Marzo 1990: i Pooh si aggiudicano Sanremo con Uomini Soli, l’Oscar per Miglior Film viene vinto da A Spasso Con Daisy, in Italia arriva l’anime de I Cavalieri Dello Zodiaco, l’URSS approva l’introduzione del multipartitismo e della proprietà privata, al cinema escono Pretty Woman, Tartarughe Ninja Alla Riscossa, Caccia a Ottobre Rosso, Il Signore Delle Mosche, Cattive Compagnie, e House Party, mentre in radio domina Enjoy The Silence dei Depeche Mode:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Ultimate Warrior
– Campioni di coppia: la Colossal Connection (André the Giant & Haku)
Scontro tra titani
Più passavano le settimane più l’imminente sfida tra Hulk Hogan e Ultimate Warrior assumeva i contorni del mito ancor prima di svolgersi: sarebbe stato come assistere a Goldrake contro Mazinga, o Godzilla contro King Kong, e decretare chi avesse i favori del tifo era impossibile, come chiedere scegliere solo uno tra mamma e papà: Hulk Hogan era il più grande di tutti i tempi, un supereroe del mondo reale, nonché il principale responsabile del boom del wrestling degli anni ‘80, e per tutti ormai era come un parente affabile e rassicurante, mentre Ultimate Warrior era più fresco, più nuovo, un concentrato di adrenalina pura che solleticava il lato più tribale e animalesco dei fan, quel lato che voleva solo correre e urlare alla luna, rifacendosi agli istinti più selvaggi e primordiali dei nostri antenati. Ma di fronte a una sfida del genere per tutti l’entusiasmo aveva la meglio sul dispiacere del dover vedere uno dei due perdere.

Per Hulk Hogan sarebbe stata una situazione completamente nuova, perché per la prima volta non avrebbe avuto tutto il pubblico dalla sua parte: se a WrestleMania nelle sue sfide a “Rowdy” Roddy Piper, King Kong Bundy, André the Giant, e “Macho Man” Randy Savage aveva sempre avuto il supporto di tutto il mondo, stavolta si sarebbe spartito con il suo avversario i fan, inclusi i suoi fan, e per un uomo che oltre che dai muscoli attingeva buona parte della sua forza dal supporto degli Hulkamaniacs questo poteva essere un fattore scoraggiante.

Se vecchi idoli come André o Savage avevano voltato le spalle all’Hulkster e ai loro fan, Ultimate Warrior non aveva fatto nulla del genere: si trattava solo di competizione, nient’altro, pertanto i fan di tutto il mondo erano più divisi che mai, prima di allora non si era mai vista una situazione simile nella WWF, perché mai si erano affrontati due beniamini ugualmente popolari, soprattutto tra i più piccoli. Nelle scuole non si parlava di altro: da una parte c’erano quelli che avrebbero tifato per il Guerriero, entusiasti di fronte alla freschezza e all’aria di novità che emanava, e dall’altra chi restava fedele ad Hulk Hogan, determinato come non mai a dimostrare di non essere affatto sorpassato e di essere ancora all’altezza, ancora il più forte di tutti.
Hulk Hogan aveva portato sulle proprie spalle la WWF per oltre 6 lunghi anni, come Atlante sorreggeva il peso della Terra nella mitologia greca, e in quell’arco di tempo nessuno era mai riuscito a batterlo, o anche solo a mettere in discussione il suo ruolo di faro della federazione. Ma Ultimate Warrior sembrava il più accreditato a minare quelle che per tutti gli anni ‘80 erano state le certezze di Hogan e dei fan: più giovane, più affamato, forse persino in un momento di forma migliore, e amato tanto quanto lui… in altre parole, era il futuro che bussava alla porta.

