Giugno 1990: iniziano i Mondiali di Italia ‘90, i Detroit Pistons vincono l’NBA, anche in Italia arriva Beautiful, al cinema escono Atto di Forza, Dick Tracy, Gremlins 2, Robocop 2, Ancora 48 Ore, e Giorni di Tuono, mentre gli Alice in Chains rilasciano al loro We Die Young:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Ultimate Warrior

Campione Intercontinentale: Mr. Perfect

Campioni di coppia: i Demolition (Ax & Smash)

L’Hulkamania è finita?

Dopo il pestaggio subito al Brother Love Show, Hulk Hogan non si fece più vedere, e il pubblico iniziò a presagire il peggio. Certo, Earthquake lo aveva colpito duro, ma in carriera l’Hulkster aveva subito anche di peggio, riuscendo poi a tornare sempre, più forte e carico di prima. Abituati a questo pensiero sembrava solo questione di tempo prima che Hogan tornasse, prendesse il microfono di “Mean” Gene Okerlund, e si strappasse la maglietta per caricarsi prima di dare una sonora lezione a Earthquake, ma più le settimane passavano e più questo scenario assumeva le dimensioni di una semplice fantasia nella testa dei fan, che si chiedevano che fine avesse fatto il loro eroe. Hogan sembrava sparito, e senza che trapelasse alcuna notizia rassicurante su di lui.

Il tempo passava, ma le notizie non arrivavano, tanto che le speculazioni si facevano sempre più pessimiste (si diffuse persino la voce che stesse meditando il ritiro dal wrestling!), mentre tutti si iniziarono a porre la domanda più inquietante: e se fosse stato tutto vero? Se fosse stato Earthquake il solo responsabile della sua sconfitta di WrestleMania VI? E se l’Hulkamania fosse arrivata definitivamente al tramonto? Certo, in tanti c’avevano provato a metterlo fuori gioco, e in tanti si erano bullati di aver messo fine all’Hulkamania, salvo poi essere puniti dallo stesso Hogan, ma stavolta era diverso, perché se c’era una cosa che WrestleMania VI aveva dimostrato, era che persino il grande Hulk Hogan potesse cadere, e che persino lui, in fondo, non era altro che un essere umano, fatto di carne e ossa.

Hogan non era mai stato assente per così tanto tempo dalla WWF, neanche nel 1988, quando dopo WrestleMania VI si prese una pausa per recuperare da tutti gli acciacchi e le fatiche rimediate dopo ben 4 anni di regno da campione WWF (oltre che per dedicarsi alle riprese di No Holds Barred). La sconfitta rimediata contro Ultimate Warrior, la prima in WWF per lui, unita alla brutale esecuzione subita da Earthquake sembravamo aver minato le sue certezze: per la prima volta l’Hulkster non si sentiva più invincibile, come se Superman avesse appena scoperto dell’esistenza della kryptonite. Aveva forse perso gli occhi della tigre come Rocky Balboa su Rocky III, il film che gli aveva dato fama nazionale?

Un’immagine ormai appartenente al passato?

A dare aggiornamenti su Hogan ci pensò Tugboat, che era stato particolarmente vicino a lui nell’ultimo periodo, che avvisò i fan con un appello rivolto a tutti loro: che se c’era qualcuno che poteva riaccendere il fuoco del suo spirito combattivo, quelli erano proprio gli Hulkamaniacs! Tugboat invitò tutti quanti, soprattutto i bambini, a scrivere lettere di supporto verso Hogan, un appello a cui si unirono anche il suo amico Brutus “The Barber” Beefcake, i Rockers, Tito Santana, “Hacksaw” Jim Duggan, e tanti altri, tutti uniti con un unico scopo: non far sentire solo Hogan, e invitarlo a tornare più forte di prima!

