Aprile 1992: a Los Angeles scoppiano rivolte in tutta la città dopo la mancata condanna dei poliziotti che pestarono Rodney King, a Parigi viene inaugurato DisneyLand Paris, dopo 8 anni si conclude I Robinson, Jay Leno diventa conduttore del Tonight Show, al cinema escono Beethoven, Cuore di Tuono, Delicatessen, I Protagonisti, Gli Strilloni, I Sonnambuli, e The Babe, mentre il singolo Nothing Else Matters dei Metallica è un successo in tutto il mondo:
Nel frattempo, i campioni in WWE sono:
– Campione WWF: Ric Flair
– Campione Intercontinentale: Roddy Piper
– Campioni di coppia: i Money Inc. (Ted DiBiase & Irwin R. Schyster)
5/4/1992 – WrestleMania VIII

WrestleMania VIII era arrivata, coi suoi 62.167 spettatori a riempire l’Hoosier Dome di Indianapolis, Indiana, per una serata che sarebbe passata alla storia.
Era tempo di vedere di che pasta era fatto Shawn Michaels, al suo primo match da singolo nello spettacolare palcoscenico di WrestleMania. La sfida per un atleta ancora alle prime armi alle competizioni da singolo non era delle più semplici, visto che “El Matador” Tito Santana oltre ad essere uno dei veterani della federazione aveva nel palmarès una vittoria nel King of the Ring, 2 titoli Intercontinentali e 2 di coppia, ma Michaels non aveva intenzione di iniziare col piede sbagliato la sua ascesa. Michaels non solo dominò gran parte del match, ma risultò anche vittorioso (pur senza mettere KO Santana) invertendo una Body Slam del Matador e uncinandone la gamba al tappeto per il conto di 3.

Subito dopo, sebbene non fossero previsti per un match in serata, i Legion of Doom fecero un’apparizione a sorpresa… e che sorpresa: il loro storico manager Paul Ellering aveva firmato con la WWF, e sarebbe tornato ad assistere i suoi clienti storici per tornare a conquistare i titoli di coppia WWF!

Era poi il turno del match tra i due individui più oscuri della WWF: Jake “The Snake” Roberts e Undertaker, che in un solo mese si era ritagliato un posto speciale nel cuore dei fan dopo il suo passaggio tra i face, affascinati dal suo carisma dark e intimidatorio, un pò lo stesso carisma che aveva Roberts stesso prima di tradire Ultimate Warrior e quindi anche la fiducia dei fan, rendendolo un confronto quasi tra personaggi simili. Ma sul ring non potevano essere più diversi, con Roberts quasi disperato per l’incredibile mancanza di dolore sentita dal Becchino per i suoi colpi.

Undertaker non ci andò per le leggere con Roberts, e dopo essersi rialzato da ben due DDT (!!!) colpi “The Snake” con la sua Tombstone Piledriver a bordo ring, mettendolo definitivamente KO e trascinandolo nel quadrato per il 3 finale e con pochi sforzi.
A dare il più grande spettacolo della serata però ci pensarono “Rowdy” Roddy Piper e Bret “The Hitman” Hart. I due erano amici, ma quando c’è il titolo Intercontinentale di mezzo per l’amicizia non c’era posto, e i due ne diedero la dimostrazione.

Tra i due fu Piper a mostrare più aggressività, come se volesse ostentare in tutti i modi che l’amicizia tra lui e Bret non avrebbe contato nulla fino al suono della campana. Ci furono sputi, provocazioni, e persino uno schiaffo: lo scozzese si mosse ai limiti del regolamento facendo persino sanguinare l’Hitman, che al contrario che dimostrò sempre grande lealtà. L’aggressività del campione portò Bret Hart a sanguinare copiosamente e ad apparire a un passo dal cedimento, e proprio nel momento di maggior debolezza dell’Hitman, sanguinante e in ginocchio, Piper ebbe l’opportunità di farla finita colpendo Bret con la campana presa dal tavolo del commento per finirlo una volta per tutte, approfittando dell’arbitro messo involontariamente KO.

