Aprile 1993: il CERN rende il World Wide Web di dominio pubblico, debutta in TV Walker Texas Ranger, i poliziotti colpevoli del pestaggio a Rodney King vengono dichiarati colpevoli, al cinema escono Proposta Indecente, Le Avventure di Huck Finn, La Metà Oscura, e La Notte Che Non C’incontrammo, mentre uno dei singoli più ascoltati è Wake Up dei Rage Against The Machine:
Nel frattempo, i campioni in ECW sono:
– Campione ECW: Sandman
– Campione Televisivo: (vacante)
– Campioni di coppia: i Super Destroyers (Super Destroyer #1 & Super Destroyer #2)
La controcultura del wrestling
“A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti. Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. A tutti quelli che ancora si commuovono. Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni. A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato. Ai poeti del quotidiano. Ai “vincibili” dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo. Agli eroi dimenticati e ai vagabondi. A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile. A chi non ha paura di dire quello che pensa. A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà. A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione. A tutti i cavalieri erranti. In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene… a tutti i teatranti.”
Così Don Chisciotte invitava all’anticonformismo nel 1605, mentre 886 anni dopo Kurt Cobain cantava “Come as you are”, cioè “vieni così come sei” in una delle sue canzoni più belle, che parlava dell’accettazione di sé, a prescindere da quanto si possa essere considerati strani. Un invito all’autenticità e all’accettazione di sé, incluse le proprie imperfezioni, quelle imperfezioni che nel patinato mondo del wrestling di inizio anni ‘90 erano considerate discriminanti. Poi arrivò l’Extreme Championship Wrestling, che invece istruì un’intera generazione di wrestler (e non solo) a non seguire modelli predefiniti, portando nient’altro che sé stessi con loro tutte le proprie peculiarità, invitando chiunque a venire com’era.
L’ECW che fu per il wrestling quello che è stato il grunge per la musica: una sottocultura che sconvolse il proprio mondo proprio come i Nirvana sconvolsero il proprio nel 1991 con l’uscita di Nevermind. L’ECW era controcultura pura, dedita alla ribellione e all’anticonformismo puro: è stata la rabbia della Generazione X, il rifiuto di ogni dogma e degli ideali più conservatori, l’alternativa, la lotta al sistema. Quella che per alcuni era solo una federazione di wrestling formata da pazzi per altri è stata un fede, un senso di appartenenza, un rifugio per gli incompresi, una tribù per pochi eletti, ma anche la rivincita di reietti, freak, ed emarginati sui più presentabili volti da copertina del wrestling mainstream, il trionfo dei geek e degli alternativi sui palestrati della scuola, la riscossa degli ultimi, la vittoria della sostanza sull’apparenza, e il riscatto di chi veniva deriso e osteggiato dalla società, ma che se dava tutto sé stesso alla propria tribù sarebbe stato protetto e rispettato per sempre.
Proprio come il grunge l’ECW era sporca e autentica, lontana dalla perfezione patinata del pop mainstream, offrendo un wrestling molto più crudo rispetto a quello per famiglie che aveva fatto breccia negli anni ‘80. L’atmosfera degli show era quella di un club sotterraneo, con un pubblico così vicino al ring da creare un’aria di intimità e anarchia. La violenza sui ring, con l’uso di armi e scontri brutali, richiamava la disillusione e la durezza espressa nel sound del grunge, perché l’ECW infrangeva le regole e la rigidità del mondo del wrestling abbracciando personaggi più oscuri, violenti e borderline, dei veri e propri outsider che sarebbero stati rigettati altrove, proprio come quelli che la scena grunge celebrava. Un fight club dove la notte anche il più grande derelitto della società poteva diventare un leone.

E il fight club di Philadelphia era la leggendaria ECW Arena: un luogo che trasformava strambi e svantaggiati in eroi metropolitani capaci di infiammare una città e un popolo intero, pregno di atmosfera da concerto underground e lontano dagli show luccicanti di Vince McMahon e Ted Turner, capace di raccattare e trasformare atleti troppo piccoli e fuori dagli standard lanciati negli anni ‘80 in wrestler ambiti e rispettati in tutta la nazione, dimostrando che chi ha il cuore non sente dolore, che chi ha fede non ha paura, e che chi si ciba della passione non teme tavoli infuocati, mazze spinate, o puntine da disegno conficcate in corpo. Il tutto con budget limitati e grande creatività, facendo affidamento su nient’altro che passione e devozione più che su grandi capitali. Oltre che a un pizzico di pazzia.

