Agosto 1991:  l’Unione Sovietica si sfalda con l’indipendenza di ben 7 Stati, a Mosca viene tentato un colpo di Stato, viene lanciato online il primo sito web di sempre, esordiscono in TV I Rugrats, al cinema escono La Bambola Assassina 3, Doc Hollywood, Resa Dei Conti a Little Tokyo, e Ritorno Alla Laguna Blu, e viene distribuito come singolo The Show Must Go On dei Queen:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Mr. Perfect

Campioni di coppia: i Nasty Boys (Brian Knobbs & Jerry Sags)

Il vero campione mondiale

La risposta negativa di Sid Justice a Sgt. Slaughter aveva rincuorato tutti quanti. Certo, non era detto che stesse necessariamente dalla parte del bene (e poi non sembrava proprio un campione di stabilità mentale), ma per Hulk Hogan e Ultimate Warrior già non prendere le parti di Sgt. Slaughter bastava a collocarlo dalla parte giusta. Come se la tensione per SummerSlam non fosse già abbastanza, a dare altri pensieri all’Hulkster di pensò il solito Bobby “The Brain” Heenan, che nonostante il suo ritiro dal ruolo di manager era sempre pronto a mettergli i bastoni tra le ruote. Ma stavolta lo fece in modo molto diverso dal solito: Heenan infatti si presentò con un enorme cintura da campione, che definì la vera cintura da campione mondiale di wrestling! La cintura era bellissima, enorme, sfarzosa ma elegante, ma non era chiaramente appartenente alle WWF, e infatti si trattava del titolo mondiale NWA, il titolo mondiale più antico di tutti, nonché l’unico equiparabile a quello WWF per prestigio.

Heenan dichiarò che il proprietario della cintura era sotto contratto con un’altra compagnia, ma visto che era anche un suo amico personale, presto sarebbe giunto in WWF! “The Brain” aggiunse che il campione in questione aveva sfidato Hulk Hogan in innumerevoli occasioni, senza mai avere una risposta dall’Hulkster, che pertanto non poteva definirsi il vero campione della disciplina: per Heenan Hogan era sì il campione della WWF, ma il vero campione mondiale di wrestling era l’uomo che possedeva quella grossa cintura dorata… e il suo nome era Ric Flair!

Heenan non era più un manager, ma stava comunque facendo da intermediario per portare Ric Flair in WWF, una mossa che avrebbe potuto cambiare tutto, perché forse per i fan che seguivano solo la WWF il nome di Ric Flair non significava nulla, ma per gli appassionati di wrestling che seguivano anche altre federazioni, o anche solo che compravano le riviste della disciplina, sapevano bene che Flair non era uno da prendere sotto gamba…

Noto anche con il soprannome di “Nature Boy”, Ric Flair aveva 42 anni e una carriera che pochi potevano vantare: a 26 anni era sopravvissuto a un disastro aereo dopo la quale i medici gli avevano detto che non avrebbe più lottato, e lui non solo tornò nel ring, ma lo fece col botto, riuscendo nel 1979 persino a sconfiggere il primo campione WWF di sempre, “Nature Boy” Buddy Rogers, guadagnandosi il diritto di portare il suo soprannome ed essere il suo erede naturale.

Buddy Rogers, il primo “Nature Boy

Da lì per Flair fu un’ascesa inarrestabile: conquistò la cintura NWA per ben 7 volte (e in WWF ci si impressionava per i 3 di Hulk Hogan!), difendendola contro leggende come Harley Race, Ricky Steamboat, Dusty Rhodes, Kerry Von Erich, Sting… tutti che avevano provato a buttare giù dalla torre Flair, e tutti che ne erano usciti sconfitti! Nella storia del wrestling solo Harley Race e Verne Gagne avevano vinto il titolo mondiale più volte rispettivamente con 8 e 11 vittorie, il ché bastava a rendere Ric Flair uno dei più grandi wrestler mai esistiti! Per molti fu una rivelazione sorprendente, perché era la prima volta che in WWF si menzionava ciò che succedeva nel restante mondo del wrestling, un universo che i fan scoprirono ben più vasto di quanto credevano.

