Novembre 1991: Magic Johnson si ritira dal basket a soli 32 anni dopo aver contratto l’HIV, si spegne Freddie Mercury, in Cina si svolge il primo Mondiale di calcio femminile, al cinema escono La Famiglia Addams, Cape Fear, Highlander II, La Bella e la Bestia, e Papà, Ho Trovato Un Amico, mentre Hellraiser di Ozzy Osbourne risuona in radio:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Bret Hart

Campioni di coppia: i Legion of Doom (Hawk & Animal)

Ne resterà soltanto uno

Il giorno di Survivor Series si avvicinava sempre di più, e l’attesa del match tra Hulk Hogan e Undertaker che non faceva che aumentare: sarebbe stato il primo match singolo della storia del PPV, da sempre caratterizzato dai soli match a squadre, il ché bastava a capire la portata dell’evento. Ma più i giorni venivano strappati dal calendario più sembrava avvicinarsi la fine dell’Hulkamania. Certo, in tanti avevano già provato a porvi fine, ma stavolta l’Hulkster doveva affrontare il Tristo Mietitore in persona, dunque il pericolo era costante, e Hogan venne anche invitato al Funeral Parlor di Paul Bearer. un invito che puzzava di trappola, ma l’Hulkster non poteva sottrarsi al suo destino, e anche sapendo bene cosa avrebbe incontrato, ci andò comunque…

Una volta che Hogan giunse lì, persino nei suoi occhi da leone che aveva combattuto mille battaglie si intravide un barlume di paura: andare al Funeral Parlor, sapendo di avere la falce della morte a pendere sulla propria testa, fu come visitare l’oltretomba prima del dovuto. Non era la prima volta che l’Hulkster vi era ospite, ma non c’era mai stato da vittima designata di Undertaker, tanto che per “accoglierlo” al meglio, Bearer fece trovare ad Hogan una bara personalizzata tutta per lui, ovviamente pronta per l’uso, come se l’Hulkamania stesse andando incontro alla sua morte naturale.

Dopo pochi scambi di battute con Bearer, si palesò il vero motivo dell’invito dell’Hulkster, perché spuntò fuori il “Nature Boy” Ric Flair, per quello che fu il loro primo vero faccia a faccia!

Fu un momento storico per la disciplina: in quel momento a guardarsi c’erano ben 10 titoli mondiali, racchiusi nei due uomini più catalizzanti che il wrestling avesse mai visto. Due uomini assolutamente opposti, accomunati dalla loro grandezza, che per troppo tempo li aveva innaturalmente tenuti lontani: Hulk Hogan e Ric Flair erano una dicotomia che per anni aveva atteso solo di trovare compimento, e Flair si “presentò” a Hogan affermando di aver aspettato quel momento per tanto, tanto tempo, sicuro che anche Hogan per anni aveva provato lo stesso, condividendo con lui la brama di misurarsi con l’altro grande campione mondiale, l’unico che poteva paragonarsi a lui.

I due si erano inconsciamente sfidati a distanza per anni semplicemente primeggiando nelle rispettive federazioni, dominando il main event dei PPV più visti d’America, e vincendo titoli su titoli, creando una contrapposizione che diede il via a logici paragoni tra i due. Ma adesso era arrivato il momento di passare dalla teoria ai fatti. Stava per giungere la resa dei conti, perché poteva esserci uno solo vero campione mondiale, e poteva essere decretato solo tramite un autentico dream match: finalmente il grande Hulk Hogan poteva vedere di cosa era capace il leggendario Ric Flair, e finalmente il grande Ric Flair poteva vedere di cosa il leggendario Hulk Hogan!

Hulk Hogan sapeva bene di cosa era capace il “Nature Boy”: la sua fama lo precedeva, ma non provava paura di fronte a lui, e anzi lo invitò a farsi sotto strappandosi la maglietta! Ma a quel punto scattò la trappola, e dalla bara del set spuntò fuori Undertaker!

Il dado era tratto, e il Becchino attaccò subito Hogan colpendolo con la sua urna , per poi usare le sue immense mani per soffocarlo. Hogan non riusciva neanche a reagire, era come se la vita stesse lentamente abbandonando il corpo dell’Hulkster, come se per ogni suo respiro Undertaker stesse risucchiando la su anima! Per fortuna in aiuto di Hogan arrivarono “Macho Man” Randy Savage e “Rowdy” Roddy Piper, entrambi armati di sedie, non riuscendo però neanche loro a nascondere un certo timore di trovarsi di fronte al Becchino. Al contrario, Undertaker non sembrava affatto spaventato da loro, ma decise comunque di ritirarsi, senza grande fretta, consapevole di quanto neanche Piper e Savage potessero davvero danneggiarlo.

