Novembre 1986: a soli 20 anni Mike Tyson si laurea il più giovane campione dei pesi massimi di boxe di sempre, Alex Ferguson viene ingaggiato come allenatore del Manchester United, si verifica nel Regno Unito il primo caso di “morbo della mucca pazza”, al cinema escono Star Trek: Rotta Verso la Terra, Fievel Sbarca in America, Sid & Nancy, Colpo Vincente, e Dirsi Addio, mentre Notorious dei Duran Duran impazza:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Randy Savage
– Campioni di coppia: i British Bulldogs (Davey Boy Smith & Dynamite Kid)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
Amici o meno nemici?
La nuova, attesissima edizione del Saturday Night’s Main Event fu un banco di prova non da poco per Hercules Hernandez (che sotto la guida di Bobby “The Brain” Heenan si rinominò semplicemente Hercules, per sottolineare la sua forza), che grazie all’influenza del suo nuovo manager venne subito mandato contro Hulk Hogan per il titolo WWF!

Nonostante le buone credenziali di Hercules, Hogan si sbarazzò di lui senza la minima difficoltà, chiudendo la pratica con la sua tradizionale Leg Drop e assestando nuovamente un duro colpo alla boria di Bobby Heenan. Hercules era un buon prospetto dal futuro assicurato, ma si era dimostrato ancora troppo acerbo per combattere Hogan, e ora Heenan sembrava arrivato a un binario morto: se non erano bastati Big John Studd, King Kong Bundy, Paul Orndorff, e il promettente Hercules a porre fine al dominio dell’Hulkster, quale asso dalla manica avrebbe potuto tirare fuori?
Qualunque soluzione avesse ideato Heenan, chissà se Hogan stavolta non avrebbe trovato un utile alleato in “Rowdy” Roddy Piper, che ospitò proprio il campione WWF nel suo Piper’s Pit (che dopo essere stato distrutto da Adrian Adonis e Don Muraco si presentò con un set completamente rinnovato). I due ribadirono che non si piacevano, e probabilmente non si sarebbero mai piaciuti, ma era innegabile che dal suo ritorno a settembre Piper avesse uno schieramento più “allineato” ad Hogan (e ne diede un’ulteriore prova al Saturday Night’s Main Event, quando sconfisse in un match il suo vecchio amico “Cowboy” Bob Orton), anche se l’interesse primario di Piper non era difendere le forza del bene ed essere un modello per i bambini, ma disintegrare Adonis, ancor di più quando osò umiliare Piper nuovamente al suo talk show, facendogli perdere i sensi con una Sleeper Hold.

