Maggio 1987: il Napoli vince il suo primo storico scudetto, si ritira Michel Platini, il Porto vince la sua prima Champions League, mentre al cinema escono Beverly Hills Cop II, Giardini di Pietra, Su e Giù Per i Caraibi, e Creepshow 2, e i Pet Shop Boys pubblicano una delle loro canzoni più celebri, It’s a Sin:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Ricky Steamboat
– Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
Il passato che ritorna
Finalmente dopo un mese di frecciate, accuse, e minacce rivolte al suo ex manager, Ken Patera e Bobby “The Brain” Heenan si sarebbero incontrati faccia a faccia per un dibattito nel ring. Era la prima volta che su un ring di wrestling veniva tenuto un dibattito come quello dei politici, e come in precedenza, Patera accusò Heenan non solo di averlo abbandonato nel difficile momento in galera, ma di essere soltanto una iena approfittatrice che lo aveva condotto sulla cattiva strada, e che la prigione gli aveva insegnato che il suo scopo era ripulire il mondo dalla feccia come lui! Heenan rispose in modo velenoso (così tanto che in TV il suo controbattere fu quasi completamente censurato) affermando che se Patera era diventato un reietto della società la colpa era solo sua.
La situazione degenerò a tal punto che i due passarono alle care vecchie mazzate, e inutile dire che Heenan ne uscì parecchio male, tanto da dover indossare un collare protettivo nelle settimane successive, convivendo col dolore nelle successive puntate di Prime Time Wrestling insieme a Gorilla Monsoon.

Ma Heenan disponeva di un artiglieria pesantissima, e per vendicarsi decise di scatenare contro Patera uno dei pezzi grossi della sua Family… Hercules!
Nonostante i due anni di prigione Patera non mostrò ruggine, e giunti al match scaraventò Hercules da una parte all’altra del ring come fosse una piuma, ma proprio quando lo stava stritolando in una Bear Hug arrivò Harley Race a colpirlo alle spalle decretando una vittoria per squalifica. Dopotutto, che guerra a Heenan sarebbe senza ritrovarsi contro tutti quanti i suoi assistiti? Ad aiutare Patera però arrivò Billy Jack Haynes, che di avere contro la Heenan Family ne aveva saputo qualcosa durante la sua rivalità con Hercules, con cui aveva ancora una questione in sospeso dopo il pareggio di WrestleMania III.

Nonostante Heenan -che ancora indossava il collare ortopedico- facesse di tutto per dimostrare il contrario, era chiaro quanto fosse terrorizzato da quello che l’ex strongman gli avrebbe potuto fare, e divenne persino bianco come un fantasma quando, durante una puntata di Prime Time Wrestling, Gorilla Monsoon urlò un semplice“Kenny!” (salutando Kenny Rodriguez, cognato di Kevin Dunn, produttore esecutivo dei programmi della WWF), con Heenan che credendo fosse un avvistamento di Ken Patera nello studio sputò l’antidolorifico che aveva appena preso dallo spavento.

Ma era già il momento di una nuova edizione del Saturday Night’s Main Event, il primo grande appuntamento post-WrestleMania III. Non presenziarono né Hulk Hogan né André the Giant, che però avevano registrato delle interviste per svelare le loro intenzioni future, e nel caso del gigante francese non era difficile da immaginare: sia lui che Bobby Heenan erano ancora scottati dalla sconfitta rimediata davanti a 93.000 persone e non riuscendo a farsene una ragione continuavano a presentarsi come i veri vincitori del main event. Heenan sosteneva di essere stato derubato e che il primo tentativo di schienamento di André fosse un 3, mentre l’arbitro aveva contato 2. André stesso si proclamava “campione WWF” e sosteneva di essere stato fregato dall’arbitro, con Hulk Hogan che rispose a queste polemiche offrendosi disponibile a un rematch in qualunque momento per dare un’altra lezione al francese.

Impegni intercontinentali
Il Saturday Night’s Main Event vide Jake “The Snake” Roberts affrontare Kamala, fresco dell’ingaggio di Mr. Fuji, che aveva da poco rafforzato il suo parco clienti mettendo sotto contratto anche i Demolition. Durante il match però la vera minaccia esterna per Roberts non fu Mr. Fuji, ma Kim Chee, che attaccò Roberts togliendosi la maschera rivelandosi essere… Honky Tonk Man! La vittoria di WrestleMania III non gli era bastata, Honky Tonk Man aveva ancora bisogno di infierire su Roberts -che lottava da un mese con ancora delle schegge della sua chitarra in corpo- colpendolo con calci, pugni, e la Shake, Rattle and Roll per chiudere il pestaggio in bellezza.
Fu una serata emozionante per Ricky Steamboat, che avrebbe difeso il titolo Intercontinentale per la prima volta contro Hercules. Ma prima sarebbe stato tra i lumberjacks nel Lumberjack match tra George “The Animal” Steele e “Macho Man” Randy Savage nella stessa serata. Savage aveva messo Steele in cima alla lista dei principali responsabili della sua sconfitta a WrestleMania III, ed essendo per la prima volta vicini dopo WrestleMania non mancarono botte tra Steamboat e Savage, e nel caos causato dalla loro rissa a bordo ring con gli altri lumberjacks, Danny Davis (lumberjack anche lui) ne approfittò per colpire da dietro George Steele con una campana, regalando a Savage l’Elbow Drop più facile della sua carriera per vincere il match. Al termine ci fu un’altra rissa generale, visto che tra i lumberjacks c’erano tutte superstar tra cui non correva buon sangue: British Bulldogs contro l’Hart Foundation, gli stessi Steamboat ed Hercules (che attaccò “The Dragon” per indebolirlo in vista del loro match da lì a breve), e Iron Sheik & Volkoff contro la Can-Am Connection (che si sarebbero affrontati nel main event della serata, con vittoria di questi ultimi).

