Settembre 1994: vanno in onda i primi episodi di Friends, E.R. – Medici in Prima Linea, The Thick, e Sweet Valley High, al cinema escono Le Ali Della Libertà, Ed Wood, Leon, Quiz Show, e TimeCop, mentre grazie a Friends tutti conoscono I’ll Be There For You dei Rembrandts:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Bret Hart
– Campione Intercontinentale: Razor Ramon
– Campioni di coppia: Diesel & Shawn Michaels
– Campionessa femminile: Alundra Blayze
Vecchio a chi?
Bret Hart era uscito da SummerSlam con il titolo WWF ancora alla vita e (ovviamente) con il supporto di tutta la sua famiglia. Ma per quanto gli altri Hart potessero essergli di supporto nessuno di loro lottava in WWF, dunque quella contro Owen Hart era una battaglia solitaria, mentre Owen aveva dalla sua Jim “The Anvil” Neidhart. All’Hitman serviva una mano, e il primo a candidarsi per dargliela fu British Bulldog, tornato a farsi vedere sugli schermi WWF a SummerSlam dopo quasi 2 anni di assenza, che firmò un nuovo contratto con la WWF nell’entusiasmo del pubblico, più che felice di rivedere l’ex campione Intercontinentale. L’inglese non aveva perso né il suo fisico possente né la sua potenza, e giò nei suoi primi match dimostrò di essere prontissimo ad aiutare il cognato.

British Bulldog non fu l’unico volto del passato a tornare, perché a sorpresa la WWF annunciò il ritorno di… King Kong Bundy! Il gigante che aveva messo alle strette persino Hulk Hogan, lottandoci contro nel main event di WrestleMania 2, sarebbe tornato dopo 6 lunghi anni, pronto a confrontarsi con una nuova generazione di atleti, molto diversa (ma anche fisicamente meno imponente per reggere il confronto con lui) di quella in cui Bundy emerse.
E a proposito di vecchie glorie, non aveva intenzione di farsi da parte neanche Bob Backlund, che ribadì le sue intenzioni a RAW in un’intervista con Vince McMahon. Backlund non aveva accettato la sconfitta contro Bret Hart a luglio, e visto che tecnicamente non aveva mai ceduto ad Iron Sheik nel loro famigerato match del 1983 sosteneva di essere il legittimo campione WWF, regnante ininterrottamente dal 1978… da 16 anni consecutivi! Di fronte a queste sparate il pubblico gli urlò “Has been!” (“sei sorpassato”), ma a Backlund non sembrava importargli, perché per lui quella non era solo una questione di titolo WWF, ma una battaglia più grande. Bob Backlund sosteneva che il mondo stava cambiando così velocemente da non accorgersi di andare nella direzione sbagliata, e che quella che lui vedeva tutti i giorni era un’America debole e una società malata, priva della disciplina e dei valori fondamentali dei suoi tempi, tanto che chiese (anzi, ordinò) a tutti di chiamarlo “Mr. Backlund” in segno di rispetto.

Come dichiarò senza mezzi termini la sua missione divenne una sola: riportare tutto ai suoi altissimi standard, per quanto dolorosi o bisognosi di sacrifici potessero essere, e il simbolo di quegli standard era la sua Crossface Chickenwing, a suo dire una mossa impossibile da rompere. Del resto persino il grande Bret Hart, talmente tecnico da poter ribaltare o rompere qualsiasi presa, non era riuscito a liberarsi dalla Crossface Chickenwing, una mossa apparentemente semplice per uno come lui, quasi datata per il wrestling degli anni ‘90, eppure neanche lui c’era riuscito. Per darne una dimostrazione Backlund invitò sul ring Lou Gianfriddo, scrittore del WWF Magazine, sfidandolo a rompere la presa così da dargli qualcosa di cui scrivere!
Non trattandosi di un wrestler naturalmente il povero Gianfriddo non ebbe la minima possibilità di liberarsi dalla Crossface Chickenwing, e Backlund lo stritolò nella presa con una foga tale che neanche McMahon riuscì a fermarlo: era come posseduto, in preda a un raptus di rabbia, e per evitare che gli rompesse il braccio ci vollero un gruppo di arbitri e “Macho Man” Randy Savage dal tavolo del commento per fermarlo. Bob Backlund sembrava un vecchio fuori dal tempo, uno dei tanti che rimproverano i giovani inneggiando “ai miei tempi”, ma faceva terribilmente sul serio e non andava preso sotto gamba, perché nei suoi occhi si leggeva una rabbia e una determinazione degna dei suoi anni migliori.

