua storica Sleeper Hold, che Luger sfoderò nel corso del match. Tatanka subì il dominio di Luger, e preferì farsi contare fuori e perdere il match volontariamente per count out, lasciando ancora una volta la loro rivalità e senza un vero finale.

Lex Luger aveva adesso l’esperienza di Chief Jay Strongbow dalla sua, ma la Million Dollar Corporation però non rimase a guardare, e si rinforzò reclutando il fighter Kama, che col suo fisico imponente e il suo stile di lotta efficace e aggressivo convinse Ted DiBiase nonostante avesse solo una manciata di match in WWF. Ma Kama non era l’unico volto nuovo che si stava facendo strada, perché a rubare la scena ce n’era anche un altro, sebbene meno propenso a collaborare con altri, e quel qualcuno era il giapponese Hakushi, che stava vincendo match su match grazie a uno stile di lotta mai visto in WWF, più unico che raro, con manovre aeree che i fan neanche credevano possibili. Il suo nome significava “angelo bianco”, ma più che a un angelo assomigliava a un fantasma: bianco, inafferrabile, che si dispiegava in volo leggero come l’aria, e come un fantasma era assolutamente silenzioso.
A parlare per lui era il suo manager Shinja, che col suo volto dipinto di bianco era non meno inquietante del suo assistito, e che sosteneva che in Giappone fosse considerato il miglior wrestler al mondo, migliore persino di Diesel e Bret Hart, a cui Jerry Lawler aveva affibiato l’etichetta di razzista verso i giapponesi. Hakushi sembrava non temere nessuno, e non porsi nessun limite neanche nei paragoni con gli altri, e presto uno dei pezzi grossi ne avrebbe dovuto tenere conto…




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