A riportare il controllo ci pensò Jake Roberts, con una vistosa fasciatura alle costole per il pestaggio subito poco prima, che sventolando Damien per tutto il ring creò un fuggi fuggi generale. Più tardi quella sera Randy Savage si ritrovò paradossalmente a fare il tifo per Steamboat nel suo match titolato contro Hercules. La situazione per lui era infatti diventata personale, e voleva essere lui a strappare la cintura dalla vita di “The Dragon”, e nessun’altro!

Savage non si fece scrupoli a favorire spudoratamente il suo acerrimo rivale, senza paura di mettersi contro un pezzo grosso come Bobby Heenan, a tal punto da liberare Steamboat dalla Full Nelson di Hercules prima che potesse cedere. Hercules perse il match per squalifica dopo aver usato una catena su Steamboat, e Savage ne approfittò per colpirlo con la sua Elbow Drop al centro del ring!

Per Ricky Steamboat era un periodo speciale: non solo aveva appena conquistato (e difeso) con successo il titolo Intercontinentale, non solo era una delle superstar più amate della WWF, ma a luglio sarebbe anche diventato padre del suo primo figlio, Richard Junior. Dopo la difesa del titolo contro Hercules fu il turno di “Natural” Butch Reed di provare a conquistare l’oro Intercontinentale, e anche se solo per count out Steamboat riuscì nuovamente a confermarsi campione. Reed dopo mesi di match di secondo piano si era riuscito a ritagliare un piccolo spazio a WrestleMania III con una vittoria su Koko B. Ware e tentò di conquistare il titolo di Steamboat in svariati house show senza mai però trionfare. Affrontò anche Tito Santana in un match finito in pareggio, a testimoniare che le sue apparizioni e il calibro dei suoi avversari stavano crescendo sempre di più col passare delle settimane; sentiva che presto sarebbe stato il suo momento e non si sarebbe lasciato sfuggire l’opportunità di avere un impatto maggiore nella WWF.

Più vicini, eppure così lontani
Al Saturday Night’s Main Event arrivò finalmente il momento del rematch per il titolo tra i campioni dell’Hart Foundation e British Bulldogs, stavolta senza Danny Davis ad arbitrare e in un 2 Out of 3 Falls match, la specialità degli inglesi. Anche senza arbitrare Davis cercò di intervenire come poteva per colpire i Bulldogs, quando all’improvviso arrivò Tito Santana a pareggiare i conti per equilibrare la contesa. I Bulldogs vinsero il primo round per squalifica dopo un doppio pestaggio di Bret Hart e Jim Neidhart ai danni di Dynamite Kid, con l’arbitro che cercava inutilmente di fermarli. Anche il secondo round andò ai Bulldogs, che con un secco 2-0 conquistarono la vittoria… ma non i titoli di coppia! Il primo round era stato infatti vinto per squalifica, e da sempre in WWF non era consentito vincere una cintura per squalifica! Ancora una volta la vendetta di Bulldogs non si era del tutto compiuta, e i canadesi continuavano ad avere sempre l’ultima parola.

Il barbiere di San Francisco
Tagliare i capelli ad Adrian Adonis aveva ispirato particolarmente Brutus Beefcake, che iniziò a farsi soprannominare “The Barber” e a portarsi forbici e rasoio sempre con sé prima di un match. E doveva tenerlo bene a mente il suo Johnny Valiant, visto Beefcake volle affrontarlo per chiudere per sempre col suo passato. Per affrontare il suo ex assistito Valiant rimise stivali e calzoncini dopo anni, pur di dimostrare che Beefcake era sempre stato l’anello debole del Dream Team, ma il finale del loro match fu lo stesso di WrestleMania III, con Beefcake che usò la Sleeper Hold per far perdere i sensi al malcapitato… e approfittarne per rasargli i capelli!

Dopo Adonis anche Valiant era stato umiliato dal nuovo “hobby” di Beefcake, e il loro secondo match non andò tanto meglio: anche qui la Sleeper Hold fu decisiva, e “The Barber” che continuò il lavoro lasciato “in sospeso” sulla sua chioma la settimana prima.

Senza un Beefcake più lanciato che mai, adesso solo i suoi fidi Greg Valentine e Dino Bravo potevano aiutare Valiant, ora chiamato ad alzare l’asticella.
E capì che bisognava alzare la competitività Slick cercò di non essere da meno, e dopo Iron Sheik, Nikolai Volkoff, e “Natural” Butch Reed incluse tra le sue fila un nuovo assistito: l’enorme One Man Gang, che coi suoi 2.40 metri per 200 kg si impose subito come i membro più temibile di cui disponesse Slick.





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