Migliaia di bambini mandarono le loro lettere di incoraggiamento al loro eroe giallorosso, e tutti ricevettero in cambio nella loro cassetta postale delle cartoline autografate da Hogan in persona, con una semplice ma importantissima postilla: “Grazie”. Forse i piccoli Hulkamaniacs stavano davvero ricaricando di energia Hogan, e nei loro cuori la speranza di rivedere presto il loro eroe tornare iniziò a riaffiorare.

Una delle cartoline firmate da Hulk Hogan

Intanto, in assenza di Hulk Hogan, Earthquake continuava a mandare all’ospedale tutti i malcapitati che aveva a tiro con la sua Earthquake Splash. Nessuno sembrava in grado di fermarlo: Ultimate Warrior era impegnato in altre faccende, e tutti gli altri sembravano avere paure che Earthquake potesse costargli la carriera. Dopotutto se aveva costretto l’invincibile Hulk Hogan all’esilio, che speranze potevano avere loro? Ma non tutti erano disposti a tenere la testa bassa per la paura, come Jim Duggan, che aveva sperimentato la potenza di Earthquake a WrestleMania VI, trovando però la forza di rialzarsi. Duggan era uno degli uomini più determinati della federazione, spinto da un cuore combattivo e determinato, e per lanciare un messaggio di resistenza a tutti irruppe durante un match di Earthquake, per costringerlo alla fuga col suo col suo 2×4! Earthquake poteva anche essere un orco spietato e indistruttibile, ma finché ci sarebbero stati in giro uomini coraggiosi come Duggan, non avrebbe mai vinto!

A volte ritornano

Orfani di Hulk Hogan, le speranze di tutti i fan di vedere il bene ancora trionfare erano tutte riposte in Ultimate Warrior, che presto avrebbe dovuto difendere la cintura WWF da quella che a tutti gli effetti si poteva definire la sua nemesi, “Ravishing” Rick Rude. Bobby “The Brain” Heenan era sicuro come non mai della vittoria del suo assistito (tanto che intimò “Mean” Gene Okerlund di annunciarlo come “il prossimo campione WWF”), che dedicava ogni minuto del suo tempo a una preparazione fisica e atletica senza precedenti, tanto che lui e il Guerriero non si sfiorarono praticamente mai, tanta era la dedizione di Rude in vista del match.

Nel frattempo Heenan doveva occuparsi anche di Mr. Perfect, il nuovo campione Intercontinentale, che trovò subito il suo primo pretendente al titolo: Brutus “The Barber” Beefcake, uno sfidante che non poteva essere più ovvio, dopo tutto quello che era successo tra i due nei mesi precedenti. “The Barber” si era guadagnato il diritto di affrontare Mr. Perfect per lo stesso motivo per cui Heenan pretendeva che Rick Rude fosse il primo sfidante di Ultimate Warrior: se Rude era il contendente al titolo WWF per aver battuto per primo il Guerriero, allora Beefcake era stato il primo ad aver mai schienato il nuovo campione Intercontinentale, e la sfida sarebbe avvenuta nel palcoscenico più prestigioso dell’estate, SummerSlam!

Era appena scoppiata la guerra tra Jake “The Snake” Roberts e Bad News Brown, che sapeva già dove colpire l’avversario: se Roberts terrorizzava tutti grazie al suo fido Damien, Brown individuò proprio nel suo serpente il suo punto debole. Mentre “The Snake” era impegnato in un match infatti, Brown lo attaccò con tutto ciò che aveva, e mentre era privo di sensi, prese una sedia per avvicinarsi minacciosamente al sacco dove alloggiava Damien, senza che fosse troppo difficile capire cosa volesse fare: voleva uccidere Damien mentre era dentro al sacco! Per fortuna Roberts rinvenne in tempo, e fermò Brown prima che potesse far del male al suo amico, ma il fatto che il duro di Harlem fosse disposto a portare la loro rivalità a tanto non lasciò presagire nulla di buono per “The Snake”

