Marzo 1991: dopo una squalifica per doping Diego Armando Maradona gioca la sua ultima partita col Napoli, Balla Coi Lupi si aggiudica l’Oscar per Miglior Film, Riccardo Cocciante vince Sanremo con Se Stiamo Insieme, nelle sale giochi arriva Street Fighter II, al cinema escono The Doors, Tartarughe Ninja II: Il Segreto di Ooze, Nikita, Tutto Può Accadere, Insieme Per Forza, Conflitto di Classe, e New Jack City, mentre il successo del momento è Joyride dei Roxette:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Sgt. Slaughter

Campione Intercontinentale: Mr. Perfect

Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)

Fino alle fine

Alla fine di febbraio la Guerra del Golfo si era già conclusa: il conflitto vero e proprio era durato solo 210 giorni, con l’Iraq che dichiarò la liberazione del Kuwait. Tutti tirarono un enorme sospiro di sollievo: gli Stati Uniti avevano vinto e l’Iraq aveva perso la guerra, dunque Sgt. Slaughter rimaneva uno degli ultimi “avamposti” di Saddam Hussein ancora in piedi. Ma non era solo per quello che Hulk Hogan avrebbe dovuto combattere a WrestleMania VII, perché la guerra era stata sì vinta, ma i deliri di Saddam avevano comunque portato alla morte di 382 soldati, 382 persone che non sarebbero tornate dalle proprie famiglie. L’Hulkster avrebbe combattuto per loro, per tutti coloro che avevano visto la loro vita stravolta per un inutile conflitto ordito da un pazzo, e per liberare la WWF da uno dei suoi più squilibrati sostenitori.

Sgt. Slaughter con Saddam Hussein e Adnan

La sconfitta della guerra poteva dare una bella batosta a Sgt. Slaughter, ma paradossalmente poteva persino essere un fattore a suo favore, perché ora non avrebbe avuto più nulla da perdere, e proprio per questo avrebbe usato ogni mezzo necessario, lecito o illecito, pur di sconfiggere Hulk Hogan. Le chance di Slaughter non fecero che aumentare quando presentò al mondo il suo nuovo alleato, il colonnello Mustafa, che lo avrebbe affiancato insieme al solito Adnan nella lotta contro gli Stati Uniti.

Sgt. Slaughter aveva ancora il pieno supporto di Saddam Hussein, come testimoniarono delle foto che li ritraevano insieme, e dopo la sconfitta nel Golfo era anzi il suo ultimo avamposto nella guerra agli Stati Uniti. Fiero di una tale fiducia, l’ex marine continuò a incutere terrore nei cuori degli Hulkamaniacs continuando a bruciare tutti i simboli dell’Hulkamania (come la classica maglietta con scritto “Hulk Rules”), facendo temere il peggio in vista di WrestleMania VII per Hogan, che avrebbe lottato con un tipo di minaccia completamente nuova, e proprio per questo incredibilmente spaventosa.

Avevano invece tutto da perdere Ultimate Warrior e il “Macho King” Randy Savage, per quello che senza esagerazioni sarebbe stato il match della loro vita. La loro eredità, tutto ciò che avevano rappresentato… per uno dei due sarebbe presto finito tutto, e più i giorni passavano sul calendario più erano consapevoli che quelli sarebbero potuti essere i loro ultimi giorni come wrestler: le urla dei fan, le corde, l’adrenalina, i sogni di gloria… tutto ciò che più amavano, per uno sarebbero potuti sparire per sempre! Era una questione di vita o di morte, dunque tutti erano certi avrebbero combattuto fino all’ultimo sangue, perché non farlo avrebbe voluto dire il peggio.

A prescindere da chi avesse vinto, sarebbe stata una grossa perdita per tutta la WWF, visti gli innumerevoli momenti memorabili che entrambi avevano regalato. Giunto in WWF 6 anni prima, Randy Savage si era subito imposto come l’individuo più carismatico di tutta la WWF dopo l’Hulkster: la sua abilità al microfono, unita alla presenza della dolce Miss Elizabeth, unica donna in un mondo pieno di testosterone, lo avevano reso un’autentica icona della federazione, un innovatore su tutti i fronti, anche grazie a uno stile di lotta veloce fatto di manovre spettacolari e ad alto rischio che gli avevano permesso di sfoderare un classico come il match contro Ricky Steamboat a WrestleMania III. E poi l’incredibile scalata: l’alleanza con Hulk Hogan, i Mega Powers, l’incredibile nottata di WrestleMania IV in cui entrò nella leggenda per sempre. 