Piper non aveva risparmiato tiri mancini per tutto il match, ma stavolta nonostante l’agonismo e la voglia di vincere non si fece sopraffare dalla rabbia: erano sì avversari, ma non poteva fare quello all’uomo che tanto rispettava, e ritrovò lucidità buttando via la campana tra il sollievo del pubblico, preferendo chiudere il match alla vecchia maniera con la sua Sleeper Hold. Chiuso nella presa, per Bret sembrava finita, ma grazie agli insegnamenti di suo padre Stu, l’Hitman era in grado di ribaltare la più disperata delle situazioni a suo favore, riuscendo a usare il paletto per darsi una spinta e mettere Piper con le spalle al tappeto, ritrovandosi sopra di lui. Piper era bloccato e non poté evitare il conto di 3, che permise ad Hart di conquistare il titolo Intercontinentale dopo averlo perso 3 mesi prima!
Piper aveva appena perso l’unico titolo della sua carriera in WWF, ma aveva anche disputato il match più bello della sua carriera (e uno dei più belli della storia di WrestleMania), e dimostrò la sua gratitudine e la sua sportività non solo consegnando la cintura a Bret Hart e stringendogli la mano, ma anche allacciandogliela intorno alla vita, riconoscendo che “The Hitman” era stato davvero l’uomo migliore quella sera, nonché tra le maggiori stelle in ascesa delle federazione.

Si disputò poi un 6 Men Tag Team match tra The Mountie, Repo Man e i Nasty Boys contro Virgil, Sgt. Slaughter, Jim Duggan, e Big Boss Man, che non si fece distrarre dal misterioso detenuto che gli aveva giurato vendetta, lottando con la sua solita concentrazione, con il suo team che prevalse grazie allo schienamento vincente di Virgil.
Era il momento del primo main event della serata… il match per il titolo mondiale WWF tra Ric Flair e “Macho Man” Randy Savage! Il “Nature Boy” si presentava nella sua prima WrestleMania con il titolo alla vita e con un avversario mai affrontato, ma aveva fin troppa esperienza per farsi intimidire da Savage, carico a pallettoni dopo tutto quello che aveva fatto a lui ed Elizabeth (che non accompagnò il marito per il match proprio per evitare proprio che Flair potesse “usarla” per distrarre Savage). “Macho Man” iniziò il match sfogando tutta la rabbia che aveva accumulato con settimane, col complicato compito di farlo senza farsi squalificare.

Il match fu spettacolare ed intenso come previsto, uno dei più belli della storia del titolo WWF, e la presenza di Mr. Perfect ad aiutare Flair a bordo ring aumentò l’incertezza del risultato rivelandosi decisivo e trasformandolo di fatto in un Handicap match: fece uscire Flair dall’Elbow Drop di Savage, era sempre pronto a sfruttare ogni distrazione arbitrale, passò a Flair persino un tirapugni -che non mandò all’altro mondo Savage solo per miracolo- e azzoppò Savage colpendolo con una sedia alla gamba. Randy Savage non sembrava avere scampo contro i due, e stanca di vedere il marito subire ogni tipo di ingiustizia arrivò anche Miss Elizabeth, nonostante diversi ufficiali della WWF tentassero di tenerla lontana dalla zona pericolo, ma ormai “Macho Man” era alla mercé di Flair, che stava dominando il match cercando di rompergli la gamba.
Elizabeth a bordo ring era un rischio, ma la sua voce e i suoi incitamenti ridiedero energia a Savage, che proprio nel momento di maggior crisi tornò in partita, riuscendo a eseguire dal nulla un Roll Up per il 3 vincente! Ric Flair, Mr. Perfect e il pubblico erano senza parole: un Roll Up improvviso aveva ridato il titolo WWF a Randy Savage 4 anni dopo la sua prima conquista! E pensare che solo un anno prima era stato costretto al ritiro da Ultimate Warrior! Tutti erano ovviamente in visibilio tranne ovviamente Mr. Perfect e Ric Flair, che non aveva intenzione di lasciare l’arena a mani vuote, e per rovinare la serata al nuovo campione… baciò Elizabeth!

