Dicembre 1993: viene ucciso Pablo Escobar, Nelson Mandela riceve il Premio Nobel per la Pace, Roberto Baggio vince il Pallone d’Oro, si spegne Frank Zappa, il mondo dei videogiochi vede il debutto di Doom e di FIFA, al cinema escono Schindler’s List, Beethoven 2, Philadelphia, Tombstone, Batman: La Maschera del Fantasma, e Il Rapporto Pelican, mentre in radio risuona If I Ever Lose My Faith In You di Sting:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Yokozuna

Campione Intercontinentale: Razor Ramon

Campioni di coppia: i Quebecers (Jacques & Pierre)

Tic, Tac, Tic, Tac…

Dopo SummerSlam, Lex Luger aveva trionfato ancora una volta su Yokozuna, ma il verdetto del loro match di SummerSlam parlava chiaro: finché fosse stato Yokozuna il campione WWF non avrebbe potuto combattere per il titolo. Tuttavia, per Luger c’era ancora una possibilità: il Royal Rumble match. Proprio come l’anno prima infatti, la Rissa Reale avrebbe garantito al vincitore il main event di WrestleMania, e anche se si trattava del match più difficile del mondo, era la sola e unica possibilità che aveva di affrontare nuovamente Yokozuna. Ma c’era un problema: anche solo permettere a Luger di partecipare alla Royal Rumble, e magari di vincerla pure, avrebbe causato un ovvio conflitto con la clausola di SummerSlam, pertanto il fiscalissimo Presidente WWF Jack Tunney si prese qualche giorno prima di comunicare la sua decisione a riguardo.

In caso di assenza dalla Royal Rumble, Luger avrebbe dovuto riporre tutte le sue speranze di veder cadere la clausola in Undertaker, che avrebbe finalmente affrontato Yokozuna per il titolo WWF. La sfida lanciata dal Becchino a settembre era stata finalmente accolta: del resto l’immagine di Survivor Series che era rimasta impressa a tutti era l’uomo più temibile della WWF rimanere paralizzato dall’assoluta mancanza di paura e sensibilità al dolore di Undertaker, che aveva dato a Yokozuna i 5 minuti più infernali della sua carriera. Se c’era qualcuno che poteva far sembrare Yokozuna un underdog, quello era il Becchino, e Jim Cornette non poteva tollerare che qualcuno attribuisse al campione WWF un sentimento come la paura.

Presto però la paura non avrebbe più abbandonato Yokozuna, perché venne annunciato che a Royal Rumble i due non si sarebbero affrontato in un match qualsiasi, ma in un… un Casket match! Si trattava di una stipulazione completamente nuova, simile al Coffin match che Undertaker aveva combattuto con Kamala, ma con una piccola differenza: se nel Coffin il perdente veniva chiuso vivo dentro una bara, nel Casket chiudere l’avversario nella bara era l’unico modo per vincere! Praticamente per vincere il titolo WWF Undertaker non doveva neanche schienarlo o farlo cedere, ma solo fare quello che per lui era ordinaria amministrazione!

La stipulazione penalizzava ovviamente il campione, e Jim Cornette andò su tutte le furie, mentre Yokozuna cadde vittima di attacchi di panico e paranoie, a tal punto dal non poter più sentire la parola “bara” senza che occorresse Mr. Fuji per calmarlo (Jim Cornette stesso la chiamava “la scatola” per non turbare il campione). Undertaker ci mise il carico da novanta usando i suoi classici giochi psicologici come non aveva mai fatto prima, mandando a RAW video in cui era intento a costruire con le sue stesse mani la bara extra large in cui avrebbe fatto riposare per l’eternità Yokozuna, mentre il ticchettio del suo regno sembrava andare sempre più vicino verso la fine…

Dopo la sconfitta di Survivor Series intanto le strade dei Foreign Fanatics si erano separate, e Tatanka si apprestava a ritornare dopo l’infortunio causatogli proprio da Yokozuna, e meditava vendetta verso l’uomo che aveva messo fine alla sua imbattibilità: Ludvig Borga! Il match tra i due si svolse a RAW, ma anche stavolta tra i due si intromisero Yokozuna e Mr. Fuji, attaccando Tatanka con una bandiera giapponese e decretarono il no contest del match. Lex Luger arrivò nel ring per equilibrare la contesa: anche se non aveva più possibilità di competere per il titolo WWF questo non gli impediva di fermare le prepotenze di Yokozuna, ma soprattutto questo non gli impedì di schiantare Yokozuna al suono con una Body Slam per la terza volta! Dopo essere stato un oggetto inamovibile per mesi, Yokozuna si era visto sollevare e finire al suolo di nuovo, sempre per mano di Luger, lo stesso uomo che avrebbe potuto affrontarlo di nuovo… se solo avesse partecipato e vinto la Royal Rumble!

