Marzo 1994: i Nirvana suonano il loro ultimo concerto, Silvio Berlusconi diventa premier italiano per la prima volta, Schindler’s List vince l’Oscar per Miglior Film, la Germania annulla finalmente il divieto legale sui rapporti omosessuali che durava da 120 anni, viene uccisa a Mogadiscio la giornalista Ilaria Alpi, la Cina attiva la sua prima connessione internet, su Rai 1 debutta Solletico, al cinema escono Una Pallottola Spuntata 33 ⅓, Mister Hula Hoop, Quattro Matrimoni e un Funerale, Classe 1999, Cronisti d’Assalto, Jimmy Hollywood, e Il Mio Amico Zampalesta, mentre in radio risuona Girls & Boys dei Blur:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Yokozuna

Campione Intercontinentale: Razor Ramon

Campioni di coppia: i Quebecers (Jacques & Pierre)

Campionessa femminile: Alundra Blayze

Appuntamento col destino

Mancava sempre meno a WrestleMania X. Le storie che sarebbero culminate al Madison Square Garden erano ormai definite, e c’era ben poco da aggiungere a rivalità già fortemente personali come quella tra i fratelli Hart, “Macho Man” Randy Savage e Crush, Yokozuna e Lex Luger, e tutte le altre, al netto di qualche piccolo cambiamento dell’ultimo minuto, come Adam Bomb a sostituire Ludvig Borga nel match contro Earthquake. Sarebbe stata un’edizione dalle aspettative altissime: sarebbero tornati i tradizionali VIP d’eccezione, come Little Richard, Burt Reynolds, Donnie Wahlberg, e Jennie Garth per quella che si preannunciava come un’edizione molto particolare: sarebbe infatti stata la prima WrestleMania in assoluto senza Hulk Hogan a far vendere da solo il PPV, e la prima senza nessun wrestler che avesse lottato nella prima edizione di WrestleMania, nell’ormai lontano 1985. Sembravano passati secoli dall’epoca, e sarebbe stata quindi un’occasione perfetta per guardare al futuro, pur celebrando il glorioso passato che aveva consentito una tale e duraturo successo. 

La WWF però non se la passava più bene come una volta, la nuova generazione di atleti per quanto immensamente talentuosa non smuoveva le masse -e di conseguenza gli ascolti e le vendite – come quella di Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Andrè the Giant, Jake Roberts, Roddy Piper, Ted DiBiase e Randy Savage. In un clima con talmente poco starpower che aveva regalato l’anno prima forse la WrestleMania meno elettrizzante che si fosse vista, la WWF fece di tutto pur di regalare ai fan un’edizione degna, sudata e fatta col cuore di chi, non sapendo per quanto ancora sarebbe stata la federazione n.1 al mondo, voleva regalare un ultimo grande show al suo pubblico. E il compito sarebbe spettato in particolare a Yokozuna, Lex Luger, e Bret Hart.

I tre protagonisti di WrestleMania X

Quello tra Yokozuna e Lex Luger/Bret Hart non sarebbe stato solo un match, ma una storia universale, quella dell’oppresso che si oppone all’oppressore, del coraggio degli uomini che sfida la dittatura dell’uomo malvagio, e per entrambi probabilmente sarebbe stata l’ultima chiamata per il titolo WWF: su Luger pendeva la solita maledetta clausola, mentre a Bret difficilmente una terza sconfitta con Yokozuna avrebbe permesso di avere nuove opportunità. L’Hitman avrebbe presto scoperto che wrestler (e uomo) era: la ferita di WrestleMania IX era ancora aperta, ma i fantasmi di quella serata andavano cacciati, e in parte ci aveva già pensato il match di novembre contro Yokozuna a Survivor Series Showdown, che sebbene ne fosse uscito sconfitto, gli aveva dato più consapevolezza, perché se prima battere Yokozuna pe Bret era solo una timida possibilità, dopo quel match sapeva di poterlo battere. Ma Lex Luger avrebbe avuto il vantaggio di affrontare Yokozuna per primo e al pieno delle sue forze, mentre a Bret prima sarebbe toccato il suo match con Owen, non voleva solo batterlo, ma fargli così male da pregiudicargli il match con Yokozuna e rovinargli il match che attendeva da 12 mesi.

Riuscirà Bret Hart ad allontanare i fantasmi di WrestleMania IX?