Naturalmente lei lo respinse con uno schiaffone, dopo la quale venne travolto da un indemoniato Randy Savage magari esausto dalla battaglia, ma che dopo quel bacio avrebbe potuto combattere anche la Terza Guerra Mondiale! Savage era una furia, e il “Nature Boy” -grondante di sangue- riuscì a tornarsene nel backstage con le sue gambe solo grazie a una serie di ufficiali che bloccarono Savage. Tra i due non era ancora finita, e Ric Flair aveva sicuramente altre frecce nel suo arco, forse persino più velenose delle “semplici” foto truccate.

Seguì poi il debutto in PPV di Tatanka, che affronto “The Model” Rick Martel in un match che dominò su tutti i fronti, confermando le buona sensazioni che giravano sul suo contro. Tatanka era imponente, carico, e piaceva al pubblico, e il match con Martel fu il suo primo vero test con uno dei veterani della federazione, dalla quale sembrava pronto a costruire tante nuove vittorie.
Il match successivo fu quello per le cinture di coppia tra i Money Inc. e i Natural Disasters, che non vedevano l’ora di dimostrare a Jimmy Hart che li avesse traditi per puntare sui cavalli sbagliati. Ma nessuno conosceva meglio Earthquake & Typhoon meglio di “The Mouth of the South”, e sapeva anche che Ted DiBiase & IRS non avrebbero mai potuto sopperire alla loro immensa stazza, così ordinò ai due di fare la cosa più semplice e codarda: farsi contare fuori! L’arbitro dichiarò i Natural Disaster vincitori per count out, ma ovviamente le cinture rimanevano ai Money Inc.! Jimmy Hart aveva fregato di nuovo il suo vecchio team, e in modo persino più infido! Difficilmente però Earthquake & Typhoon avrebbero accettato un affronto del genere…
Dopo un veloce match tra Skinner e Owen Hart (vinto dal secondo, anche lui alla sua prima WrestleMania), fu il momento del main event: Hulk Hogan vs Sid Justice!

Era la prima volta che il main event di WrestleMania non includeva il campione WWF, ma il motivo non poteva che essere più giustificato: sarebbe potuto essere l’ultimo match di Hulk Hogan, che fosse per motivi volontari (il ritiro per dedicarsi ad altro oltre il wrestling) o involontari (in caso Sid lo facesse a pezzi come aveva giurato) era tutto da scoprire. Sid Justice non volle neanche far godere all’Hulkster gli istanti di quella che poteva essere la sua ultima WrestleMania, e lo attaccò sin dal suo ingresso, quando Real American ancora risuonava nell’arena, ma Hogan non poteva permettere che rovinasse un’occasione così importante, e stese Sid quanto bastava per strapparsi la maglietta e godersi il calore dei fan, probabilmente per l’ultima volta!

