Aprile 1986: in Ucraina si verifica il disastro di Cernobyl, l’Italia registra il suo primo collegamento ad Internet, va in onda l’ultima puntata di Supercar, mentre al cinema escono 8 Milioni di Modi di Morire, La Legge di Murphy, e Absolute Beginners, mentre Venus delle Bananarama domina in radio:

Nel frattempo i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Randy Savage

Campioni di coppia: il Dream Team (Brutus Beefcake & Greg Valentine)

Campionessa femminile: The Fabulous Moolah

Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)

7/4/1986 – WrestleMania 2

Dopo 12 mesi tornò l’evento più atteso del mondo del wrestling, WrestleMania, che stavolta si svolse eccezionalmente di lunedì e in ben 3 sedi: il Nassau Veterans Memorial Coliseum di Uniondale, New York, il Rosemont Horizon di Rosemont, Illinois, e la Memorial Sports Arena di Los Angeles!

La prima tappa fu Uniondale, e proprio come nell’edizione precedente VIP e nomi di spicco dello spettacolo non sarebbero mancati, tanto che a cantare America the Beautiful -eseguita l’anni prima da Howard Finkel- ci fu il leggendario Ray Charles, mentre ad aprire gli incontri fu il match tra “Mr. Wonderful” Paul Orndorff e “Magnificent” Don Muraco. Anche senza una particolare rivalità dietro i due scaldarono per bene il pubblico, che finì in pareggio per un doppio count out. Ma l’amaro in bocca per non aver avuto un vincitore sarebbe presto passato, perché il pubblico di Rosemont poté poi beneficiare del match per il titolo Intercontinentale! Il nuovo campione “Macho Man” Randy Savage infatti avrebbe affrontato George “The Animal” Steele, che nella sua ingenuità aveva “osato” dare qualche attenzione di troppo a Miss Elizabeth, soprattutto durante il loro primo match nel Saturday Night’s Main Event di gennaio.

Un Randy Savage piuttosto spaventato da George Steele

Anche a WrestleMania 2 Elizabeth fu ovviamente un fattore non trascurabile, ma stavolta neanche lei riuscì a contenere la furia di Steele, che riuscì persino ad uscire dalla Elbow Drop di Savage dalla terza corda! Nessuno era mai uscito dalla mossa finale di Savage, il ché la diceva lunga su che cosa fosse capace di fare Steele, e “Macho Man” dovete giocare d’astuzia, schienando Steele grazie a una svista arbitrale, usando tutto il suo peso per reggersi sulle corde fino al 3 finale.

Subito dopo fu il momento di un match tra George Wells e Jake “The Snake” Roberts, che pur avendo debuttato da appena un mese si era subito messo in risalto come uno dei nomi più in vista e macabramente affascinanti. Anche in PPV Roberts si dimostrò un wrestler concreto e senza fronzoli, e si sbarazzò di Wells dopo 3 minuti, per poi vuotare il sacco che portava abitualmente con sé, e liberare il suo pitone ammaestrato!

Il serpente si avvinghiò intorno alla gola di Wells, stringendo con tutta la sua forza e facendogli uscire tanta di quella saliva da sembrare schiuma, con l’arbitro che era troppo terrorizzato per intervenire. Roberts si riprese poi il suo serpente e tornò nel backstage, lasciando che Wells venisse aiutato dai soccorsi, traumatizzando tutti i presenti con l’immagine più deprecabile di tutta la serata: Roberts era un uomo pericoloso, e non sembrava aver intenzione di fermarsi…

A chiudere la serata di Rosemont fu invece l’atteso match di boxe tra Mr. T e “Rowdy” Roddy Piper, carico come non mai e bramoso di vendicarsi del match di WrestleMania di 12 mesi prima, con i due che furono ovviamente scortati dai loro allenatori, Joe Frazier e Lou Duva (oltre che dal solito “Cowboy” Bob Orton sempre a fianco di Piper, e Haiti Kid accanto a Mr. T, che non aspettava altro che che vedere Piper KO dopo l’umiliante taglio di capelli subito). Essendo un match di boxe e non di wrestling, si svolse tutto in modo pressoché regolare, almeno finché Piper, stanco di trattenersi, al 4° round non stese l’arbitro per poi colpire Mr. T con una Bodyslam! Naturalmente l’arbitro fece scattare la squalifica, e Piper se ne tornò nel backstage festeggiando come se avesse vinto, soddisfatto non solo di aver colpito Mr. T, ma di aver rovinato la serata a tutti i presenti con un finale troncato e controverso.

