Aprile 1987: debutta il primo dei corti de I Simpsons, a Torino muore suicida Primo Levi, al cinema escono Scuola di Polizia 4, Il Segreto Del Mio Successo, e Ricercati: Ufficialmente Morti, mentre i Level 42 cantano il loro successo più celebre, Lessons in Love:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Ricky Steamboat
– Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
Il figliol prodigo
Aretha Franklin che canta America the Beautiful, le 93.000 voci in festa, incredibile match tra Randy Savage e Ricky Steamboat, l’addio di Roddy Piper, e le emozioni del match tra Hulk Hogan e André the Giant, che perse la sua imbattibilità dopo 15 lunghi anni… lo spettacolo di WrestleMania III era ancora impresso nelle menti di tutti, e non se ne sarebbe andato tanto presto. Ma era ora di andare avanti: Hulk Hogan dopo la sua impresa si prese un breve periodo di riposo non apparendo negli show WWF per quasi un mese (sollevare André the Giant infatti gli aveva creato problemi alla schiena), e anche il gigante francese non apparve per un pò; la battaglia di Detroit aveva lasciato tutti molto provati, Bobby Heenan in particolare.

“The Brain” mostrava infatti evidenti segni di nervosismo in tutte le puntate di Prime Time Wrestling, e non era difficile capire il perché: non sapeva più cosa inventarsi per battere Hulk Hogan. Per quasi 3 anni aveva assoldato alcuni dei più grandi colossi del mondo del wrestling, usato tutte le sue tattiche manipolatorie, e sfruttato ogni frase persuasiva per rivoltare gli amici di Hogan contro di lui, incluso il suo miglior amico imbattuto da 15 anni… e ancora non bastava!
Heenan doveva tenere fede al suo soprannome e riorganizzare una strategia, pianificare, e trovare il modo di tenere alto l’umore dei suoi, e proprio quando le risposte sembrava che stesse per arrivare, perché il suo ex assistito Ken Patera sarebbe presto tornato in WWF! Ma quella che per Heenan sembrava una buona notizia, si rivelò presto tutt’altro.

Patera era stato uno degli uomini di punta della prima Heenan Family (fu lui che insieme a Big John Studd tagliò i capelli a André the Giant), per poi sparire nel nulla alla fine del 1984. I fan ovviamente non erano a conoscenza del motivo, ma fu proprio la WWF a fare chiarezza in vista del suo ritorno: l’ex strongman era stato condannato a 2 anni di prigione per una rissa scatenata in un McDonald’s, aggredendo persino degli agenti di polizia insieme all’amico Masa Sato (wrestler della NJPW).

Nonostante questa brutta macchia, la WWF si era decisa a dargli un’altra opportunità: Patera era pur sempre un ex campione Intercontinentale che aveva anche fatto parte della Heenan Family, ed era un nome che poteva ancora dare molto alla WWF.
Pronto a tornare ad essere un uomo libero, Patera apparve in un’intervista preregistrata per presentare la nuova versione di sé, non più biondo ma con i suoi capelli castani naturali e visibilmente pentito e ansioso di iniziare una nuova vita. Nell’intervista Patera accusava il suo ex manager Bobby Heenan di averlo completamente abbandonato, e di essere indirettamente responsabile della sua condanna, in quanto era stato “The Brain” a condurlo sulla cattiva strada, influenzandolo con uno stile di vita autodistruttivo fatto di rabbia e aggressività, chiarendo che il nuovo Ken Patera sarebbe stato dalla parte del bene. E poi era pur sempre un eroe olimpico, e aveva una reputazione da ripulire.
Heenan ovviamente sosteneva di non avere nessuna colpa se Patera si era fatto sbattere in galera, ma l’ex strongman continuava ad accusare “The Brain” di tutto quello che gli era successo, persino al momento dell’uscita dal penitenziario il giorno della sua scarcerazione, dove fu subito intercettato dal microfono di “Mean” Gene Okerlund, sfogando tutto il suo risentimento verso l’ex manager.
Dopo Detroit
Quello di Ken Patera non fu l’unico cambiamento di schieramento post WrestleMania III: come era facilmente immaginabile dopo l’Hair vs Hair match tra Roddy Piper e Adrian Adonis, Brutus Beefcake cambiò profondamente, passando dalla parte dei beniamini del pubblico e annunciando tramite un’intervista il suo definitivo addio dai Dream Team, sancendo quindi una spaccatura con l’ex partner Greg “The Hammer” Valentine e un nuovo elettrizzante inizio per la sua carriera.

