Ottobre 1989: San Francisco viene colpita da uno dei più violenti terremoti della sua storia, la Danimarca diventa il primo paese ad approvare i matrimoni omosessuali, sulla copertina di Playboy posa una sconosciuta Pamela Anderson, il Dalai Lama vince il Premio Nobel per la pace, la Mattel rilascia il Power Glove, al cinema escono Crimini e Misfatti, L’Ombra Dei Mille Soli, Halloween 5, Dad, e Puppet Master, mentre Another Day in Paradise di Phil Collins esce come singolo:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Ultimate Warrior
– Campioni di coppia: i Brain Busters (Arn Anderson & Tully Blanchard)
– Campionessa femminile: Rockin’ Robin
Gara di sopravvivenza
Com’era ormai tradizione il weekend del Ringraziamento a novembre sarebbe stato teatro di Survivor Series e dei suoi classici match a squadre, un’occasione perfetta per dare una fine a tante faccende rimaste in sospeso in WWF. Non importava infatti quanti scontri Hulk Hogan potesse vincere coi suoi avversari: essere il campione WWF lo rendeva l’uomo più bersagliato della federazione, e le sfide non facevano che aumentare. Non solo dopo SummerSlam Randy Savage si era ringalluzzito con una collaborazione sempre più proficua con Sensational Sherri e la nomina a nuovo Re della WWF, ma arrivò anche una sfida da Mr. Perfect. Ospite al Brother Love Show, Mr. Perfect fu accompagnato da The Genius, che straziò il pubblico con uno dei suoi poemi celebrativi che esaltavano Perfect e la sua rinomata eccellenza in qualsiasi disciplina sportiva.

Anche se non era mai rimasto invischiato in rivalità particolarmente importanti, a un anno dal suo debutto Mr. Perfect era ancora perfettamente imbattuto, ed era pur sempre un asso in tutto il resto, dal basket, al biliardi, fino al bowling, tutte cose che -come ci tennero a sottolineare i due- Hulk Hogan non era in grado di fare.
Tra i suoi più grandi estimatori c’era Bobby Heenan, che anche senza averlo nella sua scuderia gli dimostrò la sua stima includendo nel suo team di Survivor Series l’anno prima, dove risultò persino decisivo per la vittoria, e decise di affidargli di nuovo la sua fiducia anche stavolta inserendolo nel Rude Brood, il team formato da Rick Rude e i Rougeau che avrebbe affrontato “Rowdy” Roddy Piper, che sarebbe invece stato affiancato da Jimmy Snuka e i Bushwackers (che si rinominarono i Roddy’s Rowdies).

Lavorare in gruppo avrebbe permesso a Roddy Piper di riadattare al meglio il suo corpo al wrestling, che già si stava rimettendo in forma affrontando avversari sempre più quotati col passare delle settimane, ma la vera prova del nove sarebbe stata iniziare ad affrontare gli uomini di Bobby Heenan, che per lo scozzese scelse uno dei più fidati, Haku. Ma non c’era bisogno di vederlo lottare per capire che Piper era tornato, perché bastava guardarlo negli occhi, e sentire la sua intensità al microfono: Rude e Heenan pensavano di averlo abbattuto, ma invece lo avevano risvegliato, facendogli risentire il brivido della sfida, e l’ebbrezza della lotta.
La sfida tra “Hot Rod” e Haku avvenne al Saturday Night’s Main Event, e lo scozzese dimostrò di aver ritrovato la forma dei giorni migliori, battendo Haku senza alcuna esitazione e lanciando un chiare messaggio a “The Brain”: Roddy Piper era tornato, senza vivere di gloria passata, e motivato come sempre! Anzi, il nuovo Piper si poteva definire persino più forte di prima, perché provvisto della capacità a sapersi coltivare degli alleati piuttosto che dei semplici tirapiedi come in passato, tanto che si riappacificò col suo vecchio rivale Jimmy Snuka, con cui fu protagonista di una memorabile faida oltre 5 anni prima, ma che ora avrebbe lottato al suo fianco a Survivor Series.

Ma se c’era qualcuno che faceva perdere il sonno a Heenan, quello era Ultimate Warrior, che aveva lanciato una sfida ad André the Giant in estate. Non importava quante armi usasse “The Brain”, Guerriero non sembrava spaventato da nulla. Al contrario, André non sembrava affatto impressionato, e anzi si presentò al Brother Love Show dipingendosi la faccia proprio come Ultimate Warrior, chiamandosi “The Ultimate Giant”, a dimostrazione che come il gigante francese vedeva il campione Intercontinentale: un bluff che si pitturava la faccia, ma che nulla poteva contro la sua forza.