Ultimate Warrior invece era arrivato in WWF un paio d’anni dopo il “Macho King”, svettando subito per il suo look, la sua incontenibile energia, e la sua capacità di parlare meglio coi fatti che con le parole, fino a diventare l’unico a eguagliare Hulk Hogan in quanto a popolarità grazie alla sua travolgente ascesa: come a SummerSlam 1988, dove pose fine al regno Intercontinentale più lungo di sempre in meno di un minuto, per non parlare dell’esaltazione che infondeva quando strapazzava André the Giant come fosse un peso leggero, e poi la sera della consacrazione, la leggendaria ultimate challenge di WrestleMania VI, dove divenne il primo (e unico) a battere Hulk Hogan in modo netto e corretto, venendo investito dell’onore di essere il suo legittimo erede. Entrambi avevano scritto pagine di storia della disciplina e dispensato decine e decine di momenti memorabili… momenti che sarebbero spariti come lacrime nella pioggia, perché a WrestleMania VII, per uno dei due sarebbe stato il momento di andarsene!

Sia il Guerriero che Savage erano abituati alla pressione, sapevano cosa voleva dire avere tutti gli occhi addosso, ma non per questo la tensione li divorava dentro: persino Ultimate Warrior, che mai lasciava che le mozioni prendessero il sopravvento, perse il controllo durante una puntata del Brother Love Show, dove all’ennesima provocazione di Brother Love (che da settimane ripeteva senza sosta che Randy Savage avrebbe vinto facilmente, commissionando persino ad Undertaker e Paul Bearer un funerale per la carriera del Guerriero) distrusse completamente il set del Brother Love Show, dando anche una sonora lezione al suo conduttore.

Nessuno aveva mai osato mettere le mani addosso a Brother Love come lui, ma la posta in palio a WrestleMania VII sembrava aver messo pressione persino all’inscalfibile Ultimate Warrior, consapevole che quelli sarebbero potuti essere i suoi ultimi giorni da eroe del pubblico…

24/3/1991 – WrestleMania VII

E sulla Memorial Sports Arena di Los Angeles, California, si spostarono tutti gli occhi del mondo, che per l’occasione fu acchittata tutta a tema stelle e strisce… WrestleMania VII poteva iniziare! A inaugurare la serata furono i Rockers, che combatterono contro Haku & Barbarian della Heenan Family, confermandosi come la coppia più spettacolare in circolazione e battendo gli uomini di Heenan col loro solito stile.

Dopo fu il turno di Texas Tornado, il primo della famiglia Von Erich a lottare a WrestleMania, che sconfisse Dino Bravo senza grande difficoltà, per poi lasciare spazio a due dei lottatori più forzuti della federazione: British Bulldog e The Warlord! Alla sua prima WrestleMania da solista, Bulldog non tradì le attese, trionfando grazie alla sua Powerslam e riuscendo persino a rompere la Full Nelson di Warlord, temuta praticamente da ogni atleta della federazione.

British Bulldog, alla sua prima WrestleMania da solista

Fu poi il momento del primo match titolato della serata: quello tra la Hart Foundation e i Nasty Boys per i titoli di coppia! Si prospettava come una sfida assolutamente inedita e piena di incertezze: Brian Knobbs & Jerry Sags erano tosti, ma non potevano di certo competere con l’esperienza della Hart Foundation, che sembrarono in controllo della situazione per quasi tutto il match. Appena arrivò il momento dell’Hart Attack sembrava solo questione di tempo affinché arrivasse la fina, ma proprio lì Jimmy Hart passò a Sags il casco che portava sempre con sé, con cui colpì la testa di Neidhart, strappando una sorprendente vittoria!

I Nasty Boys alla prima occasione buona avevano già conquistato le cinture! “The Mouth of the South” ce l’aveva fatta: aveva nuovamente rovinato la festa i suoi ex clienti, che a distanza di anni ancora non poteva sopportare di vedere con le cinture alla vita! E non fu neanche l’unica soddisfazione che Jimmy Hart si levò quella sera, perché il suo fiore all’occhiello Earthquake demolì Greg “The Hammer” Valentine senza grosse esitazioni, confermando quanto il Terremoto umano fosse temibile anche se uscito sconfitto dalla rivalità con Hulk Hogan.