Per la prima volta a WrestleMania non ci sarebbe stato Undertaker, sebbene Paul Bearer continuasse ad apparire preannunciando il suo ritorno dalle tenebre, e probabilmente ci sarebbe stato per l’ultima volta “Macho Man” Randy Savage, la cui leggenda stava ormai volgendo al tramonto. Savage era già stato costretto al ritiro 3 anni prima, scoprendo la bellezza e la semplicità della vita fuori dal ring insieme a Miss Elizabeth, prima che Jake “The Snake” Roberts gli facesse tornare il brivido della sfida costringendolo a tornare. Di mezzo c’era stato un secondo titolo WWF arrivato in una particolare fase di transizione, ma da tempo la WWF sembrava spingere Savage per il ritiro, e volendo proporre un prodotto più fresco e giovane lo aveva confinato al tavolo del commento, concedendogli solo sporadicamente di lottare.

Ma “Macho Man” si sentiva ancora vivo, e avrebbe tanto voluto partecipare al fermento che c’era intorno al titolo WWF, così da dimostrare anche alla federazione di avere ancora molto da dare, e ci sarebbe anche riuscito se Crush non gli fosse costato il match contro Yokozuna a febbraio. Era stato chiaramente l’ultimo treno per il titolo e forse per la sua intera carriera, e Savage lo sapeva: si aprì in un’intensa e sentitissima intervista con Vince McMahon, dove parlò a cuore aperto di tutto, dalla sua carriera, alla vita privata, menzionando persino… il suo divorzio da Miss Elizabeth! Non tutti erano a conoscenza della fine del loro matrimonio, ma Savage ormai aveva deciso di gettare la sua maschera da eroe per mostrarsi senza filtri: la prima rivelazione sul divorzio in realtà c’era stata numero del WWF Magazine del settembre 1992, ma questa era la prima volta che ne faceva menzione in TV. La storia d’amore più bella mai vista su un ring si era dunque conclusa, il ché spiegava anche la lunga assenza di Miss Elizabeth dai programmi WWF, e Savage per la prima volta non parlò nella sua veste di “Macho Man”, preferendo mostrare l’uomo che c’era dietro al mito, ai vestiti sgargianti, e agli “Ooooh Yeah”: un uomo fragile, umano, e fallibile, che non aveva più nulla da perdere, e che voleva solo dimostrare al mondo di essere ancora un guerriero, animato da un fuoco dentro di sé che non voleva spegnersi.

Senza Elizabeth a Savage non rimaneva altro che il wrestling e l’adrenalina delle arene a tenerlo vivo e a dargli riscatto, ma sapeva che anche quello sarebbe durato per poco ancora, e avendo un match garantito contro Crush a WrestleMania X lo avrebbe usato per lasciare in grande e con stile, e regalare ai fan un ultimo grande classico come li aveva sempre abituati. E il Madison Square Garden sarebbe stata la cornice migliore di tutte per andarsene a testa alta, da leggenda qual’era.

20/3/1994 – WrestleMania X

E la decima edizione del PPV dell’anno non poteva che svolgersi dove tutto era iniziato, il Tempio del Wrestling, il luogo dove si svolgono tutte le grandi storie: il Madison Square Garden di New York City, per uno show dove la WWF si stava giocando buona parte del proprio futuro. WrestleMania X era infatti figlia di un’era incerta, nata tra le lunghe ombre di un futuro che tremava, ma sorse come fiamma ostinata, sudata, conquistata, un grido di orgoglio contro la caduta, dove i nuovi eroi si fecero giovani e belli come quelli del passato. Fu un’edizione forgiata nel sudore, in cui ognuno si fece titano pur non avendone il nome, e dimostrò al mondo che anche senza un sole antico nuove stelle potevano incendiare il cielo, e che, quando tutto sembra perduto, l’impegno degli uomini poteva trasformare il rischio in leggenda.

