Ottobre 1994: debutta il celebre cartone Gargoyles, al cinema escono Pulp Fiction, Stargate, Clerks, Pallottole su Broadway, Nightmare: Nuovo Incubo, Benvenuti a Radioland, e Piccoli Campioni, mentre in discoteca si balla Think About the Way di Ice MC e Alexia:

Nel frattempi i campioni in ECW sono:

Campione ECW: Shane Douglas

Campione Televisivo: Jason

Campioni di coppia: Cactus Jack & Mikey Whipwreck

Ridi, pagliaccio

Dopo essersi incontrati nella finale per l’assegnazione del titolo NWA ad agosto, i destini di 2 Cold Scorpio e “The Franchise” Shane Douglas si incrociarono di nuovo, seppur non direttamente. Durante lo show settimanale dell’ECW infatti, Scorpio si ritrovò a combattere contro Matt Borne, che stava ormai proseguendo il suo percorso di distaccamento dal personaggio di Doink, a cui nel frattempo la WWF aveva da poco trovato un nuovo interprete, che in quel momento era impegnato in una rivalità con Jerry “The King” Lawler, a dimostrazione di quanto a Stamford nessuno avesse a cuore l’uomo dietro la gimmick: l’unica cosa che contava era il personaggio che faceva felici i bambini e vendeva prodotti, e non l’atleta che lo interpretava. Tutti erano rimpiazzabili, e nessuno era indispensabile: una fredda mentalità aziendale che Matt Borne usò per caricarsi e lasciare il segno in ECW.

Matt Borne, il vero Doink

Pur combattendo ancora (parzialmente) con il look di Doink come provocazione, il pagliaccio apparteneva al passato, rafforzando il suo cammino con un evocativo nuovo cambio: “Borne Again”, per sottolineare la sua rinascita grazie all’aiuto di Shane Douglas. L’ex Doink attaccò violentemente 2 Cold Scorpio con l’aiuto di Mr. Hughes, facendogli indossare la parrucca di Doink con la forza, così da far provare anche a Scorpio che sensazione umiliante fosse indossarla e mettersi in ridicolo come lui era stato costretto a fare per anni.

Pur non essendo coinvolto in faide particolari, il campione ECW Shane Douglas apparí sempre con costanza per ribadire la “dichiarazione d’indipendenza” fatta ad agosto, insultando la WCW e la WWF ed esaltando l’ECW come il vero futuro del wrestling professionistico, l’unica vera federazione che guardava in avanti. Mentre la WWF in quel momento proponeva Bob Backlund (45 anni) nel main event e una faida tra Jerry Lawler (anche lui 45 anni) e un gruppo di nani vestiti da pagliacci, la WCW aveva Ric Flair (45 anni) e un Hulk Hogan (41 anni) più proiettato a Hollywood che nel ring a giocarsi il titolo mondiale, mentre al contrario l’ECW aveva un campione giovane e fresco, oltre che un roster composto di gente nuova e affamata, che avrebbe fatto di tutto per far valere il prezzo del biglietto ai propri fedelissimi fan, a cui Shane Douglas avrebbe fatto da scudo difendendo la loro legittimità con le unghie e con i denti.

Ma anche senza rivalità all’attivo, “The Franchise” avrebbe difeso ugualmente il titolo al supershow di novembre, November to Remember. Del resto Douglas non aveva dichiarato guerra a una singola persona (sebbene il suo bersaglio preferito fosse sempre Ric Flair), ma all’intero sistema del wrestling, e il suo avversario sarebbe stato un nome d’eccezione: l’unico che aveva avuto il coraggio di raccogliere la sua sfida aperta… l’ex campione mondiale WCW Ron Simmons! Era tutto vero: Simmons aveva accolto la sfida di Shane Douglas, lui che aveva fatto la storia del wrestling nel 1992 diventando il primo campione mondiale afroamericano di sempre, qualcosa di cui andare orgogliosi in eterno, e il tutto grazie alla WCW che Douglas tanto denigrava, avrebbe affrontato il campione ECW!

Ron Simmons, l’unico ad accettare la sfida di Shane Douglas.

Occhio per occhio

Dopo un’intera estate di fuoco scandita da una quantità spropositata di ferite da Singapore Cane (ormai diventato il nome ufficioso dello shinai), tra Sandman e Tommy Dreamer arrivò quello che si prosepttava come il capitolo più violento della loro faida: un I Quit match! Sandman non era di certo un uomo che amava andarci leggero, e il “nuovo” Tommy Dreamer, più hardcore e pronto al rischio che mai, sembrava non essere da meno… dato che si presentò al match con lo sportello di un auto! Nonostante l’attitudine di Dreamer, Sandman era molto più esperto di di lui in match di quella portata, ed era talmente sicuro di sé e di avere il match in pugno che iniziò a combattere con una sigaretta accesa in bocca! Ma la provocazione si rivoltò presto contro Sandman, dato che uno schiaffo di Dreamer gli fece finire la sigaretta in un occhio! A quel punto la situazione divenne davvero seria: Sandman era stato accecato dalla sua stessa sigaretta, e in preda al panico e al dolore pronunciò il fatidico “I quit” ad un prezzo salatissimo.