Seguì poi il Blindfold match tra i due rivali più persistenti della WWF, Jake “The Snake” Roberts e Rick Martel. Vista la particolare stipulazione, il match non fu proprio spettacolare, ma fu comunque qualcosa di mai visto prima. Martel era completamente spaesato, mentre Roberts sembrava muoversi con più naturalezza: i mesi passati con la vista compromessa gli avevano insegnato meglio a usare gli altri sensi, e ad agire con pazienza. Inoltre il pubblico diede una mano non da poco a Roberts, indicando “Sì” e “No” a seconda di dove lui puntava il dito, così da capire dove si trovasse Martel. La vicinanza dei fan, l’istinto, e la voglia di vendetta premiarono “The Snake”, che anche con un sacco in testa riuscì a prendere la testa di “The Model” per farlo secco con la DDT, riuscendo finalmente a togliersi una soddisfazione con l’odiato e narcisistico rivale.

Il bizzarro Blindfold match

Fu poi il momento del debutto a WrestleMania di Undertaker, che avrebbe affrontato il leggendario “Superfly” Jimmy Snuka. Il figiano era uno degli uomini più esperti della WWF, ma aveva ormai aveva 47 anni e un corpo martoriato dai troppi voli, e Undertaker se ne sbarazzò con incredibile semplicità dopo appena 4 minuti di match, schienandolo  con la sua variante della Piledriver, la Tombstone!

Il match successivo fu il primo main event della serata, che alcuni attendevano persino più di quello vero: “Macho King” Randy Savage vs Ultimate Warrior, con il perdente costretto a ritirarsi per sempre! L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, quella dei match che si vivono una sola volta nella vita, cosa che si rifletté persino nelle entrate di Savage e del Guerriero, consapevoli che quelli sarebbero potuti essere i loro attimi da wrestler. Si avviarono infatti nel ring con molta più calma del solito, con entrate lunghe e solenni (persino Ultimate Warrior, le cui entrate erano sempre piuttosto veloci), come se stessero per vivere quel brivido per l’ultima volta, assaporando ogni istante.

Ma quello che più rubò l’occhio durante le loro entrate fu la presenza di una donna che difficilmente non si poteva non notare tra il pubblico: si trattava di Miss Elizabeth! La first lady del wrestling era tornata dopo un anno di assenza, e per un’occasione decisamente speciale. Qualcuno avrebbe potuto chiamarla sindrome di Stoccolma, ma tra lei e Savage negli anni ne erano successe di cose: c’erano stati gelosia, possessività, e persino maltrattamenti, ma anche gioie, momenti indimenticabili, e tanta affinità… un legame altamente imperfetto e rivedibile, oltre che finito nel peggiore dei modi, ma impossibile da spezzare, sia nell’amore che nell’odio, perché per quante ne avessero passate tantissime insieme, vista l’importanza e l’influenza che avevano avuto nelle reciproche vite, Elizabeth semplicemente non poteva non esserci.

Miss Elizabeth sugli spalti

Già dai primi istanti del match, Savage iniziò a provare i primi pentimenti ad aver messo in palio la sua carriera proprio contro una forza al di là di ogni comprensione come Ultimate Warrior, che quella sera fu a dir poco granitico e assolutamente inscalfibile, e il confronto sembrava assolutamente impari per Savage, che riusciva a rimettersi in gioco solo quando c’era Sherri ad intervenire. A dirla tutta la sua Regina intervenne molto più del solito, e non riusciva a stare ferma un secondo, cercando di inserirsi alla minima occasione, tentando anche a colpire il Guerriero con uno dei suoi tacchi, prendendo però in pieno Savage! Era chiaro che il “Macho King” doveva spingersi oltre i limiti per vincere: non appene ci fu la possibilità salì sulla terza corda per eseguire la sua Elbow Drop, e per assicurarsi che il Guerriero fosse davvero KO, e si arrampicò sul paletto per colpirlo con un’altra Elbow Drop… per poi farne un’altra ancora… e un’altra ancora… e un’altra ancora!