Il famigerato Ric Flair, un autentico enigma per i fan della WWF

Negli anni ‘80 tutti erano cresciuti con una sola certezza: che Hulk Hogan fosse il più grande wrestler del mondo, e ora le loro certezze venivano minate da Bobby Heenan, che ricordava a tutti che c’era qualcuno che negli stessi anni aveva dominato la scena persino più di Hulk Hogan, seppur in un contesto meno mediatico come la WCW, federazione con sede ad Atlanta, in Georgia. Ma anche con tutte queste informazioni, Flair era circondato di mistero, e l’hype davanti alla sua venuta fu semplicemente incalcolabile: chi era quest’uomo che aveva dominato gli anni ‘80? Come poteva aver fatto più di Hulk Hogan? Era forse un colosso alto 2 metri? Un mastodonte più grosso di André the Giant? Domande che avrebbero necessitato di tempo prima di trovare la risposta.

Per settimane Heenan tormentò tutti con lunghi discorsi celebrativi su Ric Flair, portando allo sfinimento anche “Rowdy” Roddy Piper, che si alzò dal tavolo del commento per interrompere un’intervista di Heenan al Funeral Parlor.

Lo scozzese si rifiutava di riconoscere l’autorità di qualsiasi altro campione fuori dalla WWF, e per dare un’idea a “The Brain” di quanto contasse la cintura NWA in WWF ci sputò sopra! Piper aveva sputato sui 43 anni di storia della gloriosa cintura e sui grandi campioni che l’avevano indossata: un gesto che avrebbe fatto capire a Flair quanto poco contava tutto ciò nella federazione più grande del mondo, ma anche un gesto che avrebbe messo Piper in cima alla lista del “Nature Boy” una volta giunto…

Le 3 prove

Se Hulk Hogan aveva la minaccia di Ric Flair a distrarlo da SummerSlam, Ultimate Warrior doveva affrontare il problema Undertaker. Il Guerriero stava attraversando un tortuoso percorso spirituale, la cui guida era Jake “The Snake” Roberts, che si era offerto di rivelargli tutti i segreti del lato oscuro, l’unico modo che il Guerriero poteva avere per tenere testa al Becchino. Per questo Ultimate Warrior accettò di sottoporsi alle 3 prove che gli aveva anticipato Roberts, prove che lo avrebbero spinto oltre i suoi limiti, e che lo avrebbero costretto ad affrontare le sue più profonde paure, letteralmente, perché la prima prova vide Ultimate Warrior rivivere il trauma di pochi mesi prima: essere seppellito vivo!

“The Snake” chiuse Ultimate Warrior in una bara senza alcuna via d’uscita, e non importava quanto si sarebbe potuto dimenare: Roberts non avrebbe mai aperto la bara perché doveva resistere, o non sarebbe mai stato in grado di competere con Undertaker! E quando Roberts si decise a riaprire la bara, ne uscì un Ultimate Warrior diverso, dagli occhi vacui, gli occhi di chi ha visto la morte in faccia. La seconda prova fu decisamente più inquietante: Roberts portò il Guerriero in un cimitero in piena notte, dove avrebbe dovuto dissacrare una tomba per poi farsi seppellire lui stesso all’interno! Stavolta non ci sarebbe stato un angusto spazio di legno a far sentire vicina la morte ad Ultimate Warrior, ma la fredda terra, l’odore di umido, e lo spirito dei morti che giacevano lì. Sembrava di essere dentro un film dell’orrore, e la prova non era affatto semplice, ma quello che il Guerriero stava imparando da queste prove, lo avrebbe reso indistruttibile…

La seconda prova

La terza prova fu la più simbolica, perché Ultimate Warrior sarebbe dovuto entrare in una cripta piena di serpenti, dove al centro avrebbe trovato una scatola, al cui interno si celava Lucifer, il più cattivo dei serpenti di Jake Roberts. Il Guerriero si fece strada tra i serpenti con un certo ribrezzo, per poi aprire la scatola con Lucifer… che lo morse in faccia! Qualcosa non andava: Lucifer non era aggressivo a meno che non fosse Roberts a ordinarglielo! “The Snake” neanche intervenne: la prova serviva per fargli capire come agiva il demonio! Ultimate Warrior era in preda al panico, paralizzato da un dolore lancinante, e usò le sue ultime forze per sfondare la porta, ma comunque troppo debole per reggersi in piedi, e negli ultimi istanti di lucidità vide pararsi davanti a lui… Undertaker e Paul Bearer!

