Gennaio 1991: Twin Peaks arriva anche in Italia, le truppe americane entrano in Iraq, su Italia 1 debutta Studio Aperto, al cinema escono Lionheart, Non Senza Mia Figlia, Uomini al Passo, e Zanna Bianca, mentre il disco più venduto è Crazy World degli Scorpions, con la celebre Wind of Change:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Ultimate Warrior
– Campione Intercontinentale: Mr. Perfect
– Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)
L’uomo di Saddam
Royal Rumble era -ovviamente- sinonimo di Royal Rumble match, che come tutti gli anni avrebbe avuto tra i partecipanti alcuni dei nomi più caldi di tutta la WWF: quest’anno avrebbero partecipato Hulk Hogan, Earthquake, Randy Savage, Greg Valentine, Rick Martel, Jake Roberts, Undertaker, Tito Santana, Mr. Perfect, e tantissimi altri, tra cui il rientrante André the Giant, finalmente di ritorno dopo 9 mesi di assenza! Ad eccezione di alcuni match combattuti in Giappone, il gigante francese non si vedeva da WrestleMania VI, da quando finalmente si ribellò a Bobby “The Brain” Heenan dopo 3 anni al suo servizio. Tutti non vedevano l’ora di riabbracciarlo come l’idolo che era sempre stato prima di unirsi alla Heenan Family, pur sapendo che appena avrebbe fatto ritorno sarebbe diventato il bersaglio primario di “The Brain”: in sua assenza troppi avevano iniziato a fare la voce grossa, da Earthquake a Sgt. Slaughter, e il ritorno del più grande gigante di sempre non poteva che portare un bel clima in WWF!

Purtroppo però, nonostante la sua presenza fosse stata largamente pubblicizzata, André fu costretto a dare forfait al PPV a causa di un infortunio, facendo tirare un sospiro di sollievo a Bobby Heenan, che comunque aveva non poche gatte da pelare: c’era ancora il problema Big Boss Man da sistemare, che “The Brain” sperò di risolvere una volta per tutte mandandogli contro The Barbarian proprio a Royal Rumble, e poi c’era anche un altro che finì sulla lista di Heenan, un nome apparentemente non temibile, un giovane chiamato Shane Douglas.
Douglas aveva debuttato l’estate precedente, e nonostante si vedesse più negli house show che in TV, mise a segno un bel filotto di vittorie consecutive, seppur contro avversari di basso livello. La possibile svolta però arrivò pochi giorni prima di Royal Rumble, quando incredibilmente riuscì a battere un vetrano come Haku, da sempre considerato da Bobby Heenan come uno dei suoi uomini più affidabili. Douglas avrebbe partecipato anche alla Royal Rumble, mostrandosi finalmente in un contesto più competitivo, e nonostante la presenza di nomi più esperti e altisonanti di lui chissà se non si fosse potuta rivelare una piccola sorpresa…

Ma per una volta, non sarebbe stata la Rissa Reale ad attirare tutte le attenzioni dei fan, perché per la prima volta a Royal Rumble sarebbe stato difeso il titolo WWF, in un match che avrebbe interessato non solo i fan di wrestling, ma tutti gli Stati Uniti. La situazione in Medio Oriente era sempre più tesa: dopo l’ultimatum lanciato dalle Nazioni Unite ad abbandonare il Kuwait, l’Iraq rifiutò ogni forma di ritirata, con il Presidente George H. Bush che ordinò l’ingresso delle truppe americane nel Paese. Se prima la guerra era solo una probabile prospettiva, adesso era una certezza!

Ma per fortuna a frapporsi tra Sgt. Slaughter e il titolo WWF non ci sarebbe stato un uomo qualsiasi, ma l’imbattibile Ultimate Warrior, l’unico capace di rassicurare i fan sul futuro della cintura. Il Guerriero forse non era la persona più interessata alla politica internazionale, ma era il rappresentante della WWF, e sapeva riconoscere un farabutto quando ne vedeva uno. Tuttavia in mezzo ai due poteva ancora inserirsi il “Macho King” Randy Savage, che insisteva in ogni modo affinché il match tra Sgt. Slaughter e Ultimate Warrior non fosse per il titolo WWF, ma non c’era verso di cambiare le cose: la cintura sarebbe stata in palio, che a Savage andasse bene o no.

