Marzo 1987: debutta in TV Beautiful, va in onda l’ultimo episodio di A-Team, Platoon vince l’Oscar per Miglior Film, apre il primo Starbucks fuori dagli Stati Uniti, al cinema escono Arma Letale, La Casa 2, Arizona Junior, Tin Men, Affittasi Ladra, e Angel Heart, mentre Hip To Be Square dei Huey Lewis & The News risuona in radio:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Randy Savage
– Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
La guerra dei mondi
Più i giorni si avvicinavano a WrestleMania III, più assomigliavano a un conto alla rovescia per la fine del regno di Hogan: André non aveva mai ceduto, e le sue sconfitte per schienamento si contavano sulle dita d’una mano, come contro Adnan Al-Kaissie a Baghdad nel 1971, o Killer Kowalski a Quebec City nel 1972, ma quello era un André molto più giovane e inesperto, perché dal 1973 non aveva più perso un incontro, se non per squalifica o count out… un dato impressionante persino messo a paragone con l’incredibile regno di Hogan, che nell’arco di 3 anni aveva difeso la cintura contro Jesse Ventura, Paul Orndorff, Roddy Piper, Big John Studd, King Kong Bundy, Iron Sheik, Bob Orton, Terry Funk, e tanti altri, ma perdere contro André avrebbe paradossalmente ridimensionato il suo incredibile regno, perché avrebbe dimostrato che Heenan aveva sempre avuto ragione: a quel punto sarebbe stato lapalissiano che l’unico motivo per cui Hogan era campione WWF da 3 anni… era solo perché André era stato un gigante addormentato!

Hogan e André per quanto fossero stati amici per anni, in fondo non potevano essere più diversi: uno veniva veniva da Venice Beach, nell’assolata California, tra le sue amicizie c’erano Sylvester Stallone, Cyndi Lauper, e Mr. T, ed era la stella più luminosa della galassia WWF, mentre il secondo veniva da una città troppo piccola per un gigante come lui, nelle fredde alpi francesi, per cui un freak come lui sarebbe stato eternamente alla ricerca del suo posto nel mondo, trovato poi nell’unico mondo sempre pronto ad accogliere strambi e scherzi di natura come fossero un’unica famiglia: quello del wrestling. André non aveva mai voluto la gloria, a lui era sempre bastato essere l’idolo dei bambini, un’attrazione speciale che tutti venivano ad ammirare da tutto il mondo, e che erano disposti a pagare fior fior di quattrini per vedere coi loro occhi: se per Hulk Hogan la WWF era un mezzo per brillare, per l’altro era la casa che aveva sempre voluto.
Mancava solo la firma del contratto per ufficializzare il main event di WrestleMania III, dove per l’occasione avrebbe presenziato persino il presidente Jack Tunney.

Alla firma del contratto c’erano tutti, inclusi Bobby Heenan, Gene Okerlund, ma era come se Hulk Hogan e André the Giant fossero da soli nella stanza: per tutta la durata dei discorsi di Tunney e Heenan sull’incontro né il campione né lo sfidante proferirono mezza parola, passando tutto il tempo a fissarsi minacciosamente negli occhi. Hogan era bollente di rabbia e sembrava sul punto di esplodere, e prese parola solo per zittire Heenan e lanciare un messaggio pieno di rabbia ad André per l’amicizia che aveva appena spezzato, sentenziando che avrebbe firmato il contratto “non con l’inchiostro, ma con il sangue”. Definirla una faccenda personale era ormai riduttivo.
Hogan e André ebbero l’opportunità di affrontasi un paio settimane prima di WrestleMania III al Saturday Night’s Main Event in una Battle Royal a 20 uomini, match di cui André era il rinomato dominatore; e fu proprio qui che il francese diede sfoggio alla sua nuova attitudine, facendo piazza pulita del ring e riducendo persino a una maschera di sangue Lanny Poffo con una testata.

