Marzo 1988: la Marvel crea il personaggio di Venom, al cinema escono Beetlejuice, Scuola di Polizia 5: Destinazione Miami, e La Grande Promessa, mentre in radio risuona Broken Land degli Adventures:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: (vacante)

Campione Intercontinentale: Honky Tonk Man

Campioni di coppia: gli Strike Force (Rick Martel & Tito Santana)

Campionessa femminile: Sherri Martel

Campionesse di coppia: le Jumping Bomb Angels (Itsuki Yamazaki & Noriyoto Tateno)

Il torneo

Il cervello di Bobby Heenan unito ai soldi di Ted DiBiase avevano fatto bei danni, WrestleMania IV si avvicinava, e l’inedita situazione di una WWF senza campione sarebbe giunta a termine. Hulk Hogan e André the Giant, visto il finale controverso di The Main Event, sarebbero partiti direttamente dai quarti di finale, al contrario degli altri che avrebbero dovuto disputare prima un sedicesimo, ed erano addirittura gli unici due uomini in tutta la federazione ad aver conquistato il titolo mondiale WWF, e sicuramente uno dei due sarebbe arrivato almeno in finale.

Ma prima dell’evento dell’anno era tempo del Saturday Night’s Main Event. Una serata in cui Brutus Beefcake si dimostrò pronto per WrestleMania IV battendo (di nuovo) l’ex campione Intercontinentale Greg Valentine. Ma il vero evento storico avvenne poco dopo nel match tra Hulk Hogan e Harley Race, e non solo perché era uno scontro tra due dei più grandi di tutti i tempi, ma per motivi purtroppo ben più seri: durante il match infatti Race stese Hogan su un tavolo a bordo ring, e tentò di colpirlo con la sua famigerata Diving Headbutt, la mossa finale di Race, inventata per sbaglio anni prima durante un tentativo sbagliato di eseguire uno Splash dalla terza corda. Race aveva la testa più dura che ci fosse nel business, e oltre che per concludere il match era sua usanza colpire a testate i suoi avversari durante il match, che reagivano come se a colpirli fosse stato un destro di Muhammad Alì, e creò involontariamente una delle mosse più belle ed eleganti esteticamente che ci siano, ma anche una delle più suicide e pericolose, e ne fece le spese quando Hogan si scansò in tempo per evitare la mossa, con Race che sbagliando l’Headbutt prese in pieno il tavolo col busto, distruggendolo.

Il violentissimo impatto gli provocò un ernia e gli costò il match (che Hogan vinse con la classica Leg Drop) e in parte la carriera: qualche tempo dopo Race fu costretto a prendersi un lunga pausa dalla WWF, ma l’infortunio subito si rivelerà decisivo pochi anni dopo decretandone il ritiro.

Quella sera si affrontarono anche “Macho Man” Randy Savage e Ted DiBiase, probabilmente i favoriti di WrestleMania IV dopo Hogan e André.

Il match fu molto divertente ma non ebbe il finale sperato dai fan: approfittando dell’arbitro messo involontariamente KO da DiBiase, André the Giant (che era a bordo ring) scaricò tutta la sua furia sul povero Savage a suo di Chop e testate, lasciando “Macho Man” a terra privo di sensi. Una volta rinvenuto, l’arbitro Hebner non poté fare altro che contare fuori Savage e decretare la sua sconfitta per count out, con Virgil e DiBiase a divertirsi insieme ad André su Savage a fine match. Un’immagine terribile soprattutto per Miss Elizabeth, che scappò nel backstage, perchè Elizabeth era di certo un’ottima manager e una moglie ancor migliore, ma non era esattamente il rinforzo ideale contro 3 uomini (di cui uno di 230 kg), motivo per cui tornò dal backstage in compagnia… di Hulk Hogan! E per di più armato di sedia! L’Hulkster non aveva dimenticato l’alleanza nata con Savage ad ottobre, quando -sempre al SNME, e sempre grazie a Miss Elizabeth- era accorso in suo aiuto nel ring per evitargli il peggio per mano di Honky Tonk Man.