A rendere il match persino più epico fu la decisione del presidente WWF Jack Tunney di mettere in palio entrambe le loro cinture, come ribadì anche nel fatidico momento della firma del contratto, in quella che fu praticamente la prima occasione in cui Ultimate Warrior si mostrò con abiti civili. Per la prima volta nella storia campione WWF e campione Intercontinentale si sarebbero affrontati mettendo tutto sul piatto: era come assistere alla finale della Coppa del Mondo, tanto erano l’entusiasmo, ma non importava quante cinture ci potessero essere in palio, perché alla fine uno e uno solo soltanto sarebbe stato il vincitore.
Dopo quanto accaduto il mese prima The Main Event, anche l’Hulkster affrontò Dino Bravo in un match, correndo non pochi rischi in vista di WrestleMania VI: il campione WWF infatti era finito sulla lista nera di Canadian Earthquake (che ormai si faceva chiamare semplicemente Earthquake) dopo che aveva “osato” mettersi in mezzo ai suoi affari pur di proteggere Ultimate Warrior. Come previsto il match fu un imboscata per avere Hogan alla mercè di Earthquake, ma fortunatamente Ultimate Warrior richiambò il favore di The Main Event e venne in soccorso di Hogan.
Anche se Ultimate Warrior aveva preservato Hogan dalla sua furia devastatrice, Earthquake continuava a seminare distruzione ovunque poggiasse lo sguardo: divenne in breve tempo la pedina preferita di Jimmy Hart, che lo usò per prendersi una rivincita su Ron Garvin, uscito vincitore dalla faida con Greg “The Hammer” Valentine a Royal Rumble.
Earthquake mandò un messaggio sia a Hogan che a tutto il roster WWF accanendosi sul povero Garvin con tutta la forza che aveva (tanto che dovettero portarlo via in barella), chiarendo di che razza di potenza di fuoco disponesse Jimmy Hart, che ora nella sua scuderia poteva vantare due degli uomini più forti del mondo. Ma più Earthquake ostentava la sua forza, più c’era qualche sparuto coraggioso bramoso a misurarsi con lui, e a sfidarlo si candidò uno che in quanto a forza fisica se la poteva giocare quasi con tutti in WWF, ossia Hercules, che si offrì di affrontare il devastante Earthquake a WrestleMania VI.
Nuovo decennio, nuove coppie
I Demolition erano ormai impazienti di affrontare la Colossal Connections per le cinture di coppia a WrestleMania VI (tanto che fecero esplodere il caos durante un match tra André & Haku e i Rockers), ma il countdown al loro atteso rematch si faceva sempre più breve, e pure in caso di vittoria avrebbero avuto ben poco da riposare.
Anche se lottare per i titoli di coppia a WrestleMania VI sarebbe stato affare di Ax & Smash infatti, ad affacciarsi ci furono anche gli ex campioni della Hart Foundation, che ormai non avevano più quelle cinture alla vita da ben 3 anni. La maledizione che gli aveva lanciato Jimmy Hart dopo la loro separazione nel 1988, ossia che senza di lui non avrebbero mai più vinto le cintura di coppia, sembrava ormai essere un autentico sortilegio, e pertanto si candidarono come contendenti n.1 alle cintura, a prescindere da chi avrebbe vinto a WrestleMania VI.

Bret Hart & Jim Neidhart sarebbero quindi tornati attivamente nella lotta alle cintura di coppia dopo tanto tempo, una lotta che non avrebbe più visto coinvolti i Powers of Pain. Il loro manager Mr. Fuji infatti era profondamente deluso dagli scarsi risultati ottenuti, soprattutto considerando che per loro era arrivato a scaricare i Demolition, che anche senza di lui si erano dimostrati essere in ottima salute. Decise dunque di vendere i loro contratti separatamente, decretando di fatto la fine del loro team: The Warlord passò alla scuderia di Slick, mentre The Barbarian passò invece sotto l’ala di Bobby “The Brain” Heenan. Mr. Fuji si attrezzò quindi di un nuovo team nuovo di zecca, più in linea con lui e le sue origini: fu così che presentò al pubblico gli Orient Express, il duo giapponese formato da Pat Tanaka & Akio Sato.

