Febbraio 1988: Massimo Ranieri vince Sanremo con Perdere l’Amore, a Roma si verifica il violento caso del “canaro della Magliana”, in Giappone si conclude l’anime di Ken il Guerriero, al cinema escono Grasso è Bello, Aule Turbolente, Il Serpente e l’Arcobaleno, mentre Domination dei Sisters of Mercy viene rilasciato come singolo:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Honky Tonk Man

Campioni di coppia: gli Strike Force (Rick Martel & Tito Santana)

Campionessa femminile: Sherri Martel

Campionesse di coppia: le Jumping Bomb Angels (Itsuki Yamazaki & Noriyoto Tateno)

Il rematch del secolo

Tutto il mondo non faceva che parlare di The Main Event e dell’imminente rematch tra Hulk Hogan e André the Giant. Ad aggiungere ulteriore pepe ci pensarono gli annunci di altri due match titolati per la stessa serata, con “Macho Man” Randy Savage nuovamente contro il campione Intercontinentale Honky Tonk Man, e gli Strike Force contro la Hart Foundation, in una serata in cui quasi ogni titolo sarebbe stato in palio. Per far capire l’attesa che imperversava per The Main Event bastava dare un’occhiata ai numeri di quella serata: 15.2 di rating e ben 33 milioni (!!!) di americani sintonizzati sulla NBC per il rematch del secolo, con entrambi i dati a rappresentare un record tutt’oggi imbattuto, ossia quello dello show televisivo di wrestling più visto della storia!

Nessuno voleva perdersi la storia che si compiva, e nessuno dei protagonisti aveva intenzione di sbagliare o mancare il suo appuntamento col destino: Hogan si allenò con più intensità del solito per quella che era la sua sfida più grande, come dimostrò un video mandato in onda quella sera (dove tra l’altro in sottofondo c’era quella che diventerà la musica d’ingresso di Jake Roberts), una sfida più grande persino di WrestleMania III, perché l’André di quella sera sarebbe stato persino più determinato. Dopo il match per il titolo Intercontinentale (mantenuto da Honky Tonk Man tramite count out) le danze potevano iniziare…

Il match di riscaldamento tra Honky Tonk Man e Savage

Per rendere la serata ancora più storica Hulk Hogan si presentò con una nuovissima cintura, probabilmente il design più bello che il titolo WWF avesse mai avuto, e finalmente l’evento che tutto il mondo stava aspettando poteva iniziare. Anche se l’atmosfera di WrestleMania III fu irripetibile, questo match fu più spettacolare e veloce del primo: Hogan sapeva di essere circondato di nemici, e fece la mossa furba di mettere KO DiBiase e Virgil praticamente subito. A dirla tutta l’Hulkster fu in totale dominio del match, molto più del (comunque equilibrato) primo confronto, con André che non fu mai in partita, nonostante sapesse farsi valere come sempre, senza mai dare l’impressione di essere davvero pronto a cedere.

Hogan dopo solo 9 minuti riuscì a connettere con la Leg Drop per un conto di 3. O almeno lo sarebbe stato… se l’arbitro non fosse stato distratto. Hogan si mise a discutere con l’arbitro Dave Hebner, ma venne subito attaccato alle spalle da André, che eseguì poi un Butterfly Suplex sul campione per un tentativo di schienamento. L’arbitro Hebner contò, e Hogan sollevò la spalla già all’1, ma l’arbitro non lo notò e continuò a contare …2…3!!! André the Giant aveva schienato Hulk Hogan ed era il nuovo campione WWF!!! Hogan si alzò esterrefatto, era riuscito ad alzare la spalla all’1 ma l’arbitro non l’aveva visto, e mentre il pubblico esplose in un boato di fischi, André festeggiava con Hogan intento a discutere con l’arbitro per la gravissima distrazione. Nessuno voleva crederci, l’Hulkamania era finita, e ora finalmente iniziava l’era di André the Giant!

André the Giant finalmente campione dopo 16 anni

O meglio, iniziava l’era di… Ted DiBiase. André tenne infatti fede alla promessa fatta al “Million Dollar Man” di cedergli il titolo una volta conquistato, e mettendogli la cintura intorno alla vita lo incoronò di fatto nuovo campione! Mai nella storia della WWF il titolo mondiale era passato di mano due volte nella stessa serata, e per di più, con i suoi soli 48 secondi, il regno di André divenne il regno mondiale WWF più breve della storia (battendo il record dei 9 giorni di Stan Stasiak). Insomma… una serata indescrivibile!

