Febbraio 1987: a Sanremo trionfa Si Può Dare Di Più di Gianni Morandi, Umberto Tozzi, ed Enrico Ruggeri, si spegne Andy Warhol, al cinema escono Over the Top, Nightmare 3: I Guerrieri Del Sogno, La Vedova Nera, e La Luce Del Giorno, mentre Freddie Mercury pubblica la sua canzone solista più celebre, la cover di The Great Pretender:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Randy Savage
– Campioni di coppia: la Hart Foundation (Bret Hart & Jim Neidhart)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
Cosa passa per la testa di André the Giant?
I giorni passavano, ma nessuno ancora si spiegava lo strano comportamento di André the Giant. L’unico che sosteneva di sapere cosa bolliva in pentola era Jesse “The Body” Ventura, che da settimane gravitava attorno André per scoprire cosa ci fosse dietro la fine della sua sospensione, e perché Bobby “The Brain” Heenan vi sembrasse quasi indifferente. In un’intervista concessa a “Rowdy” Roddy Piper Ventura disse di voler tenere il segreto per sé, mettendo ulteriore benzina sul fuoco sostenendo che avrebbe scosso le fondamente della federazione, aggiungendo che in WWF c’era una grossa disparità di trattamento tra Hogan e André, nonostante quest’ultimo fosse imbattuto da 15 anni, sottolineando inoltre quanto il trofeo assegnato la settimana prima ad André fosse molto più piccolo di quello dato ad Hogan, e di come fosse solo un contentino per tenere buono il gigante francese.

Con l’insistenza di Piper alla fine Ventura vuotò il sacco, e disse che avrebbe portato André al Piper’s Pit della settimana successiva per fargli finalmente dire la sua, mentre Piper si impegnò a sua volta a portare Hogan, per quello che doveva essere il chiarimento definitivo tra i due. Il fatto che il confronto tra lui e Hogan non sarebbe avvenuto in privato ma solo allo show di Piper certificò la distanza che c’era tra i due, a cui nessuno -Hogan incluso- sapeva dare una spiegazione.
Si arrivò dunque al Piper’s Pit più atteso di sempre, dove era iniziato tutto. Hogan, Piper e Ventura erano pronti, e quando finalmente si presentò anche André nessuno poteva credere ai propri occhi, perché il gigante francese si presentò accompagnato da… Bobby Heenan!

Ad Hogan gli occhi quasi uscirono dalle orbite per l’incredulità: André accompagnato dal manager più malvagio della WWF, la sua nemesi, nonché l’uomo che aveva reso la vita di André stesso un inferno da un paio d’anni!
Hogan pregò che non fosse vero, ricordando al gigante francese che erano amici, che André stesso era il suo idolo prima ancora di debuttare, e che aveva basato tutto il suo rispetto e amore per i fan e il business ispirandosi proprio a lui. Ma furono parole vane, perché appena Heenan prese parola Hogan si gelò e confermò le sue paure: Heenan aveva fatto ad André il lavaggio del cervello convincendolo che Hogan fosse suo amico solo per tenerselo buono e non dargli un opportunità titolata nei suoi 3 anni di regno. Il fatto che André non aprí bocca facendo parlare Heenan per sé era la prova definitiva che era passato al lato oscuro, e quando prese parola spezzò ancora di più il cuore dell’Hulkster, annunciando che lo avrebbe sfidato ufficialmente per il titolo alla prossima WrestleMania!

