Settembre 1991: a Mosca si svolge il primo mastodontico Monsters of Rock russo, arriva in TV Non è la Rai, l’Unione Sovietica perde anche Armenia, Uzbekistan, e Tugikistan, al cinema escono La Leggenda Del Re Pescatore, Belli e Dannati, Nightmare 6, McBain, e Mississippi Masala, mentre viene distribuito Nevermind dei Nirvana, con la celebre Smells Like Teen Spirit, destinata a cambiare l’industria musicale:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Bret Hart

Campioni di coppia: i Legion of Doom (Hawk & Animal)

Chi è il migliore?

Archiviata la minaccia del Triangle of Terror, ora tutte le attenzioni erano rivolte al “Nature Boy” Ric Flair, che Bobby “The Brain” Heenan aveva promesso arrivare presto. Heenan rilanciò la sfida di Flair ad Hogan già nel backstage di SummerSlam presentandosi al suo camerino, salvo (a suo dire) rimediare una porta in faccia, ma in realtà si trattava di un tentativo di screditare il campione WWF, perché l’Hulkster era di tutt’altro avviso, come dimostrò in un intervista con “Mean” Gene Okerlund: Hogan ovviamente conosceva bene Ric Flair, e sapeva di cosa era capace, e ammise che persino lui, che aveva compiuto le imprese più straordinarie, sentiva il bisogno di mettere in chiaro chi dei due fosse il migliore. In fondo il curriculum di Flair parlava chiaro: nessuno come lui e Hogan aveva dominato il decennio precedente, e il misurarsi l’un l’altro era qualcosa che aveva sempre solleticati entrambi, e ora le condizioni c’erano tutte: perché nessuno dei due poteva davvero definirsi il migliore senza affrontare prima l’altro in un epico match risolutore!

Dopo settimane di attesa, finalmente Ric Flair si presentò a una puntata di Prime Time Wrestling, ovviamente con il supporto di Bobby Heenan, e la solenne Also Sprach Zarathustra di Richard Strauss ad introdurlo, come se stesse sbarcando un alieno venuto dallo spazio pronto a far realizzare quanto l’universo fosse più grande di quanto tutti pensavano, che poi era proprio la sensazione che tutti i fan provarono al suo annuncio, ignari di quanto il mondo del wrestling fosse ampio al di fuori dalla WWF. Dopo aver visto per anni prodigi come Hulk Hogan, André the Giant, o Ultimate Warrior molti fan provarono una certa delusione nel constatare che il famigerato Ric Flair non era altro che un wrestler dalla stazza abbastanza normale, apparentemente non così straordinario come tante altre minacce che l’Hulkster aveva affrontato, e l’aspetto tutt’altro che minaccioso.

Ma com’era possibile che quell’uomo così apparentemente nella norma avesse sconfitto avversari formidabili come Buddy Rogers, Harley Race, Ricky Steamboat, Dusty Rhodes, Kerry Von Erich, e Sting? Come poteva quell’uomo, che tutti quelli che lo conoscevano descrivevano come un codardo, aver compiuto imprese del genere? Tutti si rifiutarono di crederci, ma se Ric Flair era considerato il più grande wrestler d’America insieme ad Hogan un motivo doveva pur esserci, e presto lo avrebbero scoperto tutti, perché la sua forza risiedeva proprio in quello: farsi sottovalutare, nell’apparire meno minaccioso del normale per poi colpire al momento propizio. Nessuno sapeva muoversi al limite del regolamento come lui, ed era uno stratega di altissimo livello, e già questo bastava a renderlo diverso da qualsiasi minaccia avesse mai affrontato Hogan.

Da questo punto di vista, si poteva definire il wrestler che più di tutti rispecchiava Bobby Heenan: un uomo che usava prima il cervello dei muscoli, e che pensava sempre ponderatamente prima di agire. Per anni la sfida tra Hogan e “The Brain” era stata come quella tra Superman e Lex Luthor: l’eterna lotta tra braccio e mente, dove Heenan aveva puntato sulla forza fisica scatenando contro Hogan tutti i suoi mostri, da King Kong Bundy, a Big John Studd, fino ad André the Giant, ma stavolta avrebbe optato per qualcosa di diverso, più affine a lui. Sin dal suo debutto, Ric Flair si propose per quello che in WCW conoscevano bene: il “Nature Boy” era ostentazione, eleganza, arroganza e carisma al servizio del ring, che non perdeva occasione di vantarsi del suo status di campione e delle sue ricchezze.

