Luglio 1994: Jeff Bezos fonda Amazon, il Brasile vince il Mondiale ai rigori contro l’Italia, Pete Sampras e Conchita Martinez vincono i rispettivi tornei di Wimbledon, al cinema escono Forrest Gump, The Mask, True Lies, Il Cliente, Genitori Cercasi, e The Shadow, mentre Kiss From a Rose di Seal risuona in radio:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Bret Hart
– Campione Intercontinentale: Diesel
– Campioni di coppia: gli Headshrinkers (Fatu & Samu)
– Campionessa femminile: Alundra Blayze
I Re di cuori
Dopo aver fallito l’assalto al titolo WWF, Diesel poteva sempre consolarsi con il suo titolo Intercontinentale. E poi bisognava lasciare spazio a nuovi sfidanti, magari alla loro prima occasione, del resto era questo che Bret Hart voleva garantire a tutti da campione WWF: pari opportunità per tutti, a prescindere dal curriculum, l’età, o dal prestigio. E adesso era il turno di un ragazzo che in appena un anno era passato dall’essere un anonimo jobber a uno dei beniamini dei fan: 1-2-3 Kid, il perfetto archetipo del wrestler a cui Bret Hart voleva tendere la mano, l’ultimo uomo che ci si sarebbe aspettato di veder lottare per il titolo WWF. Tutti adoravano 1-2-3 Kid, ma tra i suoi più grandi detrattori c’era Jerry “The King” Lawler, che la settimana prima del fatidico match lo ospitò al King’s Court, incredibilmente non per denigrarlo ma per spronarlo, visto che come campione WWF chiunque era meglio di Bret Hart per Lawler. Ma per quanto odio cercasse di stimolargli Lawler però 1-2-3 Kid rispettava troppo Bret Hart: del resto quale altro campione poteva regalare una simile opportunità a un signor nessuno come lui se non l’Hitman?
Il match fu bellissimo e insolitamente lungo per gli standard televisivi fuori dai PPV: 1-2-3 Kid aveva uno stile di lotta unico in WWF, e prese in contropiede l’Hitman in più occasioni, facendogli sudare le proverbiali sette camice e guadagnandosi il suo rispetto, tanto che Bret arrivò ad ammonire l’arbitro per un’errata decisione a suo favore: Earl Hebner infatti contò 1-2-3 Kid con le spalle a terra assegnando la vittoria a Bret Hart, senza accorgersi però che 1-2-3 Kid aveva il piede appoggiato sulla corda! Ma Bret era un campione troppo leale per rovinare così il sogno di un ragazzo… e ordinò di far ripartire il match!
E forse tutta questa sportività non fu neanche così conveniente, perché una volta ripartito il match 1-2-3 Kid si scatenò, innescando su di lui tutto il suo repertorio aereo, ma anche facendosi prendere troppo la mano, perché Bret riuscì ad afferrare le sue gambe durante un Missile Dropkick, per poi chiuderle nella Sharpshooter e chiudere il match. A vincere era stato il campione, ma 1-2-3 Kid si era reso protagonista di una prestazione incredibile, per la quale Bret non poté congratularsi, mentre il pubblico applaudì entrambi per lo spettacolo offerto. Pur avendo (di nuovo) gettato il cuore oltre l’ostacolo 1-2-3 Kid aveva perso, ma nemmeno lui si sentì sconfitto, tanto che per la felicità abbracciò Bret Hart, ringraziandolo per averlo affrontato come un suo pari invece che sottovalutarlo come facevano tutti, oltre che per la correttezza mostrata e per avergli concesso un’opportunità unica, se non la miglior serata della sua carriera.

Bret Hart si era confermato campione WWF ancora una volta, ma estendere la sfida a qualunque membro del roster non lo portava ad affrontare solo avversari meno quotati, ma anche a risvolti inaspettati, perché il nuovo nome ad avanzare una sfida fu… Bob Backlund! Il suo era uno di quei nomi impressi nell’Olimpo delle leggende della WWF: e come altro si poteva definire l’uomo che era stato il volto della WWF per anni, nonché protagonista del secondo regno mondiale più longevo della storia della federazione, durato quasi 6 anni, dal febbraio 1978 al dicembre 1983, quando The Iron Sheik lo detronizzò nello stupore generale. Ma Backlund ricordò a tutti come aveva perso la cintura: Iron Sheik lo aveva intrappolato nella Camel Clutch, ma lui non cedette: fu il suo manager Arnold Skaaland a decretarne la sconfitta gettando l’asciugamano in segno di resa.

