Aprile 1991: le Georgia si dichiara indipendente dall’Unione Sovietica, al cinema escono Il Vendicatore, Un Bacio Prima di Morire, Oscar, e Bella, Bionda e… Dice Sempre Di Sì, mentre Future Love Paradise di Seal viene rilasciato come singolo:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Mr. Perfect

Campioni di coppia: i Nasty Boys (Brian Knobbs & Jerry Sags)

Pace nel Golfo, guerra a Stamford

Hulk Hogan aveva riportato la pace in WWF, estendendo il trionfo degli Stati Uniti sull’Iraq anche nel suo campo di gioco, il wrestling. Ma ci voleva ben di più per fermare definitivamente Sgt. Slaughter, che anzi con l’aggiunta del colonnello Mustafa alla sua task force aveva persino raddoppiato le sue forze. Che gli iracheni non si sarebbero fermati venne chiarito anche dalla diffusione di un video girato immediatamente dopo la vittoria di Hogan nel main event di WrestleMania VII, in cui l’Hulkster nel rientrare nel suo camerino scoprì che ci si erano intrufolati Slaughter e Adnan… che gli spararono una palla di fuoco in faccia! Era chiaro che per Sgt. Slaughter e soci l’Hulkster aveva vinto sì la battaglia, ma non la guerra!

Ma neanche Hogan sarebbe stato solo, perché Ultimate Warrior era più che pronto a dargli una mano: il Guerriero ancora voleva farla pagare a Slaughter per quanto successo a Royal Rumble, e ora che aveva costretto “Macho Man” Randy Savage alla pensione anticipata poteva concentrarsi su di lui con tutte le sue forze! Dopo aver salvato la propria carriera e posto fine a quella di Randy Savage il funerale per Ultimate Warrior che Brother Love aveva commissionato ad Undertaker e Paul Bearer non era più necessario, anche perché Brother Love lasciò la federazione poco prima di WrestleMania VII. Con lui la WWF perse anche il suo principale talk show, ma per compensare ne arrivarono altri, come il Barber’s Shop di Brutus “The Barber” Beefcake (finalmente tornato dopo 9 lunghi mesi di assenza), o il Funeral Parlor, spazio condotto proprio dal suo amico Paul Bearer.

Il set del Funeral Parlor era cupo come il suo conduttore: pieno di fumo, com candele, una bara esposta sullo sfondo, e Paul Bearer, con la sua voce lugubre e lo stile di introduzione da programma horror non faceva che rendere tutto più inquietante. Ci voleva un certo coraggio per essere ospiti al Funeral Parlor, e tra i pochi che ebbero il fegato c’era proprio Ultimate Warrior ospite di una delle primissime puntate, vedendosi dare il “benvenuto” con una bara personalizzata con il suo logo, quella che era stata commissionata da Brother Love. Il Guerriero entrò sapendo di potersi trovare in una trappola, e infatti Bearer cominciò a provocare parlando della fine che lo attendeva e della morte come inevitabile. Ma Ultimate Warrior controbatté prontamente: già a WrestleMania VII aveva sfidato il suo destino, e gli Dei avevano chiaramente risposto che la sua ora non era ancora giunta! Ma il Guerriero avrebbe avuto presto l’occasione di provare le sue parole… perché la morte spuntò proprio alle sua spalle sotto forma di Undertaker!

Il Becchino sorprese il Guerriero da dietro, in modo improvviso e silenzioso come solo lui sapeva fare, colpendolo con dei violentissimi colpi per poi scagliarlo dentro la bara! Ultimate Warrior provò a lottare, ma Undertaker ebbe la meglio e chiuse il coperchio, con Bearer che sigillò la bara, per poi abbandonare Ultimate Warrior al suo destino! Dall’interno si sentirono colpi: Ultimate Warrior cercò di uscire, ma neanche la sua immensa forza poteva sfondare una bara, per di più in uno spazio così angusto. Di fronte alla drammaticità della scena, un gruppo di arbitri e ufficiali accorse per aprire la bara, mentre l’ossigeno dentro la bara si esauriva sempre di più. Passarono minuti interminabili, in cui tentarono di aprirla con ogni modo: piedi di porco, trapani, martelli, e tanto altro, mentre i rumori da dentro la cassa si affievolivano. Quando la bara finalmente si aprì, Ultimate Warrior sembrava ridotto in fin di vita, sudato, esausto e apparentemente privo di sensi. Il Guerriero fu rianimato dagli ufficiali, mentre il pubblico rimase col fiato sospeso tutto il tempo, terrorizzato all’idea di veder morire in diretta uno dei suoi idoli. Il segmento fu criticato da genitori e associazioni, perché molti bambini erano davvero convinti che Ultimate Warrior fosse vicino alla morte, e fu subito considerato uno dei momenti più inquietanti mai visti nella storia della WWF.