Appena iniziata la Battle Royal Hogan si ritrovò subito assaltato da tutti i membri della Heenan family che partecipavano al match, riuscendone ad eliminare qualcuno, salvo poi essere eliminato proprio da André! Certo, si trattava solo di una Battle Royal, ma vedere André trionfante su Hogan pochi giorni prima di WrestleMania III faceva certamente effetto…

L’Hulkster nei suoi 3 anni di regno aveva difeso il titolo contro tutti, e non c’era nessuno nella WWF che sembrava potesse batterlo. Ma cosa sarebbe successo quando avrebbe affrontato qualcuno più imbattuto di lui? E per di più da ben 15 anni filati? 3 anni erani davvero tanti, e la legge dei grandi numeri vale per tutti, prima di lui solo Bruno Sammartino e Bob Backlund avevano tenuto il titolo così a lungo e davanti alla minaccia di André the Giant persino la fede degli Hulkamaniacs più arditi iniziava a vacillare. Hogan non aveva mai affrontato André durante il suo regno, e nessuno aveva mai affrontato un André così concentrato, sicuro e determinato come quello al servizio di Bobby Heenan, che era talmente sicuro del trionfo del suo assistito che presentò negli studi di Prime Time Wrestling una speciale cintura da campione WWF fatta su misura per André the Giant.

Non sarebbe stata solo la vittoria del francese, ma il capolavoro di Heenan, la cui presenza era percepibile ovunque: commentatore, conduttore di Prime Time Wrestling, nonché manager di King Kong Bundy, Hercules, Paul Orndorff, Harley Race, manager del main eventer di WrestleMania)… di gran lunga il personaggio più in vista della WWF dopo Hulk Hogan, non per nulla soprannominato “The Brain”; ma mancava un riconoscimento alla sua gloriosa carriera di manager, ossia portare un suo assistito sul tetto del mondo da campione mondiale WWF. E lo avrebbe fatto in grande, contro la sua nemesi con cui era in guerra da anni, e nel main event di WrestleMania. E con un gigante di più di 238 kg con la cintura, chi avrebbe più fermato Heenan?

Il sabato prima della tempesta
Impegnato su tutti in più fronti, Heenan cercò di rendere la vita sempre più difficile anche a Billy Jack Haynes dopo le sue ripetute schermaglie con Hercules. Haynes stava lottando contro King Kong Bundy riuscendo persino ad intrappolarlo nella sua terribile Full Nelson, la mossa che aveva dato il via a tutto. Ma Heenan intervenne ancora una volta attaccandolo e regalandogli la vittoria per squalifica per la seconda settimana consecutiva. Vittoria o meno Haynes ne aveva abbastanza di Hercules e sopratutto di Heenan, ormai onnipresente a mettere i bastoni tra le ruote a tutti i face della WWF. Proprio come Hogan e André, Hercules e Haynes si affrontarono prima di WrestleMania nella Battle Royal del Saturday Night’s Main Event, e per direttissima, visto che furono gli ultimi due uomini rimasti!

Ma ancora una volta, fu Heenan a spostare gli equilibri del match distraendo Haynes e regalando al suo assistito Hercules una facile eliminazione e la vittoria della Battle Royal.
Per la Hart Foundation il regno da campioni di coppia non iniziò nel migliore dei modi: il duo rosa-nero rimediò infatti una cocente sconfitta coi Killer Bees. Sconfitta a dire il vero irregolare, in quanto lo schienamento fu effettuato da Jim Brunzell che non era l’uomo legale (una vecchia tattica dei Bees, visto che indossavano delle maschere e quindi per l’arbitro era difficile distinguerli), ma la Hart Foundation non diede molto peso a questa sconfitta, in quanto a WrestleMania III i titoli non sarebbero stati in palio. E poi c’era sempre Danny Davis, che fece il suo debutto da wrestler al Saturday Night’s Main Event in un match di coppia contro il duo formato da Tito Santana e Dan Spivey, dimostrandosi subito decisivo anche fuori dal suo abituale ruolo di arbitro, visto che regalò la vittoria ai suoi colpendo Santana in testa col megafono di Jimmy Hart. I nodi stavano venendo al pettine e presto Davids avrebbe pagato per tutti i wrestler volutamente sfavoriti negli anni.

