Ottobre 1986: debutta nelle TV giapponesi l’anime de I Cavalieri Dello Zodiaco, al cinema escono Il Colore dei Soldi, Peggy Sue Si E’ Sposata, e Mission, mentre Livin’ On A Prayer dei Bon Jovi risuona in tutte le radio:
Nel frattempo i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Randy Savage
– Campioni di coppia: i British Bulldogs (Davey Boy Smith & Dynamite Kid)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
La resa dei conti del sabato sera
“Rowdy” Roddy Piper era stato conciato per le feste come non gli era mai capitato in vita sua, e i responsabili erano tre: Don Muraco, Bob Orton, e soprattutto “Adorable” Adrian Adonis, tutti che finirono in cima alla lista nera di Piper. Lo scozzese neanche volle aspettare di ristabilirsi, e anche con un ginocchio piuttosto malandato (tanto da costringerlo a girare in stampelle) Piper promise vendetta facendo a pezzi il set del Flower’s Shop, lanciando a tutti un chiaro messaggio. Le occasioni non sarebbero mancate, perché dopo ben 5 mesi di pausa tornò sulla NBC il Saturday Night’s Main Event, come al solito con una card di altissimo livello, perché sarebbe stato teatro della rivincita tra Jake “The Snake” Roberts e Ricky “The Dragon” Steamboat, i British Bulldogs e il Dream Team, e, soprattutto del rematch tra Hulk Hogan e Paul Orndorff per il titolo WWF.

Nessuno era mai stato così vicino dallo spogliare l’Hulkster della cintura come Orndorff a The Big Event, ma per un uomo che viveva di competizione come Hogan la cosa era un fattore motivazionale piuttosto che avvilente. Il campione WWF era concentrato come non mai, tanto che nella consueta intervista pre-match addirittura sollevò di peso Gene Okerlund dicendogli di levarsi di mezzo, dirigendosi direttamente nel ring: Hogan era troppo motivato e non aveva intenzione di perdersi in chiacchiere e promesse, voleva solo sfogare tutta la sua rabbia su “Mr. Wonderful”!
Giunti al match Orndorff entrò ancora con le note di Real American, e Hogan restituì la provocazione cercando di concludere il match come già aveva tentato di fare a The Big Event: rubando ad Orndorff la sua Piledriver, ma anche stavolta la sua “risposta” venne interrotta da un elemento imprevisto, che si rivelò essere “Adorable” Adrian Adonis. Contro lui e Orndorff Hogan era in netta inferiorità numerica, finché in suo soccorso non arrivò l’ultima persona al mondo che si sarebbe aspettato di vedere prendere le sue parti… “Rowdy” Roddy Piper! Lo scozzese era in pessime condizioni, ma la sua rabbia superava di gran lunga il dolore, e trovò la grinta per entrare nel ring e fare piazza pulita usando le stampelle come arma! Nell’agitare le stampelle a destra e a manca per fare piazza pulita Piper rischiò di colpire persino l’Hulkster, che coi suoi riflessi evitò il colpo, per poi controbattere finché… non si fermò

Hulk Hogan e Roddy Piper si erano fatti la guerra per oltre 2 anni, e l’odio che provavano reciprocamente era inquantificabile, ma neanche Hogan osava un uomo infortunato e non in grado di difendersi (anche se “non in grado di difendersi” non era proprio la definizione più calzante per uno come Piper!). Appena lo scozzese di rialzò le vecchie ruggini tra i due sembrarono riemergere, con Hogan che lo invitò a farsi sotto, con Piper che in risposta… gettò la stampella a terra e se ne andò.
Vedere Hogan e Piper non darsele di santa ragione ma addirittura aiutarsi e in un qualche modo rispettarsi era un’immagine surreale, quasi appartenente a un’altra dimensione, ma ormai a guidare la mente di Piper era solo la voglia di distruggere Adonis. “Hot Rod” diede un’ulteriore prova di resilienza qualche minuto dopo: sempre al Saturday Night’s Main Event era previsto anche un match tra Piper e The Iron Sheik, che i medici cercarono di annullare a causa delle condizioni fisiche dello scozzese. Ma Piper non aveva intenzione di tirarsi indietro, e dopo aver colpito l’iraniano con la sua stampella prima della campana lo sconfisse in meno di un minuto, dopo aver ribaltato una Suplex in un Inside Cradle. Forse Adonis lo aveva umiliato e fatto a pezzi come mai nessuno aveva osato fare, ma non importava: Roddy Piper non era disposto a cedere neanche di un millimetro!