La rivolta contro i padroni
Ted DiBiase era carichissimo per il Tag Team match tra lui e Virgil contro Dusty & Dustin Rhodes, tanto da non notare quello che invece tutti i fan stavano pian piano notando: Virgil aveva iniziato a essere piuttosto insofferente verso di lui. Sin dal suo debutto, Virgil era sempre stato il tuttofare di DiBiase: autista, massaggiatore, braccio destro, guardia del corpo, manager, partner nel ring… ma ormai il “Million Dollar Man” sembrava trattarlo più come uno schiavo a cui delegare i compiti più umilianti, senza mai riconoscere l’importanza che aveva avuto Virgil per i risultati ottenuti da DiBiase negli anni. Il Million Dollar Man” contro i suoi avversari usava sempre Virgil come esempio vivente di persona che farebbe di tutto per lui per soldi, ma quell’etichetta ormai sembrava essere stretta per lui, che sentiva di meritare più considerazione di quella di semplice lustrascarpe o di massaggiatore pronto a eseguire qualsiasi cosa alla vista dei verdoni.

Virgil non era l’unico che sembrava cercare qualcosa di più, perché anche Greg “The Hammer” Valentine dopo anni sotto i servizi di Jimmy Hart sentiva che era arrivato il momento di cambiare. A dicembre infatti Honky Tonk Man aveva lasciato la federazione, sancendo anche la fine dei Rhythm & Blues, facendolo tornare alla carriera di singolo. Una sera però, durante un match contro Saba Simba ci fu un malinteso con Jimmy Hart, che per sbaglio spaccò in testa a Valentina la chitarra di Honky Tonk Man. Naturalmente il colpo non era rivolto a lui, ma a Simba, ma a “The Hammer” sembrava non importare: non voleva più Hart dalla sua, era in cerca di nuovi stimoli, e di certo non li avrebbe trovati stando ancora vicino a “The Mouth of the South”, che però -com’era suo tipico- non prese affatto bene la separazione.
19/1/1991 – Royal Rumble 1991
Miami Arena di Miami, Florida: questa la sede in cui le speranze dell’America di non vedere un traditore venduto all’Iraq alzare la cintura WWF si sarebbero riversate. Per capire il clima bastava dare uno sguardo all’apertura dell’evento, scandito dall’inno americano (tradizione solitamente riservata a WrestleMania). Nelle 48 ore precedenti a Royal Rumble ne erano successe di cose: le truppe statunitensi erano entrate in Iraq con “l’operazione Desert Storm”, il più importante dispiego di forze militari alleate dalla Seconda Guerra Mondiale. L’America era ufficialmente in guerra, la prima dopo il Vietnam, e in questo particolare clima, ora Royal Rumble poteva finalmente iniziare!

Il primo incontro fu un Tag Team match tra i Rockers e gli Orient Express, un match che sembrava prospettarsi come un opener veloce e senza tante pretese, e che invece si rivelò semplicemente il miglior match di coppia della storia della WWF: azioni veloci e coordinate, ribaltamenti di fronte, manovre spettacolari, e tanto altro… questo regalarono i 4 uomini sul ring, in particolare Marty Jannetty & Shawn Michaels, autori di una prova maiuscola, che confermarono che forse non erano grossi come i Demolition, dominanti come i Legion of Doom, o solidi come la Hart Foundation, ma di certo erano i più spettacolari! Molti lo paragonarono al leggendario match tra Randy Savage e Ricky Steamboat di WrestleMania III per i folli ritmi, ma al di là di ogni paragone, quello che era certo era che nessuno avesse mai visto un match del genere in WWF. A trionfare furono con merito i Rockers, che seppur già popolari tra i fan si consacrarono definitivamente come team, forse la miglior coppia a non aver mai vinto i titoli.
Per far riprendere fiato al pubblico, subito dopo non andò in onda un match, ma un’intervista di “Mean” Gene Okerlund con ospite la perfida Queen Sherri, che si presentò senza il suo solito trucco, e parlò in modo stranamente pacato, per chiedere con un’insolita diplomazia ad Ultimate Warrior di ufficializzare il match per il titolo WWF che Randy Savage reclamava da mesi. Il campione WWF venne fuori per rispondere a Sherri, che a quel punto le tentò tutte pur di strappare un sì. Fu stranamente gentile con Ultimate Warrior nei modi, finché non iniziò persino a toccarlo in modo provocante… Sherri stava cercando di sedurre il Guerriero per far ottenere il match! Il tutto con la regia di Randy Savage, che se ne stava nel backstage speranzoso che cedesse!

