Ottobre 1992: debuttano la serie TV di Highlander e X-Men: The Animated Series, viene lanciato Cartoon Network, escono al cinema Le Iene, Candyman, 1492: La Conquista Del Paradiso, e Trappola In Alto Mare, mentre in radio impazza il successo di Heal the World di Michael Jackson:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Ric Flair
– Campione Intercontinentale: British Bulldog
– Campioni di coppia: i Natural Disasters (Earthquake & Typhoon)
La nascita di un eroe
Mancava ancora un mese, ma la febbre da Survivor Series si iniziava a sentire. E l’annuncio di “Mean” Gene Okerlund di quello che sarebbe stato il main event non poteva che arrivare in un momento migliore: le conseguenze di SummerSlam si sarebbero inevitabilmente risolte in un Tag Team match tra il nuovo team degli Ultimate Maniacs (ossia “Macho Man” Randy Savage e Ultimate Warrior), e la coppia composta dal campione WWF Ric Flair e il suo nuovo compare Razor Ramon, in quello che sarebbe stato il primo match in PPV per il “Bad Guy”. Sembrava andare tutto bene per il “Nature Boy”, che non avrebbe dovuto difendere il titolo né contro Savage né contro il Guerriero. Ma come si dice, “Gli uomini fanno progetti e gli Dei sorridono”, e fu così che Flair ebbe la più brutta sorpresa della sua carriera…

Quella che sembrava una delle tante difese titolate di Ric Flair in uno dei vari house show riservò un colpo di scena storico: Flair avrebbe infatti difeso il titolo contro una delle superstar più amate della federazione, l’ex campione Intercontinentale Bret Hart. Sebbene nell’ultimo anno fosse successo sempre più spesso, negli house show non era consuetudine che avvenissero eventi rilevanti o cambi di titolo (il titolo WWF non cambiava mano lontano dalle telecamere dalla conquista di Billy Graham nel 1977), ma la sera del 12 ottobre il destino decise di sorridere a Bret Hart, che proseguiva la sua inarrestabile ascesa da più di un anno e mezzo, e durante il match Flair si ritrovò tra l’incredulità generale a cedere alla temibile Sharpshooter dell’Hitman, consegnandogli a sorpresa il titolo. Esatto, era tutto vero: Bret Hart era il nuovo campione WWF!!!
Fu il coronamento di un sogno per il membro più illustre dell’Hart Dungeon. Nessun membro della famiglia Hart aveva mai toccato una vetta così alta vincendo un titolo mondiale di tale prestigio, neanche suo padre Stu, e Bret divenne anche il primo canadese a imporsi con la cintura WWF alla vita, rendendo la sua formazione il capolavoro di Stu Hart, che aveva cresciuto un’intera famiglia a pane e wrestling, insegnandogli come ribaltare una presa di sottomissione prima ancora di insegnargli a camminare. Ma soprattutto Bret Hart divenne di fatto il primo campione della nuova generazione WWF.
Dopo l’addio di Hulk Hogan ad aprile a chiudere simbolicamente un’Era, il titolo massimo era sempre stato conteso tra Ric Flair, Randy Savage e Ultimate Warrior, ultimi rimasti della generazione d’oro della WWF, ma la sua vittoria tagliò definitivamente il rassicurante cordone ombelicale con la vecchia generazione, ultimizzando il processo di rinnovamento della WWF che aveva caratterizzato tutto il 1992, dando una ventata di freschezza e novità che mancava da anni. Col suo stile di lotta basato più sulla tecnica, la sottomissione e l’agilità Bret Hart tagliava i ponti con un wrestling fatto di potenza e forza fisica e, dopo aver portato il titolo Intercontinentale al punto più alto della sua storia, avrebbe proiettato la WWF verso uno stile e degli standard qualitativi di lotta che per tutto il resto della sua permanenza saranno i migliori della storia della WWF. Il campione più opposto che ci potesse essere alle vecchie leggende del passato… non aveva il carisma di Hulk Hogan, la carica di Ultimate Warrior, la stazza di André the Giant, il fascino di Jake Roberts, la parlantina di Roddy Piper o l’esuberanza di Randy Savage, ma aveva una tecnica, una tenacia, e uno stile completamente inedito che inevitabilmente suscitava nei fan le stesse identiche reazioni entusiaste, quel tipo di reazioni che solo i più grandi possono ricevere. Il futuro era dunque prepotentemente arrivato in WWF, e Bret Hart fu la scintilla definitiva.

