Gennaio 1992: su Canale 5 debutta il TG5, Slovenia e Croazia ottengono l’indipendenza dalla Jugoslavia, al cinema escono Freejack, Juice, e Vite Sospese, mentre in radio risuona Stars dei Simply Red:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: (vacante)
– Campione Intercontinentale: Bret Hart
– Campioni di coppia: i Legion of Doom (Hawk & Animal)
30 angry men
La Royal Rumble del 1992 sarebbe stato il match più stellare della storia della WWF: mai 30 atleti si erano contesi il titolo WWF in un unico match, il ché lasciava anche spazio a possibili outsider e vincitori impronosticabili, sebbene il livello rimanesse altissimo. Hulk Hogan naturalmente era il favorito: non solo era il campione uscente, ma era stato il vincitore delle ultime 2 Royal Rumble, oltre che l’uomo ad aver eliminato più uomini (ben 23!) da quando il match era stato creato. Inoltre il Presidente WWF Jack Tunney annunciò che lui e Undertaker in quanto campioni “uscenti” avrebbero beneficiato del vantaggio di avere un numero d’ingresso tra il 20 e il 30, rendendo l’Hulkster ancora più papabile.

Ma “papabile” non significava “scontato”, perché la lista dei partecipanti (Ric Flair, Ted DiBiase, Roddy Piper, Randy Savage, Jake Roberts, Tito Santana, Sgt. Slaughter, Bret Hart, Big Boss Man, Jimmy Snuka, Sid Justice, Greg Valentine, Jim Duggan, Rick Martel, British Bulldog, Texas Tornado, Haku, e molti altri) vedeva alcuni dei nomi più grossi del wrestling americano, ed era l’occasione perfetta per Ric Flair per ribadire che fosse lui, e soltanto lui, il vero campione mondiale: del resto non doveva schienare Hulk Hogan o altro, ma “solo” resistere il più possibile, stare accorto, e sfruttare ogni momento propizio a suo favore… e nessuno era più bravo di lui in quello!
Al di là del prestigio del titolo WWF, che era già uno stimolo a sé, la vittoria della Royal Rumble avrebbe avuto diversi significati per tutti: Hulk Hogan doveva vincere per riparare l’ingiustizia subita da Jack Tunney, Ric Flair avrebbe chiarito una volta per tutte chi fosse il solo e unico campione mondiale di wrestling, per Sgt. Slaughter sarebbe stata la degna chiusura del suo arco di redenzione personale, per Tito Santana un segno del destino dopo la ricongiunzione con le sue radici spagnole, per Jake Roberts avrebbe significato portare la WWF in un’era di oscurità per continuare ciò che il suo amico Undertaker aveva lasciato a metà, Virgil avrebbe dimostrato a Ted DiBiase cos’era in grado di fare un uomo libero dal suo padrone, mentre Randy Savage avrebbe coronato il suo ritorno nel modo migliore possibile, laddove tornare in cima alla catena alimentare sembrava ormai impensabile dopo tutto ciò che gli era capitato nell’ultimo anno.
Il titolo in palio alla Royal Rumble tra così tante persone per tutti era un ostacolo non di poco conto ma anche un’opportunità d’oro, un’occasione irripetibile che si era palesata davanti a loro come un segno del destino, un premio a tutte le fatiche, le cadute, e le redenzioni che ognuno aveva dovuto affrontare nell’ultimo anno, un anno dove le certezze di tutti si erano fatte sempre più traballanti. Sul piano dell’hype, la mossa di Jack Tunney era stata assolutamente efficace: tutti volevano partecipare, l’attesa tra i fan era spasmodica, e i giorni che li separavano dall’epico evento sembravano non passare mai, ma presto finalmente la WWF avrebbe avuto un nuovo campione… la domanda era: chi mai avrebbe potuto trionfare nel match più difficile della storia della WWF?