È di nuovo Tatanka contro Ludvig Borga

Hart contro Hart

Dopo settimane di speculazione, Owen Hart non ce la fece più a non parlare apertamente di quanto successo con suo fratello Bret: gli eventi di Survivor Series gli avevano aperto gli occhi sulla poca considerazione di cui godeva nella sua famiglia, ed era stanco di sentire del peso del suo cognome, quel cognome che per tutti il “perfetto Bet” era così bravo a tenere alto.

Bret Hart, ormai l’ossessione di Owen

Da fratello maggiore, Bret mantenne lucidità e gli parlò a cuore aperto, senza rimproverarlo per i suoi atteggiamenti ma anzi cercando di capirlo, invitando a sbollire la rabbia e a discutere della questione tutti insieme, come una famiglia. Ma Owen non ascoltò l’appello dell’Hitman, e in un’intervista con Vince McMahon disse di essere rimasto particolarmente infastidito dagli attimi finali del match di Survivor Series, con tutti i suoi fratelli festeggiare, mentre lui, “il piccolo Owen”, se ne stava da solo nello spogliatoio con la frustrazione di essere l’unico eliminato in quella che doveva essere la serata magica della famiglia Hart, senza che nessuno lo avesse cercato. Ma Owen non si sentiva affatto l’anello debole della dinastia Hart: lui conosceva il suo valore, e sapeva di non essere secondo in nulla al più celebrato Bret! Non era difficile capire cosa provasse: Owen era l’ultimo di 11 fratelli, dunque soffriva particolarmente la sindrome del fratello minore, che lo avevano portato ad avere manie di dimostrazione. Sentiva il bisogno di provare di non essere da meno, perché lui non era il fratello di Bret Hart, ma Owen Hart, un uomo che non aveva bisogno del suo cognome per affermarsi, e c’era un modo per dimostrare chi era e non vivere all’ombra di qualcuno: affrontare Bret in un match!

L’Hitman fu profondamente ferito dalle dichiarazioni di Owen: riconobbe il suo immenso -e mai abbastanza riconosciuto- talento, e capiva cosa gli passasse per la testa, così come capiva il suo desiderio di costruirsi un nome, ma per l’amore che provava per lui, e per evitare -per di più nel periodo di Natale- una spaccatura interna alla famiglia (che già l’anno prima aveva sofferto come non mai nel vedere Bret Hart e British Bulldog affrontarsi), prese l’unica decisione che poteva mantenere la serenità in casa Hart: non importava che circostanze ci fossero… non avrebbe mai e poi mai affrontato suo fratello!

Ma Bret sapeva che non sarebbe bastato questo per spegnere il fuoco che ardeva dentro il fratello, e che anzi un rifiuto avrebbe potuto accrescere ancora più rabbia dentro Owen, e così l’Hitman trovò una soluzione al problema: avrebbe rinunciato alla sua carriera da singolo per dedicarsi alla divisione di coppia col fratello. Fu una decisione maturata dopo una lunga riflessione: nei 3 anni di carriera solista Bret aveva già vinto tutto quello che poteva, dal titolo WWF, a quello Intercontinentale, fino alle cinture di coppia e il King of the Ring… mettere da parte la sua gloria personale per “salvare” e rilanciare la carriera del fratello ed evitare una faida in famiglia sembrava la cosa più logica da fare. Bret Hart si confermò campione di generosità, e dopo il suo regno da campione WWF in cui diede opportunità a chiunque, mise ancora da parte la gloria personale per dare un’opportunità ad Owen, che apprezzò così tanto il gesto da accettare senza esitazioni. I due per inaugurare al meglio questa “nuova” Hart Foundation lanciarono la sfida ai campioni di coppia, i Quebecers, che ormai da troppo tempo rovinavano la reputazione del loro amato Canada, invitandoli a mettere i titoli in palio!

