Aprile 1990: nelle TV americane debutta Twin Peaks, al cinema escono Cry Baby, L’Albero Del Male, Due Donne e un Assassino, mentre in radio risuona Advice For The Young At Heart dei Tears for Fears:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Ultimate Warrior
– Campioni di coppia: la Colossal Connection (André the Giant & Haku)
1/4/1990 – WrestleMania VI

Finalmente si arrivò allo Skydome di Toronto, in Canada, per la prima WrestleMania svoltasi fuori dagli Stati Uniti: uno stadio magnifico, degno di ospitare un evento di tale portata, che con la sua capienza consentì di raggiungere la massima affluenza per uno show WWF da WrestleMania III, con ben 67.678 spettatori!

A dare il via alle danze fu un match tra “The Model” Rick Martel e Koko B. Ware, utile a Martel per mettersi in mostra da singolo per la prima volta a WrestleMania, a ormai un anno dalla sua separazione da Tito Santana. Martel ottenne la vittoria grazie alla sua Boston Crab, per poi lasciare il ring al primo grande match della serata: Colossal Connection vs Demolition per le cinture di coppia! I Demolition si dimostrarono incredibilmente in forma e motivati, anche se a risultare decisivo non fu né Ax né Smash, bensì Haku, che colpì per sbaglio André con un Superkick facendolo incastrare tra le corde durante la caduta. Con André intrappolato, Haku dovette soccombere ad Ax & Smash, che con la loro Demolition Decapitation lo schienarono, riconquistando così i titoli di coppia!

Heenan era furioso come poche altre volte in vita sua, e mentre Ax & Smash se ne tornavano trionfanti nel backstage fece quello che prima non aveva mai fatto: se la prese con André. In 3 anni di collaborazione Heenan non aveva mai osato criticare il gigante francese, ma il periodo negativo in cui si trovava André adesso stava durando un pò troppo anche per lui, e per cercare di smuoverlo gli diede addirittura uno schiaffo! Nessuno poteva credere a quanto stesse accadendo, incluso André, che in risposta lo prese a schiaffi a sua volta! Haku tentò di fermare il gigante francese, ma era troppo tardi: l’umiliazione subita aveva fatto tornare André la furia di sempre, e non c’era verso di fermarlo.
André se ne andò sa solo, ritrovano una sensazione che non si ricordava neanche più quanto fosse inebriante: quella dei fan dalla sua parte, che per 15 lunghi anni gli aveva scaldato il cuore e lo aveva reso uno dei wrestler più amati d’America. Una sensazione che era andata perduta a causa di un manipolatore che gli aveva fatto il lavaggio del cervello facendogli dimenticare chi fossero i suoi veri amici, ma che finalmente ora sembrava tornata.

Subito dopo fu il momento di Hercules ed Earthquake, che diede ancora una volta dimostrazione della sua conclamata forza battendo Hercules in pochi minuti, per poi lasciare spazio al match tra Brutus “The Barber” Beefcake e l’imbattuto Mr. Perfect! Dopo l’umiliante taglio di capelli subito da The Genius, Mr. Perfect non poteva permettere a Beefcake di uscire di nuovo trionfante, ma “The Barber” si dimostrò ancora una volta superiore, e lo schienò dopo averlo scaraventato con una Catapult sul paletto d’acciaio! Dopo un anno e mezzo Mr. Perfect aveva perso la sua imbattibilità, e non fu l’unico trionfo della serata di Beefcake, perché dopo il match il barbiere della WWF continuò il suo taglio su The Genius (prontamente messo a dormire con la solita Sleeper Hold), lasciandolo con dei capelli persino peggiori della prima volta!

Il match successivo fu tra Bad News Brown e “Rowdy” Roddy Piper, tornato a lottare a WrestleMania dopo 3 anni, ossia dall’Hair vs Hair match con Adrian Adonis, che ispirò proprio Beefcake a diventare il barbiere ufficioso della federazione. Ma più che per questo il match fece parlare di sé per l’ennesima provocazione di Piper, che stavolta creò più controversia del solito: “Hot Rod” infatti si presentò col corpo e la faccia dipinti per metà di nero per prendersi gioco del colore della pelle di Brown (cosa che i nrealtà aveva già fatto qualche settimana prima durante un intervista con Gene Okerlund). La blackface di Piper fece parlare del match molto più dell’azione nel ring, anche perché l’incontro durò appena 6 minuti, finendo per doppio count out.