Tutto ha un prezzo

A rendere ancora più caotica la situazione ci pensò Earl Hebner, gemello di Dave Hebner (l’arbitro del match), anche lui arbitro della WWF, che si presentò nel ring davanti al fratello per discutere sulla sua condotta del match. A quel punto ad Hogan e ai fan tutto divenne chiaro come il sole: l’arbitro assegnato per il match doveva essere Earl, e non Dave, che corrotto da DiBiase si era presentato al suo posto per pilotare il match verso la vittoria di André!

Chi è l’Hebner giusto?

Hogan era una furia, e in preda alla rabbia sollevò Dave Hebner in una Gorilla Press per poi lanciarlo su DiBiase e Virgil. Attaccare un arbitro era considerato un atto gravissimo, talmente grave da essere raro persino tra gli heel più spietati, ma Hogan era furioso e la situazione era decisamente non ordinaria. L‘Hulkamaia era davvero finita? Di certo era finito così, nell’incredulità generale, il regno di Hulk Hogan dopo ben 4 anni di dominio incontrastato, un regno che con i suoi 1.474 giorni si piazzava dietro solo al primo regno di Bruno Sammartino (di ben 7 anni) come regno più duraturo della storia della federazione. Solo Sammartino e Hogan erano riusciti a tenere la cintura per ben 4 anni, con il regno dell’Hulkster a comprendere tra le vittime ogni singolo wrestler della federazione: Roddy Piper, Paul Orndorff, Bob Orton, Kamala, Nikolai Volkoff, Terry Funk, Iron Sheik, King Kong Bundy, Randy Savage, lo stesso André the Giant… insomma, TUTTI!

Erano tutti increduli: vedere Hogan senza il titolo WWF era come vedere un leone senza criniera. I fan erano basiti, ma non sconfortati: dopotutto l’Hulkster non era mai stato veramente battuto, il ché bastò a rassicurare tutti che presto sarebbe tornato campione come prima, e poi per quanto Ted DiBiase millantasse di essere il nuovo campione WWF mancava ancora una nota ufficiale della federazione a chiarire la situazione del titolo.

Passavano i giorni, e tutti i fan attesero, finché finalmente parlò il presidente della WWF Jack Tunney. Sempre attento e rigoroso nel mantenimento delle regole, Tunney non si fece attendere dal rompendo il silenzio: per il regno di Hogan non c’era nulla da fare, visto che in WWF il ribaltamento della decisione arbitrale non era prevista, per quanto errata o corrotta, ma se Hogan non avrebbe rivisto il titolo la stessa sorte sarebbe toccata a DiBiase, perché il regolamento diceva a chiare lettere che il titolo può essere conquistato solo per schienamento o sottomissione, e di conseguenza non solo DiBiase non era più il campione, ma sarebbe stato cancellato dall’albo d’oro del titolo. A questo punto sembrava chiaro che il campione ufficiale fosse André, ma Tunney tirò fuori un altra regola della WWF a cambiare le carte in tavola: un campione infatti poteva abbandonare il titolo di sua spontanea volontà, e di conseguenza il campione WWF era… nessuno!

Jack Tunney annuncia il torneo per il nuovo campione WWF

Mai la cintura di campione mondiale WWF era stata vacante dalla sua creazione nel 1963, e la decisione di Tunney scioccò tutti: per la prima volta in assoluto la WWF era senza un campione a rappresentarla, e per di più con l’evento simbolo della federazione, la quarta edizione di WrestleMania, alle porte. Ma Tunney decise di sfruttare proprio il palco mediatico di WrestleMania IV per incoronare il nuovo campione: al Trump Plaza di Atlantic City, nella serata del 27 marzo, si sarebbe svolto un torneo per incoronare il campione indiscusso. Un torneo che vedeva già affrontarsi nel tabellone Ted DiBiase vs Jim Duggan, Bam Bam Bigelow vs One Man Gang, Randy Savage vs Butch Reed, Greg Valentine vs Ricky Steamboat, Don Muraco vs Dino Bravo, Jake Roberts vs Rick Rude, ma soprattutto… il terzo e definitivo atto tra Hulk Hogan e André the Giant! A differenza degli altri contendenti, Hogan e André sarebbero partiti direttamente dai quarti di finale in quanto ex campioni uscenti, ma questo non sarebbe stato sinonimo di vittoria: la competitività era altissima, e Tunney aveva scelto solo il meglio del meglio per il torneo, che avrebbe coronato una delle serate più imprevedibili della storia del wrestling.