Ric Flair era un dandy, nonché assoluto playboy, che viveva senza compromessi, era Ozymandias che incontra Hugh Hefner: vestiva costosissimi abiti firmati, viaggiava in limousine, volava con jet privati, indossava un Rolex diverso ogni sera, e le donne che seduceva neanche si contavano, ma era anche uno degli uomini più scaltri e scorretti che si fossero mai visti, un opportunista capace a sfruttare ogni situazione o scappatoia. Se Hulk Hogan era un supereroe nel mondo reale, Flair era un vero e proprio divo che amava stare al centro dell’attenzione. Se i comandamenti di Hogan erano l’allenamento,le preghiere, e le vitamine, quelli di Flair erano il lusso, il potere e l’arroganza.

Ma ancor prima di Hogan, Flair aveva un altro obiettivo: “Rowdy” Roddy Piper, che aveva osato sputare sulla cintura che aveva vinto 7 volte, mettendo in dubbio la sua legittimità di vero campione mondiale.

Finché morte non vi separi…

Le immagini del matrimonio tra “Macho Man” Randy Savage e Miss Elizabeth a SummerSlam avevano scaldato i cuori di tutto il mondo, e tutti avevano ancora negli occhi le immagini della loro unione. Tuttavia, non tutto andò liscio come previsto, anche se i fan non ne vennero a conoscenza subito.

A PPV finito infatti, la WWF diffuse le immagini del rinfresco, trascorso tra risate, gioia, e lancio del bouquet, almeno finché non arrivò il momento di scartare i doni, perché uno di questi conteneva… un serpente! Elizabeth urlò dal terrore, rischiando quasi l’infarto, e neanche serviva dire che la firma era quella di Jake “The Snake” Roberts, che si presentò al ricevimento insieme ad Undertaker e Paul Bearer! Savage non fece neanche in tempo a realizzare cosa stava succedendo che venne messo KO da Undertaker, che lo colpì con la sua urna, lasciando poi spazio a Roberts, che si avvicinò sempre più a Miss Elizabeth col suo cobra! I principi dell’oscurità erano giunti per rovinare il momento più sacro e gioioso dell’anno, terrorizzando tutti i presenti, ma per fortuna tra i presenti c’era anche Sid Justice, che senza alcuna paura brandì una sedia, minacciando Undertaker e “The Snake” di andarsene.

Quello che era successo era gravissimo: Savage era appena diventato marito di Elizabeth, e pertanto era suo dovere proteggerla da ogni male del mondo, in salute e malattia, finché morte non li avrebbe separati. Beh, ora era la morta in persona ad aver bussato alla loro porta! Fino a qualche mese prima “Macho Man” avrebbe risolto la faccenda alla vecchia maniera, come era solito fare, nel ring, ma l’ineluttabile verdetto di WrestleMania VII parlava chiaro: non poteva più lottare in un ring, non importava la motivazione.

Jake Roberts terrorizza Elizabeth

A quel punto le sue speranze erano tutte riposte proprio nell’uomo che era stata la causa del suo ritiro, Ultimate Warrior, che più di tutti era in guerra con Undertaker e Jake Roberts, ma ciò non fu possibile, perché -anche se i fan non lo sapevano, il Guerriero era stato sospeso dalla WWF dopo SummerSlam a causa di una disputa contrattuale. Dunque l’incarico sarebbe spettato a Sid Justice, l’unico che aveva avuto il coraggio di affrontare il demoniaco duo al ricevimento.

Proprio quel mese Sid iniziò a mostrarsi lottare nei suoi primi match, dimostrando (come se ce ne fosse bisogno) di avere molto altro oltre all’inquietante presenza: nel ring demoliva i suoi avversari con una facilità imbarazzante, senza mai che potessero impensierirlo, e chiudeva i suoi match con la Powerbomb più spaventosa che si fosse mai vista. Undertaker e Roberts avrebbero trovato pane per i propri denti, perché per Sid la sete di giustizia sembrava superare ogni paura!

(Re)born in the U.S.A.