La separazione fa la forza
I Rockers erano ormai arrivati al punto di rottura, e tutti volevano sapere che intenzioni avessero dopo i loro recenti attriti: si sarebbero separati o avrebbero trovato il modo di ritrovare la loro unione d’intenti? Domande che avrebbero trovato risposte al Barber’s Shop di Brutus “The Barber” Beefcake, che li invitò per avere chiarimenti.

Sin dall’inizio Shawn Michaels si comportò come se le voci di un’imminente separazione non fossero altro che illazioni, assicurando tutti in qualità di capitano del team che non c’era nulla che non andasse tra i due. Ma Marty Jannetty fu più realista: era inutile nascondere le loro frizioni, e il problema risiedeva proprio in Michaels, che non sembrava mettere il team al centro di tutto (definendosi addirittura il capitano, nonostante non ci fosse un vero “capo” nei Rockers).
Jannetty fu molto schietto, e lanciò a Michaels un pacifico ultimatum: gli avrebbe dato le spalle, e se quando si sarebbe girato non lo avesse più trovato, avrebbe capito che ognuno sarebbe andato per la sua strada senza alcun rancore, ma se lo avesse trovato ancora lì davanti a lui gli avrebbe dovuto stringere la mano, pronto a seppellire ogni incomprensione e ripartire insieme.
Jannetty fece così: diede le spalle al partner, per poi… ritrovarlo con la mano tesa non appena si girò! I due si diedero finalmente la mano, e in fondo non poteva che finire così: Michaels e Jannetty significavano troppo l’uno per l’altro per separarsi per qualche banale incomprensione. Chiarirsi senza mezzi termini aveva funzionato, Marty Jannetty era felicissimo, e la crisi sembrò rientrata… almeno finché Michaels non lo colpì con un Superkick! Quella di Michaels era stata tutta una recita: aveva già fatto la sua scelta, e l’aveva voluta firmare colpendo il partner con la mossa tipica del duo!

Ma Michaels non si accontentò di un semplice calcio, e in un raptus di rabbia scaraventò Jannetty persino contro le finestre del set del Barber’s Shop! Tutti i fan erano increduli di fronte alla scena: i Rockers erano sempre stati uno dei tandem più amati della WWF, soltanto l’anno prima -proprio a Royal Rumble- avevano regalato ai fan il più bel match di coppia della storia della WWF, e vederli separati così spezzò il cuore a tutti, tranne che a Shawn Michaels: dopo la separazione della Hart Foundation in primavera, erano proprio lui e Marty Jannetty la coppia più longeva della WWF, ma questo non gli aveva mai portato niente. Nonostante la loro lunga collaborazione infatti, i Rockers non avevano mai visto i titoli di coppia, il ché aumentava la frustrazione di Michaels, che si sentiva come in un limbo, bloccato dallo sbocciare da Jannetty.

In WWF le coppie tendevano a non separarsi perché singolarmente nessuno era mai riuscito ad affermarsi ad alti livelli, finendo poi nel dimenticatoio. Ma Bret Hart aveva infranto questo tabù, diventando persino campione Intercontinentale e King of the Ring in pochi mesi, così come lo stesso British Bulldog, che anche senza cinture si stava ritagliando i suoi spazi, e Shawn Michaels aveva deciso di giocarsi le sue opportunità anche lui, soprattutto ora che il titolo WWF era vacante e il suo nome era tra i partecipanti della Royal Rumble, dove al contrario del partner -che dopo le ferite riportate al Barber’s Shop avrebbe saltato il match dell’anno- se la sarebbe giocata con i grandi!
Anche se Bret Hart era stato d’ispirazione per tutti i wrestler della categoria di coppia comunque, l’Hitman non se la passava proprio benissimo: dopo quanto successo tra lui e The Mountie a novembre infatti, fu sancito un match tra i due con la cintura in palio un paio di giorni prima di Royal Rumble, dove sorprendentemente a trionfare fu… The Mountie! L’esito del match divenne meno sorprendente non appena venne rivelato che l’Hitman aveva lottato con l’influenza, che aveva permesso a The Mountie e Jimmy Hart anche di pestarlo con calci e colpi di cintura a match finito.