Hogan non dimentica la sua promessa

Anche stavolta aveva tolto Savage dai guai, stavolta persino peggiori, e anche stavolta Savage aveva apprezzato l’aiuto dell’ex rivale. Stavolta non solo i Mega Powers (come si erano definiti ad ottobre) si erano ricordati del loro patto di reciproco aiuto, ma stavolta avevano anche un nemico comune: Ted DiBiase e i suoi scagnozzi.

Ma nel torneo per il titolo WWF di WrestleMania le amicizie non avrebbero contato, e Hogan e Savage in caso di incontro non avrebbero esitato a distruggersi; la card era ormai completa e l’attesa per l’evento dell’anno al Trump Plaza di Atlantic City era alle stelle. A dare ulteriore mediaticità all’evento ci fu l’annunciata presenza dell’imprenditore più famoso d’America, Donald Trump, che aveva messo a disposizione il suo hotel per l’occasione.

Donald Trump insieme ad Hulk Hogan e André the Giant

Bobby “The Brain” Heenan alloggiò al Trump Plaza con svariati giorni di anticipo per prepararsi al meglio, tra una giocata al Casinò del Plaza e l’altra, nella palestra della struttura, in una serie di divertenti siparietti con Gorilla Monsoon in una puntata di Prime Time Wrestling con sede speciale proprio al Trump Plaza. Heenan indicava come favoriti per la vittoria del torneo i suoi assistiti Rick Rude e André the Giant, e il gigante francese stesso mostrava una sicurezza di sé superiore addirittura all’anno precedente per WrestleMania III.

André e Heenan sostenevano infatti di aver battuto Hogan già 3 volte: la prima a WrestleMania III, dove ancora erano convinti di aver tenuto Hogan con le spalle al tappeto per un conto di 3 all’inizio del match (Hogan in realtà era uscito al 2), poi la vittoria alle Survivor Series (legittima, ma dove Hogan fu eliminato solo per count out) e la vittoria sporca e corrotta di The Main Event, anche qui con Hogan in realtà mai schienato.

 27/3/1988 – WrestleMania IV

Finalmente WrestleMania IV arrivò, e la curiosa cornice del torneo da svolgersi tutto in una notte contribuì a dare alla serata un’atmosfera speciale.

Ad aprire le danze ci fu la già annunciata Battle Royal a 20 uomini, e a contendersela fu con enorme sorpresa l’ultimo arrivato Bad News Brown eliminando per ultimo il ben più esperto Bret Hart, che non prese affatto bene la sconfitta, tanto che alla consegna del trofeo per la vittoria tornò nel ring colpendo Brown alle spalle e distruggendo il suo trofeo con il pubblico esaltato, nonostante Hart fosse un heel. Dopodiché si poteva finalmente iniziare con la “vera” WrestleMania: il torneo per il titolo mondiale.

Il primo round non poteva che essere inaugurato dalla causa stessa del torneo e di tutti i problemi relativi al titolo WWF nati nel mese precedente, ossia Ted DiBiase. L’aristocratico “Million Dollar Man” era scritturato per affrontare il rissoso “Hacksaw” Jim Duggan ed era uno dei favoriti del torneo, e com’era risaputo aveva le sue alleanze potenti a dargli i favori dei pronostici. E infatti fu proprio l’aiuto di André the Giant, che distrasse Duggan prima di poter eseguire la sua mossa finale, a dare a DiBiase la vittoria e l’avanzamento ai quarti di finale contro il vincitore del match successivo, ossia Dino Bravo contro “The Rock” Don Muraco, vinto da quest’ultimo per squalifica.

Fu poi il turno di Ricky “The Dragon” Steamboat, che l’anno prima a WrestleMania III aveva raggiunto l’apice della sua carriera, contro Greg “The Hammer” Valentine. Entrambi gli ex campioni Intercontinentali si ritrovarono in una contesa equilibrata, ma alla fine fu Valentine a vincere dopo aver ribaltato a suo favore il Flying Crossbody di Steamboat. Il quarto sedicesimo di finale vedeva invece “Macho Man” Randy Savage, uno dei più attesi in quanto superstar più amata della WWF dopo Hulk Hogan, e l’uomo che aveva forzato una leggenda come Billy Graham al ritiro, ossia “Natural” Butch Reed. Ma Savage non si fece impressionare, riuscendo a schienare Reed dopo appena 4 minuti di match.