Ad aprire le danze ci fu il match tra Owen Hart e Bret Hart, in modo da dare più tempo possibile all’Hitman di riposarsi in vista del main event. Per la prima volta nella storia di WrestleMania ad affrontarsi erano due fratelli, un classico dai tempi dei biblici Caino e Abele, con il mondo intero ad assistere alla più grande rivalità famigliare della storia del wrestling. Il match fu un autentico capolavoro, e sul piano strettamente lottato forse il più grande match che si fosse mai visto in WWF: il tasso tecnico fu superiore a Ricky Steamboat vs Randy Savage di WrestleMania III, a cui si unì il dramma di Ultimate Warrior vs Randy Savage di WrestleMania VII, con il Madison Square Garden carico come non mai. Che fossero figli dello stesso padre e dello stesso maestro era chiaro: Bret e Owen lottarono quasi a specchio, trovando sempre la contromossa giusta all’altro in un continuo ribaltamento di fronte che solo due maestri della tecnica come loro potevano dare.

Owen aveva anni di formazione all’Hart Dungeon a compensare la poca esperienza in palcoscenici importanti, al contrario di Bret che aveva entrambi, e nonostante tutto l’odio e il risentimento provato il giovane Hart mantenne la lucidità combattendo un match pulitissimo e (quasi) senza scorrettezze. Dopotutto non era tanto la vittoria del match a contare in sé, quanto il bisogno di dimostrarsi superiore al fratello per uscire definitivamente dalla sua ombra. Owen riuscì persino a intrappolare Bret nella sua stessa Sharpshooter (che nel frattempo era diventata anche la mossa finale di “The Rocket”), ma da bravo maestro della mossa qual’era Bret trovò il punto di rottura, pur non riuscendo mai a connetterla a sua volta.

Nonostante Bret si fosse ritrovato “incastrato” in un match che inizialmente non voleva combattere, non si risparmiò contro il fratello, ma era palesemente Owen il più motivato e agguerrito, smentendo chiunque pensava a una facile vittoria di Bret per rimettere in riga il fratello minore. Proprio quando il risultato della contesa sembrava più in bilico che mai, Bret portò a terra Owen con un Victory Roll, ma Owen lo bloccò in tempo per poter ribaltare il conto a suo favore. 1… 2… 3! Owen Hart aveva battuto pulito il fratello! Nessuno se lo aspettava, ma aveva battuto il titolatissimo fratello maggiore! Owen Hart non solo uscì  dall’ombra del fratello, ma si guadagnò il rispetto che cercava e che aveva sempre reclamato, mettendo in pratica quello che aveva sempre sostenuto: di non essere solo uno con un cognome pesante, ma un vero talento che meritava di battersela coi nomi principali della federazione.

Dopo un opener del genere era impossibile offrire qualcosa di meglio, e infatti seguì il più tranquillo Tag Team match tra Doink & Dink contro Bam Bam Bigelow & Luna Vachon, vinto dai secondi. Era il match che Bigelow aveva aspettato dalla cocente sconfitta di Survivor Series, e non aveva tradito i tanti mesi attesi -anche perché Luna era di certo un avversario più temibile del povero Dink-, con la speranza di aver chiuso la pratica col clown per sempre.

Fu poi il momento del tanto atteso Falls Count Anywhere match tra Crush e “Macho Man” Randy Savage, l’ultimo grande veterano giunto al canto del cigno, pronto a marchiare la sua ultima WrestleMania con un ultimo grande ruggito. E una volta che suonò la campana persino la giovane arroganza di Crush venne meno, perché si rese conto di avere davanti il peggior avversario possibile: un uomo senza nulla da perdere! “Macho Man” sfruttò infatti al massimo la stipulazione attaccando Crush non appena venne fuori dalla rampa d’ingresso, lo attaccò con tutte le forze di chi sapeva di star sparando le ultime cartucce rimaste in corpo, ma non bastò… Crush lo colpì prima con un Backbreaker e poi lo scaraventò in pieno volto contro le barriere d’acciaio. 1…2…3! Dopo appena 30 secondi Crush aveva schienato il leggendario Randy Savage (!), ma per vincere era richiesto che l’uomo schienato non tornasse nel ring entro 60 secondi, e fu proprio così che Savage si salvò, eludendo anche le interferenze di Mr. Fuji a bordo ring (che riuscì però a colpirlo con la sua bandiera giapponese).

