Gennaio 1987: in Italia debutta L’Incorreggibile Lupin, al cinema escono Radio Days, Assassination, e Jocks, mentre Nothing’s Gonna Stop Us Now è l’ultimo successo degli Starship:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Randy Savage

Campioni di coppia: i British Bulldogs (Davey Boy Smith & Dynamite Kid)

Campionessa femminile: The Fabulous Moolah

Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)

15 anni vergine

Hercules aveva dimostrato di non essere ancora pronto a fronteggiare Hulk Hogan, dunque Bobby “The Brain” Heenan decise di schierare nuovamente “Mr. Wonderful” Paul Orndorff, che dopo mesi di intensa rivalità con l’Hulkster si giocò un’ultima opportunità, perché stavolta tra i due sarebbe stato l’atto finale: il terreno di scontro sarebbe stato il primo Saturday Night’s Main Event del 1987, e nel match più brutale che ci fosse in WWF, quello dopo la quale nessuna rivalità avrebbe più avuto senso continuasse… uno Steel Cage match!

Anche se non era in PPV, l’atmosfera del match era quella delle grandi occasioni: la faida tra Hogan e Orndorff aveva dominato quasi tutto il 1986, dunque la conclusione non poteva che essere altrettanto epica, e la tensiona salì alle stelle soprattutto quando entrambi tentarono di uscire dalla gabbia nello stesso momento, da due lati opposti, finché non toccarono il suolo praticamente nello stesso istante!

Per celebrare il vincitore nell’arena risuonò Real American, che certo non aiutava a capire la decisione arbitrale visto che entrambi la usavano come musica d’ingresso! I direttori di gara erano divisi: Joey Marella, ossia l’arbitro che si trovava sul lato dell’Hulkster, dichiarò lui vincitore, mentre l’arbitro dal lato di Orndorff (il solito Danny Davis) dichiarò “Mr. Wonderful” nuovo campione WWF! Anche dal replay risultò che i due avevano toccato il pavimento nello stesso istante, e pertanto venne decretato il pareggio. Ma visto che la parità non era un risultato contemplato in un match in gabbia… l’incontro venne fatto ripartire!

Il controverso finale del match

Ancora un volta Orndorff aveva quasi messo fine al regno di Hogan, ma la cosa non scoraggiò il campione WWF, anzi lo motivò persino di più, e dopo altri 5 minuti di match riuscì a evadere dalla gabbia prima di “Mr. Wonderful”, ponendo così (forse) la parola fine alla loro rivalità dopo un match da cardiopalma.

Seppur sudata, la vittoria dello Steel Cage match consentì ad Hogan di tagliare un traguardo storico: gennaio infatti era anche il mese in cui l’Hulkster festeggiava i suoi 3 anni di regno incontrastato. Un risultato impressionante: nei quasi 24 anni di storia del titolo WWF, solo 2 uomini erano riusciti a mantenere il titolo così tanto a lungo, ossia Bruno Sammartino e Bob Backlund, le due più grandi leggende che la WWF avesse mai visto, e ora Hogan si apprestava ad entrare nell’Olimpo dei grandi insieme a loro, se non addirittura a superarli. Per festeggiare la ricorrenza, il presidente WWF Jack Tunney decise di assegnare un trofeo celebrativo a Hogan durante un’edizione del Piper’s Pit.

Hogan con il trofeo per i suoi 3 anni di regno

Non fu solo una celebrazione del regno dell’Hulkster, ma una celebrazione generale di quanto la WWF e l’intera industria del wrestling in generale fossero cresciuti nei 3 anni di regno di Hogan, ormai una delle stelle più conosciute e celebrate d’America a suon di “allenarsi, dire le preghiere e prendere vitamine”. Alla festa non poteva mancare André the Giant, appena tornato dalla sospensione, che in quella magica serata del 23 gennaio 1984 al Madison Square Garden fu il primo a congratularsi e a festeggiare con lui inondandolo di champagne.

Ma alla cerimonia André fu abbastanza enigmatico, nonostante il sorriso in volto: arrivò, strinse la mano di Hogan con più forza del normale dicendo che “3 anni sono davvero tanti…” per poi andarsene, lasciando Hogan leggermente perplesso. A rendere ancora più strano André ci furono le sue insolite “congratulazioni” verso Hogan dopo che l’Hulkster difese con successo il titolo WWF contro Kamala al Madison Square Garden, dove il francese consegnò la cintura all’amico con una certa e cupa esitazione, guardando la cintura WWF con rammarico e malinconia.

Nel commentare lo strano comportamento del gigante francese, Bobby “The Brain” Heenan durante una puntata di Prime Time Wrestling mise benzina sul fuoco sostenendo che dopo 15 anni di imbattibilità André voleva un’opportunità per il titolo, opportunità che il suo grande amico Hulk Hogan non gli aveva mai concesso in 3 lunghissimi anni, in contrasto a Gorilla Monsoon che non vedeva nulla di strano in André, sostenendo che la gelosia non era un sentimento che apparteneva al gigante francese.