Il “Macho King” per andare a colpo sicuro era piombato su Ultimate Warrior con 5 Elbow Drop consecutive: Ultimate Warrior aveva il torace a brandelli, ma appena Savage gli si poggiò sopra per lo schienamento… uscì al 2! Nessuno sembrava credere a una tale dimostrazione di resistenza: solo Hulk Hogan era uscito dall’Elbow Drop di Savage, e Ultimate Warrior aveva fatto altrettanto dopo averne incassate 5 di fila! 

Tutte quelle vane Elbow Drop avevano svuotato Savage fisicamente e mentalmente, e Ultimate Warrior ne approfittò per mettere il suo sigillo sul match, sollevando il “Macho King” con la sua classica Gorilla Press di preludio alla Warrior Splash! Il Guerriero non sembrava aver minimamente patito tutte quelle mosse finali, connettendo poi la sua per quello che poteva essere l’atto finale della carriera di Savage, che al conto di 2… con un colpo di reni uscì! Nessuno sembrava crederci, perché nessuno era mai uscito dalla Warrior Splash, ma quello che aveva fatto Savage aveva ben poco di razionale o spiegabile: quel colpo di reni era puro istinto di sopravvivenza, istintivo e incontrollato, l’ultimo colpo di coda di un uomo che sentiva arrivare la sua fine, ma che non aveva intenzione di arrendersi all’ineluttabilità del fato! Il pubblico non aveva mai esistito a due wrestler uscire dalle rispettive mosse finali nello stesso match, e il primo a essere sotto shock fu lo stesso Ultimate Warrior, che iniziò a guardare le sue mani e i suoi muscoli, come se avesse perso fiducia in sé stesso: mai si era sentito così fallibile, così impotente, era come se le misteriose forze che gli avevano donato la sua forza erculea lo avessero abbandonato, come un supereroe che perde i poteri, iniziando allora a chiedersi quanto possa valere senza quei poteri divini!

Ultimate Warrior ha perso i posteri?

I secondi che seguirono non furono più semplice wrestling, ma pura epica moderna, e gli uomini sul ring non erano più “Ultimate Warrior” e “Randy Savage”, ma un Dio che affrontava un semplice uomo, rimanendo sconvolto da quanto l’umana tenacia potesse spingerlo a sfidare il divino, e persino a morire, pur di scalfire la sua divinità! Lo spaesato Ultimate Warrior appariva così umano, incredulo, e persino battibile, dando quindi non poca fiducia in Savage, che però troppo sicuro di sé fece il passo più lungo della gamba, piombando sul Guerriero con un Double Axe Handle che andò a vuoto addosso alle barriere di sicurezza. Con Savage a terra, a quel punto le urla dei fan e il calore ridiedero a Ultimate Warrior la carica di sempre, tanto che iniziò a tremare, ma non di paura, bensì di pura e incontrollabile energia cinetica. Il Dio era pronto a scatenare tutta la sua furia sull’Uomo!

In quel momento Ultimate Warrior divenne una bomba atomica sul punto di esplodere: la sua forza prodigiosa era tornata, e forse era persino troppa, visto che sembrava non poterla più controllare: il Guerriero iniziò infatti a colpirlo con le sue classiche e inarrestabili Shoulder Block, scaraventandolo Savage ogni volta fuori dal ring, rendendo di fatto impossibile schienarlo. Quelle Shoulder Block per il “Macho King” furono come essere investiti da un TIR: il corpo di Savage ormai sembrava quasi privo di vita, distrutto da un uomo che in quel momento poteva tenere testa a un grizzly, e a stento si reggeva sulle sue gambe. Investito da una forza che neanche il suo portatore sembrava più controllare, a quel punto schienare Savage assomigliava più a un atto di pietà, e Ultimate Warrior non esitò oltre, mettendogli il piede sopra il petto per schienarlo con fare tribale, come un uomo delle caverne appena tornato dal villaggio, eroico e fiero, dopo aver ucciso la preda più tosta di tutta la sua vita. E così finì per sempre la carriera di Randy Savage, l’uomo che osò sfidare un Dio.

La fine della carriera di Randy Savage

Sherri era in uno stato di shock, incredula che il suo Re avesse fallito il match più importante di tutti: lei non se la faceva con i perdenti, e invece che salire sul ring per consolare Savage lo prese a calci! La beffa finale per (l’ormai ex) “Macho King” era servita: sconfitto, costretto al ritiro, e ora picchiato da quella che doveva essere la sua regina, che lo trattò come un giocattolo guasto, troppo debole per una vipera ambiziosa come lei.