Sempre al Saturday Night’s Main Event, Ricky Steamboat svelò a Gene Okerlund un dettaglio che avrebbe potuto rivelarsi decisivo a WrestleMania III: nel suo match contro “Macho Man” Randy Savage sarebbe stato affiancato da George “The Animal” Steele! La cotta che Steele aveva per Miss Elizabeth non si affievoliva, così come non si era affievolita la voglia di farla pagare al suo abusivo assistito. Steele avrebbe affiancato Steamboat con grande piacere, e “The Dragon” era certo che Savage ci avrebbe pensato due volte prima di tirargli qualche tiro mancino come nel loro ultimo scontro. “Macho Man” affrontò ancora una volta Steele al Saturday Night’s Main Event mettendo in palio i servizi manageriali di Miss Elizabeth e riuscendo a vincere per count out, assicurandosi il supporto della sua manager anche a WrestleMania III, la serata in cui ne avrebbe più avuto bisogno.

Hollywood, sola andata
WrestleMania III era sempre più vicina, e Gene Okerlund settimanalmente con il suo “WrestleMania report” forniva aggiornamenti costanti sulla card e sullo spettacolo imminente. Il più interessante riguarda il match tra “Rowdy” Roddy Piper e “Adorable” Adrian Adonis, che sarebbe passato alla storia sia come l’ultimo match di Piper in WWF, sia per la sua particolare stipulazione, perché si sarebbe trattato di un Hair vs Hair match, ossia un incontro in cui il perdente… sarebbe stato rapato a zero! Adonis infatti voleva stroncare sul nascere la carriera cinematografica di Piper sul nascere, e lo scozzese sapeva bene che nulla poteva colpire un uomo estremamente vanitoso come Adonis come perdere la sua chioma, dunque la stipulazione non poteva essere più adatta.

Dopo l’assalto della settimana prima allo Snake’s Pit gli attriti tra Jake Roberts e Honky Tonk Man non si erano placati. Mentre quest’ultimo aveva ottenuto una prestigiosa vittoria (anche se sporca) contro l’ex campione WWF Pedro Morales, Roberts era costretto a lottare con ancora delle schegge della chitarra di Honky Tonk Man conficcate nella nella schiena, e nonostante questo riuscì a sopravvivere a due difficili match contro King Kong Bundy perdendo prima per squalifica e poi vincendo per count out. Nonostante fosse un heel il pubblico subiva il fascino oscuro di Roberts già da parecchio, fischiarlo e odiarlo risultava impossibile a molti per il suo carisma tenebroso e per la sua spettacolare mossa finale, per questo i fan lo resero uno dei loro beniamini, e il fatto che il suo nuovo avversario fosse un protetto di Jimmy Hart non faceva che farlo amare ancora di più: il loro scontro decisivo si sarebbe svolto nel palcoscenico capace di consacrare gli idoli e trasformare gli uomini in icone… a WrestleMania III, che si preannunciava come il più grande spettacolo sulla Terra, dove Roberts sarebeb stato accompagnato addirittura da Alice Cooper!