Intanto dopo mesi di rivalità, Ted DiBiase decise di colpire Big Boss Man ancora più a fondo, puntando sulla fama di onesto e irreprensibile poliziotto che si era fatto da quando aveva rifiutato il suo tentativo di corruzione: forse non poteva comprarlo, ma poteva pur sempre screditarlo! Il “Million Dollar Man” usò tutte le sue risorse per approfondire il passato di Big Boss Man, così da dimostrare che non era affatto quel poliziotto giusto e irreprensibile che voleva apparire. Una volta scoperto che era stato anche una guardia carceraria, DiBiase andò a trovare alcuni ex detenuti che erano stati nella prigione in cui lavorava Big Boss Man. Tutti lo descrissero come sadico e violento, un despota che pestava i detenuti per puro piacere, e come se non bastasse, DiBiase scavò ancora di più nel suo passato, intervistando persino la sua maestra delle elementari, o il suo coach di football al liceo, tutti concordi nel farne un ritratto non proprio lusinghiero.

Tre sono troppi

Si avvicinava il match tra i Demolition e la Hart Foundation per i titoli di coppia, che però cambiò radicalmente scenario quando Ax & Smash presero una decisione epocale, che avrebbe cambiato il concetto di categoria di coppia: dopo aver passato 3 anni in due, introdussero un terzo membro, chiamato Crush, non meno grosso dei già colossali Ax & Smash. Adesso per la Hart Foundation cambiava tutto, così come cambiavano le certezze dai fan : come era possibile che una coppia diventasse un trio? E soprattutto, come e con quale criterio i Demolition avrebbero difeso le loro cinture di coppia se ora erano in tre?

Bret Hart & Jim Neidhart erano esterrefatti, e si chiesero come il Presidente WWF Jack Tunney avesse potuto consentire una cosa del genere, ma in realtà i Demolition non stavano infrangendo nessuna regola, anzi, sarebbero stati i primi della storia della WWF ad usufruire della Freebird rule, una regola speciale che consentiva a un team di poter difendere le proprie cinture di coppia anche con membri diversi.

Adesso per la Hart Foundation qualunque strategia sarebbe stata inutile, perché non avrebbero saputo fino all’ultimo chi avrebbero affrontato, se i soliti Ax & Smash, o Smash & Crush, o Crush & Ax, e lo stesso sarebbe valso per tutti gli avversari dei Demolition, che con l’aggiunta di Crush potevano prolungare il loro regno per chissà quanto tempo ancora.

Ax, Smash, e Crush

Chi invece sembravano ormai definitivamente separati, senza che neanche un terzo membro potesse far ritrovare coesione, erano i Bolsheviks, la cui situazione era ormai irreparabile. La separazione del duo sovietico fu confermato da un match combattuto tra Nikolai Volkoff e Boris Zhukov, dove i due mostrarono tutta la loro differenza di vedute: Zhukov prima del match eseguì come sempre l’inno sovietico, mentre Volkoff a sorpresa cantò… quello americano! L’arena esplose in un mix di gioia e di incedibilità: proprio Nikolai Volkoff, che per anni aveva ostentato i suoi sentimenti anti-americani come pochi, cantava le note della nazione che più odiava!

Era anche il segno di quanto stava succedendo nel mondo: l’Unione Sovietica ormai si stava sgretolando, e i rapporti tra Stati Uniti e Russia non erano più tesi come una volta, e dopo tanti anni persino Volkoff era stanco di ostilità e conflitti, ma anche incuriosito e aperto a un nuovo stile di vita occientale.

Per Zhukov vedere Volkoff svendersi ai valori americani era veramente troppo, e durante il match attaccò l’ex partner col suo stivale come un posseduto, tanto che l’arbitro dovette chiamare la squalifica. Di certo tra i due ex Bolsheviks non sarebbe finita lì, e sarebbe stato curioso vedere il russo Nikolai Volkoff in un’inedita veste di beniamino del pubblico, simbolo di come stavano cambiando i tempi.

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