Lo scontro tra i due sembrava più una rissa per tutta l’arena che un vero e proprio match, qualcosa di decisamente non convenzionale per gli standard dell’epoca, ma più che logico vista la stipulazione, con i due che sfruttarono l’ambiente dell’arena il più possibile come arma. Anche Savage riuscì a schienare Crush con la sua Elbow Drop, ma l’hawaiiano con l’aiuto di Mr. Fuji si risvegliò in tempo per azzerare il conto rientrando nel ring. Più il match continuava più la situazione degenerava, con i due che non avevano la minima intenzione di risparmiarsi. Savage evitò una Piledriver sul cemento potenzialmente fatale e poi scaraventò Crush contro le porte d’acciaio del Madison Square Garden per ben 2 volte mettendolo KO, e dopo un conto di 3 si fece furbo legando i piedi di Crush e… appenderlo a una carrucola come una salame a testa in giù!

Crush era impossibilitato a liberarsi e Savage, conscio di aver ormai vinto, tornò subito nel ring per festeggiare col pubblico newyorchese quella che poteva essere la sua ultima notte di gloria. E poteva uno degli artefici del boom del wrestling degli anni ‘80, nonché uno dei motivi per cui WrestleMania era riuscita ad arrivare a ben 10 edizioni, chiudere se non con una vittoria al Madison Square Garden, l’arena dove si fa la storia, l’arena dove tutto era iniziato, nell’ormai lontano 31 marzo 1985?

Fu poi il momento per Alundra Blayze di difendere la cintura femminile contro un’avversaria non ancora annunciata, che si rivelò essere Leilani Kai. Leilani era un ex campionessa a sua volta: nessuno poteva dimenticare lo storico match contro Wendi Richter nella primissima WrestleMania (il ché la rese l’unica atleta della serata ad aver lottato nella prima edizione), ma nulla poté contro la più giovane Alundra, che mantenne la cintura senza difficoltà.

Sempre in tema di cinture seguì subito dopo un breve e indolore match per i titoli di coppia vinto per count out dai Man on a Mission (con i Quebecers quindi ancora campioni), per poi lasciare spazio al momento che tutti attendevano, il primo main event della serata: Yokozuna vs Lex Luger per il titolo mondiale WWF.

Ma prima bisognava scoprire chi sarebbe stato il primo arbitro speciale annunciato, e si rivelò essere… Mr. Perfect! Dire che i fan erano invisibili era un eufemismo: non solo Mr. Perfect non si vedeva da novembre, ma ora con lui ad arbitrare gli interventi di Mr. Fuji e Jim Cornette non avrebbero avuto la stessa efficacia, e le chance di Luger ora aumentavano esponenzialmente! Il match fu meno spettacolare del loro primo incontro di SummerSlam, anche perché stavolta fu Yokozuna a fare il match, dominando Luger per buona parte del match, con Fuji e Cornette che neanche ebbero bisogno di aiutare il loro campione, anche perché c’era Mr. Perfect a tenere il match sui binari della correttezza.

Senza aiuti esterni a favore di Yokozuna, pur subendo molto Luger riuscì a tornare in carreggiata sfoderando la sua arma più temibile: la Bionic Elbow! Yokozuna era KO, e a quel punto sia Fuji che Cornette fiutarono guai, ed entrarono nel ring per infierire, ma Lex Luger riuscì a stendere entrambi con il suo gomito di titanio! Luger si gettò sul corpo del polineasiano per il conteggio finale: sembrava tutto pronto per il suo trionfo, ma Mr. Perfect si rifiutò di contare, perché sembrava importare più delle condizioni di Fuji e Cornette che del conteggio che avrebbe dato a Luger il titolo WWF!

Perché Mr. Perfect si rifiuta di contare?

Un incredulo e spazientito Luger strattonò Perfect per invitarlo a darsi una svegliata e contare, che per risposta… lo squalificò! Nessuno poteva crederci: Lex Luger aveva fallito l’ultima opportunità per il titolo WWF, e ora non ne avrebbe più avute per colpa di un arbitraggio tutt’altro che poco sospetto! Luger raggiunse Mr. Perfect nel backstage per chiedere spiegazioni, con quest’ultimo che si limitò a giustificarsi affermando che Luger non avrebbe mai dovuto toccare un ufficiale della WWF, ma la controversia rimaneva . Dunque il main event avrebbe visto (di nuovo) affrontarsi Yokozuna e Bret Hart, in cui erano ormai riposte le speranze di tutti. Ma anche il main event avrebbe previsto un arbitro speciale, e visto quanto era stato decisivo (in negativo) l’arbitraggio di Mr. Perfect non era necessariamente una buona notizia…

Seguì poi il match tra Adam Bomb e Earthquake, che marchiò il suo ritorno a WrestleMania con un impressionante vittoria in appena 35 secondi (!), per poi lasciare spazio a un match dalla quale nessuno sapeva cosa aspettarsi: il Ladder match tra Razor Ramon e Shawn Michaels per il titolo Intercontinentale.