Savage passa il primo turno con un Elbow Drop

Mancavano solo due sedicesimi: Bam Bam Bigelow contro One Man Gang (vincitore per count out) e Jake “The Snake” Roberts contro “Ravishing” Rick Rude, indicato da Bobby Heenan come il suo favorito dopo André the Giant. Ma le attese di Heenan vennero tradite subito, visto che il match tra Rude e Roberts si rivelò il più lungo della serata… fin troppo lungo, a tal punto da sforare nel time limit dei 15 minuti e sancendo quindi un pareggio, con nessuno dei due ad avanzare nel torneo.

Rick Rude vs Jake Roberts, finito senza un vincitore

Il vincitore avrebbe dovuto affrontare One Man Gang, ma grazie a questo pareggio One Man Gang si ritrovò automaticamente in semifinale contro ogni pronostico. Erano appena finiti i sedicesimi e già si aveva il nome di un semifinalista.

Per dare un po’ di respiro ai partecipanti del torneo, una volta finiti i sedicesimi era il tempo del match tra Hercules e Ultimate Warrior, che dopo mesi senza faide rilevanti aveva finalmente l’opportunità di mettersi in mostra in una cornice importante, e così fece, anche se involontariamente: nel tentativo di rompere la Full Nelson di Hercules Warrior di buttò a terra, ma Hercules mantenne la presa per uno schienamento stile Bridging German Suplex, dimenticandosi però di sollevare le spalle da terra, schienandosi di fatto da solo e regalando la vittoria a Warrior!

Ma era finalmente arrivato il momento più atteso della serata. E non era la finale del torneo ma… Hulk Hogan vs André the Giant, atto terzo!!! Di tutti i loro scontri questo fu probabilmente il più sentito e il più intenso, se WrestleMania III era “solo” il tradimento di un amico, qui a WrestleMania IV i precedenti tra i due erano diventati troppi: i due non passarono neanche un istante a studiarsi, ormai si conoscevano bene e volevano solo colpirsi con tutto quello che avevano. Hogan tentò anche di replicare “la Bodyslam sentita in tutto il mondo” di WrestleMania III, ma fu fermato da una sediata alla schiena di Ted DiBiase, che voleva aiutare André come il francese aveva già fatto per lui a inizio serata.

Hogan strappò la sedia dalle mani di DiBiase e in un momento di rabbia la schiacciò sulla testa di André davanti all’arbitro! La sediata però non stordì i 230 kg di Andrè che, prima che l’arbitro potesse squalificare Hogan, si impossessò della sedia ricambiando la sediata in testa ad Hogan. L’Hulkster era talmente pieno di rabbia che si alzò dopo pochi secondi per tornare a colpire André… l’arbitro aveva letteralmente perso il controllo dei due, che erano troppo presi a farsi a pezzi a vicenda per sentire che l’arbitro aveva appena fatto suonare la campana decretando… una doppia squalifica! Hogan era un furia, se DiBiase era fuggito negli spogliatoi, l’Hulkster poteva sfogarsi su Virgil, scaraventandolo sul cemento dello stage con una Suplex, per poi tornare nel ring e seguire una Bodyslam su André! Hogan l’aveva fatto di nuovo, ancora una volta aveva sollevato e scaraventato a terra il gigante!

Con la doppia squalifica non solo nessuno dei due sarebbe avanzato in finale, ma non rimanevano più ex campioni mondiali nel torneo, chiunque avrebbe vinto sarebbe stato campione per la prima volta in assoluto, e André the Giant non sembrava farsene un cruccio, perché il suo scopo era stato comunque compiuto: buttare fuori Hogan e spianare a DiBiase la strada verso la finale!

