Marzo 1993: l’Oscar per Miglior Film è assegnato a Gli Spietati, Francesco Totti esordisce in Serie A, Brandon Lee muore per un incidente sul set de Il Corvo, debutta su MTV Beavis & Butthead, al cinema escono Amos & Andrew, Tartarughe Ninja III, Nome in Codice: Nina, e CB4, mentre risuona in radio Sweet Armony dei The Beloved:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Bret Hart

Campione Intercontinentale: Shawn Michaels

Campioni di coppia: Money Inc. (Ted DiBiase & Irwin R. Schyster)

L’ultima speranza

Bret Hart per tutto il mese precedente alla sfida con Yokozuna difese raramente il titolo WWF, come ormai aveva abituato a fare: non andava sprecato neanche un briciolo di energia per quello che sarebbe stato il match più importante della sua vita, perché nonostante Hart fosse il miglior wrestler del mondo, dinanzi ai 260 kg di Yokozuna sembrava comunque così inadeguato…

Il giapponese in soli 5 mesi si era reso protagonista di una cavalcata inarrestabile verso il top come nessun wrestler aveva mai fatto prima d’ora in WWF. Bret in carriera aveva battuto atleti del calibro di British Bulldog, Roddy Piper, Ric Flair, Mr. Perfect, Shawn Michaels, Razor Ramon… ma Yokozuna era qualcosa di completamente diverso, e Bret nonostante la sua tecnica sopraffina non sembrava il tipico wrestler abbatti-giganti come erano stati in passato Hulk Hogan o Ultimate Warrior. Yokozuna sembrava un gigante della vecchia scuola, l’erede dei vari André the Giant, Big John Studd, King Kong Bundy, Kamala, ed Earthquake, ma adesso i vari Hogan e Ultimate Warrior non c’erano più: c’era solo Bret, e a questa flebile speranza di sarebbero dovuti appellare i fan per sperare di non veder il nuovo monster heel gettare la federazione in un’era di oscurità. Per quanto efficace fosse, neanche la sua Sharpshooter sarebbe bastata a far cedere dal dolore un colosso del genere. Tutti fattori che lasciavano presagire una vittoria del giapponese a WrestleMania IX, ma l’Hitman cercò di ostentare sicurezza in ogni intervista: Yokozuna era pur sempre un uomo in carne ed ossa, con gli stessi muscoli, legamenti e punti di pressione di tutti gli altri. E a un uomo soprannominato non a caso “The Excellence of Execution” questo bastava…

Yokozuna non si risparmiò neanche al momento della firma del contratto del match, dove attaccò Bret Hart per mettere subito in chiaro cosa lo aspettava a WrestleMania IX. La sua furia fu tale che Bret non riuscì neanche a contrattaccare, non potendo far altro che subire la Banzai Drop. Tentò anche di rialzarsi, ma il colpo subito era troppo forte, e l’Hitman cadde su sé stesso, rendendosi forse per la prima volta del pericolo a cui stava andando incontro…
Yokozuna era instancabile, inamovibile, e mai sazio della sua scia di distruzione, e dopo “Hacksaw” Jim Duggan aggiunse un’altra leggenda al suo lungo elenco di vittime: “Macho Man” Randy Savage, l’ultimo uomo che Yokozuna aveva eliminato dalla Royal Rumble, che sconfisse durante una puntata di WWF Superstars con una semplicità disarmante. Neanche i grandi vecchi potevano competere con lui, e sembrava non ci fosse davvero nulla a impedirgli di uscire trionfante da WrestleMania IX!

Ogni mezzo necessario

Se c’era una cosa che a Ted DiBiase non mancava, oltre ai soldi, era la sicurezza. Il tradimento di Jimmy Hart sembrava non aver scalfito infatti la sicurezza dei campioni di coppia dei Money Inc., col “Million Dollar Man” che definì Hart poco più che un garzone troppo pagato, e che il suo addio non avrebbe creato problemi al team. DiBiase e Irwin R. Schyster decisero inoltre di accettare la sfida dei Mega Maniacs in vista di WrestleMania IX, dove avrebbero persino messo in palio i titoli di coppia.