Il grunge dell’ECW fu la risposta all’hair metal di WWF e WCW, che sembravano vivere in un mondo dove gli anni ‘80 non erano mai finiti, fatto di supereroi e gimmick strambe, laddove la federazione di Philadelphia rigettava le etichette e le convenzioni sociali, trasformandosi in un concentrato di tutto lo zeitgeist del suo tempo: perché l’ECW era il cinema indie di Gregg Araki, Todd Solondz, Richard Linklater, Quentin Tarantino, e Larry Clark, era la lotta al sistema, era il nichilismo della Generazione X, era lo stile visivo fatto di luci basse, arene fumose, e casse che sparavano Metallica, Alice in Chains, Pearl Jam, Dr. Dre, e Ice Cube invece che musiche fatte su misura. Tutto ovviamente senza pagare nessun diritto di sfruttamento. Perché l’ECW era il ruggito degli anni ‘90 e del loro lato più ribelle, arrivata per risvegliare dall’assopimento un wrestling rimasto uguale a sé stesso, che unito a un pubblico che sembrava un branco di ultras creò qualcosa di unico. Un luogo dove ogni emarginato poteva sentirsi a casa, tra fratelli.
Philadelphia, Pennsylvania
La rivoluzione e la storia dell’ECW non potevano che partire da Philadelphia, la città in cui gli Stati Uniti dichiararono l’indipendenza nel 1776, la città di Rocky Balboa, di lavoratori instancabili e colletti blu, dove l’ECW (ai tempi ancora nota come Eastern Championship Wrestling) nacque nel 1992 per mano dell’imprenditore Tod Gordon, dopo aver comprato dal suo partner Joel Goodhart la sua quota della Tri-State Wrestling Alliance (o TWA, federazione in attività tra il 1989 e il 1992 di cui l’ECW fu di fatto diretta discendente).

Era una federazione piccola e non particolarmente rilevante, conosciuta perlopiù per la militanza di grandi glorie del passato come “Superfly” Jimmy Snuka, Don Muraco (entrambi capaci di vincere il titolo ECW nel primo anno di vita della federazione), Terry Funk, e British Bulldog. Seppur nata nel 1992, la vera epopea dell’ECW iniziò l’anno dopo, il 6 aprile 1993, perchè quello fu il giorno che nei circuiti delle emittenti private di Philadelphia debuttò Hardcore TV, il principale show televisivo della federazione.
In quel momento il campione e volto dell’ECW era The Sandman, un appassionato surfista che deteneva la cintura dal settembre 1992, da quando strappò la cintura al più esperto e conosciuto Don Muraco. Campione da 5 mesi, nonostante il fisico non proprio definito Sandman deteneva il primato di campione più longevo della breve storia della cintura, ed era uno dei più grandi idoli dei fan, nonché il perfetto rappresentante della federazione: nato proprio a Philadelphia, Sandman era una presenza costante sin dai tempi della Tri-State Wrestling Alliance, dove si era formato nella loro academy. Sandman era dunque un autentico “prodotto di casa”, ma presto con lo sbarco in TV dell’ECW -e una conseguente crescita della federazione- avrebbe avuto avversari sempre più tosti.

Per l’inaugurale puntata di Hardcore TV ci fu anche Terry Funk a presentare la puntata, che sebbene facesse più da intervistatore, in ogni puntata era di gran lunga il più osannato dal pubblico, che cantava “Terry! Terry! Terry!” a squarciagola, mostrando apprezzamento per la sua scelta di essersi calato in una realtà così piccola.
La prima puntata di Hardcore TV si aprì con il presidente Tod Gordon, che per l’occasione annunciò il rilancio del vacante titolo Televisivo, la seconda cintura più importante della federazione, tramite uno speciale torneo. A partecipare furono Glen Osbourne, Johnny Hot Body, Larry Winters, JT Smith, Tony Stetson, Rockin’ Rebel, “Wildman” Salvatore Bellomo, l’imbattuto “Ironman” Tommy Cairo, e soprattutto Jimmy “Superfly” Snuka, di gran lunga il più esperto del roster, che annunciò che da lì in avanti l’arrogante “Hot Stuff” Eddie Gilbert sarebbe stato il suo manager. Abbastanza ironico che Gilbert volesse assistere il 49enne Snuka, viste le parole poco lusinghiere che riservò invece a Terry Funk (con cui aveva avuto un’intensa rivalità all’inizio dell’anno), definendolo “vecchio e sorpassato” nonostante Funk avesse persino un anno in meno di Snuka.