Ma Ultimate Warrior non era così disperato da aver bisogno delle attenzioni di un’arpia come Sherri per sentirsi meglio, e sapendo bene che non fosse altro che un puerile tentativo del “Macho King” di arrivare al titolo, la sua risposta fu uno sputo a terra! Inutile dire che la risposta fu negativa, mentre nel backstage Savage sembrò implodere dalla rabbia, come se non volesse far altro che uccidere il Guerriero con le sue mani. Fu poi il momento del match tra Barbarian e Big Boss Man, che si dimostrò nuovamente l’incubo di Bobby “The Brain” Heenan trionfando anche stavolta, lasciando così spazio al match più atteso della serata: Ultimate Warrior vs Sgt. Slaughter per il titolo WWF!
Ultimate Warrior sapeva che in gioco c’era molto di più della cintura WWF, ma l’onore della federazione e di tutti gli Stati Uniti in generale, e infatti si presentò col suo solito look, ma caratterizzato dai colori rosso-bianco-blu degli Stati Uniti, mentre Slaughter era pronto per quello che sarebbe stato il match più importante della sua vita: i suoi occhi erano iniettati di odio, era il suo primo match singolo in PPV (Slaughter aveva infatti lasciato la WWF nel 1984, prima ancora che esistesse WrestleMania), e aveva l’opportunità di regalare a Saddam Hussein un cimelio che neanche i soldi potevano comprare… la cintura WWF! Come promesso Sgt. Slaughter indossò gli stivali che gli aveva regalato Saddam, e appena il Guerriero arrivò nel ring, correndo come un forsennato come al suo solito, insieme ad Adnan tentò subito di colpirlo con la bandiera dell’Iraq, ma il campione WWF era troppo carico per essere preso così facilmente alla sprovvista, e si gettò addosso alla bandiera sfondandola!
Se Sgt. Slaughter era motivato, Ultimate Warrior lo era persino di più, e appena il match iniziò strapazzò il traditore come fosse un pupazzo: lo scaraventò da un lato all’altro del ring, lo investì con tutta la forza che aveva in corpo, e gli mise persino la bandiera irachena in bocca!

Insomma, non sembrava esserci affatto partita, ma il Guerriero dovette fare i conti con un fattore non così imprevisto: l’intervento di Queen Sherri e Randy Savage, furioso come non mai per il suo rifiuto di qualche minuto prima. Lontano dagli occhi dell’arbitro, il “Macho King” attaccò Ultimate Warrior buttandogli addosso un faro di illuminazione, dando a Slaughter il tempo di rifiatare e di rimettersi in paro con il Guerriero, che con gli incessanti cori “U-S-A! U-S-A!” del pubblico trovò la forza di reagire.

Ma Randy Savage non aveva intenzione di lasciare che il Guerriero uscisse dall’arena con il titolo ancora alla vita, e tornò all’attacco alla prima occasione propizia, stavolta anche con Sherri. Ci voleva ben altro però per mettere in difficoltà Ultimate Warrior, che sollevò Sherri con una Gorilla Press per poi gettarla addosso a Savage! Per Ultimate Warrior sembrava il momento perfetto per chiudere il match, quando all’improvviso Randy Savage -ancora una volta lontano dallo sguardo dell’arbitro- gli spaccò il suo scettro in testa al Guerriero! Persino una testa dura come la sua non poteva essere uscita illesa da uno scettro fatto di oro massiccio e diamanti distrutto addosso!