Era tutta una trappola, e Ultimate Warrior c’era cascato in pieno! Jake Roberts sapeva tutto fin dall’inizio, e certificò il suo tradimento rifiutandosi di dare una mano al Guerriero, perché lui era un serpente, e dei serpenti non ci si può mai fidare! Era stato un piano orchestrato magistralmente dai 3 esseri più oscuri che si fossero mai visti: privare Ultimate Warrior di tutti i suoi poteri, spingerlo a fidarsi, e infine colpirlo quando meno se l’aspettava! Col passare dei mesi Jake Roberts si era spinto in territori sempre più oscuri, ma essere in combutta con Undertaker e Paul Bearer era oltre tutto, e cosa avrebbe potuto fare Roberts coi loro poteri era semplicemente inimmaginabile!

Il tradimento di Jake Roberts

Il grande giorno

Tutti non vedevano l’ora di assistere al matrimonio di “Macho Man” Randy Savage e Miss Elizabeth, a partire dai vestiti che avrebbero indossato. “Macho Man”, famoso per il suo stile eccentrico, di certo non poteva indossare uno smoking, e infatti dopo varie varianti del suo solito costume optò per una versione bianco-oro, elegante ma comunque fedele al suo tipico stile kitsch. Per il vestito di Elizabeth naturalmente non si potevano avere anteprime prima del grande giorno, ma tutti erano certi che sarebbe stata il massimo dell’eleganza.

Non mancavano comunque le minacce, come quella di Sensational Sherri, che aveva ancora il dente avvelenato con Savage e che promise che avrebbe rovinato il matrimonio, ma di certo nessuno avrebbe permesso che un evento del genere fosse macchiato da qualche arpia. Tutto doveva essere perfetto, e Savage avrebbe fatto di tutto affinché nessuno rovinasse il giorno più bello delle loro vite.

26/8/1991 – SummerSlam 1991

E dal magico Madison Square Garden di New York City, già teatro della prima edizione di SummerSlam, iniziò l’evento dell’estate. A dare il via fu un 6 Men Tag Team match tra Warlord & i Power of Glory e il team composto da British Bulldog, Texas Tornado, e Ricky Steamboat (tornato da qualche mese in WWF, ma che prima di SummerSlam non si era mai ritagliato uno spazio degno del suo nome). A trionfare furono i secondi, per poi lasciare spazio a quello che si preannunciava come il miglior match della serata: il match per il titolo Intercontinentale tra Mr. Perfect e Bret Hart.

Per l’Hitman sarebbe stato un match doppiamente importante, perché tra il pubblico c’erano anche i suoi genitori Stu ed Helen Hart, che non potevano perdersi per nulla al mondo il match più importante della carriera del figlio. Bret non lottava solo per sé stesso, o per il titolo, ma per dimostrare a suo padre che i suoi insegnamenti erano serviti a qualcosa, che aveva fatto tesoro di ogni consiglio, ogni suggerimento, ogni singolo allenamento nel famigerato Hart Dungeon.

Come da premessa il match fu bellissimo, indubbiamente il miglior match che il titolo Intercontinentale avesse visto dai tempi di Randy Savage vs Ricky Steamboat di WrestleMania III. Bret Hart ormai aveva definitivamente conquistato il pubblico, che fu molto partecipe nel supportarlo al massimo, e fu anche fortunato perché il nuovo manager di Mr. Perfect, The Coach, non era incisivo e furbo come Bobby Heenan, dunque la contesa non ebbe grandi ostacoli. mantenendosi nel campo preferito dell’Hitman: la pura lotta. Alla fine Bret riuscì a connettere la sua Sharpshooter da terra, da una posizione dove neanche sembrava possibile poterla eseguire, costringendo il campione Intercontinentale a un dolore lancinante! Mr. Perfect cedette quasi subito, e finalmente lì Bret Hart poteva dire di avercela fatta: dopo 7 lunghi anni aveva conquistato il suo primo titolo singolo in WWF!