Nessuno aveva mai lottato in una stipulazione simile, dunque non c’erano riferimenti per come comportarsi o su che strategia attuare, il ché contribuì molto alla riuscita del match, che fu fresco, imprevedibile, e assolutamente incerto. La scala non fu usata solo per raggiungere le cinture, ma anche e soprattutto come arma: i due se la scagliarono addosso e la reinventarono nei modi più creativi, e -visto il suo fisico più leggero- Michaels la usò anche per rendersi protagonista delle manovre più spettacolari usando la scala, come quando si gettò su Ramon con uno Splash dalla cima della scala!

I due spinsero i propri corpo oltre ogni limite, più di quanto qualunque atleta della WWF avesse mai fatto: ogni mossa era un inedito, ogni uso della scala una scena mai vista, e ad ogni colpo subito né Shawn Michaels né Razor Ramon sapevano se sarebbero stati in grado di rialzarsi, eppure lo fecero, perché quel match sarebbe stato ricordato a lungo, e nessuno dei due voleva essere il perdente della storia, o peggio, venir ricordato per essersi tirato indietro! Shawn Michaels e Razor Ramon salirono sul ring con un obiettivo che andava oltre il Titolo Intercontinentale: dimostrare che la nuova generazione poteva reggere il confronto con la vecchia, e infatti entrambi non si limitarono a raccogliere l’eredità dei grandi del passato, ma la reinventarono portando il rischio, l’atletismo e la soglia del dolore a un livello mai visto prima su quel palco. Ogni salto nel vuoto, ogni impatto contro la scala faceva capire che il wrestling stava entrando in una nuova era. La scala al centro del ring non era solo uno strumento, ma un simbolo: per arrivare in cima bisognava rischiare tutto!

Michaels e Ramon, ormai esausti, a stento si reggono in piedi

Michaels volava, cadeva e si rialzava con una determinazione quasi incosciente, e Ramon rispose con un presenza e una sicurezza che riempiva l’arena. Ogni colpo, ogni salita sulla scala, ogni caduta sul tappeto raccontava una storia di sacrificio e ambizione. Il pubblico non stava semplicemente assistendo a un match: stava vedendo qualcosa di mai visto prima. Dopo quasi 20 minuti in cui il Garden rimase ammutolito, finalmente uno dei due riuscì a raggiungere le cinture appese, e quel qualcuno fu Razor Ramon, ora unico e indiscusso campione Intercontinentale! Ramon aveva raggiunto le cinture per primo, ma in realtà i vincitori erano entrambi, perché quella sera sia lui che Michaels divennero delle stelle, centrando il grande match che gli mancava per consacrarsi, ed elevando il prestigio della cintura come pochi avevano saputo fare.

E come se il pubblico non fosse già rimasto senza fiato, ecco che arrivò il momento tanto atteso. quello del main event… Yokozuna vs Bret Hart per il titolo WWF! Era la prima volta che un main event di WrestleMania si ripeteva per 2 anni consecutivi, e dopo le 2 sconfitte rimediate da Yokozuna in 12 mesi e il fallimento di Lex Luger -dato per tutti per favorito- la pressione era insostenibile, ma l’Hitman non aveva intenzione di mancare un altro appuntamento con la storia, perché quella era la serata della rivincita che aspettava da un anno intero, se non quella che aveva atteso per tutta la vita.  Ma prima bisognava scoprire l’arbitro speciale, che entrò per primo rivelandosi essere… “Rowdy” Roddy Piper!

L’arbitro speciale del main event!

Il Garden era felicissimo di vedere lo scozzese, non solo perché la sua sempre gradita presenza mancava da quasi 2 anni, ma perché forse (al contrario del match tra Yokozuna e Luger) stavolta si sarebbe assistito a un incontro senza controversie, visto che Piper era notoriamente legato alla famiglia Hart. Sotto il suo sguardo infatti match si svolse regolarmente, senza che né Cornette né Fuji riuscirono mai a mettersi in mezzo, anche se Yokozuna riuscì comunque a dominare buona parte del match, anche se col passare dei minuti appariva sempre più stanco: Yokozuna era enorme e dotato di una forza spropositata, ma per un uomo della sua stazza combattere 2 match in una serata non era proprio l’ideale, e mostrò in più momenti un certo affanno, al contrario di Bret, al netto della stanchezza sempre pronto a reagire.