Il mese dopo Hulk Hogan sconfisse Iron Sheik dando il via all’Hulkamania, che portò la WWF nella Rock ‘n Wrestling Era e cambiò il business per sempre, trasformandolo in qualcosa in cui Backlund e tutti quelli della sua generazione non si riconoscevano più. Il pensiero di aver perso il titolo senza cedere lo tormentava da anni, perché fu un vero sliding door per la sua carriera: se non avesse mai perso la cintura probabilmente non ci sarebbe stata neanche l’Hulkamania, visto che ai tempi Hulk Hogan era solo un giovane in ascesa, forse neanche in grado di battere lui, che era campione incontrastato da quasi 6 anni. E senza l’Hulkamania chissà, forse la WWF non lo avrebbe dimenticato, e il business non si sarebbe trasformata in quel colosso mediatico che divenne negli anni ‘80 tagliando fuori le vecchie glorie come lui.

Bob Backlund era tornato a lottare in WWF da quasi 2 anni, ma sempre sporadicamente e con pochi risultati rilevanti (se non la sua incredibile performance alla Royal Rumble del 1993, dove stabilì il nuovo record di permanenza nel ring). Ma la frustrazione di quel titolo WWF mai davvero perso non lo aveva mai abbandonato, e la promessa di Bret Hart di accogliere qualunque sfida gli era parso come un segno del destino, quel segno che Backlund aspettava da ormai 10 anni… era giunto il momento di tentare! Backlund era fuori dal giro che conta da troppo tempo, e ad agosto avrebbe compiuto 45 anni: sapeva di avere poche possibilità di tornare campione WWF, ma non gli importava, perché tutto quello che chiedeva era un’opportunità per rimediare a quel torto di 10 anni prima, o sarebbe morto col rimpianto.
Il match tra Bret Hart e Bob Backlund avvenne a WWF Superstars, e per quanto Backlund il meglio ce lo avesse alle spalle fu un vero e proprio dream match, se non un incontro generazionale: da una parte il wrestler più tecnico del mondo, e dall’altra l’atleta più tecnico dei suoi tempi.

Backlund si presentò concentrato e tirato a lucido, aggressivo come non era neanche nei suoi giorni migliori, e il match risultò assolutamente valido, con continui schienamenti e ribaltamenti di fronte con cui Backlund sfiorò più volte la vittoria, anche se alla fine ad avere la meglio fu la freschezza di Bret Hart, che lo schienò con un Inside Cradle. Bob Backlund aveva aspettato quel momento per 10 anni, e ora anche il suo ultimo sogno era andato in fumo: la frustrazione era grande, e sebbene inizialmente mostrò sportività stringendo la mano all’Hitman, dopo un pò la rabbia prese il sopravvento, e mollò al campione WWF uno schiaffo, per poi chiuderlo in una delle mosse finali più dolorose di sempre, la sua Crossface Chickenwing!

Bret era in trappola e assolutamente in balia di Backlund, tanto che per rompere la Crossface Chickenwing occorsero 3 arbitri, finché Backlund non rinsavì, guardandosi le mani come se fosse incredulo lui stesso del suo gesto. Bret Hart era dolorante e privo di sensi, e vedendolo così veniva da chiedersi quale sarebbe stato il verdetto se Bob Backlund fosse riuscito ad applicare la sua mossa finale durante il match. Uno scenario a cui probabilmente stava pensando lo stesso Backlund, che andò via a metà tra l’incredulità e soddisfazione per aver annichilito il campione WWF.
A SummerSlam di certo non ci sarebbe stato alcun rematch, perché lo sfidante al titolo WWF non poteva che essere Owen Hart: una sfida che ormai non poteva più essere rimandata, e che si sarebbe svolta… in uno Steel Cage match! La gabbia avrebbe impedito ogni intervento di Jim “The Anvil” Neidhart, appena diventato il secondo membro della famiglia a voltare le spalle al campione WWF dopo Owen. Se vedere il suo fratellino ribellarsi contro di lui gli aveva spezzato il cuore, ora per Bret vedere suo cognato, con cui per anni aveva condiviso tante battaglie, era una vera pugnalata, oltre che una prova di quanto potesse essere contagioso il veleno che aveva dentro di sé Owen, che stava mettendo tutti i membri della famiglia gli uni contro gli altri senza pensare minimamente ai loro sentimenti.