Seguì poi un Tag Team match tra i Bolsheviks e la Hart Foundation, che a Toronto erano ovviamente di casa, e sfruttando l’entusiasmo di lottare davanti ai loro compatrioti si sbarazzarono dei russi in appena 19 secondi, che rese il match il secondo più breve della storia di WrestleMania (il record apparteneva a King Kong Bundy, che batté SD Jones in soli 9 secondi nella prima edizione).
Ci fu poi un breve match tra Tito Santana e The Barbarian, appena separatosi da The Warlord e ultimo acquisto della Heenan Family, che diede una gioia all’amara serata di “The Brain” ottenendo una prestigiosa vittoria contro l’ex campione Intercontinentale. A seguire entrarono il “Macho King” Randy Savage & Queen Sherri per il loro Mixed Tag Team match contro Dusty Rhodes & Sapphire, che furono sostenuti a bordo ring da… Miss Elizabeth! Per la gioia del pubblico la first lady della WWF era tornata, dopo aver limitato la sua presenza gli ultimi mesi a poche sporadiche apparizioni (come il main event di SummerSlam), che però non si era affatto tradotto in un calo di popolarità, visto che i fan la accolsero con la consueta ovazione! La presenza di Elizabeth innervosì parecchio Savage, che perse anche il match a causa di Sapphire, che a sorpresa effettuò su Sherri (anche con l’aiuto di Elizabeth) lo schienamento vincente!

Dopo un Tag Team match tra i nuovi Orient Express di Mr, Fuji, che ottennero un’importante vittoria contro i Rockers per count out, fu il momento di Dino Bravo e “Hacksaw” Jim Duggan, che sconfisse “l’uomo più forte del mondo” con il suo 2×4, anche se le conseguenza di questa vittoria non mancarono: a match finito infatti Earthquake si scagliò su di lui con tutta la sua forza, piombandogli ripetutamente addosso con la sua mossa finale, la Earthquake Splash, per ben 3 volte! Ancora una volta ad avere l’ultima parola fu Earthquake, ormai una delle più grandi minacce della WWF, di cui presto se ne sarebbero accorti tutti.
Il match successivo fu tra Ted DiBiase e Jake “The Snake” Roberts per la Million Dollar Belt, che si rivelò uno dei match che scaldò maggiormente il pubblico. Nessuno aveva mai osato colpire DiBiase nelle sue tasche come Roberts, dunque il “Million Dollar Man” sentiva particolarmente questa sfida: l’idea di fare a pezzi Roberts lo ossessionava da mesi, tanto che lo chiuse in una delle Million Dollar Dream più lunghe mai viste, ma Roberts resistette più che poteva, mettendo in chiaro che avrebbe venduto cara la pelle! L’odio tra i due fece spostare il combattimento anche fuori dal ring, dove continuarono a darsele di santa ragione, tanto da far presagire un doppio count out, finché il fedele Virgil non rispedì DiBiase nel ring poco prima che l’arbitro contasse il 10, con Roberts che non fu altrettanto fortunato, perdendo il match per count out! Finalmente DiBiase era tornato in possesso della sua cintura, ma al netto della sconfitta “The Snake” non aveva intenzione di far uscire Virgil e DiBiase illesi dalla serata, e si avventò su entrambi per fargliela pagare. Nel caos Virgil riuscì a scappare nel backstage per tenere la Million Dollar Belt al sicuro, lasciando il solo DiBiase a occuparsi di Roberts, che però stese il “Million Dollar Man” con la DDT!

Una volta ripresi i sensi, Ted DiBiase ebbe un faccia a faccia con Big Boss Man, che si stava dirigendo nel ring per il suo match con l’ex partner Akeem, e nonostante il duro incontro con Roberts trovò abbastanza energia in corpo da gettarsi su di lui, colpendolo con tutto ciò che aveva. La rivalità con Roberts infatti non gli aveva di certo fatto dimenticare il “tradimento” di Big Boss Man, che nonostante fosse stato “ammorbidito” dal “Million Dollar Man” riuscì comunque a prevalere su Akeem.
Dopodiché fu il turno di un’edizione speciale del Brother Love Show con ospiti i Rhythm & Blues, che giunsero nel ring a bordo Cadillac rosa (come la storica auto di Elvis Presley, diventata anche una canzone di Bruce Springsteen) per presentare la loro nuova hit: Hunka Hunka Hunka Honky Love. Lo Skydome ovviamente non aveva alcuna intenzione di sentire Honky Tonk Man cantare (e ancor meno il supplizio di dover sentire Greg Valentine sfoggiare le sue doti canore!), ma per a salvare le orecchie dell’arena ci pensarono i Bushwackers, che misero in fuga i Rhythm & Blues per poi fare piazza pulita del ring!