Hogan cercò di far ragionare André, che per tutta risposta gli strappò dal petto la maglietta e il crocifisso che teneva al collo, andandosene insieme ai suoi nuovi amici Heenan e Ventura e lasciando l’Hulkster quasi in lacrime. Adesso tutto quadrava: ecco perché la sospensione di André era stata revocata senza che Heenan protestasse o che qualcuno chiarisse… perché era Heenan stesso a farlo reintegrare!
Il gesto di André aveva fatto il giro del mondo, la sfida sera stata lanciata, ma Hulk Hogan non si era ancora ufficialmente pronunciato sull’accettare o meno la sfida dell'(ex) amico. A sciogliere il dubbio ci pensò Roddy Piper chiedendo ad Hogan di chiarire una volta per tutte la sua posizione. L’Hulkster apparì al Piper’s Pit esattamente come l’aveva lasciato: triste e incredulo, nonostante fossero passati giorni la ferita era ancora fresca, Hogan infatti appena preso il microfono passò più tempo a parlare della sua amicizia con André e di quanto lo ammirasse finché Piper, stanco di vedere quello che era stato il suo più grande rivale piangere e lamentarsi, impose ad Hogan di fare l’uomo e di prendere una decisione, perchè l’André che tutti conoscevano e amavano ormai non c’era più. Piper voleva solo un “Si” o un “No” alla fatidica domanda “Accetti la sfida di André a WrestleMania?”, e fu lì che Hogan smise di piangere per tornare il guerriero che tutti conoscevano urlando uno “Yes!” minaccioso e solenne che fece esplodere l’arena. Un ruggito che sembrava sancire definitivamente che i due erano in guerra. E forse André in quel momento si iniziò a chiedere se fosse stata davvero una buona idea dichiarare guerra ad Hulk Hogan.
Heenan ne aveva fatte di nefandezze per colpire Hogan, ma stavolta si era spinto oltre facendo peggiore di tutte: aveva avvelenato il cervello del suo migliore amico, trasformando un gigante buono a cui bastavano i sorrisi dei bambini in un cinico traditore senza scrupoli, mettendogli in testa l’idea che essere amico di Hogan significava essere un eterno numero 2: praticamente lo stesso schema con cui aveva fatto il lavaggio del cervello a Paul Orndorff qualche mese prima, facendogli voltare le spalle all’Hulkster. Heenan aveva capito che se Hogan non poteva essere sconfitto fisicamente, andava allora distrutto psicologicamente, e chissà se la mente dell’Hulkster sarebbe stata abbastanza resistente quanto il suo corpo.

La WrestleMania di “The Brain”?
La strada per WrestleMania III sembrava il preludio di un immenso trionfo per Bobby Heenan: stavolta le possibilità di togliere il titolo WWF ad Hulk Hogan erano più alte che mai, e nel frattempo il suo Hercules continuava ad accumulare vittorie con la sua Full Nelson, e in un momento di esaltazione, lanciò una sfida al roster: rompere la sua Full Nelson. Il primo a presentarsi fu il suo vecchio rivale Billy Jack Haynes, che avendo anche lui la medesima mossa finale se ne intendeva, ma appena Haynes diede le spalle ad Hercules per farsi eseguire la presa rimediò un pestaggio da manuale quest’ultimo e da Bobby Heenan, per poi venire intrappolato nella Full Nelson.

Nonostante questo inizio scorretto, Haynes trovò la forza di mettere Hercules in difficoltà, e proprio quando sembrava sul punto di rompere la Full Nelson Heenan tornò a rovinare tutto con un colpo scorretto, lasciandolo a terra inerme e dolorante. Bramoso di vendetta, Billy Jack Haynes sfidò Hercules a un match, ma come sempre mettersi contro un protetto di Hennan significava avere contro tutti gli altri suoi assistiti, e Haynes lo scoprì a sue spese dal momento che Heenan chiamò in aiuto Paul Orndorff per il match, che si rivelò decisivo per la vittoria di Hercules, oltre che ad intervenire anche in un match tra Haynes e il King of the Ring Harley Race. Ancora una volta, la strada per gli avversari della Heenan Family era tutta in salita.

Campioni a raccolta
La card di WrestleMania III si arricchiva sempre di più, e se il titolo WWF avrebbe visto sfidarsi Hulk Hogan e André the Giant, il titolo Intercontinentale non sarebbe stato da meno, perché arrivò l’atteso annuncio: il rematch tra Ricky “The Dragon” Steamboat e “Macho Man” Randy Savage sarebbe finalmente avvenuto! Il regno di Savage infatti non conobbe interruzioni, segnando all’elenco delle “vittime” del suo regno addirittura la più grande leggenda dalla storia della WWF Bruno Sammartino in quella che fu l’ultima opportunità titolata della sua carriera. Sammartino e Savage erano venuti alle mani al Saturday Night’s Main Event di novembre, quando l’Italian Strongman gliela volle far pagare per quanto fatto a Steamboat, e nonostante i 52 anni (ben 17 in più di Savage) il suo fisico era possente come sempre, e le difficoltà per Savage non mancarono, tanto che riuscì a mantenere il titolo solo facendosi squalificare. Squalifica o meno, uscire con le ossa integre in uno scontro con Sammartino non era comunque cosa da poco, e Steamboat avrebbe dovuto sudare le proverbiali sette camicie per togliere il titolo dalla vita di Randy Savage.