Le attenzioni di tutti si spostarono poi a Rosemont, dove a cominciare furono Velvet McIntyre e The Fabulous Moolah, che si confermò campionessa femminile dopo appena 85 secondi di match. Seguì poi un match a tema patriottico tra Nikolai Volkoff e Corporal Kirchner, un ex soldato che non aveva fatto molte apparizioni in WWF, ma comunque quante ne bastavano per avere qualche contrasto col sovietico Volkoff. A vincere in soli 2 minuti fu l’americano, lasciando poi spazio a una gigantesca Battle Royal a 20 uomini tra alcuni degli esclusi di lusso dal PPV (come André the Giant, Paul Orndorff, Iron Sheik, Bruno Sammartino, la Hart Foundation, Tony Atlas, e persino l’ex campione WWF Pedro Morales) e alcune stelle della NFL come Jimbo Covert, William Perry, e Russ Francis. A trionfare fu André the Giant, da sempre imbattuto in questa tipologia di match, che eliminò per ultimo lo stoico Bret Hart.

Il main event di Rosemont fu invece il 3° match titolato del PPV, quello per i titoli di coppia tra il Dream Team e i British Bulldogs, scortati eccezionalmente nel ring dal mitico Ozzy Osbourne, inglese come loro. Come negli scontri precedente, Davey Boy Smith e Dynamite Kid si dimostrarono molto più in forma dei loro avversari, e stavolta non soffrirono la pressione delle grandi occasioni, riuscendo finalmente a trionfare in maniera schiacciante!

Dopo 8 mesi il regni del Dream Team era giunto al termine, e i British Bulldogs -di gran lunga la coppia più amata della federazione- erano finalmente sul tetto del mondo!

I British Bulldogs finalmente campioni di coppia

Il trionfo degli inglesi chiuse la porzione di Rosemont, e l’azione si spostò a Los Angeles, ultima tappa di WrestleMania 2. Anche qui gli ospiti d’eccezione non mancarono (come Elvira come commentatrice, Robert Conrad, e Tommy Lasorda), pronti per quello che sarebbe stato il tassello più importante della serata, quello del tanto atteso main event!

Ad inaugurare la serata furono Hercules Hernandez e Ricky “The Dragon” Steamboat, che anche in un match senza una particolare rivalità dietro non si risparmiarono minimamente. Il pubblico si infiammò facilmente nel veder combattere Steamboat, che col suo stile di lotta molto più veloce e spettacolare di qualsiasi altro membro del roster riuscì a pareggiare l’incredibile forza fisica di Hercules, riuscendo anche a batterlo dopo un Crossbody dalla terza corda.

Il match successivo vide affrontarsi zio Elmer e “Adorable” Adrian Adonis, scortato come sempre dal suo fido Jimmy Hart. A trionfare fu Adonis, che regalò a “The Mouth of the South” la prima soddisfazione della serata, ma il match successivo per lui fu persino più importante, perché gli avrebbe permesso di raggiungere l’obiettivo che inseguiva da mesi: battere Junkyard Dog, che avrebbe affrontato i “suoi” fratelli Funk in un Tag Team match, con l’ex campione Intercontinentale Tito Santana dalla parte di “JYD”.

Stavolta a trionfare fu Hart, che grazie al suo solito megafono consentì ai fratelli Funk di trionfare nell’evento più importante dell’anno.

E finalmente arrivò il momento più atteso, quello del main event, lo Steel Cage match tra Hulk Hogan e King Kong Bundy per il titolo WWF! Prima ancora che l’incontro iniziasse, i fan furono subito sorpresi da una novità: la gabbia che avrebbe circondato i due titani era molto diversa dal solito, non più un quadrato fatto della classica rete d’acciaio, ma una serie di sbarre dritte e azzurre, molto più spesse e dure di quelle tradizionali, simili a quelle delle prigioni.

Hulk Hogan nella nuova gabbia blu

Come prevedibile Hogan si presentò non in perfette condizioni, con una vistosa fasciatura alle costole, eppure sorprendentemente, considerando la portata dell’avversario, fu uno degli incontri più dominati dall’Hulkster durante il suo regno: Hogan infatti era solito seguire sempre la stessa tattica, ossia sfruttare il suo fisico massiccio per incassare tutti i colpi dell’avversario, farlo spompare, e poi contrattaccare improvvisamente, concentrando tutta la forza che aveva in pochi, ma decisivi istanti, con l’ormai consolidato Hulk Up seguito da un Big Boot e il Leg Drop; ma stavolta incassare colpi nelle sue condizioni era un rischio, e far sfogare un Bundy così in forma poteva essere pericoloso, dunque Hogan stavolta preferì cambiare tattica, optando per un approccio più offensivo. 

L’approccio funzionò, e Hogan fece persino sanguinare Bundy dalla fronte, ai tempi un’immagine non proprio usuale, soprattutto per un bestione come lui, gestendo il match al meglio fino a trionfare uscendo dalla gabbia, confermandosi campione WWF! Hogan aveva trionfato ancora, chiudendo in bellezza una WrestleMania forse non elettrizzante come la precedente ma certamente significativa, dimostrando che senza tattiche sporche e tiri mancini non c’era nessuno che potesse mettere in discussione il suo dominio, neanche un bestione come King Kong Bundy. Non importava quanti mostri Bobby Heenan gli scatenasse contro… l’Hulkster era pronto a rispedirli tutti al mittente!

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