Ma prima di andarsene, Undertaker strappò dal collo di Hogan il crocefisso che portava sempre con sé, per poi lasciarlo cadere sul suo corpo privo di sensi, quasi con disgusto, come se si stesse facendo beffe di tutto quello che Hogan riteneva sacro e rassicurante. Era stato un gesto forte, simbolico, ma forse sarebbe potuta essere un’ulteriore spinta motivazionale per Hulk Hogan: l’ultimo che aveva osato strappare il crocifisso era stato André the Giant, e tutti sapevano com’era finita!

A neanche 2 mesi dal suo debutto Ric Flair si stava costruendo una preoccupante schiera di fedeli collaboratori, avvalendosi anche di Mr. Perfect, infortunato e impossibilitato a lottare, come suo personale “consulente esecutivo”. L’ex campione Intercontinentale sarebbe potuto essere un fattore determinante anche a Survivor Series, visto che nel team avversario di Flair ci sarebbe stato anche l’uomo che lo aveva strappato del titolo, ossia Bret Hart, che si ritrovò invischiato con The Mountie. I due canadesi si affrontarono infatti in un match singolo qualche giorno prima del PPV, con The Mountie che non prese bene il fatto che l’Hitman non avesse messo in palio anche la cintura intercontinentale, e architettò una vera imboscata insieme a Jimmy Hart, sempre pronto a farla pagare all’ex membro della “sua” Hart Foundation. “The Mouth of the South” gettò addosso a Bret una secchiata d’acqua: un gesto apparentemente “innocuo”, ma che era solo un modo per distrarlo a The Mountie, che colse l’attimo per stordirlo col suo taser d’ordinanza!

Il fuoco che ancora brucia

“Macho Man” Randy Savage si trovava in un momento molto particolare della propria vita: doveva farla pagare ad Undertaker e Jake Roberts per quanto fatto a Miss Elizabeth, ma al tempo stesso aveva le mani legate a causa del suo ritiro forzato, lasciando l’incarico a Sid Justice. Ma per quanto Savage apprezzasse l’aiuto di Sid, non era un uomo che amava lasciare che gli altri sbrigassero i suoi affari, soprattutto se era una questione personale con sua moglie di mezzo. A tutto questo si aggiunse poi una notizia devastante, che avrebbe cambiato tutto in ottica Survivor Series: Sid Justice si era infortunato, e non avrebbe partecipato al PPV! A quel punto Savage lo vide come un segno del destino: doveva essere lui ad occuparsi della faccenda, in altre parole… doveva tornare a combattere!

In fondo era solo questione di tempo prima che accadesse, perché a “Macho Man” il wrestling mancava come l’aria. Certo, il ritiro gli aveva dato serenità interiore, e gli aveva fatto riscoprire l’amore dei fan e quello di Miss Elizabeth, facendogli ritrovare un equilibrio che credeva di aver perso, ma lui era un combattente: la vita domestica non poteva appagarlo a lungo, perché gli uomini come lui vivevano per l’adrenalina e le sfide costanti, tutte cose che si spegnevano con un interruttore. Savage non voleva passare per quello che non onorava i patti, ma quella tra lui e Roberts era diventata una faccenda estremamente personale, e difendere Hulk Hogan dalle grinfie di Undertaker gli aveva fatto rivivere antiche sensazioni: la pressione, la paura, e l’euforia delle grandi occasioni… tutte cose che gli fecero realizzare che il fuoco bruciava ancora dentro di lui!

Savage pregò di farlo tornare a combattere il Presidente WWF Jack Tunney, l’unico che poteva approvare una decisione del genere, ma il rigoroso Tunney non poteva ignorare il verdetto di WrestleMania VII: mettere in palio qualcosa di tanto prezioso per un uomo era un patto sacro, e quando Savage aveva firmato sapeva bene a cosa andava incontro, dunque il suo ritiro sarebbe stato irreversibile! Ciò comunque non scoraggiò Randy Savage, che diede il via a una campagna mediatica affinché Tunney cambiasse idea. Nonostante i rischi che avrebbe corso con Undertaker e Jake Roberts, “Macho Man” aveva persino l’appoggio di Elizabeth, che lo conosceva troppo bene da illudersi che si sarebbe mai accontentato di una tranquilla vita coniugale, e lo amava fin troppo per strapparlo dal desiderato di tornare a fare quello che sapeva fare meglio: lottare!