Iniziato il match, Sid diede nuovamente prova della sua incalcolabile forza. Solo André the Giant e Ultimate Warrior avevano tenuto testa alla forza erculea di Hogan, tanto che neanche ci fu bisogno di interventi significativi del suo manager Harvey Wippleman. Fu incontro dai ritmi piuttosto lenti, in cui Hogan cercò di trovare la carica necessaria, senza però che Sid lo lasciasse in pace un secondo. Dopo un match largamente dominato la vittoria di Sid sembrava inevitabile, ancor di più quando stese Hogan con la sua impressionante Powerbomb, dalla quale però… l’Hulkster uscì! La Powerbomb che aveva mandato all’ospedale tanti atleti sembrava aveva appena fatto il solletico a Hogan, che si rialzò all’istante, carico e pronto a chiudere la faccenda! Persino Sid, sempre molto sicuro di sé, dopo averlo visto uscire dalla Powerbomb capì che se Hogan voleva chiuderla allora non c’era più speranza per lui! Carico del supporto di tutti gli Hulkamaniacs, Hogan mise a terra Sid, e connesse -forse per l’ultima volta- la sua leggendaria Leg Drop, da cui contro ogni pronostico… Sid uscì! Nessuno, ma davvero nessuno, in tanti anni era mai uscito dalla Leg Drop di Hogan, la Leg Drop che aveva steso André the Giant, Randy Savage, Earthquake, King Kong Bundy e tanti altri, e che ora di fronte a Sid Justice -che divenne il primo a uscirne- sembrava inutile!
Sid aveva fatto l’impossibile, ma il suo manager Harvey Wippleman si allarmò comunque e tentò di intervenire, con l’arbitro che si vide costretto a chiamare la squalifica. La rissa tra Hogan e Sid però non si placò, e in mezzo ai due arrivò persino Papa Shango! Il misterioso esperto di magia voodoo, che non aveva nulla a che spartire coi due, arrivò per aiutare Sid senza alcun motivo apparente, se non quello di rovinare la serata ad Hogan. L’Hulkster era in seria difficoltà contro i due, almeno finché non risuonò una musica piuttosto conosciuta, una musica che da sola avrebbe trasformato un gattino in una tigre… la musica di Ultimate Warrior! Dopo 8 lunghi mesi era tornato Ultimate Warrior!
Giunto nel ring alla velocità della luce, il Guerriero cacciò via all’istante Papa Shango, con Sid che lo seguì a manetta, terrorizzato dalla combo che potevano rappresentare Hogan e il Guerriero. Mai un main event di WrestleMania era finito per squalifica, ma ai fan non sembrava importare: l’unica cosa che contava ora era celebrare l’Hulkster, che nonostante tutto festeggiò con Ultimate Warrior, perché la sensazione generale era che fosse stato davvero il suo ultimo match!

Con la vittoria di Randy Savage e il ritorno di Ultimate Warrior (da sempre suo erede designato), Hogan sentì che poteva andarsene in pace, senza lasciare qualche ingiustizia in sospeso; non se ne sarebbe mai andato se il male avesse continuato a trionfare, ma ora sapeva che la WWF sarebbe stata in buone mani, pronte a difendere la giustizia tanto quanto lui. Forse un giorno sarebbe tornato, forse no, nessuno sapeva cosa sarebbe stato del domani, dunque non si poteva far altro che ringraziare l’uomo che aveva dedicato tutta la sua vita a imprimere sorrosi sui volti delle gente, combattere le ingiustizie, e punire i malvagi senza mai chiedere nulla in cambio.

Hulk Hogan era stato un autentico simbolo degli anni ‘80, non solo per il wrestling ma per tutta la cultura popolare: aveva incarnato le speranze e lo zeitgeist di un intero decennio, diventando un’icona sportiva conosciuta in tutto il mondo come Diego Armando Maradona e Michael Jordan, che per il wrestling era stato come Babe Ruth e Muhammad Alì per il baseball e il pugilato. Hogan era più di un semplice atleta: per tutti era stato un padre, un fratello maggiore, e anche il miglior amico, l’eroe che tutti aspiravano ad essere, che aveva proiettato tutti in un mondo in cui il bene trionfava sempre sul male, un mondo dove “impossibile” era solo una parola, e dove il sogno e la speranza battevano il cinismo della realtà. Hulk Hogan aveva regalato a milioni di persone il dono più prezioso: aveva donato dei ricordi, eterni e indelebili, che tutti avrebbero portato nel cuore fino alla fine dei propri giorni.

L’Era di Hulk Hogan era dunque terminata, un’Era che sembrava destinata a durare in eterno ma che doveva fare i conti con il tempo come qualsiasi altra cosa. I bambini che avevano avuto la fortuna di assistere alla nascita dell’Hulkamania erano ormai adolescenti, e i ragazzi cresciuti con il suo dominio ormai erano pronti per andare al college e avevano preso la patente. Il tempo passa per tutti, anche per le figure che sembravano fuori dal tempo come lui, e la WWF si preparava ad entrare in una nuova fase, di cui lui non avrebbe fatto parte. Hogan era arrivato nel 1984 costruendo il successo della federazione quasi da solo col suo sangue e il suo sudore, portando il wrestling nella cultura pop, e ora se ne andava lasciando una federazione in salute, più grande e florida di quando era arrivato, e proiettata verso un futuro altrettanto radioso, che lui in primis aveva assicurato col fenomeno dell’Hulkamania.