E proprio i 267 kg che gli avevano permesso di regnare per mesi e mesi si rivoltarono contro di lui: Yokozuna salì infatti sulla seconda corda per la Banzai Drop, ma incredibilmente perse l’equilibrio, cadendo violentemente a terra! Stremato, l’Hitman ne approfittò per schienarlo non appena lo vide a terra… fino al conto di 3! Bret Hart ce l’aveva fatta: si era ripreso la sua rivincita, ed era tornato campione WWF nel Madison Square Garden!

La lunga e apparentemente ineluttabile dittatura di Yokozuna era finalmente finita, e per mano dell’ultimo uomo che tutti si aspettavano. Bret Hart infatti non era un prescelto come Hulk Hogan o Ultimate Warrior, che sembravano guidati da un destino più grande, e pesava meno della metà di Yokozuna, eppure era stato lui a detronizzarlo: era semplicemente il destino che si era costruito da solo e senza interventi astrali, come se ogni scelta, ogni allenamento, ogni strada intrapresa, e in generale tutta la sua vita non fosse stati che un preambolo per quella singola, intensa serata, dove tutti i sentimenti che un uomo poteva provare confluirono confluiti in così poche ore e in così poco spazio. WrestleMania X per Bret Hart fu come confrontarsi con lo yin e lo yang, se non con l’intero spettro delle emozioni che un essere umano può provare: da una parte il dolore di un fratello perso, e dall’altra la gioia del titolo mondiale, vinto esorcizzando i fantasmi dello prima, per di più nel Tempio del wrestling: il massimo del dolore e l’apogeo della gioia, il dolce e l’amaro della vita, come il rosa e il nero che caratterizzavano il suo tipico costume.

La gioia era immensa, e il nuovo campione WWF venne raggiunto sul ring da Roddy Piper, Lex Luger, Randy Savage, 1-2-3 Kid, Tatanka, e Razor Ramon… non importava che fossero amici fraterni e semplici uomini che erano caduti per mano di Yokozuna, quello che importava era solo festeggiare insieme, e tutti loro lo sollevarono sulle loro spalle per darlo in pasto all’amore del Garden, portandolo in trionfo come un eroe reduce dalla sua battaglia più grande, una battaglia finalmente conclusa con un trionfo, il trionfo di chi voleva dimostrare di essere all’altezza dei grandi del passato, nell’evento stesso che li aveva resi grandi, nell’arena dove avevano scritto la storia le leggende. Arrivò persino Owen Hart, ma non per festeggiare col fratello, ma per guardarlo con uno inequivocabile sguardo di sfida, che sembrava urlare “Adesso mi devi un match per la cintura”.

Uno scambio di sguardi poco equivocabile..

Una candidatura più che legittima, visto che Owen aveva schienato il nuovo campione WWF appena 2 ore prima, ma quello non era il momento di pensare al futuro, ma delle celebrazioni del presente, perché quel momento non fu solenne solo per Bret, ma per un’intera generazione che aveva scalpitato e che ora finalmente si sentiva legittimata, adesso conscia che il dono di regalare emozioni con storie e momenti memorabili non apparteneva solo agli Hulk Hogan, Ultimate Warrior, André the Giant, Jake Roberts, e Ted DiBiase, ma anche ai Bret Hart, Yokozuna, Lex Luger, Shawn Michaels, Owen Hart, e Razor Ramon… loro eredi e custodi del loro retaggio.