Woman accorse preoccupata come non mai, e Dreamer stesso sembrava sotto shock, mentre Sandman fu portato immediatamente nel backstage, circondato da tutto il roster preoccupato per le sue condizioni e dai medici, in attesa di un’ambulanza che sembrava non arrivare mai… poteva trattarsi del più grave incidente della storia dell’ECW: si poteva sopravvivere a fili spinati e a tavoli distrutti, ma perdere un occhio era davvero troppo, persino per la federazione di Philadelphia. Woman era ovviamente una fontana di lacrime, mentre Tommy Dreamer chiedeva disperatamente perdono, sentendosi il principale responsabile per l’accaduto.

Tutti sono preoccupati per le condizioni di Sandman

Nel corso dei mesi Dreamer si era dimostrato un duro, ma rimaneva fondamentalmente un buono, un ragazzo di 23 anni che non voleva far del male a nessuno fuori dall’agonismo del ring, e versò tutte le sue lacrime per l’uomo che fino a pochi giorni prima odiava più di qualunque cosa al mondo.

Tommy Dreamer non riesce a perdonarsi

Nelle settimane successive i messaggi di solidarietà per Sandman riempirono il palinsesto ECW, ma nonostante il supporto, Joey Styles fu incaricato di dare l’annuncio più triste della sua carriera: dopo l’incidente Sandman sarebbe stato costretto al ritiro. Ma non se ne sarebbe andato senza un’uscita con stile, e fu indetto per l’imminente November to Remember una festa d’addio ufficiale, dove Sandman avrebbe salutato per sempre i suoi fan e avrebbe condotto una serata di celebrazione per la sua breve ma intensa carriera in ECW.

Certo, il volto delle federazione era Shane Douglas, e se si pensava ai più hardcore si pensava a Sabu e Cactus Jack, ma era innegabile che se si fosse dovuto eleggere un vero simbolo dello spirito dell’ECW quello era Sandman, che aveva rinnegato la sua gimmick bizzarra per mostrare chi fosse l’uomo dietro la gimmick ancora prima di Doink. Sandman era un prodotto 100% ECW: era nato a Philadelphia ed era stato formato dalla Tri-State Wrestling Alliance, la progenitrice dell’ECW, dove per adattarsi ai cartooneschi standard del wrestling si era presentato al mondo come un biondo surfista californiano, salvo poi calare la maschera e mostrarsi per quello che era davvero, un proletario di Philadelphia sboccato, violento, e volgare con la passione per il fumo, la birra, e le donne.

Il simbolo della “cura ECW”

Sandman neanche si poteva definire un vero e proprio wrestler, ma un attaccabrighe da bar, l’ultimo che vorresti incontrare la sera in un locale, uno che avrebbe potuto scatenare una rissa in una stanza vuota, il tipo che forse una rissa neanche la vince, ma che di certo sa come farti passare una brutta serata. Sandman non era un wrestler, era un uomo che amava cercare rogne. La sua rapida evoluzione era stata rivoluzionaria, tanto da costruirsi anche una certa popolarità tra i fan nonostante fosse tutto tranne che un uomo esemplare, ma prima o poi tutti doveva succedere: tutti sapevano che a forza di alzare il livello di violenza qualcuno in ECW doveva farsi male per davvero, e il malcapitato era stato proprio Sandman. Per venire incontro a chi non avrebbe potuto esserci al supershow, la federazione diede l’opportunità ai fan di far sentire il proprio supporto a Sandman tramite una linea telefonica indetta appositamente, la “Hardcore phoneline”, dove i fan inviarono i loro messaggi di sostegno verso il loro idolo.