I Mega Maniacs sulla carte erano indubbiamente il team più forte, e avrebbero dato prova della loro forza ancor prima di WrestleMania IX: il duo di Hogan e Beefcake debuttò infatti durante una puntata di Wrestling Challenge contro i Beverly Brothers, rimediando una vittoria. Quello che stupì fu nel modo poco pulito in avvenne, dato che la vittoria arrivò dopo che Hogan colpì Beau Beverly con il megafono di Jimmy Hart; “The Mouth of the South” aveva insegnato ad Hogan un po’ di tattiche sporche imparate negli anni per ottenere il massimo risultato con ogni mezzi necessario. Hogan infatti era noto per il suo gioco sempre pulito, e anche se negli ultimi anni aveva iniziato a mostrare un’attitudine più pragmatica e cinica -come la sua vittoria volutamente sporca su Undertaker a This Tuesday in Texas- di certo vedere l’Hulkster dover ricorrere a certi mezzucci faceva effetto. Ma il “nuovo” Hogan era ormai ritirato e senza nulla da perdere o guadagnare, motivato a tornare solo dall’amicizia con Brutus Beefcake e dalla voglia di farla pagare al suo vecchio rivale DiBiase, e di certo qualche vittoria sporca non avrebbe rovinato l’eredità morale dell’Hulkster.

I due volti della perfezione

Dopo la caduta di Ric Flair, ora toccava a “The Narcissist” Lex Luger essere il nuovo cavaliere di Bobby “The Brain” Heenan nella guerra contro Mr. Perfect. I due si sarebbero affrontati a WrestleMania IX, in un match da cui Mr. Perfect non sapeva cosa aspettarsi: nessuno infatti aveva idea di come lottasse Luger, ma i dubbi vennero presto schiariti una volta visto in azione a RAW, dove si sbarazzò dei suoi avversari con incredibile con incredibile facilità: spesso gli bastava appena una gomitata per mettere KO i suoi avversari, e per dimostrare l’assoluta sicurezza in sé stesso, usava schienare i suoi avversari col mignolo della mano, mettendosi in posa.

Non sarebbe stato solo un match tra l’ex braccio destro di Heenan e il suo nuovo esecutore, ma tra due dei più grandi concentrati d’ego della WWF: da una parte l’uomo che si definiva l’atleta perfetto, dall’altra un uomo che non amava niente più della sua immagine riflessa nello specchio, un narcisista al cui confronto Shawn Michaels e Rick Martel sembravano modesti e umili, e il loro match di WrestleMania IX non sarebbe stata solo una questione di trionfo fisico, ma anche estetico!

Nel frattempo il processo di “umanizzazione” di Kamala procedeva a gonfie vele: l’ugandese aveva conquistato il pubblico, e il reverendo Slick era orgoglioso del suo percorso, ma mancava ancora qualcosa per distaccarsi completamente dal suo passato, un gesto forte e simbolico, come… affrontare Kim Chee! Kamala se la vide col suo ex manager a WWF Superstars, in un match che fu ovviamente a senso unico: Kim Chee non aveva la minima possibilità di contrastare Kamala, che però aveva bisogno di questo match per prendere di petto il suo passato, e così fece, festeggiando con Slick la sua vera liberazione dal passato rappresentato dal suo storico manager!

Nonostante la sua nuova vita, Kamala non avrebbe partecipato a WrestleMania IX, che però si prospettava colma di imprevedibilità e sfide inedite, come il match tra Shawn Michaels e Tatanka, quello tra Doink e Crush, tra Undertaker e Giant Gonzalez, il tutto arricchito da una particolare aria di novità, visto che quasi tutti erano alla loro prima partecipazione: dei 20 wrestler che avrebbero partecipato ben 11 sarebbero stati alla loro prima WrestleMania! Sarebbe stato dunque un evento diverso, particolare, e pieno di nuovi volti come gli Steiner, Giant Gonzalez, gli Headshrinkers, Razor Ramon, Yokozuna, Crush, Doink, Lex Luger, e il “nuovo” vecchio Bob Backlund… un vero e proprio battesimo per la New Generation, ma anche un’introduzione a nomi esperti e già conosciuti fuori dai confini della WWF, finalmente pronti a lasciare il segno anche nella federazione più grande al mondo!

Una WrestleMania diversa da qualunque altra

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