Era di tutt’altro avviso “Macho Man” Randy Savage, che Miss Elizabeth raccontava furioso come non mai dopo la perdita di quel titolo Intercontinentale a WrestleMania III che gli era rimasto incollato alla vita per ben 13 mesi. Ed era vero, perché “Macho Man” nelle interviste mostrava un nervosismo fuori dal comune e arrivava ad attaccare verbalmente chiunque lo definisse “ex campione“, promettendo che avrebbe riconquistato presto il titolo strappandolo dalla vita di Ricky Steamboat, che gli aveva impedito di battere un prestigioso record: quello del regno Intercontinentale più lungo di sempre, che i 414 giorni di Savage non raggiunsero per poco (il record apparteneva ancora a Pedro Morales, che tra il 1981 e il 1983 fu campione appena 11 giorni più di Savage!).

Chi si mise particolarmente in mostra dopo Detroit fu “Hacksaw” Jim Duggan, un ex giocatore di football dal fisico imponente, sempre armato di un listello di legno 2×4 che non lo abbandonava mai e un amore spasmodico per il suo Paese. Duggan aveva già fatto qualche breve apparizione, ma si era guadagnato la simpatia del pubblico a WrestleMania III, dove aveva interrotto Nikolai Volkoff e il suo tradizionale inno sovietico in nome dell’orgoglio del popolo americano, dando una grande prova di patriottismo e imponendosi subito come un nuovo ostacolo da affrontare per tutti gli aspiranti invasori stranieri.

La nuova carriera di Danny Davis
La Hart Foundation non aveva difeso i titoli a WrestleMania III, ma erano comunque riusciti a imporsi sui British Bulldogs e Tito Santana nel 6 Men Tag Team match grazie alle scorrettezze di Jimmy Hart e del loro nuovo membro Danny Davis, che alla sua prima apparizione come wrestler si ritrovò a effettuare un pesante schienamento su Davey Boy Smith. Davis ormai era un wrestler a tutti gli effetti dopo la sospensione da arbitro, ed era pertanto trattato come tutte le altre superstar, venendo scritturato regolarmente in vari match. Dopo WrestleMania III affrontò Koko B. Ware riuscendo persino a pareggiare nonostante la poca esperienza per il raggiungimento dei 20 minuti di limite di tempo. Con una vittoria a WrestleMania e un pareggio con una superstar più affermata ed esperta di lui la carriera di Davis sembrava destinata a sorprendere, e non per niente aveva gli Hart ad allenarlo.

Davis divenne sempre più borioso e sicuro di sé con i risultati che stava ottenendo, e invitò chiunque a sfidarlo, e nessuno era ancora riuscito a dargli la lezione che meritava, avendo la Hart Foundation a guardargli le spalle.
Hart Foundation e British Bulldogs continuarono a scontrarsi, anche in solitaria, tra cui un incontro tra Dynamite Kid e Bret Hart (con un inedito costume azzurro) vinto dal britannico con un Roll Up. Vittoria amara dato che subito dopo la fine del match arrivò Jim Neidhart a trasformare il tutto in un 2 contro 1. Come sempre Davey Boy Smith era nei paraggi per difendere il partner e arrivò a salvare Dynamite Kid, ma era chiaro che tra i due team la situazione era ormai insostenibile.
Anche se con le cinture saldamente alla vita, la Hart Foundation non poteva dormire sonni del tutto tranquilli: dal loro debutto a febbraio i Demolition si stavano facendo strada velocemente a suon di botte, per di più con uno dei manager più esperti della federazione, Mr. Fuji, che li mise sotto contratto senza esistazioni.

I due colossi portavano distruzione ovunque poggiavano lo sguardo, sconfiggendo chiunque trovassero, e pur trovando una battuta d’arresto con la sconfitta coi Killer Bees (ottenuta col loro classico trucco delle maschere) i due avevano intenzione di puntare seriamente alle cinture di coppia.




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