Maggio 1990: a Firenze scoppia una rivolta per il passaggio di Roberto Baggio dalla Fiorentina alla Juventus, a Roma si svolge per la prima volta il concerto del 1° maggio, il Milan di Arrigo Sacchi vince la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva, al cinema escono Ritorno al Futuro: Parte III, Classe 1999, e Cadillac Man, mentre tutti impazziscono per Pump Up the Jam dei Technotronic:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Ultimate Warrior
– Campione Intercontinentale: (vacante)
– Campioni di coppia: i Demolition (Ax & Smash)
Dietro un campione perfetto, c’è sempre un manager perfetto
Da poco nuovo campione WWF, Ultimate Warrior ebbe da subito il compito di rappresentare la federazione in un un palcoscenico di altissimo livello, perché la WWF tornò a collaborare dopo ben 5 anni con la NJPW, ma anche con la AJPW, per un super evento che si sarebbe svolto a Tokyo, chiamato semplicemente Wrestling Summit! Per la WWF parteciparono tanti grandi nomi, come “Macho King” Randy Savage, Jimmy “Superfly” Snuka, Tito Santana, Ted DiBiase, Bret Hart, Jake “The Snake” Roberts, e soprattutto, André the Giant e Hulk Hogan, che in Giappone ci avevano lottato per anni: il gigante francese avrebbe lottato a fianco del leggendario Giant Baba, l’unico gigante che poteva accostarsi a lui, in un Tag Team match da sogno contro i Demolition, mentre l’Hulkster avrebbe lottato in un autentico dream match contro il leggendario Stan Hansen, il gaijin che più di tutti aveva fatto carriera nel Sol Levante, tanto da essere ben più conosciuto in Giappone che negli Stati Uniti.

Ma anche negli States la situazione non era meno frizzante: il torneo per il titolo Intercontinentale proseguiva, e vide arrivare in finale Mr. Perfect e l’ex campione Tito Santana, dopo aver battuto rispettivamente Jimmy “Superfly” Snuka e Akeem ai quarti (nessuno dei due combatté alcuna semifinale perché gli altri quarti finirono in pareggio). A Mr. Perfect serviva rilanciarsi dopo le sconfitte subite contro Brutus “The Barber” Beefcake e Hulk Hogan in meno di un mese dopo 1 anno e mezzo di imbattibilità, e si presentò concentrato e determinato come non mai, battendo Santana grazie anche all’aiuto di un uomo, che a fine match presentò come il suo nuovo, perfetto manager… Bobby “The Brain” Heenan!
Non fu una grande sorpresa: anche se Heenan non aveva mai avuto Mr. Perfect tra i suoi clienti gli attestati di stima reciproci tra i due non erano mai mancati sin dal primo giorno: un anno e mezzo prima Heenan aveva fatto entrare Mr. Perfect nel suo team di Survivor Series, nonostante fosse poco più che un debuttante, con il nuovo campione Intercontinentale che ripagò la sua fiducia resistendo fino all’ultimo. Una collaborazione tra “The Brain” e Mr. Perfect, già nata sotto una buona stella all’epoca, era praticamente inevitabile, soprattutto ora che André the Giant aveva abbandonato la Family, e non era ancora finita, perché oltre al campione Intercontinentale Heenan aveva la possibilità di avere presto nella sua scuderia persino il campione WWF.

Ultimate Warrior aveva difeso il titolo WWF senza tante difficoltà contro Ted DiBiase in Giappone, pronto all’imminente sfida contro “Ravishing” Rick Rude, che con l’aiuto di Heenan continuava ad allenarsi come un ossesso per affrontare il Guerriero. I suoi video di allenamento mostravano un Rude diverso dal solito: meno megalomane e amante della sua immagine, concreto e pragmatico. Si era persino tagliati i suoi lunghi capelli in favore di un taglio più corto e pratico, lasciandosi alle spalle tutto ciò che considerava effimeto e non utile alla conquista della vetta e più focalizzato sul titolo WWF piuttosto che sul suo spropositato ego. Era un Rick Rude tutto nuovo, forse persino più pericoloso, indubbiamente più sicuro di sé perché consapevole di essere l’unico ad aver mai battuto l’inarrestabile Ultimate Warrior, qualcosa in cui persino il grande Hulk Hogan non era riuscito.
Se non era l’Hulkster ad essere in cima alla lista dei contendenti il motivo era anche Earthquake, che ormai seminava distruzione ovunque poggiasse lo sguardo, senza che nessuno sembrasse in grado di fermarlo. Le speranze di tutti erano ovviamente riposte in Hulk Hogan, che sul battere i giganti ci aveva costruito gran parte della sua leggenda, e stavolta avrebbe potuto trarre aiuto da un nuovo volto: l’imponente Tugboat, un marinaio dalla forza che aveva già debuttato in WWF a inizio anno, ma che ebbe per la prima volta il centro della scena al Brother Love Show, dove Hogan lo presentò come un suo protetto. L’Hulkster lo aveva scovato e allenato personalmente, come già fatto con Hillbilly Jim anni prima, e chissà se non presto non sarebbe stato utile per aiutarlo a contrastare Earthquake, visto il fisico simile.