Ma a salvare la dignità di Savage, che non meritava un uscita di scena così umiliante, fu una donna coraggiosa come solo le donne innamorate possono essere, che scavalcò le barriere di sicurezza per cacciare via quell’arpia di Sherri, pronta a tutto per fermarla nonostante non fosse una lottatrice, una donna che anche Savage, appena riprese i sensi, poté vedere: era Miss Elizabeth, l’unica persona che in fondo tenesse a lui più di qualsiasi altra cosa.

Elizabeth tentò di aprire bocca per dire qualcosa ma non ci riuscì, troppo sopraffatta dalle emozioni, tanto che l’unica cosa che le uscì furono lacrime di malinconia, ma anche di gioia, per quello che con tutti i suoi difetti rimaneva l’uomo della sua vita. I due non si dissero nulla: bastarono i loro sguardi per dirsi tutte le cose che non si erano detti quando erano ancora un tutt’uno, e tutti i bei momenti passati insieme sembrarono tornargli in mente, rendendosi conto di quanto fossero stati stupidi a separarsi, e senza perdere altro tempo in futili risentimenti si abbracciarono in una lunga, sentita, e sincera stretta, che spazzò via anni di incomprensioni e litigi, per lasciare spazio a nient’altro che il loro amore!

Come nelle favole

Sugli spalti come sul ring, tra i fan sgorgarono lacrime di commozione, e mentre nella sua testa tutti i momenti più belli della sua carriera, Savage si mise Miss Elizabeth sulla spalla, come fece in quella magica notte di WrestleMania IV, quando lui e lei erano in cima al mondo, per godersi l’affetto dei fan un’ultima volta in mezzo al ring, come se il vero vincitore della serata fosse lui. Perché quella sera Randy Savage aveva perso la carriera, ma aveva ritrovato Miss Elizabeth, i suoi fan, e soprattutto, aveva ritrovato sé stesso.

Il più bello dei finali

Dopo un Tag Team match tra i Demolition e il duo giapponese formato da Genichiro Tenryu & Koji Kitano, vinto incredibilmente dai secondi, il match successivo fu quello per la cintura Intercontinentale tra Big Boss Man e il campione Mr. Perfect, che come al solito aveva dalla sua il solito Bobby “The Brain” Heenan sempre pronto a intervenire in suo favore. Ma anche Big Boss Man aveva un angelo custode, seppur inaspettato, perché per proteggerlo dai tiri mancini di “The Brain” arrivò… André the Giant! Dopo essere stato costretto a posticipare il suo rientro a gennaio, André finalmente tornò a farsi vedere, e come da pronostico tornò per mettere i bastoni tra le ruote al suo malvagio ex manager, ma per quanto rassicurante la presenza del gigante francese fosse, neanche lui poteva bloccare Barbarian e Haku, che arrivarono per attaccare Big Boss Man, permettendo così a Mr. Perfect di mantenere la cintura per squalifica.

Il match successivo fu il Tag Team match tra i Power and Glory e i Legion of Doom, che a WrestleMania VII avrebbero potuto ambire ai titoli di coppia se non fosse stato per Hercules & Paul Roma: una motivazione più che sufficiente per tramortirli con tutta la loro potenza e batterli in appena… 59 secondi! Hawk & Animal avevano appena messo a segno una delle vittorie più veloci della storia di WrestleMania, e con i Nasty Boys ora nuovi campioni, chissà se i titoli non fossero presto stati sui loro radar…

Arrivò poi il momento dell’atto finale nel processo di indipendenza di Virgil: l’atteso match contro Ted DiBiase! Nessuno conosceva il “Million Dollar Man” meglio di lui, e in più aveva anche il supporto di “Rowdy” Roddy Piper” dalla sua, sebbene non proprio al 100%: lo scozzese infatti si presentò zoppicante e con una stampella, sebbene nessuno sapesse come si fosse infortunato. Piper comunque aiutò Virgil come meglio poteva, permettendogli di vincere per count out: non esattamente quello che DiBiase si aspettava dalla serata, che per la rabbia chiuse Virgil nella Million Dollar Dream più soffocante che avesse mai eseguito. Anche se con una sola gamba, “Hot Rod” cercò di aiutare nuovamente Virgil, ma venne poi attaccato da… Queen Sherri! Neanche si era separata da Randy Savage che già Sherri si era trovata un nuovo cliente, e che cliente… l’uomo più ricco di tutta la WWF! Il “Million Dollar Man” si accanì contro Virgil e Piper usando la stampella di quest’ultimo come arma, per poi tornarsene nel backstage con la sua nuova alleata, formando così una nuova coppia di esseri spregevoli che sembrano fatti l’uno per l’altra.