Nel frattempo Savage continuava a fare il commentatore, il che rendeva la vicinanza tra lui e Jake Roberts inevitabile, soprattutto quando “The Snake” era impegnato in un match, e il punto di non ritorno si raggiunse pochi giorni prima di Survivor Series, quando Roberts lo invitò a farsi sotto! “Macho Man” sapeva che Jack Tunney non gli avrebbe permesso di lottare, ma Savage era troppo orgoglioso per tirarsi indietro, e decise di affrontarlo comunque. Le cose però precipitarono presto: Jake Roberts riuscì a bloccare le braccia di Savage tra le corde, ottenendo tutto il tempo necessario per tirare fuori il suo cobra Lucifer dal sacco, che appena fu liberato conficcò i suoi denti nel braccio di Savage!

Erano tutti pietrificati dal terrore: Randy Savage era completamente inerme, con il veleno di Lucifer gli entrava nel sangue, mentre i denti erano così affondati nella profondità nella sua carne che persino Roberts ebbe difficoltà a staccarlo. Per liberare Savage arrivarono “Rowdy” Roddy Piper e una disperata Miss Elizabeth, ma con un Lucifer così indemoniato tutti avevano paura a salire nel ring. Ma lo scozzese si armò di coraggio e strappò Savage dalle grinfie di Roberts, permettendo ai medici di metterlo su una barella e medicarlo il prima possibile, probabilmente salvandogli anche la vita!

Tutti erano sotto schock: Jake Roberts aveva sempre usato i suoi serpenti per spaventare, ma nel concreto non l’aveva mai aizzato contro nessuno. Ma questo era un nuovo Jake Roberts, più spietato di quello che tutti conoscevano, e ora lucifer aveva mietuto un’altra vittima dopo Ultimate Warrior. Quanto accaduto era gravissimo, e come punizione il Presidente Tunney escluse Roberts da Survivor Series (dunque il Survivor Series match sarebbe stato solo tra i Legion of Doom & Big Boss Man contro i Natural Disaster e Irwin R. Schyster), ordinando anche che Lucifer fosse immediatamente estratto tutto il veleno.

La gravità dell’evento spinse Tunney anche a rivedere la sua posizione su Randy Savage, perché a ogni atleta doveva essere garantito il diritto di difendersi, pertanto fece l’unica scelta possibile e accettò le richieste di Savage: sarebbe tornato a lottare, e avrebbe affrontato Jake Roberts al PPV immediatamente successivo a Survivor Series, che si sarebbe svolto a inizio dicembre, un nuovo evento chiamato This Tuesday in Texas! Dopo 8 mesi finalmente “Macho Man” sarebbe tornato a infiammare la folla, pronto a prendersi la sua vendetta e a lanciarsi su “The Snake” con tutta la sua furia! 

27/11/1991 – Survivor Series 1991

E dalla Joe Louis Arena di Detroit, Michigan, tornò quello che ormai per tutti era una tradizione di novembre tanto quanto il Ringraziamento… Survivor Series finalmente era giunto! Il primo match fu il Survivor Series match tra Ric Flair, Ted DiBiase, The Mountie, The Warlord, e il team di Roddy Piper, Bret Hart, Virgil, e British Bulldog. Era il primo match importante del “Nature Boy”, che curiosamente  entrò con la vista del suo titolo NWA oscurato dalla regia: era una chiara presa di posizione in favore (ovviamente) di Hulk Hogan, riconosciuto dalla WWF come unico vero campione mondiale di wrestling.

La regia censura la cintura NWA di Ric Flair

Nel corso del match Flair diede sfoggio di tutto il suo bagaglio fatto di furbizia e opportunismo: il “Nature Boy” era un vero leader, e un grande incassatore, che sapeva delegare agli altri i compiti più difficili, per poi essere lui a beneficiarne, tanto che riuscì persino a schienare British Bulldog approfittando del caos del match (l’inglese infatti era convinto che l’uomo legale del team avversario fosse Warlord, quando invece era proprio Flair, pronto a spuntare fuori al momento più propizio). Naturalmente la principale nemesi di Flair nel match era Roddy Piper, che lo intrappolò nella sua stessa Figure 4 Leg Lock, ma nessuno meglio di Flair sapeva cavalcare il caos, e appena la situazione sfuggì dal controllo, con Virgil, Bret Hart, Piper, DiBiase e The Mountie impegnati a darsele tutti nello stesso momento, l’arbitro si vide costretto a squalificare! Sembrava stesse per decretare il no contest, ma c’era un uomo che era stato scaraventato fuori dal ring, dunque senza essere coinvolto nella rissa, e che poteva definirsi l’unico esentato dalla squalifica e quindi l’unico sopravvissuto del match… Ric Flair! Incredibile ma vero: il “Nature Boy” non aveva fatto quasi nulla per meritarselo, eppure aveva fatto vincere il suo team!