L’ultimo incontro prima del main event vide contrapporsi “Superfly” Jimmy Snuka e “Ravishing” Rick Rude, col secondo che ottenne una facile vittoria, per poi finalmente lasciare al pubblico la ultimate challenge, il match dei match, lo scontro tra le forze più potenti dell’universo: Hulk Hogan vs Ultimate Warrior per il titolo WWF e la cintura Intercontinentale! Come previsto il tifo si ritrovò spaccato esattamente a metà, in un’atmosfera assolutamente elettrizzante, degna del main event di 3 anni prima tra Hulk Hogan e André the Giant. I due iniziarono cercando di rispondere alla domanda delle domande: chi era il più forte fisicamente? Le ripetute prove di forza tra i due non portarono a nulla: una volta vinceva Hogan, una volta vinceva il Guerriero, e così via. Erano due forze perfettamente uguali e contrarie che si annullavano tra loro.

Non appena i due passarono al wrestling vero e proprio fu l’Hulkster a dominare, abituato alla pressione di certi palcoscenici come nessun’altro, con il dominio di Hogan che si riflesse nel tipico facepaint del Guerriero, cancellato dopo pochi minuti, smascherando il suo lato più umano e vulnerabile: ora tutti potevano vedere le sue espressioni di dolore e la sua sofferenza, chiarendo che persino lui non era altro che un uomo, e che pertanto poteva essere battuto! Ma l’energia di Ultimate Warrior era quasi sovrannaturale, come proveniente da forza antiche ed ancestrali, e per quanto colpi potesse sferrargli Hogan il Guerreiro trovava sempre il modo di tornare in partita, sprigionando pura e incontenibile energia cinetica.

Il match non fu velocissimo a causa dell’incredibile forza sprigionata da entrambi, ma la dimostrazione di forza più impressionante fu sicuramente da parte di Ultimate Warrior, che riuscì nell’impresa di sollevare Hogan con una Gorilla Press Slam! Nessuno aveva mai fatto sembrare Hogan così leggero, ma il Guerriero appariva provato come se avesse spostato una montagna: senza facepaint da supereroe, con le sue fascette che ormai si sfilacciavano nel ring, e zuppo di sudore. Entrambi avevano dato tutto, ed erano visibilmente stanchi, e l’atmosfera sembrava proprio quella di un match alle fasi finali, dove solo uno avrebbe vinto!

Con Ultimate Warrior ormai in riserva Hogan riprese il controllo della situazione, pronto a colpirlo con la sua Leg Drop, ma il Guerriero si scansò in tempo mandando a vuoto la mossa finale di Hogan, che per una frazione di secondo rimase a terra dolorante. Per la prima volta in vita sua Ultimate Warrior era stanco e senza energie, ma trovò comunque la lucidità e la forza di compiere un ultimo grande sforzo: il suo Splash su Hogan ancora a terra, dopo la quale forse non sarebbe stato più in grado di continuare il match, ma valeva la pena tentare! Successe tutto in un istante: l’Hulkster non si rialzò in tempo, e il Guerriero connesse il suo Splash per il conto di 1… 2… 3! In quel momento nel suo corpo tornò quella forza adrenalinica che aveva disperso durante tutto il match: Ultimate Warrior aveva battuto Hulk Hogan ed era il nuovo campione WWF!
Fu un evento a dir poco storico: era il secondo match che Hogan perdeva dopo quello con André the Giant a The Main Event nel 1988, ma se quella sconfitta era stata illegittima e condizionata da un arbitro corrotto, Ultimate Warrior era l’unico che lo aveva davvero battuto, schienato pulito e di netto, e senza neanche bisogno di trucchi o scorrettezze! Hulk Hogan e Ultimate Warrior se l’erano giocata alla pari, talmente alla pari che fu il main event più lungo della storia di WrestleMania, con ben 22 minuti di intensa lotta, ma come succede spesso in questi casi a spuntarla fu l’emergente: più giovane, più affamato, e più bramoso di mettersi alla prova.
In appena 2 mesi il mondo aveva assistito alla caduta dei giganti: prima la sconfitta di Mike Tyson e febbraio, e ora quella di Hulk Hogan, che ne provò per la prima volta l’amaro sapore. Era toccato persino a lui essere sopraffatto da una forza più grande della sua, e ora capiva il senso di impotenza che negli anni avevano provato tutti i suoi avversari quando lo affrontavano, tanto che non sapeva neanche come comportarsi: tornarsene nel backstage a meditare su quanto successo? Rimanere nel ring a omaggiare il vincitore? Alla fine l’Hulkster, da grande campione qual’era, optò per la seconda, consegnando di persona la cintura WWF al Guerriero per poi abbracciarlo, come un passaggio di consegne, un’investitura a quello che poteva essere il suo erede: Ultimate Warrior, il primo uomo nella storia a detenere insieme le cintura WWF e la cintura Intercontinentale!