Fu il coronamento di un percorso durato 8 lunghi anni, perché l’Hitman era in WWF ininterrottamente dal 1984, il ché lo rendeva -insieme a Tito Santana- il più grande veterano della federazione, e il titolo WWF fu il più grande riconoscimento che ci potesse essere a tutto il suo duro lavoro. Dopo la vittoria Bret ringraziò tutti, e addirittura tutti i suoi avversari per avergli insegnato ogni giorno qualcosa di nuovo, persino Ric Flair, che volente o nolente gli aveva dato la più grande possibilità della sua vita. L’Hitman dimostrò una sportività e una vera mentalità che solo ai veri campioni apparteneva.
Non essendo più di proprietà di Ric Flair, il titolo WWF sarebbe stato difeso a Survivor Series, e la WWF vide in Shawn Michaels il contendente n.1 ideale. Michaels e Bret Hart infatti si erano “annusati” addirittura da marzo, da quando sembrava si dovessero affrontare per il titolo Intercontinentale da un momento all’altro, prima che la WWF cambiasse i piani preferendogli British Bulldog per sfruttare la location londinese di SummerSlam, La loro faida dunque non aveva trovato continuazione, ma per la WWF ripescare questa sfida fu una grossa opportunità: se appena 2 mesi prima il main event di SummerSlam per il titolo era stato un match tra i più grandi simboli della rock ‘n wrestling era, ossia Randy Savage e Ultimate Warrior, a Survivor Series il main event per il titolo sarebbe stato tra i due atleti più rappresentativi della nuova generazione, Bret Hart e Shawn Michaels, il primo match in PPV per il titolo WWF a non vedere coinvolti uno tra Hulk Hogan, Randy Savage, o Ultimate Warrior negli ultimi 8 anni, che avrebbe segnato l’inizio ufficiale della nuova era. Fresca, piena di novità e giovane, per una federazione che ormai guardava solo al futuro.

Dal momento che Michaels non avrebbe affrontato British Bulldog per il titolo Intercontinentale come inizialmente previsto, l’inglese a Survivor Series avrebbe invece difeso il titolo contro The Mountie, l’unico oltre a lui ad aver battuto Bret Hart nell’ultimo anno.
A volte ritornano
Shawn Michaels era in un momento magico, e ritrovarsi nel main event a Survivor Series a combattere per il titolo era qualcosa che l’anno prima, ancora incatenato da Marty Jannetty nei Rockers, sarebbe sembrato fantascienza. A quanto pare fracassare il vetro del Barber’s Shop con la testa di Jannetty a inizio anno era stata la scelta giusta. O almeno così sembrava…
Durante una puntata di WWF Superstars Michaels arrivò infatti per combattere un match contro un jobber di nome Steve May, e mentre era impegnato -come al solito- sfamare il suo ego ammirandosi allo specchio tenuto da Sensational Sherri accadde l’impensabile: Marty Jannetty apparve tra il pubblico, e senza la minima esitazione scavalcò le transenne per avviarsi nel ring!
Michaels era troppo preso dal riflesso di sé stesso per accorgersene, ma quando vide l’immagine di Jannetty riflessa nello specchio dietro di lui, come il fantasma di un uomo che credeva di aver ucciso, il suo volto abbandonò qualsiasi espressione vanesia in favore di un’espressione terrorizzata! Sherri era immobilizzata a sua volta, e non poté fare nulla, mentre Marty Jannetty poteva finalmente tatuare la sua vendetta: se il suo ex partner mesi fa lo aveva schiantato contro una vetrata, adesso lui avrebbe fatto lo stesso! Jannetty prese lo specchio di Michaels con l’intento di frantumarglielo sul suo bel faccino, ma Michaels, usò vigliaccamente il corpo di Sherri come scudo, e senza volerlo Jannetty distrusse lo specchio in testa a lei! La povera Sherri era a terra priva di sensi, con Shawn Michaels che invece che prestare aiuto se l’era data a gambe nel backstage!

