Luglio 1993: a Milano si verifica la strage di via Palestro, Pete Sampras e Steffi Graf vincono i rispettivi tornei di Wimbledon, al cinema escono Il Socio, Robin Hood: Un Uomo in Calzamaglia, Free Willy, Tom & Jerry: Il Film, e Nel Centro Del Mirino, mentre Killing in the Name Of dei Rage Against the Machine è uno dei singoli più popolari:

Nel frattempo, i campioni in ECW sono:

Campione ECW: Don Muraco

Campione Televisivo: Jimmy Snuka

Campione della Pennsylvania: Tommy Cairo

Campioni di coppia: i Suicide Blondes (Chris Candido, Johnny Hotbody, & Sir Richard Michaels)

Nessuna pietà

Da Jimmy “Superfly” Snuka, a Don Muraco, fino a Terry Funk… l’ECW nel tempo aveva dato una seconda giovinezza a grandi stelle che sembravano appartenere al passato, e ora se ne aggiunse un’altra, perché dalla Russia in ECW arrivò l’ex campione WWF Ivan Koloff, l’uomo diventato famoso per aver compiuto l’impossibile, ossia porre fine al leggendario regno di 7 anni di Bruno Sammartino nel 1971. Naturalmente il suo apice era passato da un pezzo, e ormai aveva 51 anni, ma non per questo Koloff non avrebbe lasciato il segno, perché avrebbe fatto da chioccia a suo nipote Vladimir. L’Unione Sovietica era ormai caduta, ma il suo odio per gli Stati Uniti era rimasto intatto, e per questo venne sfidato da Sandman, che avrebbe avuto l’onore e l’onere di affrontare il primo e unico ex campione WWF mai giunto in ECW.

Ivan Koloff campione WWF nel 1971

Ma durante il match tra i due, ancora una volta a tormentare Sandman fu Rockin’ Rebel, che si presentò a bordo ring per gettare in faccia a Peaches un liquido verde! Portata al pronto soccorso, le condizioni della moglie di Sandman preoccuparono tutti, e a dare aggiornamenti fu Paul E. Dangerously, che ricevette una soffiata mentre era al tavolo del commento: Peaches non riusciva più a vedere nulla!

La povera Peaches, accecata da Rockin’ Rebel

Sandman si prese qualche settimana per stare vicino alla moglie, e per fortuna le condizioni di Peaches migliorarono fino a riacquistare completamente la vista, ma era il segno che tra Sandman e Rockin’ Rebel non era ancora finita,  così come non era finita tra i loro rispettivi alleati Tony Stetson e Larry Winters, che dopo il loro First Blood match  si erano affrontati in un ultimo match risolutore, finito però in no contest dopo che i due misero KO tutti gli arbitri che tentavano di sedare la loro rabbia incontrollata. 

E non era chiuso nulla neanche per i Super Destroyers, che pur di affrontare nuovamente i Suicide Blondes per titoli di coppia misero in palio le loro maschere! E stavolta i trucchi dei Blondes non servirono a nulla, perché i Super Destroyers si laurearono di nuovo campioni di coppia!

I Super Destroyers, di nuovo campioni di coppia

La vendetta contro Hunter Q. Robbins III si era finalmente compiuta, ma la gioia del duo durò poco, perché due team però si sarebbero affrontati in un rematch la settimana dopo, e con una stipulazione speciale: Bellomo e Robbins sarebbero stati ammanettati a vicenda, e in caso di sconfitta, i Suicide Blondes avrebbero dovuto… lasciare l’ECW! La posta in palio era massima e la tensione tesissima, come si poté già tastare in un match singolo tra Chris Candido e Salvatore Bellomo svoltosi la settimana prima, dove intervenne chiunque avesse gravitato intorno ai due gruppi nei mesi precedenti, con Candido che ne uscì con una mano rotta.

Chris Candido era senza una mano, e l’ultima volta che Robbins era stato ammanettato era quando era ancora il manager dei Super Destroyers, e quelle manette erano costate ai suoi assistiti i titoli di coppia: in altre parole per i Suicide Blondes il match si preannunciava una sconfitta annunciata, e invece a sorpresa a rivelarsi decisivo fu proprio Candido, che usò il suo gesso come un’arma alla “Cowboy” Bob Orton, colpendo Super Destroyer #2 e permettendo ai suoi di riconquistare le cinture! Il regno dei Super Destroyer era durato appena pochi giorni, e i Suicide Blondes avevano salvato la loro permanenza in ECW!

Il “quarto membro” dei Suicide Blondes: il gesso di Chris Candido

La legge sono io

Il regno di “Hot Stuff” Eddie Gilbert come Re di Philadelphia era appena iniziato, e i suoi avvistamenti per la città aumentavano di giorno in giorno, documentati da video mandati in onda su Hardcore TV: Gilbert si aggirava per Philadelphia sbeffeggiando la gente per strada, invitava chiunque ad affrontarlo, e scatenava risse nei bar… nel suo piccolo, grande regno “Hot Stuff” se la comandava, e le sue risorse illimitate, visto che aveva alle spalle la Dangerous Alliance ed era riuscito persino a spacciare suo fratello Freddie per un arbitro!