Dopo essere stato quasi sepolto vivo Ultimate Warrior fu piuttosto provato, ma non c’era tempo per fermarsi, perché sebbene ormai il titolo WWF non fosse più di Sgt. Slaughter, il Guerriero aveva ancora un conto in sospeso con lui, e lo avrebbe saldato al Saturday Night’s Main Event.

Finalmente arrivò il match tra i due, dove Ultimate Warrior fu in controllo per quasi tutto il tempo, per di più lottando davanti agli occhi di Randy Savage, l’uomo a cui aveva troncato la carriera, che dopo WrestleMania VII iniziò a svolgere il ruolo di commentatore e intervistatore. Presto però le attenzioni del pubblico andarono a bordo ring, dove si presentò Paul Bearer trascinando la già vista bara personalizzata di Ultimate Warrior, che quando si aprì ne uscì… Undertaker! Ultimate Warrior era uno dei lottatori più coraggiosi e formidabili della WWF, ma persino lui rimase paralizzato dalla della scena, memore anche della sua traumatica esperienza al Funeral Parlor: il Becchino era tornato a reclamare il suo corpo! Se Ultimate Warrior si poteva dire che provasse, se non paura, per lo meno un pò di soggezione non si poteva dire lo stesso di Undertaker, perché Undertaker era paura.

Il Guerriero si ritrovò solo contro tutti in una situazione disperata, non solo contro Undertaker e Sgt. Slaughter, ma anche contro il generale Adnan e il colonnello Mustafa, ma per fortuna in suo aiuto arrivò Hulk Hogan, che tentò di cacciare Undertaker colpendolo con la cintura WWF, ma il Becchino non lo smosse di un centimetro! L’Hulkster riuscì comunque a mandare in fuga il gruppo iracheno, mentre Ultimate Warrior cercò di contrastare Undertaker con delle Shoulder Block, quelle Shoulder Block che avevano costretto Randy Savage al ritiro. Ma non importa quante volte cercava di colpirlo: Undertaker era praticamente impervio al dolore, e non si spostò di un centimetro! All’ennesimo tentativo, il Guerriero riuscì per lo meno a scaraventarlo fuori dal ring… con Undertaker che cadde in piedi! Più passavano i mesi e più la figura di Undertaker assumeva contorni sovrannaturali, come se l’unica cosa in grado di contrastarlo non fosse di questo mondo. In fondo quanti potevano dire di aver lasciato stizziti sia Hulk Hogan che Ultimate Warrior?

La crudeltà di Earthquake

Dopo aver battuto Rick Martel in un difficile Blindfold match a WrestleMania VII, Jake “The Snake” Roberts fu chiamato a una sfida non meno impegnativa affrontando Earthquake. Tuttavia, per quanto difficile fosse, Roberts aveva già tenuto testa a tanti altri giganti grazie alla paura universale per i serpenti e in particolare per il suo Damien, con cui era riuscito a tenere testa persino ad André the Giant. Tuttavia, il match con Earthquake prese una piega inaspettata…

Earthquake sapeva bene del terrore che Damien incuteva in tutti, lui compreso, e pertanto decise di prendere di mira proprio il serpente. Durante il match infatti Earthquake bloccò le braccia di Roberts tra le corde, così che potesse essere assolutamente inerme, ma il Terremoto umano non ne approfittò per accanirsi su di lui, no, ma per prendersela con Damien, ancora chiuso dentro al sacco! Lì i peggiori incubi di Roberts si realizzarono: Earthquake mirò il sacco, prese la rincorsa, e ci piombò addosso con la Earthquake Splash!

Roberts era immobilizzato non solo dalle corde, ma da un mix di rabbia e incredulità per quanto fosse successo. Neanche serviva aprire il sacco per capire cosa poteva essere successo a un povero serpente su cui si era posato un gigante di oltre 200 kg. Damien era chiaramente morto, schiacciato dal peso di Earthquake, in quello che fu il momento più cupo e drammatico della storia delle federazione. In WWF se n’erano viste di cose deplorevoli, molte compiute proprio da Earthquake, ma questa superava qualunque crudeltà: uccidere un animale senza alcuna pietà in diretta televisiva, davanti a bambini e famiglie, era inaccettabile, qualcosa che neanche gli heel più spietati erano mai arrivati a fare, ma Earthquake di umano aveva ben poco. Jake Roberts aveva sempre avuto un legame speciale con Damien, ma ora Damien non c’era più, schiacciato dalla brutalità di Earthquake, e se per i fan assistere all’esecuzione del serpente fu piuttosto turbante, per Roberts sarebbe stato qualcosa che non avrebbe mai dimenticato in vita sua.