C’è sempre un cattivo più grande
Nonostante qualche battibecco con alcuni dei wrestler più odiati della federazione Honky Tonk Man non sembrava aver connesso particolarmente con i fan. Decisamente non era quello che si aspettava: Elvis era stato uno degli uomini più amati e carismatici di sempre, e negli anni ‘80 il rockabilly e la nostalgia degli anni ‘50 era tornati prepotentemente, e per Honky Tonk Man era praticamente impossibile che uno come lui non infiammasse le folle, eppure non andò così. Il wrestler dal ciuffo rockabilly si sfogò con Jesse “The Body” Ventura, esprimendo tutta la sua frustrazione: baciare bambini che lo disgustavano e stringere le mani sudaticce dei fan non era bastato a fargli fare breccia nel cuore degli americani, e dunque per fugare ogni dubbio fu indetto un “vote of confidence”, ossia un televoto a cui potevano partecipare tutti i fan che volevano esprimere la loro su Honky Tonk Man. Naturalmente il televoto sentenziò che per tutti Honky Tonk Man non era altro che un pomposo arrogante, e tutt’altro che ben voluto.
Diametralmente opposto era il discorso per Jake “The Snake” Roberts, che dopo essere stato uno dei nomi più odiati della federazione senza volerlo si stava costruendo un consistente numero di estimatori, affascinati da quanto Roberts fosse diverso da qualsiasi altro wrestler. Questa sua popolarità venne premiata al Saturday Night’s Main Event, dove affrontò “Macho Man” Randy Savage per il titolo Intercontinentale in un rarissimo match heel contro heel dove il pubblico si schierò quasi completamente dalla parte di Roberts, intonando cori come cori “DDT! DDT! DDT!”.
Era un sensazione nuova per Roberts, che lo caricò quanto bastava per mettere alle strette il campione Intercontinentale, anche se alla fine il match finì per doppio count out, prolungando sempre di più il regno di Savage, che ormai stava facendo terra bruciata della concorrenza. “Macho Man” era un wrestler di indubbio valore, ma aveva sempre mantenuto la cintura con trucchi e stratagemmi, anche se nei suoi 9 mesi di regno aveva fatto cadere nomi di un certo calibro come Tito Santana, George Steele, Jake Roberts, Junkyard Dog, Billy Jack Haynes, e tanti altri. Dei grandi nomi in pochi erano rimasti a non aver tentato di detronizzare Savage, e tra questi c’era Ricky “The Dragon” Steamboat, che tentò di vincere la cintura in un match che si preannunciava come un classico annunciato. Steamboat era diventato uno dei beniamini del pubblico: il suo stile di lotta era spettacolare e unico, la rivalità tra lui e Jake Roberts aveva infiammato gli animi, ed entrava con una musica -la mitica Sirius degli Alan Parsons Project- capace di caricare come poche, e tutti non vedevano l’ora di vederlo finalmente con una cintura alla vita.

Stavolta “Macho Man” non avrebbe avuto scappatoie, perché per evitare nuove vittorie dubbie il match sarebbe stato diretto da Dave Hebner, di gran lunga tra gli arbitri più esperti e affidabili della WWF, anche se prima del match si presentò sul ring l’arbitro Danny Davis, che insistette per dirigere lui l’incontro. Alla fine a prevalere fu Hebner, e molti tirarono un sospiro di sollievo: Davis era un arbitro discretamente esperto, ma spesso criticato per le sue sviste che quasi sembra andavano a favore degli heel della federazione. Anche con l’arbitraggio di Hebner però non mancarono le controversie, perché quando Savage mise (involontariamente) KO il direttore di gara, Steamboat tentò di schienarlo dopo un Crossbody dalla terza corda, finché non appena Hebner riprese conoscenza e iniziò a contare… Danny Davis arrivò per interruppe il conto per “assicurarsi” delle sua condizioni!
Davis aveva interrotto uno schienamento sicuro per niente (era chiaro a tutti che Hebner si fosse pi che ripreso dal colpo subito da Savage), facendo continuare il match, che presto virò su binari più violenti: la lotta infatti si spostò fuori dal ring, e non appena Steamboat si appoggiò sulle barriere che proteggevano il pubblico, Savage gli piombò addosso dalla terza corda, facendo impattare la gola di “The Dragon” sulle barriere d’acciaio! Il povero Steamboat aveva la trachea schiacciata, e iniziò ad avere problemi di respirazione, ma Savage non si fermò lì, e si usò la campana usata per suonare l’inizio dei match per piombargli nuovamente addosso sulla gola!
Ormai Steamboat non riusciva più a respirare, ma questo non intenerì Savage, che salì sulla terza corda per il bis! Fortunatamente l’arbitro Hebner gli impedì di saltargli nuovamente addosso, permettendo ai medici di portare via uno Steamboat che sembrava non riuscire più a respirare. Il bollettino medico non tardò ad arrivare, con Gene Okerlund che attese con ansia fuori dalla porta del dottore, che sentenziò che i danni riportati alla laringe mettevano persino in dubbio che la carriera da wrestler di Steamboat potesse continuare! “Macho Man” l’aveva fatta davvero grossa, ma sembrava non pentirsene assolutamente, anzi, rivendicò persino con orgoglio quanto fatto, dando anche il via a un rissa con Bruno Sammartino, che mise da parte il suo ruolo di intervistatore per mettergli le mani addosso dopo quanto fatto.
O capitano, mio capitano
Come se non ci fosse già abbastanza carne al cuoco, le fondamente della WWF vennero sconvolte da un nuovo annuncio: “Superstar” Billy Graham sarebbe tornato! Fu un annuncio bomba, perché anche se non si vedeva in circolazione da un pò, Graham era stato uno dei wrestler più influenti della storia: fu lui infatti che negli anni ‘70 creò un nuovo modo di porsi e fare interviste, simile al trash talking di Muhammad Alì, e il moderno look dei wrestler. Se prima infatti i wrestler si limitavano a essere semplicemente più brutti, sporchi, e cattivi degli altri, Graham dava grande importanza al suo look fatto di capelli biondi, vestiti eccentrici, e un fisico scultoreo, più vicino a quello dei moderni bodybuilder (non a caso era grande amico del bodybuilder per eccellenza, Arnold Schwarzenegger) che a quelli dei vecchi lottatori, che dopo Graham non dovevano essere solo dei lottatori, ma delle superstar, come diceva anche il suo soprannome. Campione WWF dal 1977 al 1978, Graham aveva cambiato il modo in cui i wrestler dovevano porsi, cambiando il destino di tanti (tra i suoi “eredi” più illustri c’erano sicuramente Jesse “The Body” Ventura e persino Hulk Hogan) e della stessa WWF, che sarebbe stata sicuramente meno avvezza alla rock ‘n wrestling connection se non fosse stato per i suoi dettami.