A salvare Bret Hart arrivò uno dei suoi migliori amici, “Rowdy” Roddy Piper, che aveva portato la loro amicizia anche nei programmi WWF un paio di mesi prima, lottando al suo fianco a Survivor Series. Davanti allo scozzese The Mountie se la diede a gambe, ma dopo quanto fatto la sua fuga non sarebbe durata molto…
Per i fan lo shock fu doppio, visto che tutto avvenne in un house show non trasmesso in TV, e infatti all’annuncio del cambio di titolo ne furono tutti sorpresi: erano anni che un titolo non cambiava mano lontano dalle telecamere, e ad aumentare lo sgomento fu l’annuncio che dopo i colpi subiti Bret Hart non avrebbe partecipato alla Royal Rumble, perdendo così la più grande opportunità della sua carriera.

Ma non avrebbe partecipato neanche The Mountie, perché dopo quanto accaduto venne sfidato proprio a Royal Rumble proprio da “Rowdy” Roddy Piper, che si vedeva palesare davanti a lui quella che poteva essere la serata memorabile della sua carriera: Piper infatti nella stessa sera avrebbe lottato sia per il titolo Intercontinentale che per il titolo WWF nel Royal Rumble match!
19/1/1992 – Royal Rumble 1992

Alla Knickerbocker Arena di Albany, New York, scaldare il pubblico per primi fu compito degli Orient Express e della New Foundation formata da Jim “The Anvil” Neidhart & “The Rocket” Owen Hart, che si affrontarono in un Tag Team match. Fu il primo match in PPV per il giovane Owen, che poté così dare sfoggio del suo duro addestramento all’Hart Dungeon, dimostrandosi più che degno del suo nome: era tecnico come suo fratello Bret, ma anche veloce e spregiudicato, e si sentiva libero di esprimersi come meglio poteva, perché a proteggerlo c’era sempre il più esperto Neidhart, pronto ad aiutarlo nei momenti più di difficoltà grazie al suo fisico possente. Alla fine fu proprio “The Rocket” ad avere l’onore dello schienamento vincente, facendo sperare il meglio per la New Foundation, che appariva a tutti come un team frizzante e assolutamente temibile, proprio come Owen Hart, che di certo -se buon sangue non mente- avrebbe dimostrato grandi cose.

Fu poi il turno del match per il titolo Intercontinentale di The Mountie, pronto a difendere la cintura da “Rowdy” Roddy Piper. Dopo aver battuto Bret Hart, le credenziali di The Mountie erano decisamente aumentate, ma Piper non era Bret Hart, e non si sarebbe fatto scrupoli a giocare sporco come lui se necessario: lo scozzese infatti dominò buona parte della contesa, per poi chiuderlo dopo 5 minuti nella sua Sleeper Hold, dopo la quale l’arbitro lo proclamò vincitore!

Il regno di The Mountie era durato appena 48 ore (fu il regno Intercontinentale più breve di sempre!), mentre Piper era felice come una pasqua, perché -per quanto quanto suonasse strano- pur essendo uno dei più grandi di sempre non aveva mai vinto nessuna cintura in WWF!
Dopo 8 anni di carriera in WWF, intervallati solo da qualche tappa ad Hollywood, finalmente lo scozzese aveva aggiunto una cintura d’oro al suo kilt, la cintura appartenuta a Tito Santana, Randy Savage, Don Muraco, Ultimate Warrior, e tanti altri! Del resto era troppo assurdo che Piper non avesse mai impresso il suo nome in nessun albo d’oro della federazione, ma ora anche questa ingiustizia era giunta a un lieto fine con un prestigioso, e meritatissimo, regno Intercontinentale da aggiungere al suo palmarès!