L’attesa sfida tra i due arrivò al Madison Square Garden, e André continuò a sottovalutare Ultimate Warrior imitando il suo modo di scuotere le corde per sfotterlo, ma non fece neanche in tempo a finire che da dietro il Guerriero gli piombò addosso con una serie di Clothesline, una più potente dell’altra, come fosse una palla di demolizione che si abbatteva su André con l’effetto pendolo, fino a farlo cadere a terra. A quel punto Ultimate Warrior connesse il suo Splash, schienando André… dopo appena 30 secondi!
Non sembrava neanche lontanamente possibile: in 18 anni solo Hulk Hogan era riuscito a schienare il gigante francese, e ora il Guerriero aveva replicato l’impresa in meno di un minuto! Certamente non era l’André dei giorni migliori, ma l’impresa rimaneva: Ultimate Warrior si confermò virtualmente inarrestabile, e una delle forze più devastanti che si fossero mai viste su un ring, e battere André the Giant (per giunta in quel modo) fu la sua consacrazione, l’evento che sancì che era destinato a scrivere la storia e ad essere potenzialmente ricordato come uno dei più grandi.

Se intanto Mr. Perfect sarebbe stato occupato col team di Piper, per quanto riguardava il problema Savage, Hulk Hogan poteva contare su “Hacksaw” Jim Duggan, intenzionato a riprendersi la corona di Re, che avrebbe affrontato il “Macho King” in un Survivor Series match con Bret Hart, Hercules, Ronnie Garvin (che si ribattezzarono i 4×4), mentre Savage nel suo gruppo (chiamato i King’s Court) avrebbe avuto Greg Valentine, Dino Bravo, e un wrestler poco nominato ma in grande ascesa: The Widowmaker, un cowboy senza scrupoli che dal suo debutto (avvenuto a giugno) era ancora imbattuto.

Visto che Savage e Mr. Perfect erano impegnati, e l’Hulkster non poteva di certi rimanere fuori da Survivor Series, di certo tutte le sue attenzioni si riversarono su Zeus, tutt’altro che sfiduciato dallo schienamento subito a SummerSlam. Ma prima avrebbe affrontato Ted DiBiase con il titolo WWF in palio al Saturday Night’s Main Event, in un match che avrebbe probabilmente fatto da esca proprio per Zeus, che infatti com’era prevedibile si presentò, ma quello che né lui né DiBiase avevano previsto era… il ritorno di Jake “The Snake” Roberts! Era tutto vero: Roberts non si era ritirato come paventato da DiBiase, ma anzi aveva finalmente ottenuto l’OK dei medici per tornare sul ring, pronto a farla pagare al “Million Dollar Man” per avergli fatto il funerale senza il morto!
Hogan e Zeus si sarebbero affrontati a Survivor Series capitanando i rispettivi gruppi: anche senza il “Macho King”, Zeus avrebbe avuto dalla sua i Powers of Pain e Ted DiBiase, mentre ad affiancare Hogan sarebbero stati il rientrante Jake Roberts e i Demolition! Sarebbe stata una bella resa dei conti: finalmente Jake Roberts avrebbe potuta farla pagare al “Million Dollar Man”, mentre Ax & Smash avrebbero nuovamente affrontato gli uomini per cui il loro vecchio manager Mr. Fuji li aveva traditi!

Intanto Dusty Rhodes si era fatto due nemici potenti in pochissimo tempo: oltre a Big Boss Man l’American Dream finì in cima alla lista di Honky Tonk Man, da lui sconfitto al suo debutto in PPV a SummerSlam. Il rockabilly tentò di vendicarsi affrontando nuovamente Rhodes, ma le cose andarono peggio di come aveva previsto: nel tentativo di bloccarlo per consentire a Jimmy Hart di colpirlo con la sua chitarra, Rhodes si scansò in tempo, facendo colpire proprio Honky Tonk Man! Big Boss Man e Honky Tonk Man avrebbero fatto squadra contro Dusty Rhodes in un Survivor Series match accanto a Rick Martel e Bad News Brown per affrontare il team di Rhodes, che in onore del suo soprannome sarebbe stato rinominato il “Dream Team”, e avrebbe visto Brutus Beefcake, Red Rooster, e Tito Santana dalla sua!





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