E non sarebbe stata l’unica leggenda a tornare, perché da Londra arrivò finalmente la notizia che tutti aspettavano da mesi: la sospensione di André the Giant era finita! Dopo essere stato allontanato a giugno, Andrè era tornato in incognito sotto le mentite spoglie di Giant Machine, ma ora finalmente sarebbe tornato ufficialmente senza maschere o sotterfugi, libero finalmente di farsi rivedere come sé stesso!

Ma per due leggende che tornavano, ce n’era un’altra che se ne andò, perché “Captain” Lou Albano dopo più di trent’anni nel mondo del wrestling annunciò il suo ritiro. Per tutti fu come perdere un parente: Albano era sul libro paga della WWF ininterrottamente dal 1964, ma la sua decisione fu motivata dal desiderio di dedicarsi al 100% alla sensibilizzazione sulla sclerosi multipla, una causa che non aveva mai nascosto avere particolarmente a cuore, visto che proprio la sclerosi multipla si era portata via suo cognato. Nel corso di tre decenni Albano aveva visto generazioni su generazioni susseguirsi, da Buddy Rogers, a Bruno Sammartino, fino ad Hulk Hogan, e la sua amicizia con Cyndi Lauper aveva fatto da ponte tra wrestling e mondo dello spettacolo, rendendolo un vero e proprio architetto della rock ‘n wrestling connection e uno dei più decisivi per la consacrazione del wrestling a livello mondiale.

Albano salutò il pubblico con un ultimo match valido per i titoli di coppia tra il Dream Team e i suoi British Bulldogs, che divennero così gli ultimi beneficiari della sua illustre carriera. Gli inglesi mantennero le cinture, lasciando che a fine match fosse ovviamente Albano a prendersi tutte le ovazioni, ormai abbastanza maturi per sbrigare le loro faccende da soli e senza l’aiuto del mitico Albano. Ma proprio quando i British Bulldogs sembravano pronti a camminare sulle loro gambe, ecco che l’assenza di Albano iniziò a farsi sentire: pochi giorni dopo gli inglesi infatti caddero -fortunatamente in un match non titolato- per mano della Hart Foundation, in un match perso anche a causa di un controverso arbitraggio di Danny Davis, che dopo aver impedito a Ricky Steamboat di diventare campione Intercontinentale era costato ai campioni di coppia un pesante sconfitta.

Adesso Bret Hart & Jim Neidhart erano dei legittimi pretendenti al titolo, e con un manager esperto come Jimmy Hart dalla loro, capace di qualunque cosa pur di farli arrivare al top. Un privilegio di cui ormai, i British Bulldogs non disponevano più…




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