Una carriera breve, ma vissuta al massimo

Non si fece di certo contagiare dal clima di solidarietà “Ironman” Tommy Cairo, che con Sandman aveva combattuto una lotta senza quartiere per buona parte dell’anno, e che anzi ne approfittò per ribadire ancora una volta al mondo il suo odio per Sandman. Cairo si collegò tramite satellite solo per dirsi dispiaciuto di non essere stato lui stesso ad accecare Sandman, oltre che a definire Dreamer una donnicciola per piangere e dispiacersi di un “onore” del genere che lui stesso avrebbe voluto avere.  Scandalizzato dalle parole di Cairo, Joey Styles tagliò il collegamento, che fu ripristinato per volere di Tommy Dreamer, che volle rispondere per le rime a Cairo. Al contrario di Cairo infatti Dreamer non si dava pace per quanto accaduto, e con un senso di colpa che ormai lo soffocava sempre di più affrontò a parole Cairo per difendere l’onore di Sandman, a cui giurò di dedicare da lì in avanti ogni singolo istante della sua carriera. Ma Tommy Cairo continuò a lanciare provocazioni a Sandman, tanto che in un match cercò addirittura di accecare Mikey Whipwreck, salvo poi ritrovarsi proprio Tommy Dreamer a contrastarlo con un Singapore Cane, che si dimostrò fedele alla sua promessa di difendere l’onore dell’ex rivale.

Dreamer non tollera le parole di Tommy Cairo

L’arma suprema

Dean Malenko era arrivato in ECW con la nomea di maestro delle sottomissioni, e The Tazmaniac aveva subito infranto quella nomea uscendo dalla sua Armbar come nulla fosse, facendolo di colpo apparire molto meno minaccioso. La settimana dopo questo “affronto”, Malenko vinse un Handicap match contro Dino Sendoff e Don E. Allen, invitando poi Tazmaniac a farsi avanti per un secondo round, con l’ex campione Televisivo non si fece attendere e accettò la sfida.

Tazmaniac e Dean Malenko, di nuovo l’uno contro l’altro

I due improvvisarono un match non previsto nella card, che li vide affrontarsi perfettamente alla pari a suon di Suplex, senza lasciar intendere chi fosse davvero superiore tra i due. Il dubbio su chi fosse il migliore rimase, visto che arrivò una schiera di lottatori del roster a separarli per evitare un confronto potenzialmente infinito. Per quanto Malenko avesse trovato pane per i suoi denti, continuò ad essere più che utile a Jason, che continuava a mantenere il suo  titolo Televisivo grazie all’aiuto di “The Shooter”, ma presto avrebbe dovuto affrontare l’ex campione Mikey Whipwreck, che a vegliare su di lui aveva la rassicurante presenza di Cactus Jack.

Sulla testa di Whipwreck però pendeva la minaccia dei Public Enemy, più intenzionati che mai a riconquistare i titoli di coppia, le cinture che -dopo i Super Destroyers- avevano detenuto più a lungo di chiunque altro in ECW, e che avrebbero avuto l’occasione di riconquistarle a November to Remember. Se Cactus Jack sarebbe stato un avversario duro da battere, lo stesso non poteva dirsi di Mikey Whipwreck: inesperto, gracile, e soprattutto enormemente spaventato. Nonostante le rassicurazioni di Cactus Jack, il povero Whipwreck continuò a mostrarsi terrorizzato all’idea di quello che i Public Enemy potevano fargli, e consci di questo Rocco Rock & Johnny Grunge tentarono di intimorirlo ancora di più: prima facendosi intervistare nelle “loro” strade dove erano cresciuti, agitando minacciosamente mazze da baseball per mostrargli quanto, prima delle cinture di coppia che gli erano state portate via, i due non avessero mai avuto nulla dalla vita se non una dura convivenza con la vita di strada; e poi costandogli il match per il titolo Televisivo contro Jason (che aveva strappato il titolo proprio a Whipwreck in estate), pestandolo con le loro mazze da baseball. Ovviamente arrivò in soccorso Cactus Jack, ma era ormai tardi… i Public Enemy avevano ridotto in polpette Whipwreck a colpi di mazza da baseball!

I Public Enemy mandano un avvertimento a Mikey Whipwreck

Per quanto ci fossero delle cinture di mezzo però, non erano i Public Enemy la vera ossessione di Cactus Jack, perché il motivo per cui era tornato in ECW era uno: battere Sabu e riprendersi la palma di wrestler più hardcore d’America dopo il loro scontro di Hostile City Showdown a giugno. L’atteso rematch tra i due finalmente avvenne: anche stavolta il livello di hardcore raggiunse nuove vette (il momento più schockante fu indubbiamente un Moonsault fuori dal ring con cui Sabu quasi si spappolò lo stomaco, prendendo in pieno la transenna!), ma anche stavolta a trionfare fu Sabu, che colpì più volte il cranio di Cactus Jack con una bottiglia di birra fino al contro di 3. Sabu rimaneva l’arma suprema dell’ECW: l’atleta più pericoloso e suicida di Philadelphia se non d’America, un’arma che solo Paul E. Dangerously poteva (a stento) controllare.

Sabu batte ancora una volta Cactus Jack

Lascia un commento

In voga