Si passò in poco tempo dal nulla all’avere il main event del secolo, la notizia di ben 93.000 biglietti venduti (!), Aretha Franklin che avrebbe eseguito la tradizionale “America the Beautiful” in apertura, il debutto nel ring dell’odiato arbitro Danny Davis, il ritorno di Ricky Steamboat in azione contro Randy Savage, e Alice Cooper ad accompagnare Jake Roberts… insomma, passavano le settimane e lo show prometteva sempre di più di oltrepassare di gran lunga lo spettacolo delle prime due edizioni.
29/3/1987 – WrestleMania III

Finalmente con l’arrivo di WrestleMania III si aprirono le porte del Pontiac Silverdome di Detroit, nel Michigan, una location che inizialmente aveva sollevato qualche scetticismo: l’arena infatti superava i 90.000 posti, e molti dubitavano che la WWF potesse riempire uno stadio del genere, ma quello che vide Detroit quella sera non fu un evento di wrestling, ma un vero e proprio happening, un evento dove semplicemente bisognava esserci per essere parte della storia. Non solo la federazione riuscì a replicare l’affluenza di The Big Event di agosto (che coi suoi 61.470 fu l’evento di wrestling con più spettatori nella storia), ma persino a superarla, perché il dato ufficiale recitava ben 93.173 spettatori! Non era solo un record per la disciplina, ma per qualunque evento al chiuso del Nord America! Il record venne poi battuto 6 mesi dopo dalla messa di Giovanni Paolo II, ma se per superare un dato del genere c’era voluto il Papa, era segno che solo un intervento divino poteva battere la WWF!

L’atmosfera tra il pubblico era irreale, perché c’era la consapevolezza di essere parte di qualcosa di grande, persino più che nella prima WrestleMania, e al picco di un processo iniziato 3 anni prima: era come se l’intera storia del wrestling fosse un preludio a quella singola serata, come se tutti (inclusa la WWF stessa) fossero consapevoli che quella serata avrebbero cementato la loro eredità per sempre, la sera per cui sarebbero passati alla storia.
Ad aprire le danze fu un Tag Team match tra “Cowboy” Bob Orton e Don Muraco contro la Can-Am Connection di Rick Martel e Tom Zenk, finito con la vittoria di questi ultimi, e si proseguì con lo scontro tra la sfida tra le Full Nelson: Hercules vs Billy Jack Haynes. La contesa fu abbastanza equilibrata, e Haynes riuscì addirittura a fare quello in cui nessuno riusciva: spezzare la Full Nelson di Hercules, “vincendo” la sfida da cui era partito tutto!
Nessuno dei due però si aggiudicò il match, con Haynes infatti intrappolò Hercules nella sua Full Nelson fuori dal ring fuori tempo massimo, decretando di fatto un doppio count out.

A far rifiatare il pubblico ci pensò un 6 Men Tag Team match, dove Hillbilly Jim e King Kong Bundy, vennero affiancati da dei nani (rispettivamente Haiti Kid e Little Beaver dalla parte di Jim, e Little Tokyo e Lord Littlebook da quella di Bundy), vinto dai primi dopo 3 minuti. Se Bundy non diede soddisfazioni alla Heenan Family nella serata di WrestleMania III, andò diversamente per il King of the Ring Harley Race, che trionfò su Junkyard Dog nello scontro tra le due teste più dure della WWF, in un incontro con una stipulazione particolare: il perdente si sarebbe dovuto inginocchiare al vincitore!
Da perdente dell’incontro e da uomo di parola, Junkyard Dog si inginocchiò, ma una volta rispettato il patto non c’erano più nulla a impedirgli di colpire Race con una sediata ed abbandonare il ring con le sue vesti da Re, proprio come aveva fatto a gennaio al Saturday Night’s Main Event.
Dopodiché, il Dream Team trionfò in un match contro i Rougeau Brothers, in un incontro dove però non mancarono tensioni interne al Dream Team: da qualche tempo Johnny Valiant aveva integrato nel gruppo un nuovo assistente, Dino Bravo, che sembrava trovare favori tra Valiant e Greg Valentine molto più di quanto non facesse Brutus Beefcake. Il fatto che dopo la vittoria Valentine, Bravo, e Valiant se ne fossero andati per festeggiare, lasciando Beefcake da solo nel ring, sancì la fine del vecchio Dream Team, in favore di una nuova versione.

