Maggio 1989: vengono rimosse la barriere elettriche tra Austria e Ungheria, l’Inter si aggiudica uno scudetto da record, dopo 34 anni si conclude il Benny Hill Show, il Milan torna a vincere la Coppa dei Campioni dopo 20 anni, si conclude dopo 6 stagioni Casa Keaton, il Napoli vince la Coppa UEFA, al cinema escono Indiana Jones e l’Ultima Crociata, Il Duro Del Road House, Non Guardarmi: Non Ti Sento, Le Ragazze Della Terra Sono Facili, e Pink Cadillac, mentre I Want It All dei Queen domina la scena musicale:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Rick Rude
– Campioni di coppia: i Demolition (Ax & Smash)
– Campionessa femminile: Rockin’ Robin
La realtà che supera la fantasia
Hulk Hogan era tornato campione WWF giusto in tempo, perché a breve la WWF avrebbe fatto breccia anche nel mondo del cinema con il primo film completamente prodotto dalla federazione, No Holds Barred, e con l’Hulkster protagonista! Nel film Hogan interpretava un personaggio basato chiaramente su di lui: un grande campione mondiale di wrestling chiamato Rip Thomas, chiamato ad affrontare una minaccia mai vista prima, il gigantesco Zeus, un minaccioso omone di 2 metri che per rabbia e ferocia ricordava un pò il Clubber Lang di Rocky III.

No Hold Barred sarebbe stata un’enorme opportunità, e avrebbe portato ulteriore pubblicità alla già consolidata WWF -oltre a Hogan avrebbe infatti incluso camei di altre personalità come Howard Finkel, Gene Okerlund, Gorilla Monsoon, e Jesse Ventura, ormai di casa a Hollywood- portando l’Hulkamania ancora più nella stratosfera. Il film sarebbe uscito il 2 giugno, e Hogan non poteva di certo permettersi di perdere la cintura prima di quella data, anche se le insidie non mancano: non c’era solo “Macho Man” Randy Savage in fila per detronizzarlo, ma anche i Twin Towers, e in particolare Big Boss Man, che col suo manganello gli aveva dato filo da torcere più volte. Hogan e Big Boss Man si sarebbero affrontati al Saturday Night’s Main Event in un match dove ogni interferenza sarebbe stata bloccata sul nascere: uno Steel Cage match!

Big Boss Man in un match senza squalifiche poteva essere davvero pericoloso, e come se non bastasse Slick aveva una sorpresa per tutti, perché giunti al match introdusse il suo nuovo cliente, e non si trattò di Rick Martel, bensì del cattivo di No Holds Barred… Zeus! Anche se il film non era ancora uscito, i fan avevano notato l’immensa stazza di Zeus dai vari trailer mandati nei programmi WWF, ma visto dal vivo faceva tutt’altro effetto, perché Zeus non era né un effetto speciale né una controfigura: Zeus era davvero mastodontico, e soprattutto era un vero wrestler, e non solo un attore assunto per il film. Slick era uno dei manager più attenti della WWF, e non si sarebbe mai affidato a un attorucolo qualsiasi per sfidare Hulk Hogan, che appena entrò incrociò subito con Zeus uno sguardo pieno di tensione. Ma cos’era accaduto tra i due per avere così tanta tensione anche nella vita reale?

Qualunque fosse la risposta avrebbe dovuto aspettare, perché Hogan aveva un problema chiamato Big Boss Man da affrontare. Il match fu divertente come qualunque Steel Cage match che si rispetti, dove l’indiscusso momento saliente fu l’incredibile Superplex eseguito da Hogan dalla cima della gabbia!

L’arena esplose alla vista della mossa: vedere un colosso come Big Boss Man venire scaraventato da un’altezza del genere non era roba di tutti i giorni, per di più con una manovra a così alto rischio persino per chi la eseguiva, tanto che persino Hogan spese quasi 2 minuti a terra per riprendersi. Nonostante la gabbia d’acciaio a dividerli, Slick tentò di intervenire, ma Hogan tenne testa a entrambi, riuscendo anche ad impadronirsi delle manette di Big Boss Man per ammanettarlo alle corde, così da uscire dalla gabbia con calma, mantenendo il titolo WWF.
Con la fine dei Mega Powers e la scelta di “Macho Man” Randy Savage di farsi affiancare da Sensational Sherri, tutti si chiedevano che fine avrebbe fatto Miss Elizabeth, dal momento che era stato proprio Savage a portarla nella federazione. Nessuno era pronto a privarsi dalla first lady della WWF, che per fortuna confermò la sua permanenza rispondendo che sarebbe stata la manager di Hulk Hogan, che poteva contare su di lei in qualsiasi momento!