Ma per una notizia che tutti attendevano, ne arrivò una che tutti speravano non arrivasse mai, perché proprio quando mancava un mese a WrestleMania arrivò una notizia devastante: Roddy Piper si sarebbe ritirato dal wrestling. Le voci che Piper fosse interessato a dedicarsi al cinema giravano già da un pò, ma fu fu lui stesso a confermarlo in un’intervista con Gene Okerlund, affermando però che avrebbe presenziato a WrestleMania III per affrontare Adrian Adonis una volta per tutte, dopo che gli screzi tra i due duravano addirittura dall’estate, perché se proprio se ne doveva andare… se ne sarebbe andato con stile! La conferma delle voci fu una doccia fredda per tutti; mai si era visto un wrestler ritirarsi all’apice della carriera per motivi non fisici, ma il suo ingresso a Hollywood fu una testimonianza in più di quanto la WWF avesse elevato il wrestling da semplice sport-spettacolo a vero e proprio fenomeno pop con diramazioni in tutto il mondo dell’intrattenimento.

Per quanto riguardava i titoli di coppia, dopo quanto successo ai danni dei British Bulldogs, ormai era chiaro che dietro gli errori dell’arbitro Danny Davis non ci fosse incompetenza, ma assoluta disonestà. Dopo aver platealmente favorito la Hart Foundation per la conquista dei titoli di coppia, il presidente della WWF Jack Tunney rimase talmente disgustato da Davis rimuoverlo per sempre dall’incarico di arbitro! Ma Davids non rimase disoccupato a lungo, visto che la sera stessa accettò l’offerta di Jimmy Hart di diventare un membro ufficiale della Hart Foundation, e da quella sera la famiglia Hart lo avrebbe allenato per iniziare una carriera da wrestler col nome di “Dangerous” Danny Davis.

E visto che Davis voleva essere trattato da wrestler, Jack Tunney gli diede subito un match, dando anche ai British Bulldogs l’opportunità di vendicarsi: un 6 Men Tag Team match a WrestleMania III, dove Davis avrebbe affiancato la Hart Foundation contro gli inglesi, che invece avrebbero beneficiato dell’aiuto di Tito Santana, che aveva un vecchio conto in sospeso con Davis: proprio lui infatti fu l’arbitro del match tra lui e Randy Savage, avvenuto 12 mesi prima e che gli costò il titolo Intercontinentale. “Macho Man” trionfò grazie all’aiuto di un tirapugni, e ora che la disonestà di Davis era venuta fuori, Santana capì che non si era trattata di una semplice svista, ma di un vero e proprio furto!
I titoli di coppia non sarebbero dunque stati in palio a WrestleMania III, ma la competitività della divisione di coppia aumentò sempre di più, con il debutto di un nuovo team, i Demolition, formato da due energumeni di nome Ax e Smash. Accompagnati da Johnny Valiant, oltre che per i loro impressionanti fisici i Demolition saltarono subito all’occhio per il loro look, fatto di pittura facciale degna dei Kiss (nelle entrate nascosta da una maschera da hockey nera), e costumi che ricordavano Lord Humungus di Mad Max.

Anche se non erano proprio dei debuttanti, la coppia più in ascesa però era sicuramente la Can-Am Connection, che aveva esordito in WWF alla fine del 1986. La coppia era formata dall’americano Tom Zenk e dal canadese Rick Martel, un duo che come suggeriva il nome aveva deciso di far convivere le usanze e gli stili di vita canadesi e americani per formare la coppia più esplosiva che ci fosse, trovando un certo seguito soprattutto tra il pubblico femminile, che seguiva le loro vicende con molto interesse.

Trouble
Nella strada per WrestleMania III si aggiunsero altre tensioni destinate ad esplodere: Jake “The Snake” Roberts si divertiva da settimane ad invitare ospiti al suo Snake’s Pit per poi maltrattarli e spaventarli col suo serpente Damian, e nella lista degli sfortunati ospiti ci finì anche Honky Tonk Man, che con Roberts non aveva mai avuto buoni rapporti sin dal suo debutto, dove “The Snake” lo definì un ridicolo imitatore senza una propria personalità. Nonostante Roberts facesse di tutto per sminuirlo, la boria di Honky Tonk Man, alimentata da Jimmy Hart, era arrivata a livelli insostenibili, sostenendo addirittura di essere un cantante migliore di Elvis Presley! Per darne prova, il rockabilly tentò di esibirsi con la sua chitarra allo Snake’s Pit, ma si ritrovò con Damian volutamente aizzato da Roberts verso la sua faccia. Honky Tonk Man scappò subito dalla paura tra le risate di Roberts, salvo poi attaccarlo vigliaccamente alle spalle colpendolo con la sua chitarra in testa! Non contento, continuò a colpire un Roberts ormai esanime a terra fino a distruggerla completamente, con colpi talmente violenti che “The Snake” ci mise settimane prima di rimuovere tutte le schegge di legno conficcate nella sua schiena.




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