Un cartellone pubblicitario di WrestleMania IV

Oltre il torneo

Il prestigioso torneo per il titolo WWF inaugurò una serie di annunci sulla card di WrestleMania IV, con i report di Craig DeGeorge sempre pronti ad aggiornare il pubblico: venne annunciato anche un Tag Team match tra gli Islanders e Bobby Heenan (che non lottava un match da anni) contro i British Bulldogs (che avevano finalmente ritrovato il loro bulldog Matilda), che sarebbero stati affiancato da un altro amante degli animali come Koko B. Ware. Il tutto mentre i dominatori della categoria, gli Strike Force, avrebbero difeso le cintura contro i Demolition. Il team di Ax e Smash era tra i più devastanti e temuti della WWF, eppure nonostante le loro innumerevoli vittorie contro tutti i team più quotati della WWF non erano mai riusciti ad entrare nel giro titolato. WrestleMania IV sarebbe stata per loro l’opportunità più grande.

Craig DeGeorge annuncia il resto della card

E avrebbe difeso la sua cintura anche Honky Tonk Man, che Jimmy Hart decise di mandare contro Brutus Beefcake. “The Barber” si era dimostrato troppo superiore a Greg “The Hammer” Valentine, dunque Hart decise che a dargli una lezione sarebbe stato il pezzo forte della sua scuderia, e del resto a Beefcake l’avversario non dispiaceva affatto: oltre alla cintura Intercontinentale di mezzo, Honky Tonk Man aveva proprio il genere di chioma che Beefcake amava tagliare, e il ciuffo alla Elvis era forse l’unica cosa a cui il campione teneva più della cintura stessa. 

Il duro di Harlem 

Visto che il torneo per il titolo WWF si sarebbe preso buona parte dello show, per non lasciare fuori le altre superstar della federazione fu indetta una Battle Royal, che avrebbe visto partecipare nomi come la Hart Foundation, Ken Patera, Nikolai Volkoff, George Steele, Junkyard Dog, Harley Race, e tanti altri, tra cui un debuttante proveniente da Harlem, New York: un enorme bad guy di nome Bad News Brown, che si stava facendo un nome a suon di squash su qualche malcapitato jobber, e non si sarebbe di certo fermato. Brown era diverso da qualunque altro wrestler della federazione: se il roster era dominato da lottatori larger than life simili a supereroi e dai colori sgargianti, lui era un vero duro. Cresciuto nelle spietate strade di Harlem, Brown non aveva tempo di piacere al pubblico, o di costruirsi un personaggio che piacesse alle TV o ai bambini: lui era un lottatore nel senso più letterale del termine, uno che aveva conosciuto il lato più duro della vita sin dall’adolescenza, e che ora avrebbe portato questo suo bagaglio sul ring, con uno stile di lotta concreto e senza fronzoli.

Praticamente l’opposto del colorato, esplosivo, ed esuberante Ultimate Warrior, che continuava a liberarsi di jobber con una facilità imbarazzante. Il Guerriero aveva rimediato la sua prima sconfitta a fine dicembre contro “Ravishing” Rick Rude, ma questo non intaccò la sua ascesa, e non bastò di certo a farsi intimorire dalla forza della Heenan Family: dopo Rude infatti affrontò anche Harley Race, comportandosi più che bene contro uno dei wrestler più esperti della federazione, ma stare troppo vicino ai membri dell Family significava solo guai, e lo imparò a sue spese quando venne attaccato durante il match da un altro membro della Family, ossia Hercules, che lo strozzò con la sua catena che si portava sempre appresso in aiuto del “compagno” Race. Questo portò a un match tra i due, dove Hercules usò ancora una volta la sua catena per mettere KO Warrior, che però riuscì a impossessarsi della catena e a usarla per strozzare Hercules a sua volta. Ultimate Warrior era pronto a palcoscenici più importanti, ma la Heenan Family era una forza compatta e devastante, e avrebbe potuto spezzarlo ancor prima che potesse spiccare il volo.

Hercules strozza Ultimate Warrior con la sua catena

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