Intanto i Quebecers erano impegnati a sbrigare l’affaire 1-2-3 Kid, che dopo aver quasi strappato le cintura ai canadesi insieme a Barry Horowitz a settembre era finito nel mirino del loro perfido manager Johnny Polo. A fine ottobre infatti Polo continuò ad accanirsi su 1-2-3 Kid, cercando di mettergli in ogni modo i bastoni tra le ruote durante un suo match contro Marty Jannetty, causando un pareggio per doppio count out. Ma ora che a Survivor Series Jannetty aveva scoperto di avere una grande chimica con 1-2-3 Kid, decise di unire nuovamente le forze con lui per dargli una mano contro Johnny Polo, che era una volta si tolse i suoi abituali panni da manager per combattere personalmente contro Jannetty. Il match avvenne a RAW, con una sorprendente vittoria di Polo grazie all’aiuto di Pierre, che al suo primo match schienò quello che appena 7 mesi prima era stato il campione Intercontinentale! I Quebecers erano pieni di risorse, e a Jannetty sarebbe servito senz’altro l’aiuto di 1-2-3 Kid, così come i fratelli Hart avrebbero fatto meglio a non sottovalutarli…

Owen Hart non era l’unico ad avere un cognome pesante: c’era anche Jeff Jarrett, visto che suo padre Jerry era stato uno dei wrestler più importanti della zona di Memphis. Tuttavia “Double J”, al contrario del padre, sembrava provare un interesse secondario per il wrestling, vedendolo come un semplice mezzo per dare risonanza al suo nome per la sua vera vocazione: la musica country. Già il voler sfruttare il wrestling solo per pubblicizzarsi dava l’idea dell’arroganza che circondava “Double J”, e il suo stile di lotta sporco e opportunista non faceva che confermare queste credenze sin dal suo match di debutto, avvenut a Superstars contro Chris Duffy.

Ma Jarrett non sarebbe stata l’unica new entry della WWF, perché in onda andarono anche delle vignette di un nuovo elemento: “Sparky” Thurman Plugg, un pilota NASCAR con l’ambizione di sfondare nel pro wrestling. Rispetto a Jarrett però, Plugg attirò subito su di sé la simpatia dei fan: per lui il wrestling era una vera passione, e non un trampolino come per Jarrett, e presto avrebbe dato dimostrazione di tutta la sua voglia di sfondare! Ma c’erano anche altre vignette a preannunciare un altro debutto. quello del misterioso Kwang, un guerriero asiatico inquietante e mascherato. Nessuno sembrava avere informazioni su di lui: il suo mistero lo precedeva, così come la sua apparente abilità nelle arti marziali, ma presto le risposte sarebbero arrivate, perché presto Kwang sarebbe arrivato in WWF!

Per tutto l’oro del mondo

Shawn Michaels aveva ufficialmente lanciato la sua sfida a Razor Ramon, che definiva nient’altro che un impostore. La guerra di Michaels non era solo verso il campione Intercontinentale, ma verso tutta la WWF, “colpevole” di averlo spogliato in modo illegittimo della sua cintura, la cintura che aveva detenuto per quasi un anno intero e che non aveva mai perso nel ring, e che continuò a portare con sé (sebbene fosse ovviamente una copia) per ribadirlo. Il primo passo per Michaels sarebbe stato sbarazzarsi di 1-2-3 Kid in un match, che ormai con Razor Ramon aveva stretto un impronosticabile legame, e che a RAW fece sudare le proverbiali sette camicie all’Heartbreak Kid, ma fu proprio quest’ultimo ad avere la meglio, per di più lanciando un chiaro messaggio a Ramon, visto che colpì 1-2-3 Kid con due Razor’s Edge consecutive.

Shawn Michaels usa la Razor’s Edge su 1-2-3 Kid

Il “Bad Guy” non sopportò la provocazione di Michaels nel rubargli la mossa finale, tanto meno infierire così su un suo amico, ed evitò una terza Razor’s Edge al povero 1-2-3 Kid, gettandosi poi all’inseguimento di un Michaels in fuga. Ma l’Heartbreak Kid aveva preparato tutto, e attirando Ramon verso la rampa d’ingresso sfruttò il suo bodyguard Diesel (nascosto dietro le tende) per mettere KO il campione Intercontinentale, per poi umiliarlo colpendolo con la sua stessa Razor’s Edge, per ben due volte sul cemento! Una prova di forza lodevole vista la differenza di stazza tra i due.