Il fatto che la prima sconfitta di Hulk Hogan fosse avvenuta nella prima WrestleMania degli anni ‘90 rendeva tutto ancora più simbolico: il muro di Berlino era caduto, l’URSS si stava sgretolando, in altre parole il mondo stava cambiando, un mondo in cui persino Hulk Hogan non era eterno, e che prima o poi avrebbe dovuto cedere il passo al futuro, un futuro in cui a portare la torcia sarebbe stato Ultimate Warrior!

Una nuova era?
Il main event di WrestleMania VI era ancora nelle menti e nei cuori di chiunque, e i fan ne uscirono estasiati, consci di aver assistiti a un evento storico, che poteva essere un vero e proprio spartiacque verso una nuova era, sicuri che Ultimate Warrior sarebbe stato per gli anni ‘90 quello che Hulk Hogan era stato per gli anni ‘80.

Nel main event di WrestleMania VI il presidente WWF Jack Tunney aveva messo in palio sia il titolo WF che la cintura Intercontinentale per alzare la posta al massimo, ma sapeva anche lui che realisticamente neanche Ultimate Warrior poteva difendere le due cinture contemporaneamente, e per alleggerire i suoi impegni i due arrivarono alla soluzione più logica: il Guerriero avrebbe rinunciato alla cintura Intercontinentale, concentrandosi unicamente sui suoi doveri da campione WWF, e per la prima volta nella storia la cintura intercontinentale fu dichiarata vacante. Per eleggere il nuovo campione Tunney, proprio come fatto 2 anni prima per il titolo WWF annunciò uno speciale torneo, che avrebbe visto coinvolti Akeem, Brutus “The Barber” Beefcake, Dino Bravo, Jimmy “Superfly” Snuka, Rick Martel, “Rowdy” Roddy Piper, Tito Santana, e Mr. Perfect.

Chiunque fosse stato il nuovo campione, avrebbe avuto un’eredità non facile da sostenere: Ultimate Warrior aveva eretto la cintura al suo massimo prestigio, portandola fino al main event di WrestleMania e facendola prevalere persino sul campione WWF, impresa mai compiuta da nessun campione Intercontinentale prima di lui.
Intanto la sconfitta di Hulk Hogan faceva ancora discutere per la sua eccezionalità, tanto che Earthquake volle prendersi un pezzo del merito, affermando che erano stati proprio i colpi subiti da lui nei giorni precedenti ad ammorbidire l’Hulkster per Ultimate Warrior. Se dunque c’era qualcuno che poteva vantarsi di aver distrutto l’Hulkamania, quello non era il nuovo campione WWF, ma Earthquake… una teoria che seguì anche Brother Love, che ospitando al suo show Hogan in persona, espressa il suo verdetto: l’Hulkamania era giunta al tramonto, e la sua sconfitta di WrestleMania VI era solo la prima avvisaglia!
C’erano tante minacce che circondavano l’Hulkamania, incluso Mr. Perfect, che proprio come Hogan aveva subito la sua prima sconfitta a WrestleMania VI, e che da mesi bramava un match contro Hulk Hogan. I due si affrontarono finalmente al Saturday Night’s Main Event, e a trionfare fu Hogan (che divenne anche il primo in assoluto ad uscire dalla Perfect-Plex), a dimostrazione che ci volesse ben altro prima di poterlo considerare “finito”, mentre Mr. Perfect dopo essere rimasto imbattuto in un anno e mezzo rimediò il suo secondo schienamento in pochi giorni, e sebbene perdere contro l’Hulkster fosse tutto tranne che un peccato mortale, necessitava di una scossa, un qualcosa che legittimasse nuovamente la sua nomina di “atleta perfetto”.