Eddie Gilbert aveva anche un passato in WWF, dove era approdato come giovane promessa nel 1982 come figlio dell’ex wrestler Tommy Gilbert, diventando anche il protetto del campione WWF Bob Backlund. Uno dei momenti più rilevanti in WWF del futuro “Hot Stuff” fu nel febbraio 1984, quando fu ospite di una delle primissime edizioni del Piper’s Pit del grande “Rowdy” Roddy Piper, che -come era abituale fare- lo distrusse al microfono, ma da quel Piper’s Pit era passato tanto tempo: Gilbert non era più una giovane promessa, e i “vecchi” come Piper non lo intimorivano più, anzi… abbatterli era la sua ragione di vita!
A poco servirono le scuse che Gilbert gli fece la settimana dopo: Funk non era il tipo che si faceva infinocchiare da qualche parola carina, e infatti più tardi quella sera Gilbert dimostrò che le sue parole erano solo una facciata, perché alla prima occasione buona attaccò Funk alle spalle con una sedia, per poi sfotterlo nelle interviste imitando il suo accento texano. Gilbert era un arrogante dalla lingua lunga, ma non andava sottovalutato, perché fu comunque decisivo per far arrivare Jimmy Snuka fino alla finale del torneo, dove avrebbe affrontato Glen Osbourne (che in semifinale aveva affrontato proprio Gilbert, che venne squalificato non appena l’arbitro lo beccò con un tirapugni nascosto nel costume).

“Hot Stuff” mise il suo zampino anche nella finale, permettendo a Snuka di diventare il primo campione Televisivo dell’era -stavola veramente- televisiva dell’ECW, nonché il primo a conquistare entrambe le cinture principali della federazione! Nessuno sapeva spiegarsi la natura della collaborazione tra Gilbert e Snuka, che per tutta la sua carriera era sempre stato uno dei lottatori più amati del pubblico, e che ora inspiegabilmente si circondava di una sanguisuga come Eddie Gilbert.

Le speranze di tutti i fan di vedere Gilbert prendere una sonora lezione erano ovviamente riposte in Terry Funk, ma l’entusiasmo dei fan venne smorzato dallo stesso Gilbert quando promise che i fan non avrebbero rivisto tanto presto, perché lo aveva battuto in un I Quit match in uno show a telecamere spente! Molti furono increduli: Funk non era il tipo da dire “I quit” tanto facilmente, e l’unica testimonianza di tale match era una registrazione amatoriale, che quando fu mandata in onda venne persino tagliata dal presidente Tod Gordon a causa della sua violenza, dove però Gordon assicurò anche che Gilbert non aveva affatto cacciato Funk dall’ECW, e che anzi lo avrebbero rivisto presto per l’imminente sfida tra i due!

Donne in cerca di guai
In questa nuova ECW “televisiva”, il primo contendente al titolo ECW fu Rockin’ Rebel, che con Sandman entrò subito nel personale facendo delle avance a sua moglie Peaches, rimediando ovviamente un sonoro schiaffo! Irritato dal rifiuto, Rockin’ Rebel tentò di mettergli le mani addosso, con Sandman che ovviamente arrivò in soccorso della moglie, ma anche Rockin’ Rebel aveva un asso nella manica: la sua spietata valletta Tigra, che distrasse Sandman quanto bastava affinché Rockin’ Rebel gli spaccasse la sua tavola da surf in testa!
Sandman aveva subito un colpo durissimo, e venne subito portato al pronto soccorso, per giunta senza neanche potersi permettere dei lunghi tempi di recupero, perché già la settimana dopo lui e Rockin’ Rebel si sarebbero affrontati con il titolo ECW in palio! Dopo quanto accaduto, il match non poteva che rivelarsi un autentico caos, e così fu, con Sandman che mantenne il titolo per no contest dopo la maxi rissa che scoppiò tra lui, Rockin’ Rebel e la loro donne, dove persino Tigra e Peaches se le diedero di santa ragione!
Per quanto riguardava le cinture di coppia, quelle erano di esclusiva proprietà dei Super Destroyers (un duo di energumeni mascherati chiamati semplicemente Super Destroyer #1 e Super Destroyer #2, affiancati dal loro manager Hunter Q. Robbins III); esclusiva proprietà perché letteralmente nessuno era mai riuscito a detronizzarli!

A 10 mesi dalla creazione delle cinture, i Super Destroyers si erano dimostrati un ostacolo invalicabile per tutte le altre coppie dell’ECW, ma non per questo mancava ambizione nella categoria di coppia: a tentare la sfida furono Larry Winters & Tony Stetson, a cui Robbins III promise persino 500 dollari se fossero riusciti a battere i suoi campioni.
I Super Destroyers mantennero le cinture, ma il proliferare di nuove coppie con la voglia di misurarsi con loro non cessava: proprio quel mese debuttarono i Suicide Blondes, il nuovo promettente duo formato da Johnny Hot Body e il debuttante Chris Candido.

Inizia così il nostro viaggio nella storia dell’ECW, non ancora la federazione rivoluzionaria e politicamente scorretta che farà la storia della disciplina degli anni ‘90, ma che presto lo sarebbe diventata, con alcuni dei suoi protagonisti già a bordo, seppur in una veste molto diversa da come li conosceremo…




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