Su 5 wrestler ancora nel torneo ben 3 erano heel (DiBiase, One Man Gang e Greg Valentine), lasciando di fatto tutte le speranze del pubblico di vedere un loro beniamino con la cintura di campione mondiale a fine serata nei soli Randy Savage e Don Muraco. “The Rock” fu però tolto dall’equazione da Ted DiBiase, che a causa della doppia squalifica tra Hogan e André si ritrovò con questa vittoria dai quarti fu catapultato direttamente in finale, pur avendo combattuto un match in meno! L’uomo che aveva causato il bisogno di questo torneo era a un solo match dal lasciare Atlantic City col titolo mondiale WWF!

Ci sarebbe dunque stata una sola semifinale, quella tra One Man Gang e il vincitore tra Randy Savage, l’ultima speranza di tutti, e Greg Valentine. Savage fu più furbo di Valentine, riuscendo a intrappolarlo in uno Small Package proprio mentre “The Hammer” stava per eseguire la sua Figure 4 Leg Lock, accedendo alle semifinali contro One Man Gang. Per Savage si faceva dura, sarebbe stato il wrestler ad affrontare più match quella serata, ben 3, contro un solo match combattuto da One Man Gang.

Gene Okerlund analizza il tabellone del torneo

Come per Ultimate Warrior vs Hercules, ci pensò il match per il titolo Intercontinentale a far riposare chi era impegnato nel torneo, con Brutus Beefcake e il campione Honky Tonk Man accompagnato dal suo manager Jimmy Hart e la sua ragazza Peggy Sue, che da qualche mese occasionalmente  lo accompagnava a bordo ring. Per Beefcake l’obiettivo non era solo il titolo, ma anche il rovinare il folto ciuffo rockabilly di Honky Tonk Man, e quasi riuscì a fare entrambi una volta intrappolato il campione nella sua Sleeper Hold.

Hart per evitare il peggio colpì l’arbitro con il suo megafono, con Peggy Sue che tirò ad Honky Tonk Man una secchiata d’acqua per risvegliarlo, tutto mentre Beefcake era impegnato a vendicarsi di Hart tentando di rasargli la chioma. In questo caos venne decretata la vittoria di “The Barber” per squalifica, con Honky Tonk Man che riuscì ancora una volta a mantenere il titolo come era solito fare tra squalifiche e scorrettezze.

Nonostante le eliminazioni di André the Giant e Rick Rude la serata di Bobby Heenan non era di certo finita… anzi, sarebbe stata più impegnativa che mai, visto che doveva ancora affiancare i suoi Islanders contro i British Bulldogs e Koko B. Ware. E fu proprio Heenan (vestito di un improbabile attire per proteggersi dai morsi di Matilda) ad effettuare lo schienamento vincente (probabilmente neanche lui sapeva come) per aggiudicarsi il match.

L’improbabile attire di Heenan

Era tempo di scoprire chi avrebbe affrontato Ted DiBiase nel main event: Randy Savage vs One Man Gang. A Slick e al suo assistito One Man Gang non sembrava vero di poter potenzialmente essere nel main event di WrestleMania per il titolo mondiale, e sarebbero quindi stati pronti a tutto pur di avanzare su Savage, e per poco non ci riuscirono. Slick passò il suo bastone a One Man Gang affinchè distruggesse definitivamente Savage, ma per fortuna l’arbitro vide tutto assegnando la vittoria per squalifica a “Macho Man”. Era fatta, Savage era in finale e il main event di WrestleMania IV sarebbe ufficialmente stato Randy Savage vs Ted DiBiase. Ma a quale prezzo… One Man Gang dopo la squalifica infatti non si fermò, e continuò a infierire su Savage col bastone di Slick, lasciandolo in pessime condizioni per la finale.

Prima del main event però era previsto un ultimo match, quello per i titoli di coppia tra i campioni della Strike Force e i Demolition. I campioni peccarono di ingenuità, perché proprio durante una distrazione dell’arbitro Ax trovò il modo di colpire Rick Martel (che stava per chiudere la pratica con la sua Boston Crab su Smash) col bastone del loro manager Mr. Fuji e conquistare i titoli di coppia!