“The Snake” poteva essere piuttosto pericoloso se spinto oltre, e per tenere fede al suo soprannome e onorare quello di Damien presentò il “fratello”, un pitone dal poco rassicurante nome di Lucifer, portandolo con sé anche durante il match dove avrebbe potuto dare il via alla sua vendetta contro Earthquake: una Battle Royal a 20 uomini che si svolse al Saturday Night’s Main Event, dove avrebbe potuto contare anche sulla presenza dei più grandi nemici di Earthquake, ossia Hulk Hogan e Tugboat. Il Terremoto Umano nel corso della Battle Royal riuscì a eliminare proprio “The Snake”, mentre Hogan a sorpresa venne eliminato dal suo amico Tugboat! Un’eliminazione che l’Hulkster non prese benissimo: certo, tutti sapevano che in una Battle Royal le amicizie hanno un peso relativo, ma era piuttosto evidente che Tugboat si fosse concentrato appositamente sull’Hulkster, come se non avesse aspettato altro che l’occasione più propizia per farlo fuori. Tugboat venne eliminato a sua volta da Shawn Michaels, mentre a vincere la Battle Royal fu Mr. Perfect.

Tugboat elimina a sorpresa Hulk Hogan

Cuore diviso

I Nasty Boys erano usciti da WrestleMania VII per la prima volta come campioni di coppia, ma c’erano i Legion of Doom pronti a sfidarli alla prima occasione, come ribadirono da ospiti al Barber’s Shop. Erano loro dunque i contendenti n.1, anche perché i campioni uscenti Bret Hart & Jim Neidhart non avrebbero tentato di riconquistarle, perché dopo 6 lunghi anni passati a combattere l’uno a fianco all’altro… avevano deciso di separarsi! Ne furono tutti ovviamente dispiaciuti: la Hart Foundation era la coppia più “vecchia” in attività in WWF, ma dietro questa importante decisione non c’erano né attriti né altro, semplicemente Bret Hart aveva deciso di tentare una carriera solista. La Hart Foundation fu dunque una delle rare coppie a separarsi pacificamente, e poi in fondo i due erano pur sempre cognati, dunque sempre pronti ad esserci l’uno per l’altro.

In una federazione dominata dai giganti era difficile prevedere cosa avrebbe ottenuto Bret Hart, che però aveva già dato prova di sé in più occasioni. Nonostante il membro più imponente e forzuto della coppia fosse ovviamente Jim Neidhart, era sempre stato Bret a esaltarsi nelle grandi occasioni: da WrestleMania IV, dove fu l’ultimo rimasto della Battle Royal poi vinta da Bad News Brown, alla Royal Rumble del 1988, dove resistette più di chiunque altro segnando il primo record di permanenza del match, fino all’ultimo Survivor Series, dove se l’era giocata alla pari con Ted DiBiase, sfiorando più volte la vittoria.

Bret era indubbiamente il più talentuoso dei figli del leggendario Stu Hart, e in generale il wrestler più tecnico di tutta la WWF. Tutto quello che gli serviva era solo una maggior esperienza da singolo dopo tanti anni accanto a “The Anvil”, che ne approfittò per prendersi qualche mese di pausa e recuperare da alcuni infortuni. Se molti wrestler una volta avviata una carriera solista tendevano a cambiare molto di sé per imporsi con la loro nuova identità e distaccarsi dal passato, Bret Hart rimase sé stesso sia nel look che nella musica, che nelle usanze, mantenendo anche la tradizione di dare a un fortunato bambino i suoi occhiali da sole ogni volta che si avviava nel ring. Ciò che cambiò fu il suo nuovo modo di concludere i match: una nuova mossa finale per sottomettere piuttosto inusuale, che prima in WWF si era vista usare solo da Ron Garvin per battere Greg Valentine nel loro Submission match al Royal Rumble dell’anno prima, una sorta di incrocio tra una Figure 4 Leg Lock e una Boston Crab, che Bret Hart chiamò la Sharpshooter.

La Sharpshooter

Bret dimostrò subito di essere all’altezza dei pezzi grossi: al Saturday Night’s Main Event affrontò anche Ted DiBiase (con la sua nuova manager Sensational Sherri), con cui non aveva mai digerito la sconfitta a Survivor Series. Anche stavolta l’Hitman non riuscì a batterlo, con il match che finì per doppio count out, ma riuscì a provare ancora una volta che poteva legittimamente ritagliarsi uno spazio importante anche in mezzo ai grandi nomi.

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