Non fu l’unica novità per la divisione di coppia, perché seppur particolarmente temuta grazie ad Earthquake, al scuderia di Jimmy Hart perse pezzi: i Fabulous Rougeaus furono costretti a sciogliersi a causa di un brutto infortunio alla schiena di Raymond, pertanto Jimmy Hart decise di far fare a Greg “The Hammer” Valentine coppia fissa con Honky Tonk Man, così da lanciarlo dopo essere uscito sconfitto dalla rivalità con Ronnie Garvin, laddove prima combattevano insieme solo in determinate occasioni. Insieme gli uomini di “The Mouth of the South” si rinominarono i Rhythm & Blues, con Valentine che rinnovò il suo storico look adattandosi allo spirito rockabilly del gruppo, tingendosi i capelli di nero ed entrando con una giacca di pelle.

Anche col boom del rock ‘n wrestling fatto di gimmick colorate e personaggi eccentrici, Valentine si era sempre distinto per essere rimasto uno vecchia scuola: semplice, concreto, senza fronzoli o altri virtuosismi, dunque fu parecchio strano per tutti vederlo in questa nuova veste, ma avrebbe potuto significare una svolta per “The Hammer”, che al netto dell’ultimo periodo rimaneva un lottatore formidabile.
Ultimi ritocchi
La card di WrestleMania VI si stava pian piano formando, e nessuno dei grossi nomi ne sarebbe rimasto escluso: Ted DiBiase avrebbe sfidato Jake “The Snake” Roberts nel tentativo di riprendersi la sua amata Million Dollar Belt, mentre “Rowdy” Roddy Piper sarebbe tornato a lottare a WrestleMania dopo 3 anni per affrontare Bad News Brown, e Big Boss Man avrebbe combattuto contro il suo passato, visto che Slick gli sguinzagliò contro Akeem.
Dopo aver affrontato The Genius, proprio all’evento dell’anno Brutus “The Barber” Beefcake invece avrebbe affrontato anche il suo compare Mr. Perfect, mentre il “Macho King” Randy Savage, persa ormai l’occasione di riconquistare il titolo WWF e di privare i fan della ciliegina sulla torta dell’ultimate challenge, entrò in rotta di collisione con Dusty Rhodes, con cui aveva avuto contrasti a Royal Rumble, dopo i ripetuti insulti di Queen Sherri alla sua fan e manager Sapphire. Pertanto a WrestleMania VI Savage e l‘American Dream si sarebbero affrontati nel primo Tag Team Intergender match della storia della WWF con Sherri e Sapphire ai rispettivi lati, che avrebbe dato a quest’ultima di coronare il suo sogno più grande: calcare finalmente un ring WWF!
Per Rhodes non sarebbe stato un compito semplice: oltre all’ex campione mondiale Savage, non bisognava assolutamente sottovalutare Sherri, che oltre ad essere un infida arpia era stata campionessa femminile in passato, molto più tosta dell’entusiasta ma assolutamente inesperta Sapphire. Tuttavia l’American Dream fu più che felice di farsi carico del suo allenamento: lui era un uomo del popolo, e non poteva permettere che Savage e Sherri si prendessero ancora gioco della normalità di Sapphire come a Royal Rumble, dunque il suo allenamento sarebbe stato completo e minuzioso.

Dusty Rhodes e il “Macho King” si affrontarono anche in solitaria a Wrestling Challenge, e per l’occasione Sapphire diede mostra dei rudimenti appresi dall’American Dream, visto che tenne testa a Sherri (che aveva tentato di interferire nel match) lanciandola da un lato all’altro del ring. Non importava quanto gap di curriculum ci fosse tra le due, perché per Sapphire la felicità di lottare a WrestleMania VI superava qualsiasi inesperienza!





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