I nuovi campioni di coppia

Ma era finalmente tempo del main event, dopo un mese senza un campione, 10 match di torneo in una serata, e 4 epiche ore di lotta, era arrivato il momento di incoronare un nuovo campione. Randy Savage aveva tutti i pronostici contro, perché aveva dovuto affrontare ben 3 match nella stessa serata prima del main event, al contrario del più “fresco” DiBiase che ne aveva affrontati solo 2, e il “Million Dollar Man” aveva sempre dalla sua André the Giant e Virgil. Di certo aveva l’esperienza dalla sua, visto che era riuscito a diventare King of the Ring appena 7 mesi prima combattendo ben 4 match in una sola serata per un tempo totale di ben 33 minuti di lotta totali, e vincendo la finale con un colosso come King Kong Bundy, ma con il titolo mondiale di mezzo (che nessuno dei due aveva mai conquistato) e gli acciacchi dell’attacco di One Man Gang, la situazione era disperata.

Senza Hogan il pubblico vedeva in Savage l’unica speranza di non assistere a DiBiase portarsi a casa il titolo. Proprio lui, l’uomo che aveva fatto toccare al titolo WWF il suo punto più basso tramite un tentativo di corruzione, non poteva essere il volto della compagnia, eppure in quella serata sarebbe potuto diventare realtà…

Savage entrò nel ring cercando di nascondere paure e acciacchi, mostrandosi sicuro di sé e solare come al solito, come sempre accompagnato dalla bellissima manager Miss Elizabeth, perchè i rischi per la sua incolumità c’erano, ma non si sarebbe persa l’eventuale più grande successo della carriera del suo assistito per nulla al mondo.

Nonostante le premesse, il match proseguì in modo abbastanza pulito (tolti un paio di interventi di André the Giant comunque ininfluenti), ma che DiBiase fosse più fresco di Savage era abbastanza palese. Non appena gli interventi di André iniziarono ad essere troppi Savage ordinò ad Elizabeth di correre nel backstage a chiedere l’aiuto dell’amico Hogan, in modo che ci fosse qualcuno fuori dal ring a tenere a bada André e rendere il match il più pulito possibile. L’Hulkster non si fece pregare e si sedette a bordo ring, pronto a intervenire al minimo accenno di interferenza, ma questo non fermò André dal distrarre l’arbitro Hebener.

Hogan osserva il match da bordo ring

Stanco di giocare pulito e subire le angherie dei suoi avversari, fu proprio Hogan ad approfittare di una distrazione dell’arbitro (che stava rimproverando André per un intervento scorretto) per colpire DiBiase alla schiena con una sedia, proprio quando il “Million Dollar Man” aveva intrappolato Savage nella Million Dollar Dream. A quel punto Savage ne approfittò, si lanciò sulla terza corda a tutta velocità per eseguire il suo Elbow Drop, e lo fece con un’intensità mai vista, era il suo momento d’oro: 1… 2… 3!!! Randy Savage era il nuovo campione WWF!!!

Savage era riuscito dove persino Hulk Hogan aveva “fallito”, ossia fermare l’ascesa di Ted DiBiase, ed era finalmente riuscito a conquistare il prestigioso e meritato titolo mondiale! La WWF e il suo pubblico avevano ora un nuovo idolo… certo, Hogan era sempre il simbolo e il più amato della compagnia, ma adesso non era più solo contro tutto il male della federazione, perché ora anche il suo nuovo alleato “Macho Man” era nell’olimpo del wrestling, lassù insieme ai Bruno Sammartino, i Bob Backlund, i Buddy Rogers, i Billy Graham, e tutti i più grandi e con Hogan, il pubblico di Atlantic City ad esplodere e la bellissima Elizabeth, che aveva sempre creduto in lui, a festeggiare in mezzo al ring, dove tutto il mondo stava guardando. Un nuovo eroe era nato, con tanto di incoronazione intorno alla vita, e la sua stella dell’uomo che “lottava come un selvaggio” sarebbe diventata più luminosa che mai.

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