Fu poi il momento più commovente della serata, quello che nessuno voleva arrivasse: quello dell’ultimo match di “Rowdy” Roddy Piper, prima di ritirarsi per una carriera hollywoodiana che si apprestava ad iniziare nel migliore dei modi (quella sera il suo agente gli comunicò che John Carpenter voleva incontrarlo per offrirgli il ruolo di protagonista di Essi Vivono). Adrian Adonis non vedeva l’ora di rovinare la serata a tutti i fan che volevano salutare Piper con un suo trionfo, oltre che a rovinarla a Piper stesso, vista la rasatura dei capelli in palio, e l’avere al suo angolo Jimmy Hart non faceva che aumentare le sue chance. Adonis mise in difficoltà Piper per tutto il match e riuscì anche a intrappolare Piper nella “sua” Sleeper Hold, e per un secondo pensava addirittura di aver vinto visto che Piper era a terra privo di sensi, ma l’arbitro si accorse che in realtà era ancora sveglio e fece continuare il match, mentre Adonis e Jimmy Hart festeggiavano come avessero vinto. Fu lì che spuntò Brutus Beefcake dal nulla per scuotere e risvegliare Piper, che alzandosi pieno di energie e voglia di lasciare i fan con un sorriso, intrappolò un Adonis ancora festoso nella Sleeper Hold. Lo scozzese mise a dormire Adonis vincendo il suo ultimo match in WWF, e con l’aiuto di Beefcake rasò completamente la chioma di Adonis!

Nessuno sembrava pronto a salutare Piper per sempre, ma non c’era niente che si potesse fare: per Piper le porte del wrestling si erano chiuse, e quelle di Hollywood si aprivano, facendolo diventare il primo wrestler ad abbandonare il business per intraprendere la carriera di attore a tempo pieno. Ma i fan non potevano lasciarlo in modo migliore: nella più grande serata che il wrestling avesse mai visto, trionfante, e con il suo sorriso beffardo per salutare tutti.

Dopo una meritata standing ovation in onore di Piper, arrivò il 6 Men Tag Team match tra la Hart Foundation e il team formato dai British Bulldogs e Tito Santana. I titoli di coppia della Hart Foundation non erano in palio, ma ai British Bulldogs poco importava, a loro importava solo distruggere i due canadesi e avere la loro vendetta su Danny Davis, che quella serata avrebbe fatto il suo debutto come wrestler.

Davids lasciò fare il lavoro sporco a Bret Hart e Jim Neidhart, ottenendo brevi tag solo per mollare un paio di calci e ridare subito il cambio ai campioni, e nonostante il poco contributo dato nel ring -e la devastante Powerslam di Davey Boy Smith subita- fu proprio lui a effettuare lo schienamento vincente, dopo aver colpito in testa lo stesso Smith con le cinture di coppia passategli da Jimmy Hart. Era la sua prima serata da wrestler e Davids aveva già sorprendentemente ottenuto una vittoria prestigiosissima, mentre gli inglesi avrebbero dovuto aspettare giorni migliori per vendicarsi finalmente della Hart Foundation.

Si arrivò poi all’atteso match per il titolo Intercontinentale tra “Macho Man” Randy Savage e Ricky “The Dragon” Steamboat. Come promesso Steamboat portò con sé George Steele a supporto per evitare nuovi riti mancini di Savage: la voglia di “The Dragon” di prendersi il titolo e vendicarsi dell’uomo che lo aveva quasi costretto al ritiro era così forte che i ritmi agonistici che si videro nel match lasciarono senza fiato il pubblico, e ancor di più l’arbitro Hebner, che si ritrovò a dover contare così tanti schienamenti che la faccia gli stava diventando viola: il match fu un epocale, se non il più spettacolare e adrenalinico che la WWF avesse mai visto, una sorta di danza fatta di ribaltamenti, contromisure, e risvolti inaspettati, dove nessuno sembrava poter prevalere tanto era l’equilibrio.