Nella stessa sera Earthquake diede dimostrazione della sua forza erculea battendo di netto Hillbilly Jim, che anni prima era stato allenato personalmente proprio da Hulk Hogan: un legame che Earthquake non aveva dimenticato, e che gli bastò per infierire sul povero Hillbilly Jim privo di sensi, con Jimmy Hart che lo spingeva a fare persino di più, nella speranza che anche Hulk Hogan stesse guardando…
Se di chi fosse merito la sconfitta di Hogan generava dibattito, non c’erano dubbi invece su chi potesse vantare sul curriculum una vittoria con Ultimate Warrior, e che proprio per questo ora reclamava un’opportunità al titolo mondiale: “Ravishing” Rick Rude, l’unico uomo ad averlo mai veramente battuto (seppur slealmente). Tra i due c’erano parecchi trascorsi che andavano ben oltre la vittoria di Rude a SummerSlam, che ora senza più André the Giant tra le file della Heenan Family era di fatto la punta di diamante del gruppo. Rude sfidò apertamente il Guerriero a mettere il titolo in palio, e per l’occasione iniziò ad allenarsi come non mai e con un’intensità mai vista prima per raggiungere la forma necessaria, conscio che un’opportunità del genere non si sarebbe più potuta ripresentare.
Ultimate Warrior e gli uomini di Heenan tornarono a incrociarsi al Saturday Night’s Main Event, dove il Guerriero difese per la prima volta la cintura (che personalizzò come già fatto con quella Intercontinentale, colorando di bianco la base) contro Haku, orfano di André the Giant ma sempre temibile. Il match durò pochi minuti in perfetto stile Ultimate Warrior, ma diede a Bobby Heenan la possibilità di analizzare nuovamente il Guerriero, e chissà se anche stavolta sarebbe riuscito a metterlo con le spalle al tappeto…
Perchè è un bravo ragazzo
Anche dopo il match con “Rowdy” Roddy Piper Bad News Brown non aveva perso la sua sicurezza, come testimoniò una sua intervista -come al solito piena di arroganza- al microfono di “Mean” Gene Okerlund, che per l’occasione gli recapitò un regalo per il suo compleanno, che sarebbe stato a breve. Brown fu subito sospettoso verso il pacco: lui non aveva amici, e inoltre il mittente era rimasto anonimo, e aprendolo con la massima cautela scoprì… un serpente! Paralizzato dalla paura, un divertito “Mean” Gene lo rassicurò mostrandogli che si trattava di un serpente di gomma, anche se Brown non prese affatto bene lo stesso, prendendo per il collo l’intervistatore per farsi dire che gliel’avesse dato! Il mittente non poteva che essere uno tra “Rowdy” Roddy Piper e Jake “The Snake” Roberts, ma “Mean” Gene non parlò, anche perché Brown era così furioso che se ne andò subito dopo nel backstage a caccia del mittente.
Non ci volle molto a scoprire il nome, visto che Jake Roberts ammise di aver fatto lui il regalo, e dopo essersi scusato con Gene Okerlund per averlo coinvolto promise a Brown che gli avrebbe dato una lezione, visto come aveva osato prendersela con l’indifeso Okerlund, rispettato e benvoluto da tutti nel backstage.
Se dopo WrestleMania VI Roberts si era già trovato un nuovo avversario lo stesso non fu per Big Boss Man e Akeem, che si affrontarono in un rematch al Saturday Night’s Main Event, dove anche stavolta l’ex poliziotto sembrò avere la meglio. Ma a impedire la sua seconda vittoria su Akeem arrivò Ted DiBiase, che con lui aveva ancora un conto in sospeso, e con l’aiuto di Virgil il “Million Dollar Man” ammanettò Big Boss Man per dargli una lezione: non importava quante vittorie potesse accumulare Big Boss Man, nessuno poteva osare infrangere il suo credo che “tutti hanno un prezzo.





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