Gennaio 1986: Spagna e Portogallo diventano ufficialmente membri dell’Unione Europea, si diffonde il primo virus informatico, al cinema escono Troll, Palle D’acciaio, e Power, mentre la hit assoluta del momento è The Final Countdown degli Europe:
Nel frattempo, i campioni in WWF sono:
– Campione WWF: Hulk Hogan
– Campione Intercontinentale: Tito Santana
– Campioni di coppia: il Dream Team (Brutus Beefcake & Greg Valentine)
– Campionessa femminile: The Fabulous Moolah
– Campionesse di coppia: le Glamour Girls (Judy Martin & Leilani Kai)
Chi di gesso ferisce…
Dopo quanto accaduto alla fine dell’anno, era inevitabile un rematch tra Hulk Hogan e Terry Funk per il titolo WWF. Il grande evento avvenne in una nuova puntata del Saturday Night’s Main Event, ormai un appuntamento sempre più fisso, ma rispetto al loro precedente incontro ci sarebbe stata una piccola aggiunta, perché sull’Hulkster avrebbe vegliato Junkyard Dog! Il compito di “JYD” era proteggere Hogan dai tiri mancini di Jimmy Hart a bordo ring, e tra i due non sarebbero mancate interazioni ostili, soprattutto dopo quanto successo al Saturday Night’s Main Event di novembre, dove Junkyard Dog marchiò Hart a sua volta con il ferro di Funk. Dopo l’umiliazione subita Hart sfidò “JYD” nell’unica competizione in cui si sentiva imbattibile: una gara di scivoli acquatici (!), da cui però “The Mouth of the South” uscì comunque sconfitto!

Giunti al match Junkyard Dog mantenne la promessa, e riuscì a tenere a bada Jimmy Hart, permettendo ad Hogan di schienare di netto Funk con la sua mossa finale usata in Giappone, la Axe Bomber. Con la vittoria su Terry Funk il 1986 di Hulk Hogan iniziò nel migliore dei modi, permettendogli anche di tagliare il traguardo dei 2 anni di regno da campione WWF, un risultato in cui prima di lui solo Bruno Sammartino, Bob Backlund, e Pedro Morales erano riusciti.
Ma Jimmy Hart aveva ancora molti assi nella manica per vendicarsi, tra cui Adrian Adonis, passato sotto la sua ala a settembre con lo scambio che aveva portato King Kong Bundy nella scuderia di Bobby “The Brain” Heenan. “The Mouth of the South” diede il via ad una ristrutturazione totale di Adonis, che si mostrò in una nuova veste al Piper’s Pit di Roddy Piper, presentandosi come “Adorable” Adrian Adonis: narcisistico, caratterizzato da una cura maniacale per il suo aspetto, e anche piuttosto effeminato, ma non per questo meno pericoloso. Al Piper’s Pit Adonis confermò di aver seppellito per sempre il suo vecchio io regalando la sua storica giacca di pelle a Piper, pronto a nuove sfide da solista, e con uno dei manager più esperti che ci fossero al suo fianco.

E chissà se Adonis non sarebbe presto tornato utile a Piper, visto che al Saturday Night’s Main Event avrebbe finalmente affrontato Hillbilly Jim e la sua famiglia al completo in un 6 Tag Team match. Allo scozzese comunque gli alleati non mancavano, visto che sarebbe stato affiancato dal solito “Cowboy” Bob Orton e Jesse “The Body” Ventura, che durante il matrimonio di Elmer e Joyce non aveva esitato a sputare veleno dal tavolo del commento (definendo il loro romantico bacio come quello di “due carpe del fiume Mississippi che mangiano lo stesso pezzo di mais”). Ventura sarebbe stato un rinforzo più che ben accetto da Piper e Orton, nonostante i suoi problemi di salute: da poco più di una anno “The Body” infatti lottava sempre più saltuariamente, ossia da quando l’esposizione all’agente arancio avuta quando era in Vietnam aveva iniziato a danneggiare i suoi polmoni, ma nel corso del 1985 Ventura aveva comunque avuto modo di calcare nuovamente il ring, mostrandosi sempre pronto quando necessario.
Dopo un caotico match, l’arbitro assegnò la vittoria al team di Piper una volta visto Luke perdere i sensi per la Sleeper Hold dello scozzese. Ma a mettere KO Luke non era stata la mossa di Piper, bensì Bob Orton, che aveva usato il suo solito gesso per stendere Luke. “Hot Rod” e i suoi soci l’avevano spuntata ancora una volta, e ancora una volta il gesso di Bob Orton fu decisivo, tornando di conseguenza ad essere un tema controverso. Ormai erano passati ben 11 mesi dall’infortunio che aveva costretto Orton a indossare un gesso, un infortunio per cui sarebbe bastato un mesetto per guarire, e tutti si chiedevano come fosse possibile che nessuno si fosse fatto due domande, ma presto il karma avrebbe fatto la sua parte…