Dopo mesi di attesa e preparazione Steamboat sembrava aver studiato a memoria ogni mossa di Savage, che però riusciva ogni volta a non farsi trovare impreparato, perché per quanto “Macho Man” potesse aver ottenuto il titolo in modo sporco, restava pur sempre un atleta formidabile. Non riuscendo a mettere Savage KO, Steamboat cercò disperatamente lo schienamento con le “scorciatoie”: Jacknife Cover, Inside Cradle, Roll Up, Victory Roll, Small Package… ma niente, Savage continuava a uscire! Il match sembrava poter continuare tutta la sera, perché persino la mossa finale di “Macho Man”, la sua Elbow Drop, non bastò a chiudere la contesa, visto che l’arbitro era stato messo involontariamente KO proprio da Savage.

A quel punto il campione perse la pazienza, prendendo a bordo ring una campana per stendere Steamboat, proprio come aveva fatto mesi prima compromettendogli quasi la carriera. Ma George Steele non era lì per caso, e si fece trovare pronto a fermare ogni mossa scorretta di Savage.
Proprio mentre l’arbitro riprese i sensi Savage tentò una Body Slam, ma Steamboat riversò la mossa in uno Small Package per il conto di 3 finale! Dopo 14 minuti di azione non stop i due erano a corto di fiato, ma era stato l’agonismo di Steamboat a trionfare, regalando al pubblico il match più bello che avessero mai visto.

Mancava poco al main event e a scaldare il pubblico ci pensarono Honky Tonk Man e Jake Roberts, accompagnato da Alice Cooper oltre che dal solito fido Damien. L’incontro non fu molto lungo e alla fine il match se lo aggiudicò Honky Tonk Man in modo sporco, tenendo le corde grazie all’aiuto del solito Jimmy Hart. Ma i festeggiamenti durarono poco, visto che Cooper aiutò Roberts ad aizzare Damien contro Honky Tonk Man e Hart.

Dopo un breve Tag Team match tra i Killer Bees e Iron Sheik & Nikolai Volkoff (vinto dai secondi per squalifica), fu finalmente il momento che tutti volevano vedere, e al tempo stesso quello che nessuno avrebbe mai voluto vedere: il regno di Hulk Hogan in pericolo come non mai con André the Giant a sfidarlo. “La forza inarrestabile che incontra l’oggetto inamovibile”, come disse Gorilla Monsoon, e mai frase fu più adatta, perché dall’aria che si respirava sembrava che le forze del bene e del male avessero eletto i loro campioni per un ultimo definitivo scontro, come se Hogan e André fossero nati per quello e ogni decisione della loro vita non fosse stata altro che in funzione di quell’istante, come se la WWF o il wrestling stesso fossero nati solo per quel singolo, intenso momento!

Chiunque assistette al match provò sensazioni completamente nuove, perché si ritrovarono tutti di fronte a un caleidoscopio di emozioni che neanche credevano possibili per un match di wrestling, perché neanche il fan più accanito, prima di assistere a Hulk Hogan vs André the Giant, credeva che la propria passione per il wrestling, che i più superficiali trovavano bambinesco e senza impegno, potesse spingere le proprie emozioni in territori così estremi, e ancor meno pensavano che potesse far passare la fame, non far prendere sonno, e far sentire la tachicardia per la tensione. Ma quella sera tutti realizzarono fino a che punto il wrestling potesse portare la propria sensibilità e le proprie paure, le proprie speranze, i propri incubi, e i propri sogni. Hulk Hogan vs André the Giant sancì più di tutti la differenza tra i cinici e gli insensibili, incapaci di lasciarsi andare al proprio bambino interiore, e gli appassionati di wrestling, sempre disposti a farsi spontaneamente trascinare da un’arte che non è per tutti, dove la lotta tra il bene e il male è ancora qualcosa che fa battere il cuore.
I due non si affrontarono subito, ma si guardarono intensamente negli occhi, Hogan in particolare aveva uno sguardo rabbioso e concentrato simile quello visto al momento della firma de l contratto, e proprio come in quel momento era pieno di rabbia che riusciva stento a trattenere, a tal punto da tremare per quanto bolliva all’interno. Un inizio statico, a cui nessuno ebbe nulla da ridire, perché quella sera l’America era ferma esattamente come loro. Perché quella era la sera in cui gli Dei stavano scendendo sul ring per marcare la differenza tra loro e i comuni mortali.