Più viscido di un serpente
A WrestleMania V Jake “The Snake” Roberts era sopravvissuto ad André the Giant, ancora una volta grazie a Damian, ma poco c’era mancato che ne uscisse con le ossa rotte a causa di Ted DiBiase, che aveva osato rapire il suo serpente, prima che Roberts riuscisse a recuperarlo. Nessuno poteva toccare il suo viscido amico, e “The Snake” sfidò DiBiase a un match, da cui però il “Million Dollar Man” riuscì a tirarsi fuori, inscenando una sospetta febbre. A lottare al suo posto fu il suo bodyguard Virgil, ma non per questo Roberts ci andò più tenero, e visto che DiBiase aveva osato rubare la cosa a cui teneva di più, Roberts rubò la cosa a cui teneva di più il “Million Dollar Man” ossia i suoi soldi! “The Snake” infatti prese nel costume i soldi che Virgil portava sempre con sé, iniziando a distribuirli a qualche fortunato fan a bordo ring, tenendosene persino qualcuno per sé.
A quel punto arrivò DiBiase, che dimenticandosi di essere così malato da non poter affrontare un match, attaccò Roberts con tutta la sua rabbia: nessuno poteva toccare i suoi soldi, tantomeno distribuirli tra i fan proletari! E una volta fatti perdere i sensi a Roberts con la sua Million Dollar Dream, per fargli recepire il messaggio il “Million Dollar Man” infilò delle banconote in bocca a Roberts, invitandolo a non provarci mai più.
Lo scettro ceduto
Per anni André the Giant e Big John Studd si erano affrontati per decretare chi fosse l’unico vero gigante della WWF, che ogni volta che incrociavano i loro sguardi appariva come una federazione troppo piccola per entrambi, e ora che Studd era tornato il loro eterno confronto si rinnovò. André cercò di mandare un messaggio a Studd irrompendo nel suo match contro King Haku, così da fargli capire quanto fosse diventato infinitamente più forte e spietato. Era uno scontro impari persino per Studd, che per fortuna venne aiutato da “Hacksaw” Jim Duggan col suo 2×4, che l’anno prima si era opposto con coraggio a Bobby Heenan e i suoi uomini. Duggan non aveva paura di nessuno, e sfidò tutti gli uomini di Heenan, in particolare King Haku, a cui promise che avrebbe strappato dalla testa la corona di Re!
Duggan e King Haku si affrontarono qualche giorno dopo, e “Hacksaw” mantenne la parola data, battendo Haku proclamandosi nuovo Re della WWF! Era indubbiamente la più grande soddisfazione della carriera di Duggan dopo la Royal Rumble vinta l’anno prima, visto che neanche il ben più esperto Harley Race non era riuscito a riprendersi la sua corona!

Caduto Haku, Bobby Heenan al Saturday Night’s Main Event mandò contro Jim Duggan (o meglio, King Duggan) il nuovo campione Intercontinentale “Ravishing” Rick Rude, ma neanche lui riuscì a fermare il nuovo Re, in un momento decisamente di forma, che riuscì a prevalere per count out. Furono duri colpi per Bobby Heenan, che non riusciva neanche a fermare il suo ex cliente Red Rooster, che sconfisse nuovamente Brooklyn Brawler (che almeno stavolta resistette più dei 65 secondi del loro match di 2 mesi prima).
Mors tua, vita mea
Greg “The Hammer” Valentine avrebbe ufficialmente affrontato Ron Garvin con la promessa di ritirarsi in caso di sconfitta, ma la posta non fece che alzarsi, perché non sarebbe stata in palio solo la carriera di Valentine, ma anche quella di Garvin! Sarebbe stato un vero e proprio Retirement match, una stipulazione così pesante che nessuno aveva mai avuto il coraggio di intraprendere. C’era tanto in ballo, così tanto che Jimmy Hart e “The Hammer” cercarono di giocare più sporco che potevano, e alla fine a prevalere fu proprio Valentine, riversando una Bodyslam in uno Small Package per il conto di 3! Valentine aveva schienato Garvin con la stessa mossa con cui era stato battuto lui e ora la sua carriera era salva!
Ma per una carriera che proseguiva, ce n’era un’altra che si concludeva, perché ora il povero Garvin sarebbe stato costretto al ritiro a soli 34 anni! Per sua fortuna però non si ritrovò disoccupato, con la WWF che decise di venirgli incontro trovandogli un nuovo lavoro interno alla compagnia: sarebbe stato uno degli arbitri! Valentine e Jimmy Hart reagirono molto male alla notizia: se fosse stato assegnato a uno dei loro match difficilmente sarebbe stato imparziale, ma Garvin affermò di aver accettato il nuovo incarico anche per questo, per assicurarsi che i farabutti come Valentine non avessero più vita facile!

Le prime conseguenze del nuovo lavoro di Garvin arrivarono durante un Tag Team match valido per i titoli coppia tra i Demolition e i Rhythm & Blues, dove nel caos generale l’arbitro del match Earl Hebner perse i sensi, con Garvin ad accorrere al suo posto per decretare la vittoria dei Demolition per squalifica! Jimmy Hart e i suoi uomini non potevano credere che Garvin gli fosse costato i titoli di coppia, e ora avevano una bella gatta da pelare, oltre che del sano karma: dopo aver avuto a disposizione in passato il potere arbitrale di Danny Davis, adesso era Jimmy Hart che doveva preoccuparsi di un arbitro avverso!
Il problema Garvin si sarebbe potuto riflettere anche altrove per “The Mouth of the South”, visto che i suoi Rougeaus Brothers erano appena entrati in rotta di collisione coi Rockers, che avevano da poco iniziato a usare una musica d’ingresso che i Rougeau trovarono fin troppo simile alla loro, accusandoli di essere degli imitatori. Una banale discussione si trasformò in una vera e propria dichiarazione di guerra quando per dargli una lezione i Rougeau colpirono Shawn Michaels col microfono di Jimmy Hart con una tale forza da farli sanguinare, dando il via a un autentico odio reciproco coi Rockers, di gran lunga il duo più in ascesa della categoria di coppia.

Categoria di cui non ci sarebbe stato spazio per gli Strike Force, dopo il tradimento di Rick Martel, la cui arroganza gli aveva fatto girare le spalle a Tito Santana. Al contrario, Santana aveva sempre messo ogni egoismo da parte, con una tale umiltà da ammettere che la forza degli Strike Force non era Martel, ma neanche lui, bensì il gioco di squadra e la chimica naturale che avevano trovato insieme.




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