Ma Shawn Michaels non era l’unico con cui Ramon aveva ancora un vecchio conto in sospeso: sulla sua lista di nemici da troppo tempo c’era Irwin R. Schyster, che per attirare le attenzioni del “Bad Guy” arrivò a rubare tutte le sue collane d’oro, minacciando che non le avrebbe restituite se Ramon non lo avesse affrontato per il titolo a Royal Rumble!

L’oro di Ramon… nelle mani di Irwin R. Schyster!

Il passato che (non) torna

Anche senza combattere nello stesso ring, Crush e “Macho Man” Randy Savage a Survivor Series avevano comunque trovato il modo di colpirsi influenzando le rispettive eliminazioni ai loro Survivor Series match. Savage aveva fatto al sua scelta: abbandonare il tavolo del commento per tornare a combattere, e sebbene lo facesse sempre più sporadicamente, era pur sempre un 2 volte campione WWF (anzi, a dirla tutta era l’unico in tutto il roster ad aver detenuto il titolo mondiale oltre Yokozuna, Undertaker, e Bret Hart), e nonostante i 12 anni di differenza tra i due avrebbe di certo retto il confronto col più giovane potente Crush.

Senza Randy Savage il tavolo del commento era competenza dei soli Vince McMahon e Bobby “The Brain” Heenan, ma presto ci sarebbero stato ulteriori cambiamenti, perché Gorilla Monsoon durante una puntata di RAW arrivò a bordo ring… per cacciare di peso dall’arena Heenan! I due si conoscevano da 9 anni ormai, ed erano stati per tanto tempo i volti e le voci di Prime Time Wrestling, ma era anche tanto tempo Monsoon si era stancato di Heenan, e alla luce di alcuni commenti offensivi di “The Brain” nei suoi confronti lo cacciò dall’arena, annunciandogli di essere licenziato! Incredibile ma vero: Bobby Heenan era stato mandato via dalla WWF! Heenan lasciò così un arena WWF per l’ultima volta, non tradendo una certa malinconia, con gli occhi quasi in lacrime, lanciando persino un saluto a quella che dal 1984 era stato il suo parco giochi.

Sebbene ritirato dal suo ruolo di manager da oltre 2 anni e mezzo, se ne andava infatti la mente più diabolicamente geniale che ci fosse mai stata in WWF, il Lex Luthor della federazione, ma al tempo stesso un uomo che tutti amavano odiare, e che innegabilmente aveva fatto passare ai fan alcuni dei momenti più memorabili della loro vita: Bobby Heenan aveva avuto nella sua scuderia atleti come André the Giant, i Brain Busters, Big John Studd, King Kong Bundy, Paul Orndorff, Haku, Hercules, Harley Race, Adrian Adonis, Rick Rude, Red Rooster, gli Islanders, Adrian Adonis, Buddy Rose, Brooklyn Brawler, Ken Patera, Mr. Perfect, e tanti altri, spesso mandandoli nei main event del principali PPV della federazione, e riuscendo a vincere tutte le cinture. Era stato il vero burattinaio della WWF, capace di fare sempre il bello e il cattivo tempo, costantemente al centro delle faide più entusiasmanti e sempre pronto a dare un tocco frizzante e imprevedibile ad ogni show, portare nuove superstar, cambiare le carte in gioco, e anche a regalare innumerevoli risate. E se ne andava soprattutto uno dei più grandi manager della storia del wrestling.

Per un grande volto del passato che se ne andava, c’era un altro elemento pronto a tornare, perché la WWF decise di riattivare cintura femminile, la cintura che aveva comprato dall’NWA nel 1984, e che nei 6 anni successivi venne indossata da Fabulous Moolah, Wendi Richter, Leilani Kai, Velvet McIntyre, Sensational Sherri, e Rockin’ Robin, fino al ritiro del titolo nel 1990. Per decretare la nuova campionessa venne indetto un torneo a 6 donne, che avrebbe incluso nomi nuovi in WWF come Alundra Blayze, Black Venus, Allison Royal, Heidi Lee Morgan, Angie Marino, e Rusty Thomas. A trionfare fu Alundra Blayze, che sconfisse la Thomas in finale, pronta a portare la divisione femminile verso una nuova era.

Alundra Blayze, la nuova campionessa femminile

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