A rompere il silenzio ci pensò André con una manata, ma l’Hulkster tentò subito una Body Slam, venendo però schiacciato dal troppo peso di André e infortunandosi alla schiena, infortunio che André tentò di peggiorare per tutto il match. Il gigante francese lo stritolò anche in una devastante Bear Hug che avrebbe spezzato un tronco, ma Hogan riuscì incredibilmente a liberarsi, per poi tentare buttarlo a terra con ogni mezzo.

Se non poteva buttarlo a terra per la sua Leg Drop, non avrebbe mai potuto sperare di schienarlo, e più André resisteva i suoi colpi, più la fiducia di Hogan vacillava. Hogan tentò addirittura un Piledriver disperata sul cemento, fuori dal ring ma ancora una volta non ci riuscì: più passava il tempo e più le armi di Hogan sembravano inutili, con André campione che sembrava questione di tempo. Ma proprio in quel momento, mentre i due erano tornati nel ring, Hogan colpì André con una Clothesline senza tante pretese che invece lo fece andare a terra tra il tripudio generale e la disperazione di Heenan! Il gigante era finalmente caduto, e se poteva essere messo a terra… allora poteva essere battuto!
Dopo un tale dispendio di energia un altro essere umano avrebbe sicuramente perso i sensi, ma non appena Hogan realizzò cosa aveva fatto venne investito da un’ondata di adrenalina e fiducia infusagli da tutta l’arena, e raccogliendo l’energia di tutti gli Hulkamaniacs del pianeta trovò la forza di rialzarsi, per poi schiantare i 238 kg di Andrè di nuovo al tappeto, con un impensabile Body Slam il cui suono fu sentito in tutto il mondo!

Mancava solo il Leg Drop, e con la schiena completamente a pezzi Hogan lo eseguì con una potenza inaudita. Hogan aveva dato tutto ciò che aveva in corpo ed era senza energie, se André si fosse rialzato probabilmente non avrebbe più avuto forze per continuare il match, ma più l’arbitro contava più la gloria sembrava avvicinarsi… fino all’agognato 3 finale!!! La pagina più epica della storia del wrestling era stata scritta: Hulk Hogan aveva schienato pulito André the Giant! Il gigante era caduto per la prima volta dopo 15 anni e Hulk Hogan aveva battuto anche il destino! Quella sera i 93.173 di Detroit assistettero ad un evento storico, come quando Muhammad Alì sconfisse George foreman, o Pelé vinse il Mondiale col Brasile: l’imbattibilità di André the Giant era finita dopo 15 anni, e per mano di quello che ormai poteva definirsi senza il minimo dubbio o contraddizione il più grande wrestler di tutti i tempi.

Se le vecchie generazioni potevano dire di aver visto leggende come Buddy Rogers, Lou Teszt, o Bruno Sammartino, ora le nuove generazioni potevano dire di aver visto Hulk Hogan, che aveva compiuto un’impresa di cui forse neanche lui era pienamente consapevole: non si trattava di una semplice impresa sportiva compiuta in un PPV di inizio primavera, ma di un prodigio avvenuto ad un evento generazionale, che segnò migliaia e migliaia di ragazzi che per anni, grazie alla serata di WrestleMania III, poterono sognare e fantasticare su un mondo in cui nulla era impossibile. Migliaia e migliaia di ragazzi che ora poterono raccontare di aver vissuto non al tempo di Buddy Rogers, né a quello di Lou Teszt, né di Bruno Sammartino… ma al tempo di Hulk Hogan.





Lascia un commento