I mercenari
Il nuovo gruppo di Ted DiBiase si stava espandendo a macchia d’olio: dopo Nikolai Volkoff anche Bam Bam Bigelow e Luna Vachon accettarono di unirsi a lui, ma la punta di diamante rimaneva sempre Undertaker, il cui ritorno aveva sorpreso tutti, non tanto per il ritorno in sé (del resto Undertaker aveva annunciato il suo ritorno dall’aldilà già a Royal Rumble), ma per il fatto che a trovarlo non fosse stato Paul Bearer, che in teoria doveva conoscerlo meglio di chiunque altro.

Adesso il Becchino era di proprietà dell’uomo che lo aveva portato in WWF, ma la percezione della situazione cambiò quando Paul Bearer fu ospite di Shawn Michaels all’Heartbreak Hotel, il talk show dove Undertaker era tornato, dove sostenne di essere entrato in contatto anche lui con Undertaker, o meglio, con il suo Undertaker! Bearer fece intendere che quello di DiBiase non era l’Undertaker che tutti conoscevano, e per quanto strampalata potesse sembrare, la teoria poteva avere dei fondamenti: dopotutto perché mai un essere sovrannaturale come lui dovrebbe vendersi per un vezzo terreno come i soldi? E come poteva essere entrato in contatto con lui se Undertaker gli aveva voltato le spalle per Ted DiBiase? Undertaker era un essere più unico che raro, dunque potevano mai essercene due?

Domande apparentemente senza risposta, ma proprio quando Michaels e Diesel iniziarono a deridere Bearer e le sue assurde teorie, le luci dell’Heartbreak Hotel si spensero, e i rintocchi di campana di Undertaker risuonarono per tutta l’arena! A quel punto Michaels e Diesel smisero di ridere, mentre Bearer sembrava sempre più convinto di quanto detto. Qualche giorno dopo a RAW Bearer ebbe la prova del nove, quando si avvicinò ad Undertaker dopo il suo match contro Mike Bell per dargli un’occhiata più ravvicinata, chiamandolo a sé. Undertaker sembrò tentato di riavvicinarsi al suo ex manager, con un Ted DiBiase allarmato che gli mostrò una mazzetta di soldi, ricordandogli a chi andava ora la sua fedeltà.

Ma non appena Undertaker preferì seguire i dollari offerti da DiBiase, avendolo visto finalmente vicino in volto, Paul Bearer se ne andò senza dire una parola, perché la sua faccia diceva già tutto: quello non era Undertaker! Consapevole che il suo protetto non lo aveva tradito, Paul Bearer fece una promessa: avrebbe riportato al mondo il vero Undertaker, e lo avrebbe fatto a SummerSlam, dove il blasfemo Undertaker di Ted DiBiase sarebbe stato distrutto dal suo Undertaker, il solo e unico che ci fosse!
La questione del (presunto) falso Undertaker non era la sola controversia che circondava il nuovo gruppo di Ted DiBiase, perché c’era un’altra domanda che tormentava tutti: Lex Luger avrebbe accettato l’offerta di unirsi a lui? Nessuno sembrava saperne nulla, almeno finché non si smosse Jerry Lawler, talmente servile da spostare il suo talk show nell’ufficio del “Million Dollar Man” pur di strappargli una dichiarazione, con quest’ultimo che dichiarò che sì, Lex Luger era parte della sua scuderia! Il grande eroe americano si era venduto per soldi! Tutti furono profondamente delusi, ma il più deluso di tutti fu Tatanka, che si sfogò all’Heartbreak Hotel: Tatanka aveva sempre ammirato Luger e la sua tempra morale, e 8 mesi prima era stato al suo fianco quando c’era da contrastare i Foreigners Fanatics, ma vederlo cedere ai dollari dell’uomo più spregevole della WWF era veramente troppo, e non gli avrebbe reso la vita facile di fronte a una tale tradimento!