Infine per divertire il pubblico e per punirlo a dovere, Piper usò su The Mountie il suo stesso taser, il medesimo che in precedenza aveva usato per elettrificare Bret Hart! E la serata per Piper non era ancora finita, perché da lì a un’oretta avrebbe lottato anche nella Royal Rumble, con l’incredibile possibilità di diventare bicampione! Non male, per un uomo che non aveva ancora vinto nulla fino a poco prima…
Seguì poi un Tag Team match tra i Bushwackers e i Beverly Brothers (vinto dai secondi), per poi lasciar spazio a un altro match a coppie, stavolta più importante: quello tra i Legion of Doom e i Natural Disasters valido per i titoli. Per Hawk & Animal si trattò senza dubbio della loro difesa più difficile, contro due degli avversari più ostici che avessero mai incontrato: Earthquake & Typhoon li portarono fino al limite, ed erano decisamente troppo pesanti per subire la Doomsday Device dei Legion of Doom, che sembrarono sul punto di cedere in più occasioni.

Il match si spostò poi fuori dal ring, con i Natural Disasters che però riuscirono a rientrare in tempo, trionfando per count out. I Legion of Doom avevano mantenuto le cinture, ma per due campioni orgogliosi come loro averle mantenute in quel modo non era abbastanza, consapevoli che la prossima volta sarebbero potuti essere meno fortunati…
Ma per quanto tutti questi match avessero divertito il pubblico, inutile dire che l’attenzione sin dal primo istante del PPV era tutta per la Royal Rumble, che ancor prima di iniziare si prospettava come la migliore di sempre, oltre che destinata ad essere ricordata negli annali, visti i nomi coinvolti e la posta in palio. Finalmente il momento dell’incontro più stellare di sempre era giunto, e ad avere la sfortuna di iniziare il match più difficile e competitivo di tutti i tempi sin dall’inizio furono… British Bulldog e Ted DiBiase!

Lo scontro tra i due durò ben poco, perché l’inglese buttò fuori il “Million Dollar Man” dopo neanche un paio di minuti, rimanendo solo in attesa che entrasse il numero 3, che si rivelò essere Ric Flair! Ma neanche il “Nature Boy” impensierì British Bulldog, che fu l’assoluto mattatore delle prime fasi del match, eliminando chiunque entrasse: dopo DiBiase eliminò in sequenza anche Haku e Jerry Sags, facendo rimanere il match una questione tra lui e Ric Flair. Il primo a resistere all’inglese e non farsi buttare fuori all’istante fu Shawn Michaels, carico come non mai dopo la separazione da Marty Jannetty. Al suo primo banco di prova importante da wrestler singolo Michaels si dimostrò più che degno, tenendo botta agli ingressi di nomi importanti come Tito Santana, Greg Valentine, e Big Boss Man, mentre per Ric Flair tutti questi ingressi si rivelarono un’autentica tortura, a prescindere da chi entrasse: non solo era stato costretto a entrare con un numero bassissimo, ma fu anche il punching ball preferito di tutti. Subì persino la “sua” Figure 4 Leg Lock dal maestro della mossa in WWF, Greg Valentine, e come se non bastasse alla Royal Rumble si aggiunse anche Texas Tornado, che col “Nature Boy” aveva parecchi i trascorsi in NWA e si concentrò immediatamente su di lui. In sintesi, per Flair fu un massacro.

Verso la fase centrale del match iniziarono a volare corpi ovunque, con British Bulldog, Michaels, Volkoff, e compagnia che si eliminarono in sequenza in pochissimi istanti, finché non ne rimase solo uno a occupare il ring da solo: proprio lui, Ric Flair, l’uomo in grado di sopravvivere a qualunque cosa, probabilmente senza sapere neanche lui come. Triturato, stanco, malmenato, e ridotto a uno straccio, ma comunque l’unico rimasto!