Flair era stato probabilmente il meno decisivo del suo team, eppure fu l’unico a uscire con la testa alta, lasciando un monito per tutti gli atleti della WWF: non importava quanto lo colpissero, o quanto fossero più forti di lui, Flair avrebbe sempre trovato un modo per cavarsela, con o senza merito!

Seguì poi il Survivor Series match tra Sgt. Slaughter, Jim Duggan, Texas Tornado, e Tito Santana e il gruppo del colonnello Mustafa, Hercules, Berzerker, e Skinner, in un match che fu praticamente a senso unico: Slaughter aveva voglia di rivalsa, e la chimica con Duggan scattò subito, portando il loro team a trionfare con un secco 4-0! Quello di Slaughter fu il secondo team della storia di Survivor Series a trionfare senza subire perdite (dopo i Visionaries dell’anno prima), segno di quanto l’ex marine avesse ritrovato la sua leadership e l’orgoglio in sé stesso, conducendo i suoi uomini a una vittoria schiacciante.

Poi fu il momento dell’atteso match per il titolo WWF tra Hulk Hogan e Undertaker, un incontro dove l’Hulkster avrebbe potuto trionfare solo spingendosi oltre i suoi limiti, per di più a Detroit, la stessa città dove 4 anni prima Hulk Hogan compì la più grande impresa della sua vita. Ma ora sarebbe stato costretto a superarsi, perché in quel momento il ring della Joe Louis Arena divenne l’Armageddon, il luogo dove stando al Nuovo Testamento alla fine dei tempi sarebbe avvenuto lo scontro finale tra bene e male. Vedere il giallo-rosso di Hogan frapposto al nero pesto di Undertaker era come vedere lo yin e lo yang. Non era una semplice scontro di wrestling, ma il confronto tra le due forze dominanti della natura: carica positiva e carica negativa, luce contro ombra, speranza contro oblio… in altre parole, il bene e il male pronti per la battaglia finale!

Undertaker si dimostrò uno dei pochi all’altezza di Hogan: assolutamente impervio al dolore, forte, agile come uno spettro, e capace di contrattaccare sempre. La sua tattica primaria prevedeva sempre privare Hogan di ossigeno strozzandolo con le sue enormi mani, proprio come aveva fatto al Funeral Parlor, perché l’eroe giallorosso non andava soltanto battuto, ma devitalizzato!

I due si diedero battaglia equivalendosi perfettamente, ma nonostante il potere apparentemente sovrannaturale di Undertaker, Hogan riusciva sempre a infondere speranza nel cuore degli Hulkamaniacs (come quando si rialzò immediatamente dalla Tombstone Piledriver, laddove tutti gli altri sembravano sprofondare nell’aldilà dopo averla subita!), almeno finché non arrivò -non troppo a sorpresa- il vero ago della bilancia… Ric Flair! La presenza del “Nature Boy” distrasse non poco Hogan, che era pronto a colpire Undertaker con la sua Leg Drop, ma fece l’ingenuità di accanirsi contro Flair, permettendo al Becchino di riprendere i sensi, dopo che c’era voluto così tanto per metterlo KO. Da quel momento tutto andò storto: Paul Bearer distrasse l’arbitro, mentre Ric Flair mise una sedia a terra, con il Becchino che sollevò Hogan in posizione di Tombstone Piledriver, e impalò la testa di Hogan sul freddo acciaio della sedia!

Neanche il più ottimista degli Hulkamaniacs si illuse che Hogan potesse resistere a tanto, e infatti il verdetto fu più che scontato: l’arbitro contò il 3, decretando Undertaker nuovo campione WWF!