A quel punto per Slaughter fu un gioco da ragazzi tenere Ultimate Warrior a terra quanto bastava per il contro di 3. In quel momento non ci furono né fischi, né urla, ma solo l’assoluto silenzio, il suono dell’incredulità assoluta, come quando Ivan Koloff mise fine ai 7 anni di regno di Bruno Sammartino nel 1971, o quando André the Giant schienò Hulk Hogan 3 anni prima: non perché Slaughter non fosse un lottatore degno, ma perché il titolo più prestigioso dello sport americano per eccellenza era finito nelle mani del nemico! Nessuno riusciva a crederci: Sgt. Slaughter aveva battuto Ultimate Warrior! Era come se i 28 gloriosi anni di storia della cintura avessero appena cessato di esistere, e ora non si poteva fare altro che ammettere che il titolo che era appartenuto a leggende come Buddy Rogers, Bruno Sammartino, Billy Graham, Pedro Morales, Bob Backlund, e Hulk Hogan, ora appartenesse a Saddam Hussein!
Per anni si erano visti eroi trionfare al termine di lunghe rivalità tutte condite dal lieto fine, ma non stavolta, perché stavolta era stato il male a trionfare sul bene, e contro ogni pronostico l’eroe eletto dal popolo aveva fallito! Persino Howard Finkel ci mise parecchio a metabolizzare prima di annunciare Sgt. Slaughter nuovo campione WWF: tutti si aspettavano un miracolo, una sorte di intervento divino per portare giustizia, qualcuno urlò anche “Hogan! Hogan!”, sperando che per un qualche miracolo l’Hulkster arrivasse a riprendersi la cintura con la forza, o anche solo a rassicurare tutti che quello era solo un brutto sogno, ma Hogan non arrivò, e nessuno rassicurò i fan che era tutto uno scherzo o un incubo, perché era tutto vero: Sgt. Slaughter era il nuovo campione WWF!

Sgt. Slaughter divenne il secondo uomo a battere Ultimate Warrior, che però non sembrava avere il nuovo campione WWF in testa, ma solo e soltanto una persona: il “Macho King” Randy Savage, che dal momento che aveva aiutato Slaughter a conquistare il titolo WWF, sebbene non fosse in affari con lui, si poteva considerare un traditore della patria tanto quanto lui!
Dopo lo scioccante cambio di titolo ci fu il debutto in PPV di The Mountie (che vinse contro Koko B, Ware), per poi lasciare spazio al Tag Team match tra Ted DiBiase & Virgil contro Dusty & Dustin Rhodes.