Il “Nature Boy” aveva già fatto un’impresa a rimanere nel ring da mezz’ora, affrontando praticamente tutti i partecipanti della prima metà, ma a interrompere il suo momento fu l’ingresso numero 15, l’ultimo uomo che Flair avrebbe voluto vedere… il nuovo campione Intercontinentale “Rowdy” Roddy Piper! Dopo quanto successo a Survivor Series tra i due, lo scozzese si gettò su Flair come un tornado, pronto prendersi la sua rivincita, per di più in un match senza regole, che divenne sempre più competitivo con gli ingressi di “Hacksaw” Jim Duggan, Jimmy Snuka, e Jake Roberts, che non dovette aspettare molto per essere raggiunto anche dal suo partner Undertaker.
Il Becchino e “The Snake” insieme formavano una coppia difficile da contrastare, e che tutti avevano il terrore anche solo ad avvicinarsi… tranne Randy Savage, che appena arrivò il suo ingresso si accanì come una furia su Roberts senza neanche pensarci! A “Macho Man” del titolo WWF in palio importava relativamente, se aveva invece l’opportunità di massacrare l’uomo che aveva osato toccare sua moglie! Accecato dall’odio, dopo aver eliminato Roberts si eliminò da solo dal match usando oltre la terza corda per continuare a massacrarlo (anche se gli arbitri non considerarono l’autoeliminazione valida, consentendogli di continuare), finché gli animi non si infiammarono ulteriormente non appena arrivò Hulk Hogan!

Naturalmente il primo con cui l’Hulkster venne alle mani fu Undertaker, che riuscì anche a buttare fuori nel tripudio dei fan! Lo scontro tra Savage Roberts, la rivincita di Hogan su Undertaker, ma anche gli ingressi di Virgil, Rick Martel, Sgt. Slaughter, e del colonnello Mustafa… com’era prevedibile da un match con così tante stelle insieme successero talmente tante cose che era difficile per il cuore degli spettatori tenere il ritmo, tanto che tutti si erano dimenticati che Ric Flair fosse ancora nel ring! A prescindere da come fosse finita, la sua prova sarebbe stata ricordata come una delle più memorabili.
Sembrava solo questione di tempo prima che il favorito Hulk Hogan trionfasse, almeno finché non entrò uno degli uomini più temibili del match… Sid Justice, finalmente tornato dopo l’infortunio! Sid fu l’assoluto mattatore, e fece piazza pulita del ring finché non ne rimasero solo in 4: lui, Randy Savage, Hulk Hogan, e ancora Ric Flair! Il primo a cadere dei final four fu “Macho Man”, e a quel punto sembrava scontato che Hogan e Sid (che si stimavano reciprocamente sin dall’estate), si alleassero per eliminare il “Nature Boy”, per poi giocarsela tra di loro, e invece contro ogni pronostico… Sid sorprese Hogan alle spalle e lo eliminò! Ora erano rimasti solo Sid e un Ric Flair tenuto insieme praticamente col nastro adesivo!
L’Hulkster era esterrefatto: non poteva credere di essere stato eliminato da un uomo di cui si fidava così ciecamente, ma del resto nella Royal Rumble le amicizie non contavano, soprattutto col titolo WWF di mezzo! Ma Hogan non era dello stesso avviso: per lui l’amicizia e la lealtà contavano più di ogni altra cosa, e intraprese un’accesa discussione con Sid, fino a fare qualcosa di decisamente poco sportivo, soprattutto per i suoi standard: afferrò Sid per un braccio, tentando di buttarlo fuori dalla frustrazione!

Entrambi furono così presi dai loro contrasti da dimenticarsi che dietro di loro c’era ancora il “Nature Boy”, che ne approfittò per eliminare Sid Justice ! Era tutto vero: Ric Flair era l’ultimo rimasto, e il nuovo campione WWF! Bobby Heenan al tavolo del commento per la prima volta in vita sua si commosse, mentre Flair al centro del ring neanche esultò: era come se fosse in trance, ancora troppo stordito per realizzare cosa aveva fatto. Si muoveva col pilota automatico, come quando l’istinto di sopravvivenza subentra all’azione razionale e l’adrenalina prende il controllo, perché ciò che aveva fatto aveva ben poco di razionale: era sopravvissuto a 29 uomini, era il nuovo campione WWF, e -tra WWF, WCW, e NWA- campione mondiale per l’ottava volta!