E dopo una veloce vittoria di The Mountie, che si impose sul ben più esperto Tito Santana in appena 1 minuto e mezzo, finalmente arrivò il main event: Sgt. Slaughter vs Hulk Hogan per il titolo WWF! Quella sera non ci fu un singolo americano che non era con la testa o con il cuore al main event di WrestleMania VII, che fu pieno di stelle e VIP anche per la location di Los Angeles a fare da cornice: Donald Trump, Chuck Norris, Henry Winkler, Lou Ferrigno, Macaulay Culkin, e tanti altri, tutti pronti ad assistere al main event dell’anno, e tutti ovviamente col tifo rivolto ad un Hulk Hogan come non mai in veste di eroe nazionale.

Sgt. Slaughter era talmente concentrato che iniziò il match senza neanche sfilarsi il titolo WWF dalla vita, come se avesse sentore che presto gli sarebbe stato strappato via, come se incrociare lo sguardo con lo sguardo di Hogan gli avesse improvvisamente messo paura: l’Hulkster aveva lo sguardo di chi non aspettava altro che togliergli la cintura, gli occhi della tigre che gli avevano regalato tanta gloria, e forse Slaughter per la prima volta aveva realizzato che errore fosse stato mettersi contro di lui!

Slaughter non si fece alcuno scrupolo a usare subito i suoi sporchi metodi, sguinzagliando subito il fido Adnan contro l’Hulkster, e usando una sedia per colpirlo dopo appena un paio di minuti di match davanti all’arbitro Earl Hebner, che per fortuna usò il buon senso e non lo squalificò: quello era il match che tutti aspettavano, e di certo il main event di WrestleMania non poteva finire per squalifica dopo appena 2 minuti! Certe vili scappatoie non avrebbero funzionato, ma proprio per questo Slaughter ne approfittò, usando la sedia più e più volte davanti all’arbitro, sapendo bene che non avrebbe rovinato la serata agli americani facendogli mantenere il titolo per squalifica.

Hogan stava lottando con un arbitro incredibilmente permissivo: un fattore che poteva essere sia una benedizione, evitando che Sgt. Slaughter mantenesse vigliaccamente il titolo per squalifica, ma anche una maledizione, visto che lo fece grondare di sangue dalla fronte. Far sanguinare l’Hulkster davanti a tutti i piccoli Hulkamaniacs così da dimostrarne la fallibilità, a dispetto della sua immagine di eroe imbattibile, era il primo obiettivo di Slaughter, che poi lo chiuse nella sua Camel Clutch.

Hogan ridotto a una maschera di sangue

Nell’arena ci fu come un senso di déjà vu alla vista di Hogan bloccato nella Camel Clutch contro un uomo che odiava gli Stati Uniti con tutto sé stesso, e che rappresentava il Paese più ostile agli States: un’immagine già vista il 23 gennaio di 7 anni prima, il giorno in cui Hogan vinse il suo primo titolo WWF contro Iron Sheik dando inizio all’Hulkamania. E tutti si ricordavano come andò a finire: Hogan ruppe la Camel Clutch dell’iraniano, per poi sollevarsi eroicamente, e trionfare con la Leg Drop!

E forse quell’immagine tornò in mente anche all’Hulkster, perché seppur sanguinante, seppur contro tutto e tutti, trovò la forza di rompere la presa, per poi scatenare su Slaughter tutte le sue energie! A quel punto Hogan era carico come non mai, e connesse finalmente la sua Leg Drop, con l’arbitro che non poté far altro che contare fino a 3! L’Hukster ce l’aveva fatta, più malconcio del solito, ma comunque vincitore! Hulk Hogan era campione WWF per la terza volta, un risultato mai raggiunto da nessuno nella storia (Bruno Sammartino era riuscito a vincere il titolo 2 volte, ma mai una terza), a dimostrazione della sua grandezza. Adesso la Guerra del Golfo poteva davvero dirsi chiusa, e a porvi fine era stato Hulk Hogan!

3 volte campione WWF, nessuno come Hogan

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