Se Michaels sosteneva di tenere a Sherri più di ogni altra cosa (come aveva “dimostrato” la recita di SummerSlam), ora che il pericolo era vero e concreto aveva scelto di nascondersi con la coda tra le gambe, e a rimetterci era stata solo la povera Sherri, la cui unica “colpa” era stata innamorarsi di un ragazzo che non provava lo stesso per lei, ma che anzi la sfruttava e non teneva affatto al suo bene.
Più sono grossi…
Marty Jannetty o meno, Bret Hart vs Shawn Michaels sarebbe dunque stato l’avvio “ufficiale” della nuova generazione al comando. Ma un nuovo importante membro di quelli che sarebbero potuti essere i nuovi volti dominanti della federazione arrivò nella stessa serata: un gigante giapponese di nome Yokozuna. Accompagnato -ovviamente- da Mr. Fuji, armato di una gigantesca bandiera del Giappone, Yokozuna era un gigante esperto della disciplina del sumo –yokozuna in giapponese è il termine usato per indicare il maggior grado raggiunto da un lottatore di Sumo professionista- il cui stesso attire si ispirava a quello della disciplina, che unito al suo peso di 267 kg (30 in più di André the Giant, il ché lo rendeva il lottatore più pesante della storia della WWF!) lo rendeva una minaccia per chiunque.

Yokozuna superava in peso e stazza persino Kamala, che intanto continuava a macinare vittime. Ma Undertaker non aveva dimenticato quanto accaduto a SummerSlam, quando un attacco congiunto dell’ugandese insieme a Kim Chee e Harvey Wippleman aveva tentato di metterlo fuori gioco. Il Becchino iniziò a tormentare psicologicamente Kamala con l’aiuto di Paul Bearer, che iniziò ad portare in ogni match del gigante ugandese una bara fatta su misura per lui, con Kamala che ogni volta fuggiva alla sola vista di quella fredda ed eterna gabbia di legno, terrorizzato all’idea del funerale che Undertaker e Paul Bearer avevano intenzione di fargli!
Paul Bearer tormentò Kamala ovunque, persino in un match contro il campione Intercontinentale British Bulldog, ma l’ugandese avrebbe fatto meglio a superare presto la sua fobia per le bare di Undertaker, perché Gene Okerlund annunciò un nuovo match tra i due a Survivor Series, e stavolta sarebbe stata una stipulazione completamente nuova: un Coffin match, dove il perdente sarebbe stato sigillato… dentro una bara!