Quanto aveva fatto era semplicemente impensabile: non solo con 1 ora e 2 secondi aveva stabilito un nuovo record di permanenza nella Royal Rumble (battendo quello precedentemente appartenente a Rick Martel), ma divenne anche il primo a resistere almeno 60 minuti, nonché il vincitore col numero d’ingresso più basso: il “Nature Boy” era infatti entrato con il numero 3, facendosi praticamente l’intero match (prima di lui il numero più basso di un vincitore fu il 13 di Jim Duggan nella primissima edizione 1988, che però aveva solo 20 partecipanti) contro -Ted DiBiase a parte- tutti i partecipanti presenti, senza contare che fu anche il secondo a vincere sia la cintura NWA che WWF, risultato che prima di lui aveva raggiunto solo il suo idolo e predecessore Buddy Rogers. Ma soprattutto, fu il primo a vincere i titoli mondiali NWA, WCW, e WWF!
In una sola serata Ric Flair aveva stabilito più record di quanti un’intera carriera non ne potesse contenere, affrontando le pene dell’inferno e zittendo tutti coloro che al suo arrivo in WWF per sminuirlo insinuavano che era sempre stato un pesce grosso in un piccolo acquario, ma ora aveva dimostrato a tutti i suoi detrattori perché, in tutto il circuito NWA, chi ambiva alla grandezza doveva sempre prima passare sul suo cadavere! Flair forse non avrebbe mai potuto sollevare André the Giant o giocarsela alla pari con Ultimate Warrior, ma se si trattava di resistere alle pene dell’inferno, ed uscirne comunque inspiegabilmente vincitore… beh, quella era tutta un’altra storia, perché si sà, a sopravvivere ad un olocausto nucleare non sarebbero i leoni, ma gli scarafaggi! Ric Flair aveva mostrato a tutti perché da un decennio fosse il wrestler più dominante d’America insieme ad Hulk Hogan: non perché fosse il più grosso, il più forte, o il più atletico, ma semplicemente… perché era Ric Flair, l’unione perfetta di scaltrezza, opportunismo, e furbizia, e tanto bastava!

Non ci fu molto spazio per i festeggiamenti nel ring, perché a prendersi la scena fu la rissa tra Hulk Hogan e Sid Justice, che vennero tenuti separati solo da una schiera di arbitri e ufficiali. Le vere celebrazioni si svolsero nel backstage al microfono di “Mean” Gene Okerlund, dove stavolta Flair si lasciò andare. Il “Nature Boy” era in estasi, come un bambino, perché nonostante avesse subito di tutto nel corso del match la carica che gli aveva dato la vittoria era incontenibile, tanto che neanche sembrava un uomo che aveva lottato per più di un ora! Circondato da Bobby Heenan e Mr. Perfect, venne investito della cintura da Jack Tunney in persona, che nonostante non amasse chi non rispettava le regole e giocava sporco come Flair, dovette togliersi il cappello di fronte alla sua impresa, che il “Nature Boy” definì il singolo momento più bello di tutta la sua vita, perché ora finalmente possedeva la cintura che rendeva un uomo il vero numero uno di tutta l’industria del wrestling (lanciando una frecciata neanche troppo velata all’NWA), e nessuno poteva dirgli nulla!
La Royal Rumble fu il suo capolavoro, la summa di tutto quello che lo rendeva Ric Flair: per 60 minuti era stato in disparte senza dare chissà quanto nell’occhio, aveva subito di tutto, colpendo come un avvoltoio solo quando necessario e nel momento più propizio, incassando colpi che poche persone potevano reggere senza finire in ospedale, eppure il suo innato talento per essere nel posto giusto al momento giusto non lo aveva abbandonato neanche stavolta… Ric Flair aveva semplicemente vinto in puro stile Ric Flair!





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