Dopo la sconfitta dell’Iraq nel Golfo a febbraio, quella rimediata contro Hulk Hogan e Ultimate Warrior a SummerSlam fu la pietra tombale dei sogni di gloria di Sgt. Slaughter, che dopo la cocente sconfitta ebbe modo di riflettere. Ora che era stato battuto, aveva realizzato che l’odio perpetrato, i discutibili mezzi che aveva usato per arrivare a suoi scopi, non lo avevano portato a niente. Certo, gli avevano fatto vincere il titolo WWF, ma a costo di perdere i suoi amici, la sua famiglia, il rispetto del suo Paese, e soprattutto, il rispetto per sé stesso.

In virtù di ciò, Slaughter si confessò con “Mean” Gene Okerlund in una sentita intervista, ammettendo di non essere affatto orgoglioso di quanto fatto. Si era anzi pentito di tutto, affermando che la brama di potere lo aveva divorato, e l’ossessione di vincere il titolo WWF, la cintura che aveva sempre sognato di detenere, lo aveva portato in territori oscuri. Ma Slaughter non cercò scuse: sapeva di aver commesso atti imperdonabili, e non avrebbe biasimato i fan, i suoi amici, o la sua famiglia se non fossero stati disposti a perdonare tutto ciò che aveva detto o fatto nell’ultimo anno. Non chiedeva il perdono, chiedeva soltanto di poter dimostrare ancora una volta il suo amore per gli Stati Uniti: ci sarebbe voluto tempo, tanto tempo, per riconquistare il rispetto e la fiducia degli altri, ma Slaughter era pronto a pagarne il prezzo e prendersi la responsabilità delle sue azioni. Non importava quanto ci sarebbe voluto, perché era certo di una sola cosa: lui e il suo Paese sarebbero tornati ad essere un tutt’uno!

Un nuovo Re

Dopo aver vinto il titolo Intercontinentale, Bret Hart poteva finalmente dire che separarsi da Jim “The Anvil” Neidhart aveva dato i suoi frutti, il che non era scontato, viste le rinomate difficoltà che tutti i wrestler della categoria di coppia incontravano dopo essersi separati dai loro partner. Inoltre non avrebbe dovuto affrontare un rematch con Mr. Perfect tanto presto, visto che l’ormai ex campione dopo SummerSlam rimediò un grave infortunio che lo avrebbe tenuto fuori dal ring a tempo indeterminato. 

Bret era in un momento magico, ma non per questo aveva intenzione di sedersi sugli allori: proprio quel mese fu tra i partecipanti del tradizionale King of the Ring, che vide tra i partecipanti Ted DiBiase, Jim Duggan, Ricky Steamboat, Virgil, e anche colossi come Sid Justice e Undertaker, che dopo quanto accaduto al matrimonio di Randy Savage se le diedero di santa ragione, costringendo l’arbitro ad eliminare entrambi per doppia squalifica, facendo tirare un sospiro di sollievo a tutti. Alla fine fu proprio l’Hitman a vincere il torneo, superando gli ostacoli Peter Doherty e Skinner, per poi battere Irwin R. Shyster in finale.

Dopo 2 anni c’era un nuovo Re del ring: l’edizione del 1990 era stata infatti saltata, dunque prima dell’Hitman l’ultimo Re del ring era ancora Tito Santana, per cui probabilmente il torneo fu anche l’ultimo vero successo personale. Da tempo infatti Santana era uscito dal giro che contava, anche se col suo spirito altruista l’affetto dei fan per lui non aveva subito la minima flessione. Ma il messicano, che sul palmarès poteva vantare 2 vittorie del titolo Intercontinentale, decise che era giunto il momento di tornare a ruggire, e iniziò un viaggio alla riscoperta di sé stesso per ritrovare quel fuoco che per troppo tempo aveva smesso di bruciare, attingendo alle origini dei suoi antenati. Questo lo portò in Spagna, dove scoprì la passione locale per la corrida e tutto ciò che significava per loro: l’adrenalina, la consapevolezza di giocare con la morte, e l’importanza del cogliere l’attimo per non perire… questo era quello che serviva a Santana per rilanciarsi dopo anni di basso profilo. E così Tito Santana tornò, con una nuova identità e delle nuove motivazioni, dove ora sarebbe stato noto con il nome di “El Matador”!

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