La peggiore delle paure di Kamala si stava per realizzare, e neanche i suoi 170 kg potevano fargli dormire sonni tranquilli, perché il terrore che Undertaker infondeva era semplicemente indefinibile, oltre ogni razionalità. Tutti continuavano a ripetersi che fosse solo un essere umano fatto di carne ed ossa come tutti, ma non appena incrociavano lo sguardo con lui queste certezze sembravano sparire all’istante. Il Becchino fu addirittura l’unico che a intimorire Nailz, che nei mesi precedenti aveva dimostrato paura di fronte a niente e nessuno. I due si incrociarono durante una puntata di WWF Superstars, dove Nailz si rifiutò di lasciare il ring finché Big Boss Man non si fosse fatto sotto, senza però considerare che era previsto un match tra Undertaker e il jobber Jason Helton. I due si guardarono a lungo e intensamente, senza dire una parola, con Nailz che non ebbe il coraggio di fare la prima mossa, pur avendo il manganello dalla sua: guardare negli occhi di Undertaker era come guardare dentro l’abisso, e per una volta Nailz ebbe fu abbastanza persuaso da andarsene, sapendo che persino lui poteva fare poco contro un essere tanto oscuro.
E poi dopo tante settimane di attesa Nailz ebbe quello che attendeva, perché finalmente Big Boss Man tornò, e tornò affrontando uno dei più grandi spauracchi della federazione degli ultimi mesi, Papa Shango, davanti alla quale però non mostrò alcuna paura. Troppa era la voglia di vendicarsi dopo quanto subito da Nailz, e avrebbe avuto finalmente la possibilità a Survivor Series, dove lo avrebbe affrontato in uno Stick On A Pole match, ossia un match dove il suo manganello rubato sarebbe stato messo in cima a un’asta all’angolo del ring, pronto per l’utilizzo per chiunque fosse riuscito a scalarla!
Nailz andava fermato, perché la sua pericolosità era assoluta, come aveva sperimentato sulla sua pelle anche Sgt. Slaughter, che dopo il brutale pestaggio subito da Nailz iniziò a meditare sul suo futuro, che sembrava non potergli riservare più molto. Slaughter aveva ormai 44 anni, e aveva avuto una grande carriera, togliendosi anche la soddisfazione di vincere il titolo WWF, sebbene vendendo la sua anima, ritrovando poi il supporto del pubblico e l’amore per il suo Paese subito dopo. Anche senza comunicarlo ufficialmente in TV, Slaughter fece quindi la scelta più difficile, e mentre il coetaneo Bob Backlund stava invece per tornare a lottare, lui scelse di ritirarsi.
Ma Sgt. Slaughter non lasciò però la WWF, che fu ben felice di dare a uno della sua esperienza in un ruolo dirigenziale, che formalizzò iniziando ad apparire in giacca e cravatta (piuttosto inusuale per uno come lui, che non era mai apparsi senza i suoi fedeli completi militari), annunciando anche che quanto visto negli ultimi mesi tra maledizioni voodoo, foto truccate, e impiccagioni sotto il suo sguardo non sarebbe più stato tollerato, assicurando che ora legge e ordine sarebbero tornati in WWF (fu proprio lui infatti a evitare che tra Undertaker e Nailz scoppiasse la rissa, oltre che la fifa di quest’ultimo).

Ma per quanta “legge e ordine” potesse promettere Sgt. Slaughter, c’era sempre qualcuno che sembrava saperla più lunga, come i Money Inc., che sentivano fosse giunto il momento di riprendersi le cinture di coppia perse a luglio. I Natural Disasters seminavano distruzione ovunque poggiassero lo sguardo, ma non per questo Jimmy Hart aveva intenzione di escludere Ted DiBiase & Irwin R. Schyster dalla lotta per i titoli, e anzi si mosse affinché la WWF facesse svolgere il rematch per i titoli di coppia il prima possibile. I Money Inc. sfruttarono ogni momento, risultando anche piuttosto fortunati, perché nel corso dell’incontro Earthquake cadde malamente fuori dal ring sbattendo violentemente la testa contro le barriere di sicurezza, rimediando una commozione cerebrale. Per Money Inc. era un’opportunità più unica che rara, e Ted DiBiase non esitò a chiudere Earthquake nella sua Million Dollar Dream, con cui il gigante perse i sensi, consegnando le cinture nuovamente ai Money Inc.!
Ma a causare la sconfitta dei Natural Disaster non era stata sola la sfortuna, ma anche tre grossi e minacciosi samoani che si presentarono a bordo ring nel corso del match, che avevano distratto Earthquake proprio quando era a un passo di chiudere la pratica con la Earthquake Splash: i loro nomi erano Afa, Fatu, e Samu, ma insieme sarebbero stati noti come… gli Headshrinkers! Ma cosa volevano gli Headshrinkers dai Natural Disasters, e perché gli erano costati i titoli? Erano solo dei mercenari comprati da DiBiase, o c’era dell’altro?
Con Yokozuna, gli Headshrinkers, e il recente ritorno di Kamala i giganti continuavano a imperversare in WWF, sebbene gli atleti della nuova generazione della WWF avessero fisici più atletici e asciutti. Tra questi giganti ci fu anche il ritorno di… Bam Bam Bigelow! Era un ritorno di grande prestigio: sebbene avesse militato in WWF soltanto per alcuni mesa tra il 1987 e il 1988, Bigelow era uno dei colossi più agili e dotati d’America, tanto che all’epoca tutti i principali manager della federazione si erano dannati per accaparrarselo. Bam Bam era tornato, e stavolta prometteva di avere un impatto persino maggiore della prima volta!





Lascia un commento