Chi avrebbe raccolto l’eredità del figlio prediletto d’America? Chi sarebbe stato il nuovo Hulkster adesso? Inutile dire che il fenomeno Hogan fu irreplicabile, e nessuno sapeva come sarebbe stata la WWF orfana dell’Immortale, anzi… nessuno sapeva come sarebbe stato tutto il wrestling senza l’immortale Hulk Hogan. I bambini non avevano più un supereroe in cui credere, una figura solare e rassicurante che gli aveva fatto credere che si potessero sollevare i giganti e sconfiggere le ingiustizie con la fede e la volontà, e che l’impossibile fosse possibile. Hogan era la speranza di tutti i fan ogni volta che assistevano a un torto, che una volta invocato arrivava, sconfiggeva i bulli e se ne andava sorridendo, raddrizzando ogni ingiustizia e ogni sopruso fatto da chi era meno onesto di lui, un uomo retto e giusto che aveva ispirato e fatto sognare i bambini per anni, dandogli un supereroe “vero” e tangibile da prendere come modello. Ma la sua eredità sarebbe continuata anche senza di lui, perché Hulk Hogan aveva reso tutti persone migliori. E persino gli adulti erano debitori verso Hogan, perché se i loro figli adesso si allenavano, dicevano le preghiere e prendevano le vitamine, beh, il merito era anche suo.

Una nuova generazione
Quello di WrestleMania VIII era stato un finale aperto: Sid Justice non era ancora stato sconfitto, e si era palesato un altro uomo bramoso di confrontarsi con lui, Ultimate Warrior, che ribadì la sua volontà di affrontarlo al microfono di “Mean” Gene Okerlund, e sempre da “Mean” Gene arrivò proprio Sid la settimana successiva per raccogliere la sfida del Guerriero.

Molte cose erano successe dopo WrestleMania VIII, sia davanti alle telecamere che lontane dagli occhi dei fan, di cui la più sconvolgente fu sicuramente la notizia che Jake Roberts aveva deciso di andarsene dalla WWF dopo l’evento, lasciando la federazione ancora più orfana delle sue icone storiche. Anche se non tutti ne furono consapevoli sul momento, la serata di WrestleMania VIII aveva infatti rappresentato la fine di un’era e l’inizio di un’altra, perché mai in WWF c’erano stati così tanti cambiamenti come negli ultimi 12 mesi: coppie storiche come la Hart Foundation, i Demolition, e i Rockers si erano sciolte, Virgil si era distaccato da Ted DiBiase, Bobby Heenan si era ritirato come manager, André the Giant aveva smesso di lottare, Mr. Perfect anche, Roddy Piper tornò in semi-ritiro, grossi nomi come Jake Roberts, Rick Rude, Dusty Rhodes se n’erano andati, e infine Hulk Hogan aveva deciso di lottare il suo ultimo match. Era chiaro che la rock n’ wrestling era per come tutti l’avevano concepita era finita, sebbene ci fossero ancora glorie affermate come Randy Savage, Ric Flair, Ted DiBiase, e il rientrante Ultimate Warrior.

La WWF attraversò il suo primo vero ricambio generazionale da quando il wrestling era diventato un fenomeno nazionale, un ricambio che non si verificava a quando la generazione di Hulk Hogan, Roddy Piper, ecc. si impose su quella di Bob Backlund, Billy Graham, e compagnia. Nessuno era pronto a separarsi da quegli eroi che avevano dato spettacolo e fatto sognare per anni, e che sarebbero sempre stati ricordati come gli architetti dei futuri successi della WWF, ma era un processo che prima o poi era inevitabile affrontare. Hulk Hogan, Roddy Piper, André the Giant, Jake Roberts, ecc. ora avrebbero lasciato spazio all’ascesa di nuovi prospetti come Bret Hart, Undertaker, Shawn Michaels, British Bulldog, Tatanka, e Owen Hart, tutti usciti vincitori dai rispettivi match contro i “vecchi” a WrestleMania VIII.




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