Fu infatti la WrestleMania che la New Generation meritava e che sapeva di poter tirare fuori, la miglior edizione dai tempi della III, che consacrò Bret Hart come la III aveva consacrato Hulk Hogan. E proprio come all’epoca, anche stavolta l’oggetto inamovibile era caduto, ma a farlo cadere non era stato un colosso biondo di Venice Beach benedetto dalla forza degli Dei, ma un uomo che aveva versato sangue, sudore, e lacrime per anni, e che ora era chiamato a prendere le redini della federazione in cui militava da un decennio. Perché nessuno era in WWF da così tanto tempo come Bret Hart, che dal 1984 aveva visto la federazione cambiare in tanti modi, ed eleggere ogni volta un nuovo erede di Hulk Hogan, senza che lui fosse mai considerarlo tra i papabili. Ma a mettere fine alla dittatura di Yokozuna e ad essere investito del compito di caricarsi la WWF sulle spalle dopo la Rock ‘n Wrestling Era, e guidarla verso il futuro non era stato l’erede disegnato dell’Hulkster Ultimate Warrior, né il suo erede “spirituale” Lex Luger, ma lui, emerso spontaneamente e senza alcun calcolo proveniente dall’alto, chiudendo una WrestleMania memorabile col titolo in mano, portato in trionfo da tutti, dando un’immagine molto diversa dalla WrestleMania dell’anno prima, dove era servito il vecchio (e ritirato) Hulk Hogan per far tornare tutti a casa sorridenti e soddisfatti, come se la nuova generazione non fosse in grado di compiere le meraviglie della vecchia. Ma stavolta non ci sarebbe stato nessun eroe a salvare la situazione come l’anno scorso, perché stavolta era lui l’eroe, e lui aveva salvato la situazione.

RAW

Una nuova era

WrestleMania X era stata un caleidoscopio di storie emozionanti: un fratello che sognava di poter finalmente uscire dall’ombra del maggiore e dimostrarsi degno del suo cognome, un patriota americano che voleva ridare speranza a un’intera Nazione, un vecchio leone alla sua ultima grande serata, un nuovo eroe pronto a caricarsi sulle spalle un’intera federazione orfana delle sue icone storiche, e due giovani in ascesa pronti a rischiare la vita pur di legittimarsi come top performer, dimostrando a tutti che il nuovo stile della WWF non era solo intrattenente, ma rivoluzionario

La prima puntata di RAW dopo WrestleMania X fu ovviamente occasione di celebrazioni per Bret Hart, pronto a iniziare il suo secondo regno. L’Hitman ribadì da subito la sua volontà a voler difendere il titolo contro chiunque senza mai tirarsi indietro da nessuna sfida, proprio come aveva fatto nel suo primo regno, difendendo il titolo contro ogni tipo di avversario, incluso Yokozuna stesso. In quel “chiunque” era ovviamente incluso anche Owen, che aveva battuto Bret pulito appena 24 ore prima, e come faceva intuire la sua occhiataccia alla fine di WrestleMania X di certo ne avrebbe rivendicato ogni diritto.

Lo stesso fecero i Quebecers e Johnny Polo, anche loro sulle ali dell’entusiasmo per la conferma dei titoli di coppia a WrestleMania X: dopo un’altra difesa titolata di successo contro i Bushwackers il duo canadese lanciò una sfida aperta a qualsiasi coppia della federazione, e a raccogliere la sfida arrivò il mitico “Captain” Lou Albano (che già nei mesi precedenti aveva fatto qualche sporadica apparizione, visibilmente dimagrito), promettendo che avrebbe portato la settimana prossima a RAW degli sfidanti degni. E i Quebecers si pentirono presto della sfida lanciata dato che Lou Albano portò con sé… gli Headshrinkers!

Presto i due team si sarebbero scontrati, ma i Quebecers iniziarono a mostrare qualche crepa già qualche giorno prima: durante un house show a Londra si svolse in rematch di WrestleMania X, e Jaques & Pierre a sorpresa vennero sconfitti dai Men on a Mission, che si laurearono nuovi campioni di coppia! Fu comunque una gioia di scarsa durata, perché appena 2 giorni dopo sempre in un altro house show i Quebecers si ripresero le cinture. Ancora una volta i Quebecers erano stati sottovalutati, e ancora una volta si erano confermati la coppia più dominante della New Generation: escludendo i 7 giorni di regno di Marty Jannetty & 1-2-3 Kid e le 48 ore dei Men on a Mission, negli ultimi 6 mesi le cinture erano state praticamente sempre alla vita del duo canadese, e tutti quelli che erano riusciti a detronizzarli erano durati a malapena una settimana, prima che si riprendessero i titoli.

Non c’era coppia che non avessero battuto, e sebbene sicuramente mancassero grandi coppie come i Demolition, la Hart Foundation, i British Bulldogs, o i Legion of Doom, e la divisione di coppia si era indubbiamente ridimensionata, restava il fatto che solo i Money Inc. nel triennio precedente avevano detenuto le cinture più di Jacques & Pierre.

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