Dicembre 1986: Ihor Bjelanov vince il Pallone d’Oro, il Times elegge Corazon Aquino “Persona Dell’Anno”, mentre al cinema escono Platoon, La Piccola Bottega Degli Orrori, Gunny, Il Bambino d’Oro, I Tre Amigos, e la canzone del momento è Each Time You Break My Heart di Nick Kamen:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Randy Savage

Campioni di coppia: i British Bulldogs (Davey Boy Smith & Dynamite Kid)

Campionessa femminile: The Fabulous Moolah

Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)

Chi non muore si rivede

Più non arrivavano aggiornamenti sulle sue condizioni, e più la paura che Ricky “The Dragon” Steamboat sarebbe stato costretto a ritirarsi si faceva viva. Era un momento duro per tutti: per i fan, per Steamboat, e ovviamente per sua moglie, che dopo aver visto il marito venir portato via dai medici a maggio dopo la devastante DDT subita da Jake Roberts adesso era stentava a comunicare con lui, costretta a vederlo inerme, giù di morale, e con difficoltà a respirare.

Gene Okerlund con la moglie di Ricky Steamboat

Sul banco degli imputati non c’era solo “Macho Man” Randy Savage, ma anche l’arbitro Danny Davis, il cui goffo intervento nel match aveva fatto scaturire tutti il caso che aveva portato a quella situazione. Fortunatamente ad aggiornare tutti sull’evoluzione della laringe di Steamboat ci pensò il solito “Mean” Gene Okerlund, i cui colloqui con il dottor Panovich erano sempre costanti e precisi.

Gli ultimi aggiornamenti del Dr. Panovich

Ma dopo settimane di speculazione, arrivò finalmente una bella notizia: Steamboat era in via di miglioramento, e probabilmente la sua carriera non sarebbe stata a rischio! Adesso per Savage le cose si afecano complicate: non aver finito Steamboat significava averlo caricato di motivazioni più che mai, perché come promise “The Dragon” in un video girato da casa sua, una volta ristabilitosi al 100% gli avrebbe strappato la cintura intercontinentale ad ogni costo!

E tutti non vedevano l’ora di rivedere anche André the Giant, finalmente libero di tornare dalla sua sospensione. E non vedeva l’ora anche Jesse “The Body” Ventura, e non per ammirare i suoi match, ma per fare luce su una domanda: come era stato possibile che un uomo sospeso per la peggior cosa che si potesse fare -ossia non presentarsi agli show senza autorizzazione- fosse stato riammesso così, di punto in bianco? Ventura andò dritto al punto intervistando l’unico uomo che poteva rispondere a chiare lettere: il presidente WWF Jack Tunney, che incredibilmente non si sbottonò più di tanto. A dirla tutta Tunney fu piuttosto evasivo, e si limitò a dire che quella di André era stata una delle udienze “più bizzarre a cui avesse mai assistito”, a cui tra l’altro… il gigante francese non era stato neanche presente! 

Lo stesso André che era stato sospeso per un accusa di assenteismo era stato scagionato da un’udienza in cui neanche aveva presenziato… sembrava un paradosso troppo strano per Ventura, che chiese a Tunney se almeno il principale sostenitore della sospensione -ossia Bobby “The Brain” Heenan- fosse stato presente, e la risposta fu affermativa. Provò a indagare anche Gorilla Monsoon, che con Heenan condivideva ogni settimana la conduzione di Prime Time Wrestling, ma “The Brain” si limitò a dire le stesse cose che diceva André: “Non sono affari tuoi”.

Heenan si rifiuta di rispondere alle domande di Gorilla Monsoon…

Le domande non fecero che aumentare: perché Heenan, che normalmente era un tipo piuttosto loquace, non sembrava né arrabbiato né irritato del reinserimento di André? Le domande non facevano che aumentare, ma della faccenda sembrava importare solo a Ventura: André era uno dei beniamini del pubblico, e a tutti importava solo che fosse finalmente tornato, senza voler sapere cosa fosse successo dietro le quinte ma più il mistero si infittiva, e più “The Body” sembrava determinato a fare chiarezza.

… e André si rifiuta di rispondere a quelle di Jesse Ventura!

Il colonnello Hart

Honky Tonk Man aveva ufficialmente dichiarato guerra ai fan, e ci tenne a farlo sapere meglio che poteva. Dopo un match contro Sivi Afi (vinta con la sua mossa finale, una Neckbreaker rinominata Shake, Rattle and Roll), il rockabilly sfogò tutta la sua frustrazione contro Tito Santana, che si stava dirigendo verso il ring per il suo match con Hercules subito dopo di lui. Honky Tonk Man non poteva sopportare di essere stato rigettato dal pubblico, e se i fan non erano disposti a tifarlo, allora lui avrebbe colpito uno dei loro idoli più grandi!

Honky Tonk Man si era mostrato per chi era davvero, e per proseguire al meglio la sua carriera decise di farsi affiancare da un manager, perché in fondo persino Elvis Presley aveva necessitato del colonnello Parker. Il prescelto fu Jimmy Hart, e in effetti la scelta non poteva essere più logica: Hart era un uomo di musica proprio come lui, era nato Tennessee (dove era nato Elvis), e si era poi stabilito a Memphis, la città che rese grande Elvis. I due formarono così un’accoppiata perfetta e affiatata, che presto avrebbe potuto creare problemi a chiunque.

I due all’Heartbreak Hotel, come l’omonima canzone di Elvis

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