La sconfitta nel Texas Chain Massacre match però non aveva scoraggiato Terry Funk dal lottare contro la Dangerous Alliance, tanto che sfidò Jimmy “Superfly” Snuka a un match per il titolo Televisivo. Ma definirlo “match” fu decisamente un eufemismo, perché l’incontro assomigliò più a una guerra mondiale: gli arbitri vennero usati da Funk come fossero oggetti contundenti da scagliare contro Snuka, e approfittando della situazione intervenne chiunque, da Don Muraco, ai Suicide Blondes, fino ai Super Destroyers, Tommy Cairo, Ivan Koloff, suo nipote Vladimir, Glen Osbourne, Rockin’ Rebel… insomma, tutti! Quella rissa incontrollata era lo specchio del caos che albergava in ECW, con armi, oggetti contundenti che volavano, e botte da orbi per tutta l’arena che mettevano in pericolo persino l’incolumità del pubblico. Per fermare la rissa probabilmente sarebbe servita un’intera unità anti-sommossa della polizia!

A sedare il tutto (o almeno a provarci) arrivò Tod Gordon, l’unico col potere di riuscirci, che minacciò sospensioni per chiunque non si fermasse immediatamente… almeno prima di essere messo KO a sua volta! Nemmeno la sua autorità poteva fermare il clima rovente che si respirava a Philadelphia!

In ECW l’anarchia sembrava regnare sovrana, e di settimana in settimana, ma gli affari non potevano andare meglio, tanto che in conferenza stampa Tod Gordon annunciò per settembre un nuovo supershow sulla falsariga di Super Summer Sizzler Spectacular -chiamato UltraClash- dove rivelò anche il primo match, uno Scaffold match tra Dark Patriot e JT Smith, una stipulazione assolutamente adatta ai precedenti tra i due: lo Scaffold match infatti prevedeva che i due contendenti dovessero combattere in bilico su una passerella posta a 4 metri d’altezza dal ring, dove per vincere bisognava buttare di sotto l’avversario… un ovvia conseguenza del loro match di fine giugno, dove Dark Patriot aveva gettato JT Smith dalla balconata dell’ECW Arena, facendo temere a tutti il peggio!

Tod Gordon parla dei suoi piani per UltraClash

Ma soprattutto, Gordon annunciò che allo show avrebbero partecipato due autentiche leggende del wrestling americano: Stan “The Lariat” Hansen e Abdullah the Butcher! Si trattava di due acquisti di assoluto livello: se Hansen era un wrestler vecchio stile, un violento cowboy che non aveva paura di niente e nessuno, nonché il gaijin che più di tutti aveva fatto carriera in Giappone e più in generale uno degli avversari più tosti e meno raccomandabili che si potessero incontrare, Abdullah the Butcher era un autentico incubo che faceva tremare le ginocchia col suo solo nome.

Stan Hansen, presto in ECW

Proveniente dal Sudan, Abdullah era un colosso di oltre 160 kg con oltre 30 anni di carriera alle spalle, ma più che per il suo peso era noto per il suo sadismo e la sua ineguagliata crudeltà: il suo volto pieno di cicatrici che non raccontava solo battaglie, ma riti di violenza, che avevano elevato il livello di hardcore nel wrestling ovunque fosse andato, capace di infondere profondi traumi fisici e psicologici in chiunque si imbattesse in lui, grazie anche alla sua famosa forchetta, il suo strumento di tortura preferito con cui aveva fatto sgorgare litri di sangue a tutti i suoi avversari. Il Macellaio non entrava nel ring per combattere, ma per banchettare, e non era interessato alle cinture o alla gloria, ma solo al sangue, alle urla, e alla paura. Ovunque aveva lottato – che fosse in America, in Giappone, o a Porto Rico- aveva lasciato dietro di sé ring macchiati di rosso e leggende sussurrate nei corridoi. Non servivano parole per descriverlo: bastavano le cicatrici, e gli incubi di chi lo ha affrontato.

Abdullah contro Hulk Hogan in Giappone, nel 1982

Ma dopo gli gli annunci per i fan, arrivò il momento delle ammonizioni per il roster: l’ECW si stava costruendo la fama di ritrovo di ribelli e atleti al limite, e la cosa a Gordon andava anche bene, ma farsi beffe della sua autorità non poteva essere tollerato, e il Presidente dopo gli eventi del match tra Snuka e Funk usò il pugno duro: Rockin’ Rebel sarebbe stato sospeso senza stipendio per aver accecato Peaches e per aver ridotto in topless Angel, la donna intervenuta nel Catfight match tra Peaches e Tigra. Inoltre, alla luce dei recenti avvenimenti la Freebird rule in ECW sarebbe stata abolita, e di conseguenza i Suicide Blondes spogliati dei titoli di coppia, che sarebbero stati assegnati in un torneo!

Tod Gordon aveva intrapreso la linea della tolleranza zero, e non era di certo una buona notizia per la Dangerous Alliance, come non fu una buona notizia il ritorno di un uomo che credevano di aver fatto fuori, ossia Road Warrior Hawk, che nonostante le condizioni poco ottimali, a un mese di distanza dalla palla di fuoco rimediata in faccia tornò a farsi vedere in ECW, aiutando Terry Funk da un attacco di Dark Patriot e Jimmy Snuka! Paul E. Dangerously al tavolo del commento urlò dal panico come un disperato, come chi rivedeva vivo e vegeto l’uomo che credeva di aver ucciso, ma era tutto vero: Hawk era tornato, e adesso perl a Dangerous Alliance sarebbero stati guai!

Il ritorno di Road Warrior Hawk

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