Naturalmente DiBiase & Virgil aumentarono i carichi ogni volta che l’uomo legale era l’inesperto Dustin, ma presto dovettero fare i conti con altro: Virgil infatti colpì per sbaglio il suo padrone, nonostante il colpo fosse diretto a Rhodes, ma “Million Dollar Man” andò comunque su tutte le furie, pestandolo come fosse un avversario e cacciandolo addirittura dal ring. Anche senza Virgil, DiBiase trovò la forza di lottare da solo, schienando l’American Dream con un Roll Up, ma a prescindere dalla vittoria non si erano mai visti il “Million Dollar Man” e Virgil avere certi attriti: dovevano chiarirsi, quanto il tuo boss ti paga profumatamente come DiBiase, “chiarirsi” significa genuflettersi! DiBiase esigé che Virgil gli portasse la Million Dollar Belt per allacciargliela attorno alla vita, e quel punto Virgil fu chiamato a fare una scelta, forse la più importante della sua vita: continuare a vivere una vita di agiatezze a costo della sua dignità, oppure ribellarsi, e arrivato il momento scelse la seconda!
Virgil colpì DiBiase con la sua cintura, mentre il pubblico esplose di gioia: finalmente si era ribellato a DiBiase, che ora vedeva il suo principio che “tutti hanno un prezzo” più traballante che mai. Se persino il suo servitore più fedele, che lo accompagnava sin dal debutto, alla lunga aveva preferito la dignità ai suoi soldi, allora DiBiase poteva considerarsi finito, mentre Virgil aveva ridato al mondo un pò speranza, dimostrando che non tutti hanno un prezzo!
Dopo lo scioccante momento, arrivò finalmente l’annuale Royal Rumble match. A iniziare furono i canadesi Bret Hart e Dino Bravo, che vennero presto raggiunti da una serie di pesi massimi. La maggior parte dei grossi nomi di questa edizione fu concentrata nei primi ingressi: solo nei primi 10 arrivarono Greg Valentine, Texas Tornado, Hercules, Rick Martel, e Jake Roberts, la cui vista ormai sembrava tornata dopo settimane di test medici e tensioni. Il suo obiettivo non poteva che essere “The Model”, che cercò di buttare fuori in ogni modo dopo quanto gli aveva fatto.
Non fu l’unica rivalità a trovare continuazione nella Royal Rumble, visto che Valentine si ritrovò ad affrontare gli uomini di Jimmy Hart, pieno di risentimento verso “The Hammer” dopo la loro separazione, che però si tolse la soddisfazione di eliminare Bravo. L’ingresso che cambiò tutto però fu quello di Kane (che tornò a farsi chiamare solamente “The Undertaker”, come al suo debutto a Survivor Series), che gettò il cuore di tutti i contendenti nel terrore più totale. Non ci fu invece l’atteso confronto tra Demolition e Legion of Doom, visto che non si trovarono mai tutti e quattro contemporaneamente nel ring: Hawk & Animal riuscirono però ad eliminare Undertaker, anche se singolarmente non durarono moltissimo.

Fece particolarmente bene il giovane Shane Douglas, che dopo aver battuto Haku si dimostrò un prospetto interessante con una solida prova di 26 minuti, venendo poi buttato fuori da Brian Knobbs dei Nasty Boys. L’ingresso n°18 invece fu l’unico “vuoto”: era quello previsto per Randy Savage, che però dopo quanto fatto a Ultimate Warrior pensò bene di lasciare l’arena. La Royal Rumble stavolta fu dunque a 29 uomini invece che a 30, e nella seconda parte del match si aggiunsero nomi grossi come Jim Duggan, Earthquake, Mr. Perfect (che l’anno prima era stato eliminato per ultimo) e soprattutto Hulk Hogan, vincitore dell’ultima edizione. All’ennesimo confronto con Earthquake, ormai l’Hulkster non aveva più paura di niente, e quando venne raggiunto da Tugboat ne ebbe ancor di meno.

Si fece particolarmente notare anche British Bulldog, che oltra a durare più di mezz’ora eliminò nomi di prestigio come Mr. Perfect, Haku, e soprattutto Rick Martel, che resistette ben 52 minuti nel ring, battendo di 8 minuti il precedente record di permanenza sancito Ted DiBiase dell’anno prima, togliendosi anche la soddisfazione di eliminare il suo rivale Jake Roberts. L’inglese si fece strada ritrovandosi persino nei final four, gli ultimi quattro rimasti, insieme a Brian Knobbs, Earthquake, ed Hulk Hogan! A eliminare British Bulldog furono Earthquake e Knobbs, che neanche alleandosi riuscirono a formare Hogan: prima l’Hulkster eliminò il Nasty Boy, riservando ad Earthquake “l’onore” di essere eliminato per ultimo! Hulk Hogan aveva trionfato su Earthquake ancora una volta, e soprattutto, aveva vinto la Royal Rumble per il secondo anno di fila, diventando anche il primo a vincerla per 2 volte!

La sua vittoria fu l’unica luce di una serata amara, rimasta impressa a tutti per la vittoria di Sgt. Slaughter, e l’Hulkster lo sapeva bene: dare speranza agli altri era lo scopo della sua vita, e proprio per questo durante le celebrazioni andò tra il pubblico, prendendo ed esponendo alle telecamere un cartello di un fan, con scritto “Saddam e Sgt. Slaughter si arrenderanno“. Un semplice messaggio di speranza o una “promessa” di Hogan?





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