Seguì poi il Tag Team match tra i Natural Disasters e i Bushwackers, che nonostante la rassicurante presenza di André the Giant dalla loro vennero triturati da Earthquake & Typhoon, che oltra a vincere il match se la presero anche con André, le cui ginocchia erano ancora in pessime condizioni. Ma il gigante francese non era intimorito, nonostante portasse ancora le stampelle, e li invitò a farsi avanti! Di certo non sarebbero bastate un paio di stampelle ad intenerire i Natural Disasters, che si fecero avanti per dargli una lezione, finché tra loro e André non arrivarono i Legion of Doom! Hawk & Animal più tardi avrebbero avuto un difficile match contro i Nasty Boys, ma non per questo avrebbero permesso a Jimmy Hart e ai suoi uomini di fare come volevano!

A quel punto Earthquake & Typhoon batterono la ritirata, con André che poté rientrare negli spogliatoi senza ulteriori peggioramenti.

Fu poi il turno del Jailhouse match tra Big Boss Man e The Mountie. Non era solo uno scontro tra wrestler, ma tra due modi opposti di interpretare la legge: Big Boss Man era giusto e attento alla legge, mentre The Mountie sfruttava l’autorità della sua giubba rossa per pulire gli altri per puro divertimento, ma se avesse perso il match, e fosse stato quindi costretto a passare la notte in una cella newyorkese, quella giubba non sarebbe valsa nulla! La vittoria andò a Big Boss Man, che si tolse una bella soddisfazione, costringendo The Mountie a passare la peggior serata della sua vita, perché ora avrebbe passato la notte in gattabuia!

Le autorità newyorkesi portarono via a forza The Mountie, che per quanto si dimenasse non poteva sfuggire al suo destino. Fu portato in centrale come un comune criminale, con presa delle impronte e tutto il resto, lasciando poi spazio al match tra Ted DiBiase e Virgil valido per la Million Dollar Belt! Era la prima volta che la cintura veniva messa in palio da DiBiase (anche perché ufficialmente non riconosciuta dalla WWF), dunque Virgil aveva l’opportunità di fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto, oltre che di umiliare definitivamente il suo ex capo. Fu uno dei match con più partecipazione emotiva del pubblico, che non vedeva l’ora di vedere Virgil trionfare. In fondo quella a cui stavano assistendo era una storia universale: l’oppresso che affronta l’oppressore, l’umiltà che combatte l’arroganza… mancava solo il lieto fine, quello che il “Million Dollar Man” avrebbe fatto di tutto per evitare.

Virgil combatté col cuore, riuscendo persino a sfiorare la vittoria dopo aver chiuso DiBiase nella sua stessa Million Dollar Dream, prima che arrivasse Sherri a rovinare tutto colpendolo. L’arbitro non poté che decretare la squalifica (e quindi il mantenimento della cintura di DiBiase) tra il disappunto del pubblico: non poteva finire così, DiBiase non poteva trionfare ancora in quel modo, e persino l’arbitro lo capì, optando per il verdetto più giusto… il match sarebbe ripartito, e con Sherri bandita da bordo ring!

Senza più Sherri, Ted DiBiase giocò più sporco che poteva, approfittando anche di un momento in cui l’arbitro fu messo KO per scoprire il tenditore all’angolo per spedirci contro Virgil, che però fu più veloce di lui, facendo assaggiare il duro acciaio al suo ex capo, mettendolo fuori gioco per il conto di 3! Virgil ce l’aveva fatta: era il nuovo Million Dollar Champion! L’ultimo atto della sua liberazione era stato compiuto: dopo anni di umiliazioni e compiti ingrati, non era più il galoppino del “Million Dollar Man”, perché era lui il “Million Dollar Man” adesso!