Sebbene l’avesse fatto in modo sporco, Undertaker divenne il secondo a mettere effettivamente Hogan al tappeto dopo Ultimate Warrior! André the Giant c’era riuscito solo con un conteggio pilotato di un arbitro corrotto, Ultimate Warrior lo tenne fino al 3 praticamente in extremis, ma nessuno lo aveva messo KO come Undertaker, che divenne campione WWF dopo appena un anno, e senza alcuna tappa intermedia. Aveva fatto la storia, diventando a soli 26 anni il più giovane campione WWF di sempre, battendo i 27 con cui Bruno Sammartino vinse il titolo nel 1963, anche se il Becchino sembrava più simile a una creatura preesistente, un’entità senza età. Ma neanche di fronte a questo gioì: Undertaker uscì dall’arena con la solita freddezza, tra le lacrime dei bambini e l’incredulità degli adulti, e dopo aver seppellito Ultimate Warrior e “convertito” Jake Roberts, Undertaker aveva fatto cadere un altro eroe.

La marcia funerea con cui se ne tornò nel backstage non sembrava più la sua musica d’ingresso, ma quella della fine dell’Hulkamania, perché come urlò trionfante Bobby Heenan dal tavolo del commento accanto a Gorilla Monsoon -l’uomo che aveva urlato con gioia “Hulkamania is here!” nel lontano gennaio 1984-  “Hulkamania is dead!”. Undertaker avrebbe ora condotto la WWF in una nuova era di oscurità, e tutto perché per la prima volta Hulk Hogan non era riuscito a fermare le minacce che incombevano sulla federazione. Ma questo non fece che aumentare la sua determinazione…

Negli spogliatoi infatti successe di tutto: Hogan e Roddy Piper erano furiosi, anche col Presidente WWF Jack Tunney, che aveva permesso che a pregiudicare il match fosse un uomo che neanche riconosceva l’autorevolezza del titolo WWF. Quella tra Ric Flair e la federazione era una battaglia innanzitutto politica, perché come disse lo stesso Flair in un’intervista nel backstage di Survivor Series, questo era quello che succedeva quando qualcuno osava oscurare l’unica vera cintura mondiale del mondo del wrestling! Tunney non poteva non fare nulla, e infatti annunciò che ci sarebbe stato un rematch tra i due appena 6 giorni dopo, a This Tuesday in Texas, e stavolta con un rigoroso rispetto delle regole… perché a bordo ring ci sarebbe stato lui in persona!

Era la prima volta che Tunney si designava come osservatore speciale di un match, il ché la diceva lunga su quanto la situazione fosse seria: il Presidente non avrebbe tollerato altri finali simili, e sotto il suo sguardo nulla sarebbe rimasto impunito.

Dopo lo shock per la vittoria di Undertaker il pubblico quasi non badò al Survivor Series match tra i Nasty Boys & i Beverly Brothers contro i Bushwackers & i Rockers, ma il match fece comunque parlare di sé per un inaspettato malinteso tra Marty Jannetty e Shawn Michaels: nell’eseguire un Body Slam su Jerry Sags, Jannetty colpì inavvertitamente Michaels, che venne sorpreso con un Roll Up da Brian Knobbs con cui fu eliminato.

Rialzatosi, Michaels era furibondo con il partner, che lo guardò incredulo: in 4 anni di lotta fianco a fianco i Rockers non avevano mai discusso tra loro, ma per fortuna si trattò solo di uno sfogo dettato dall’adrenalina, perché dopo aver sbollito la rabbia Michaels tornò in sé incoraggiando Jannetty a dare il meglio. Purtroppo non bastò, con il team dei Nasty Boys e dei fratelli Beverly che vinsero l’incontro in modo netto.

Il main event fu invece il Survivor Series match tra i Natural Disasters & Irwin R. Shyster e Big Boss Man & i Legion of Doom, che dimostrarono a tutti perchè erano loro i campioni di coppia: Hawk & Animal infatti erano più carichi che mai, e si dimostrarono superiori anche con l’eliminazione di Big Boss Man (che fu il primo a cadere) soprattutto grazie alla loro coesione, cose che non si poteva dire per l’altro team. IRS infatti per sbaglio colpì violentemente Typhoon con la valigetta che si portava sempre appresso, facendo così infuriare Earthquake, che abbandonò la contesa per stare vicino al partner, facendosi eliminare per count out. A quel punto per IRS non ci fu scampo, nonostante avesse tentato di farsi contare fuori anche lui per non farsi massacrare dai Legion of Doom, che però lo riportarono nel ring per chiudere il match a modo loro, con Hawk che schienò Shyster dopo la sua inesorabile Clothesline dal paletto.

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