Ma Hulk Hogan aveva le spalle abbastanza grosse da poterlo affrontare anche senza alcun aiuto, tanto che invitò Earthquake a farsi avanti per un vero faccia a faccia tra loro al Brother Love Show! A presentarsi fu il solo Jimmy Hart, che attribuì l’assenza del suo cliente a un infortunio, ma Earthquake non ci mise molto a farsi vedere, approfittando di un Hogan distratto per attaccarlo alle spalle con una sedia! Un gesto piuttosto codardo per l’uomo che sosteneva di aver distrutto da solo l’Hulkamania. Ma a Jimmy Hart e Earthquake non bastò, e il gigante si avventò su Hogan senza pietà, seppellendolo sotto i suoi 212 kg con ben 3 (!) Earthquake Splash, molto più di quanto un qualsiasi essere umano potesse sopportare.

A fermare Earthquake ci pensò una schiera di arbitri, che portarono con loro anche i soccorsi, perché Hogan non aveva fatto una bella cera. L’Hulkster non riusciva più a respirare, il peso di Earthquake gi aveva praticamente fracassato i polmoni, tanto che non riusciva neanche ad alzarsi, e venne portato via in barella, mentre tutti i bambini dell’arena piangevano disperati: non avevano mai visto il loro eroe fatto così inerme, debole, fatto a brandelli… Earthquake aveva dimostrato che se c’era qualcuno che poteva dire di aver ucciso l’Hulkamania quello era lui, mentre tutti si chiedevano se Hulk Hogan sarebbe stato in grado di rialzarsi anche stavolta…
La caduta sovietica
I Demolition erano tornati campioni di coppia a WrestleMania VI, ma il nome dei loro prossimi avversari già si conosceva: la Hart Foundation, che si erano candidati quando le cinture erano ancora della Colossal Connection. La guerra tra i due team iniziò già al Saturday Night’s Main Event di fine aprile, con Ax & Smash che fecero scoppiare il caos durante un un match tra Bret Hart & Jim Neidhart e i Rockers, dandi ai fan un piccolo elettrizzante anticipo della loro imminente sfida. Per riscaldarsi in vista dei Demolition la Hart Foundation affrontò i Bolsheviks, trionfando senza faticare più di tanto, e facendo persino scoppiare una piccola crisi all’interno dei Bolsheviks.

A fine match infatti Nikolai Volkoff e Boris Zhukov discussero in modo piuttosto animato, finché dopo qualche parola di troppo non iniziarono a picchiarsi tra di loro! Volkoff e Zhukov erano una delle coppie più longeve della WWF, ma non erano mai stati particolarmente competitivi nella categoria, nonostante Volkoff fosse stato anche campione di coppia con Iron Sheik: questo li aveva portati ad essere persino scaricati dal loro manager Slick, e ora che la frustrazione sembrava aver raggiunto il colmo. La settimana dopo comunque i due russi apparvero uniti come al solito, pronti ad affrontare i Rockers, affermando che si fosse trattato solo di un malinteso. Ma non appena vennero sconfitti da Marty Jannetty & Shawn Michaels le divergenze che sembravano aver messo da parte esplosero di nuovo. La situazione sembrava ormai irreparabile, e per quanto nessuno dei due fosse mai stato esattamente amato dal pubblico, fece sicuramente uno strano effetto veder separare una delle coppie più durature della federazione.
Rimanevano allineatissimi invece il “Macho King” Randy Savage e Queen Sherri, nonostante la sconfitta rimediata contro Dusty Rhodes e Sapphire a WrestleMania VI, talmente sulla stessa lunghezza d’onda da sembrare persino rinvigoriti nella loro crudeltà e la loro voglia di prevaricare sugli indifesi, tanto che continuarono a prendersela con la povera Sapphire. Dei due “reali” la più vendicativa fu ovviamente Sherri, che si era beccata lo schienamento a WrestleMania, che attaccò Sapphire in più occasioni, spesso alle spalle o mentre era distratta. Savage, sebbene non colpisse direttamente Sapphire, la intimidiva e ne approvava le umiliazioni con sorrisetti e frasi taglienti, finché la situazione non raggiunse il colmo quando Savage e Sherri la costrinsero a baciare gli stivali del “Macho King” in segno di sottomissione!

Dusty Rhodes era furibondo: mai aveva visto un wrestler trattare una fan in modo così umiliante, e proprio lui, che faceva della difesa della classe media un motivo d’orgoglio, promise che avrebbe lottato fino all’ultimo affinché Savage e Sherri la pagassero!




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