Il match successivo fu lo Street Fight match tra i Nasty Boys e i Legion of Doom, valido per i titoli di coppia. Nonostante la stipulazione senza regole, non ci fu un ampio uso di oggetti contundenti, almeno finché i Nasty Boys non usarono il solito casco di Jimmy Hart per colpire Animal, pensando in uno schienamento sicuro, almeno finché… Animal non uscì dallo schienamento! Neanche il loro vecchio trucco era servito, e dopo aver tolto a Brian Knobbs & Jerry Sags le loro certezze, Hawk & Animal misero a segno la loro Doomsday Device! Era fatta: le cinture WWF erano le ultime che mancavano alla loro bacheca, e adesso i Legion of Doom potevano dire di aver conquistato ogni titolo in tutte le federazioni in cui avevano messo piede, alzando al cielo i più prestigiosi di tutti, quei titoli che visto il loro curriculum era solo questione di tempo prima di vederle stringere attorno alla loro vita.

La Doomsday Device decisiva

Dopo un match tra Greg “The Hammer” Valentine e Irwin R. Shyster (vinto dal secondo) fu finalmente il momento del main event, l’Handicap match tra Hulk Hogan & Ultimate Warrior e il Triangle of Terror! Tra Ric Flair e Undertaker l’Hulkster e il Guerriero avevano avuto tanto a cui pensare nelle settimane precedenti, ma furono comunque molto concentrati sul match, anche grazie a Sid Justice, che si dimostrò un arbitro rigorosissimo, impedendo a Sgt. Slaughter qualunque strategia sporca seppur tecnicamente “legal”, come la sua cinta usata come frusta. A trionfare furono Ultimate Warrior e Hulk Hogan, che per una volta giocò sporco tanto quanto i suoi avversari, lontano dagli occhi di Sid infatti l’Hulkster accecò Slaughter con della polvere, per poi usare la sua iconica Leg Drop, chiudendo forse per sempre la questione col trio iracheno.

Dopo i festeggiamenti post-match, arrivò il vero main event: il matrimonio tra “Macho Man” Randy Savage e Miss Elizabeth! Era la prima volta che un PPV non si chiudeva con un incontro, ma l’occasione era più che giustificata, vista l’importanza dell’evento, perché quella sera il cielo sopra il Madison Square Garden non brillava di stelle, ma di sogni. Quella sera la folla non era lì solo per i colpi, le cadute o le cinture. No. Quella sera erano lì per assistere a un atto di amore puro, di redenzione, di eterno. 

I riflettori si abbassarono, e la musica cambiò: era il momento del “Match made in Heaven”, e nessuno osò ridere, perché in quel momento anche i cuori più duri sentirono un fremito. Come annunciato Savage entrò con una versione bianco-oro del suo solito costume, mentre Miss Elizabeth, beh… Miss Elizabeth, elegante e regale come sempre. L’eterna first lady, la donna gentile e silenziosa che per anni era stata al suo fianco, nei momenti di gloria e in quelli più oscuri. Avanzava con grazia, vestita di bianco, come se fosse scesa da una nuvola. Il pubblico tratteneva il fiato: nessuno lanciava cori o fischi, perché in quel ring, per una volta, si celebrava la bellezza della vita, non la violenza dello sport. E poi il bacio. L’abbraccio. E la musica che li accompagnava mentre lasciavano il ring, mano nella mano. E il Madison Square Garden esplose in un tripudio di lacrime, applausi, e urla. Non erano solo spettatori. Erano testimoni di una favola diventata realtà.

Nonostante la lunga lista di nemici che Savage si era costruito, la cerimonia filò tutta liscia, e non ci fu spazio che per il loro amore. Fu tutto quello che un matrimonio doveva essere: una celebrazione dei due, che avevano regalato tanti momenti indimenticabili al pubblico, e che ora dopo aver superato tante difficoltà potevano vivere tutta la vita insieme lasciandosi il peggio alle spalle, consapevoli che anche nei momenti più bui si sarebbero trovati l’un l’altro per supportarsi, in salite e in malattia, finchè morte non li avrebbe separati.

Era il degno lieto fine di una favola che li aveva visti amarsi, poi odiarsi, e poi amarsi di nuovo, la chiusura di un cerchio che alla fine non poteva che riunirli per sempre. Randy Savage aveva perso la carriera, ma questo gli aveva permesso di capire cosa contasse davvero, e che tipo di uomo voleva essere, e la risposta non poteva che essere “il marito di Elizabeth”.

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