E non avevano intenzione di cedere neanche Jake Roberts e Ricky Steamboat, la cui rivalità era scattata proprio nell’ultimo SNME a marzo. Il rematch tra i due fu importante soprattutto per Roberts: a The Big Event Steamboat era riuscito a sconfiggerlo con un banale Roll Up, dunque stravolta sarebbe dovuto essere molto più attento e pronto a tutto. Ma la lezione di The Big Event non bastò, perché dopo 6 minuti di match Steamboat lo schienò con un Crucifix! Steamboat aveva battuto Roberts per la seconda volta, e ancora una volta con un Roll Up: decisamente troppo per uno che puntava tutto sulla paura e sulla psicologia come “The Snake”, che per la frustrazione attaccò “The Dragon” anche a match finito.
Ma stavolta Steamboat si era attrezzato a dovere, e prima ancora che Roberts potesse aizzargli contro Damian, “The Dragon” si armò del suo coccodrillo… con Roberts terrorizzato batté la ritirata! Sembrava assurdo ma era così: Jake Roberts, l’uomo più viscido e machiavellico che ci fosse, e che usava i serpenti come arma… aveva paura di un “semplice” coccodrillo!

La vita dei campioni
Campioni di coppia da ormai 6 mesi, i British Bulldogs continuavano a dominare la categoria battendo a più riprese coppie consolidate come Iron Sheik & Nikolai Volkoff e gli ex campioni a cui avevano strappato i titoli, il Dream Team, che sconfissero ancora una volta al Saturday Night’s Main Event in un 2 Out of 3 Falls match. E proprio in questo periodo fortunato i due inglesi si dotarono di una mascotte per tenere fede al loro nome: se Jake Roberts aveva un serpente, e Ricky Steamboat aveva un coccodrillo, Davey Boy Smith & Dynamite Kid si dotarono… di una bulldog di nome Matilda.
La competizione però rimaneva agguerrita, c’erano ancora Big John Studd & King Kong Bundy, gli Islanders, e soprattutto la Hart Foundation, che dopo un annetto di rodaggio avevano iniziato a ingranare la marcia, e con delle credenziali persino più solide delle altre coppie: proprio come i Bulldogs infatti Bret Hart e Jim Neidhart erano stati allievi dell’Hart Dungeon, e avendo condiviso lo stesso maestro (il leggendario Stu Hart, padre di Bret) conoscevano tutti i loro segreti e le loro mosse… se dunque c’era qualcuno che poteva davvero detronizzarli, quelli erano loro, motivati anche dal non aver mai vinto ancora le cinture di coppia.
Non tardarono ad arrivare nuove sfide anche per “Macho Man” Randy Savage, che dalla sua vittoria del titolo Intercontinentale a febbraio aveva tenuto testa praticamente a tutti. Ma c’era ancora un uomo che sembra non desistere: George “The Animal” Steele, le cui attenzioni verso Elizabeth non si erano mai affievolite, ma anche il lanciatissimo Billy Jack Haynes, che fece quasi cedere Savage con la sua Full Nelson, prima che “Macho Man” colpisse l’arbitro con un doppio calcio per farsi squalificare e mantenere la cintura

Il rematch tra i due, avvenuto la settimana dopo, si svolse con lo stesso identico copione, con Savage che non trovò altra soluzione che colpire (di nuovo) l’arbitro una volta intrappolato nella mossa finale di Haynes. Forse Haynes non aveva vinto la cintura, ma rimaneva il fatto che la sua Full Nelson di Haynes fosse una delle mosse più temute che ci fossero, dimostrandosi persino più pronto del suo rivale Hercules Hernandez
Non la pensava così Bobby “The Brain” Heenan, che in cerca di carne fresca per la sua Family adocchiò proprio Hernandez, vedendo in lui un enorme potenziale, persino più di Haynes, tanto da fare un’offerta irrinunciabile a Slick per assicurarselo.

Slick cedette Hernandez alla scuderia di Heenan senza tante esitazioni, e visto che in WWF nessun manager cedeva un assistito senza un motivo, Slick presentò presto il suo nuovo asso nella manica, appena portato in federazione: “The Natural” Butch Reed, che si presentò allo Snake’s Pit di Jake Roberts come un tipo determinato e dal fisico impressionante.

Ma Butch Reed non fu l’unica faccia nuova della WWF, perché si affacciò un nuovo, bizzarro personaggio chiamato The Honky Tonk Man. Già dal suo aspetto era chiaro che tipo fosse, ossia un emulo di Elvis Presley amante del rock ‘n roll, più simile a un tizio che aveva visitato un pò troppe volte Graceland che a un wrestler. Ospite allo Snake’s Pit di Jake Roberts, Honky Tonk Man ebbe subito qualche contrasto col suo conduttore: Roberts si considerava (anche a ragione) come uno dei lottatori più originali e innovativi che si fossero mai visti in WWF, e non poteva di certo digerire un banale imitatore che usava l’immagine di Elvis per darsi una personalità. Neanche era arrivato, che subito Honky Tonk Man si era fatto un nemico potente.

In mezzo a questi carismatici debuttanti c’era anche Koko B. Ware, che dopo aver fatto il suo esordio a fine settembre si stava ritagliando sempre più spazio e simpatie tra il pubblico, soprattutto tra i più piccoli. Il motivo era da ricondurre soprattutto alla sua mascotte: un pappagallo da cui non si separava mai, allargando ulteriormente il reparto di animali/mascotte della WWF.





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