Passando dalla parte del “Million Dollar Man” Luger aveva perso un amico ma anche guadagnato la stima di Shawn Michaels, anche se Tatanka invitò l’Heartbreak Kid a non prendere troppo in simpatia Lex Luger, perché anticipò a tutti che al prossimo RAW la WWF avrebbe organizzato un match tra Luger e Diesel per il titolo Intercontinentale!
Ted DiBiase stava mettendo sottosopra gli equilibri della WWF, e del resto questo facevano i suoi: mostravano chi fossero davvero le persone, distruggevano amicizie e corrompevano il cuore degli uomini più puri, ma tutti stavano facendo i conti senza l’oste, perché Lex Luger non si era mai ufficialmente pronunciato a riguardo, e il match di RAW avrebbe sancito la sue prima apparizione dall’inizio di tutta questa faccenda, e il fatto che si presentò senza DiBiase per molti fu indicativo che le dichiarazioni del “Million Dollar Man” erano assolutamente infondate. Anche il pubblico sembrò credere in lui, sostenendolo per tutto il match ed esaltando quando sollevò i 150 kg di Diesel per un impressionante Torture Rack! Il match finì in no contest per il caos in cui sfociò: Shawn Michaels tentò infatti in ogni modo di aiutare Diesel, ma a pareggiare i conti arrivò poi Razor Ramon, stanco di vedere “Big Daddy Cool” con la sua cintura, candidandosi a un nuovo match contro di lui. Ora che non doveva più lottare per il titolo WWF Diesel non aveva più scuse per rimandare il rematch contro il “Bad Guy”!
Lex Luger forse non aveva vinto la cintura Intercontinentale, ma almeno aveva dimostrato a tutti di non avere Ted DiBiase alle sue spalle, aggiungendo anche (finalmente) una dichiarazione ufficiale qualche giorno dopo a WWF Superstars, dove interruppe un’edizione dell’Heartbreak Hotel con Tatanka e DiBiase, dicendo in faccia a quest’ultimo che tra loro non c’era nessun accordo! Luger rassicurò Tatanka affermando che non c’era cifra al mondo che gli potesse far tradire i suoi principi, eppure anche di fronte a questa smentita Tatanka sembrò non credere alle sue parole, mostrando il sorriso beffardo di chi non si fa infinocchiare con un paio di parole rassicuranti.

Le tensioni continuarono anche a causa di Ted DiBiase, che sosteneva che tra lui e Luger l’accordo ci fosse eccome, al di là delle sue smentite, riferirsi a lui come il suo Lex Luger! Qualcuno stava mentendo, ma Tatanka sembrò credere più alla versione del “Million Dollar Man”, che mise ulteriore benzina sul affermando che che Tatanka era solo geloso che il posto di Lex Luger non gli fosse stato offerto a lui, e che probabilmente non avrebbe neanche potuto batterlo, né tanto meno battere Nikolai Volkoff, ed era disposto a scommettere anche 10.000 dollari a riguardo! Naturalmente Tatanka accettò la sfida: il match con Volkoff si svolse a RAW, con il nativo americano che sorprese il russo con un Inside Cradle, vincendo i 10.000 dollari di DiBiase! Ted DiBiase ammise la sconfitta, ma era perfettamente consapevole delle tensioni tra lui e Lex Luger, e prima di consegnargli i 10.000 dollari disse che forse poteva battere Volkoff, ma non poteva battere il suo Lex Luger!

Naturalmente Tatanka sostenne il contrario, e nel mezzo del dibattito i due vennero raggiunti dal diretto interessato: Luger non sopportava più essere visto con sospetto da uno che considerava un amico, e se Tatanka credesse più a un essere spregevole come Ted DiBiase che alla sua parola significa che non aveva tutta questa gran considerazione di lui, dunque se tanto ci teneva ad affrontarlo non doveva fare altro che decidere luogo e data!



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