Una stretta di mano insolitamente forte…

Il presidente Jack Tunney pensò dunque che era il caso di tributare anche André, e la settimana successiva usò ancora una volta il Piper’s Pit per celebrarlo con un trofeo simile a quello dato ad Hogan, in modo da riconoscere il suo lavoro e i suoi 15 anni di imbattibilità in WWF.

Ma prima ancora che André aprisse bocca per i ringraziamenti ai fan arrivò proprio l’Hulkster, che voleva essere il primo a congratularsi con André proprio come lui era stato il primo a celebrarlo la settimana precedente; Hogan come sempre accentrò la scena su di sé col suo carisma, cosa che ad André non andò giù, visto che quella che doveva essere la sua festa, e non l’ennesimo Hulk Hogan show, per questo se ne andò senza dire parola, mentre Hogan stava ancora parlando. Hulk Hogan cercò di minimizzare lo strano comportamento di André spacciandola per modestia, ma come Heenan sottolineava, dietro c’era qualcosa di più…

La faccia di André dice tutto

L’anno del dragone

Dopo aver ricevuto la notizia che Ricky “The Dragon” Steamboat non solo non sarebbe stato costretto al ritiro, ma sarebbe anche rientrato prima del previsto, “Macho Man” Randy Savage apparì sempre più teso e nervoso, non sapendo come Steamboat avrebbe potuto colpirlo per vendicarsi. In attesa di tornare all’azione, Steamboat affiancò un altro dei grandi nemici di Savage, George “The Animal” Steele, che affrontò il campione Intercontinentale al Saturday Night’s Event a quasi un anno di distanza dal loro primo match, dove Steele aveva ammirato per la prima volta Miss Elizabeth, sentendosi innamorato forse per la prima volta in vita sua.

Steamboat tenne la sua presenza al fianco di Steele una sorpresa fino all’ultimo, e la sua vista paralizzò Savage, come se avesse visto il fantasma di un uomo che pensava aver ucciso per sempre, permettendo a “The Animal” di fare di Savage quello che voleva. Ma invece che approfittarne per vincere la cintura Intercontinentale, Steele preferì rapire Elizabeth e portarla nel backstage!

Steamboat fu allontanato, mentre Steele tornò poi nel ring, senza che nessuno sapesse che fine aveva fatto fare alla povera Elizabeth, finché Savage non si impadronì della campana posta a bordo ring per colpire Steele alle spalle! “The Animal” era KO, e Savage riuscì a schienarlo ponendo fine a un match caotico dove la soglia di permissività dell’arbitro fu molto alta, e come punizione per essersi impossessato di Elizabeth, che Savage considerava “un oggetto di sua proprietà”, decise di planare su Steele con una campana, proprio come aveva fatto con Steamboat!

Quando è troppo è troppo

Il Saturday Night’s Main Event fu anche teatro di un nuovo match tra “Rowdy” Roddy Piper e “Adorable” Adrian Adonis, ma anche stavolta non bastò a placare l’odio tra i due, visto che dopo appena 3 minuti Adonis vinse per count out, dopo aver accecato Piper spruzzandogli del pesticida per piante in faccia.

Sempre nella stessa serata, Junkyard Dog affrontò Harley Race, in un match dove “JYD” osò fare l’affronto definitivo: rubare la corona e il mantello al King of the Ring per imitare e sfottere le sue pose!

Il match finì per squalifica dopo l’intervento del solito Hennan, con Junkyard Dog che per la rabbia alla fine del match fece piazza pulita, stendendo con una testata persino l’arbitro Danny Davis, che dopo aver fatto quasi perdere il titolo WWF ad Hulk Hogan neanche un ora prima non si era fatto sfuggire occasione di favorire di nuovo l’heel di turno. Quello di Junkyard Dog fu un gesto forte: nessuno osava toccare gli arbitri della WWF, neanche gli heel, figuriamoci un beniamino dei fan come lui, ma se persino un wrestler buono e corretto come “JYD” era arrivato a tanto, era segno che Davis stava iniziando ad essere un problema, oltre che a gettare ombre sull’imparzialità degli arbitri della WWF.

La goccia che fece traboccare il vaso fu un match per i titoli di coppia tra i British Bulldogs e la Hart Foundation. Davis a novembre aveva già arbitrato gli inglesi in un match non titolato contro il Dream Team, permettendo a questi ultimi di vincere un match fortunatamente non titolato. Ma stavolta le cinture erano in palio eccome, e Davis fece di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ai Bulldogs, rifiutandosi appositamente di contare lo schienamento vincente degli inglesi dopo la Powerslam di Davey Boy Smith. Non si fece però problemi a farsi trovare pronto nel conto finale dopo l’Hart Attack ai danni di Smith, che aveva dovuto combattere il match praticamente da solo dopo che a bordo ring Jimmy Hart aveva steso Dynamite Kid col suo megafono!

La Hart Foundation ce l’aveva fatta, aveva finalmente conquistato per la prima volta i titoli di coppia. O meglio, Davis ce l’aveva fatta. Ma il suo vergognoso comportamento non sarebbe passato inosservato…

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