“Mr. Wonderful” non sarebbe stato solo nella guerra a Piper e Orton, perché presto li avrebbe affrontati in un Tag Team match con accanto… Bruno Sammartino! Il leggendario ex campione WWF tra fine novembre e inizio ottobre era stato ospite del Piper’s Pit in due occasioni, una a New York, l’altra a Boston, e in entrambe le edizioni erano volate parole velenose (ma anche pugni) con lo scozzese, che per una volta nel suo talk show aveva trovato qualcuno non disposto a subire i suoi insulti.
Piper si fece anche beffe delle origini italiane di Sammartino, e al Piper’s Pit di Boston con l’aiuto di Orton gli diede persino un calcio nelle parti intime, umiliando il leggendario ex campione WWF come nessuno aveva mai fatto.
Proprio per questo Sammartino aveva già aiutato Orndorff in una serie di Tag Team match contro Piper e Orton, ma stavolta i due avrebbero avuto un arma in più, che avrebbe finalmente pareggiato i conti: Orndorff infatti denunciò una frattura dell’avambraccio, coi medici che non poterono far altro che decretare che anche lui avrebbe lottato con un braccio ingessato! Adesso non era più solo Orton ad avere l’esclusiva, e per mettere a tacere ogni dubbio “Mr. Wonderful” portò un dottore con sé a Tuesday Night Titans per confermare la prognosi.

Il match fu caratterizzato dall’uso incontrollato di Orton e Orndorff dei rispettivi gessi al braccio, ma anche da un Sammartino che a dispetto dei suoi 50 anni lottò col cuore che lo aveva sempre contraddistinto. Ma purtroppo la sua determinazione non surclassò la furbizia di Roddy Piper, che trattenne il campione italiano abbastanza a lungo fuori dal ring per far chiamare all’arbitro il count out, strappando così la vittoria.
La bella e la bestia
La serata del Saturday Night’s Main Event fu caratterizzato anche da un Tag Team match tra Junkyard Dog & Ricky Steamboat contro Don Muraco e Mr. Fuji (che aveva un conto in sospeso con Steamboat dalla sfida di kung fu del Saturday Night’s Main Event di novembre), vinto dai primi, e soprattutto dal match tra “Macho Man” Randy Savage e George “The Animal” Steele.

Da quando era passato sotto la guida di “Captain” Lou Albano, nel corso del 1985 erano stati numerosi i tentativi di curare la mente di Steele, sia con la psichiatria che con l’elettroshock, ma “The Animal” rimaneva più simile a un uomo di neandertal che a un homo sapiens, tanto forte fisicamente quanto pressoché incapace di intendere e volere, e l’attenzione per il suo match con Savage infatti non fu tanto per lo scontro in sé quanto per l’effetto che avrebbe potuto scatenare Miss Elizabeth, che non solo era l’unica manager femminile della WWF, ma anche la donna più affascinante ed elegante della federazione, e per un uomo come Steele, che aveva praticamente la mente di un bambino, tanto bastava a fargli battere il cuore.
Ma la cosa più sorprendente fu che giunti al match Elizabeth sembrava non disdegnare affatto le tenere attenzioni di George Steele, molto diverse da quelle che le riservava “Macho Man”. Ma in fondo c’era da aspettarselo: da King Kong all’incredibile Hulk, quella della bestia che diventava docile dinanzi alla bella era la storia più universale del mondo, e sembrava ancor più inevitabile se rapportato a quello che era la relazione tra Elizabeth e il suo vero “cavaliere”.

Più Elizabeth riceveva attenzioni, più Savage diventava geloso e rude (prima del match i due vennero intervistati da Jesse Ventura in un acquapark, dove Savage insegnò a Elizabeth a nuotare… gettandola in acqua da un’altezza di 3 metri!), l’esatto opposto dell’incondizionata gentilezza che le tributava Steele, persino inaspettata per un uomo che si faceva chiamare “The Animal”, e che toccò le corde della bella Elizabeth, che riusciva persino a calmarlo più di quanto avesse fatto il duro lavoro di Albano! Ma la bellezza di Elizabeth finì per inibire il suo istinto da killer, distraendolo quanto bastava per consentire a Savage di colpirlo con un Double Axe Handle dalla terza corda, che gli valse il match.




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