Settembre 1987: viene creato il fumetto di The Mask, nelle TV americane debuttano Star Trek: The Next Generation e DuckTales, mentre in quelle francesi arriva Siamo Fatti Così, al cinema escono Attrazione Fatale, Hellraiser, The Principal, e Best Seller, e Heaven Is A Place On Earth di Belinda Carlisle viene rilasciata come singolo:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Honky Tonk Man

Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)

Campionessa femminile: Sherri Martel

Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)

L’anti-Heenan

Dopo settimane di contese tra i principali manager della WWF Bam Bam Bigelow era finalmente pronto a mostrarsi in azione. La “Battaglia per Bam Bam” si era conclusa, e a spuntarla sembrava essere stato Slick, l’unico manager a cui Bigelow non aveva detto di no, e questo bastò affinché Slick fosse pronto a introdurlo come il suo nuovo assistito. Certo, Bigelow non aveva detto “No”, ma tecnicamente non aveva neanche detto “Sì”

Slick annunciò affianco al suo assistito Nikolai Volkoff l’ingresso di Bigelow, ma appena Bam Bam arrivò urlò a Slick che non lo avrebbe mai voluto come manager. E non solo, annunciò anche chi sarebbe stato il suo VERO manager, e la risposta stupì tutti, perché si trattò dell’appena arrivato Oliver Humperdink! Slick e Volkoff non presero bene questo rifiuto, e per tutta risposta Bigelow stese con un violentissimo pugno il russo, sancendo un match tra i due la sera stessa. Il colosso di Asbury Park diede subito prova al pubblico della sua incredibile agilità e si sbarazzò di Volkoff senza eccessivi sforzi.

In poco più di un mese Humperdink si era già assicurato il nome più ambito della federazione, e un pezzo da novanta come “Mr. Wonderful” Paul Orndorff, che sotto la sua guida continuava a collezionare vittorie: i fan erano dalla sua e i tempi della sua alleanza con Bobby Heenan non gli mancavano minimamente. Anzi, Orndorff poteva vantarsi di essere stato il primo in assoluto a licenziare per ben due volte Heenan, anche se “The Brain” poteva comunque consolarsi con aggiunte di tutto rispetto nella sua Family nel corso del 1987 come Rick Rude, gli Islanders, e soprattutto André the Giant. Ma che fine aveva fatto Andrè the Giant? La sua ultima apparizione risaliva proprio a WrestleMania III, ben 5 mesi prima, dopodiché lo si era visto solo in una vignetta ad aprile in cui prometteva vendetta verso Hogan, poi il nulla.

Con la fine dell’estate André tornò finalmente a mostrarsi in un’arena, beccandosi i soliti fischi insieme a Heenan. La WWF motivò la lunga assenza con il brutto colpo psicologico per la sconfitta rimediata WrestleMania III, una sconfitta che aveva messo fine a una striscia di imbattibilità durata 15 anni, e che bruciava ancora, ma la realtà purtroppo era ben diversa: André stava iniziando ad avere seri problemi fisici; il fisico possente che gli aveva dato tanta fortuna nel wrestling ora gli si stava ritorcendo contro. Il gigante francese sapeva di non avere ancora molti anni di carriera davanti, e avrebbe fatto di tutto per strappare il titolo WWF dalla vita di Hulk Hogan prima di finirla.

Heenan preso avrebbe avuto nuovamente bisogno di André, visto che Ken Patera nonostante il pestaggio subito da tutta la Heenan Family tornò più determinato che mai, seppur con un vistoso braccio ingessato, piantandosi davanti lo stage al termine di 8 Men Tag Team match vinto dalla Family al completo, promettendo che avrebbero pagato tutti uno ad uno.

Ken Patera non ha intenzione di arrendersi

E poi per Heenan c’erano anche Bam Bam Bigelow e Oliver Humperdink da sistemare: anzi, a dirla erano tutti i manager della WWF -Slick in particolare- a volere le loro teste, colpevoli di averli presi in giro mentre avevano un accordo sottobanco,e poi “The Brain” non poteva di certo essere indifferente a un manager che sin dal debutto si propose come “l’anti-Heenan”. Per la prima volta, Bobby Heenan aveva trovato un manager pronto a sfidarlo apertamente.

Il Re macho

A settembre la WWF lanciò il suo nuovo album musicale per bissare il successo di The Wrestling Album di 2 anni prima, chiamato semplicemente Piledriver. L’album permise a molte stelle del roster di dotarsi di una nuova musica d’ingresso, come i Demolition, che beneficiarono della canzone più energica e rock dell’intero disco, confermandosi un team capace di accentrare tutte le attenzioni.

Ma i Demolition non erano gli unici in rampa di lancio, perché gli Strike Force, il nuovo team formato da Rick Martel e Tito Santana, marchiarono la loro prima apparizione come team ufficiale con una vittoria sul team di Steve Lombardi e Tiger Chung Lee in appena 4 minuti! I due sembravano affiatati da subito, come avessero lottato insieme da anni, e si apprestavano a lasciare il segno nella categoria di coppia. 

Piledriver fu anche una vetrina per Honky Tonk Man, che lo sfruttò per dare sfoggio di tutte le sue doti canore nell’omonima Honky Tonk Man, dando ulteriore boria alle sue abituali (e deliranti) dichiarazioni in cui -nonostante i soli 3 mesi di regno- continuava a definirsi “il più grande campione Intercontinentale di sempre” causando un certo risentimento in “Macho Man” Randy Savage: dopotutto il suo regno di 414 giorni era stato il secondo più lungo della storia del titolo, con soli 11 giorni in meno del primatista Pedro Morales, se qualcuno doveva definirsi “il più grande campione Intercontinentale di sempre” quello era proprio Randy Savage, che quel mese mostrò nuovamente il suo valore vincendo l’annuale King of the Ring, battendo nell’arco di una sola serata Nikolai Volkoff, Jim Brunzell, Danny Davis, e King Kong Bundy nella finale. Ma nonostante la nomina di nuovo Re, era sempre Honky Tonk Man il primo dei suoi pensieri, tanto che minacciò nel backstage il suo manager Jimmy Hart affinché facesse star zitto il campione Intercontinentale.

Randy Savage minaccia Jimmy Hart

Honky Tonk Man non si fece intimidire, e rilasciò un promo in cui ribadì la sua grandezza, ma “Macho Man” arrivò senza esitazioni per rispondere al campione e propose una soluzione per decretare “il più grande campione Intercontinentale di sempre”: far parlare il ring. Savage si tuffò nel ring senza esitazioni aspettandosi che Honky Tonk Man facesse altrettanto, ma il campione Intercontinentale era più coraggioso a parole che a fatti, e si tirò indietro dalla sfida con la scusante del “non essere vestito in modo adatto per combattere”.

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