Un’azienda nell’azienda
La discussione che ebbero Shawn Michaels e Diesel a SummerSlam dopo la perdita del titolo Intercontinentale di quest’ultimo sembrò non avere conseguenze, con i due che tornarono ad apparire uniti come sempre. Michaels e Diesel erano un’accoppiata assolutamente completa: potente e concreto uno, più veloce ed esuberante l’altro, ed entrambi con un’innata capacità di saper lottare ai limiti del regolamento lontani dagli occhi dell’arbitro, oltre che legati da una solidissima amicizia anche fuori dal ring, che gli donava un’alchimia naturale. I due lottarono perlopiù contro jobber o avversari poco quotati, ma presto sarebbero arrivate anche grandi sfide, perché gli Headshrinkers reclamarono un rematch!

Anche se non detenevano le cinture di coppia però. il gruppo più dominante della WWF rimaneva indubbiamento quello di Ted DiBiase (che si era rinominato “The Million Dollar Corporation”), che sebbene a SummerSlam avesse perso il falso Undertaker aveva guadagnato anche Tatanka, che svendendosi per soldi aveva rinnegato non solo sé stesso, ma anche i valori dei suoi antenati lumbee, che non avrebbero mai ceduto alla vista dei dollari yankee. Eppure Tatanka sembrava trovarsi a suo agio in questa sua nuova veste, tanto da mostrarsi con un look inedito: non più con i simboli tipici della sua tribù, ma con un costosissimo completo fatto su misura.

Adesso che il vero Undertaker era tornato, i sonni di Yokozuna iniziarono a essere un pò meno tranquilli: il polinesiano era stato il responsabile della sua “morte”, dunque sapeva di essere il suo prossimo obiettivo, ma Undertaker non si limitò a ricordargli i loro precedenti, ma lo torturò psicologicamente, senza neanche il bisogno di sporcarsi le mani. Al termine di ogni match infatti, Yokozuna si vedeva spegnere le luci dell’arena, per poi sentir rimbombare un fragoroso rintocco di campane, le campane di Undertaker!
Ad ogni rintocco Yokozuna smetteva di essere il colosso invincibile, perché ogni rintocco sembrava scavargli dentro, ricordandogli che il becchino non era mai davvero morto, facendolo apparire improvvisamente piccolo. Il suo sguardo tradiva il panico: cercava Undertaker ovunque, come se potesse materializzarsi alle sue spalle da un istante all’altro. Ogni passo era esitante, ogni respiro più pesante. Non combatteva più un uomo, ma un’idea: l’inevitabilità. I misteriosi spiriti, l’aria carica di tensione, la sensazione che il ring fosse diventato un luogo maledetto… tutto serviva a far capire a Yokozuna che la bara in cui aveva chiuso il Becchino a Royal Rumble non era una vittoria, ma un madornale errore. Aveva creduto di averlo sepolto, e invece aveva solo aperto la porta all’incubo, e Yokozuna iniziò ad avere una paura del diavolo, ma non di perdere un eventuale match con Undertaker, ma di qualcosa di peggio: che Undertaker fosse tornato per reclamare la sua anima!

Della Million Dollar Corporation si era parlato talmente tanto di Undertaker, Lex Luger, e Tatanka da far dimenticare Bam Bam Bigelow, ma il gigante di Asbury Park era uno degli atleti più completi e temibili di tutto il roster, e se il “Million Dollar Man” lo aveva preso nel suo gruppo era perché credeva fermamente in lui. Bigelow triturava ogni avversario che incontrava, e DiBiase aveva talmente tanta fiducia in lui che invitò qualunque membro del roster a sfidarlo, e il primo a raccoglierla fu Adam Bomb, che incredibilmente mise Bigelow in seria difficoltà. Visto che il match tra i due non era ufficiale vennero divisi da una schiera di arbitri, ma rimaneva il fatto che Adam Bomb aveva fatto sembrare Bam Bam Bigelow molto meno minaccioso di quando DiBiase lo dipingesse, e questo difficilmente sarebbe passato impunito…






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