Marzo 1985: Amadeus vince l’Oscar per Miglior Film, Mike Tyson combatte il suo primo match da professionista, 45 superstar della musica pubblicano l’iconica We Are The World, al cinema escono Scuola di Polizia 2: Prima Missione, La Rosa Purpurea Del Cairo, Cercasi Susan Disperatamente, Dietro La Maschera, Venerdì 13: Il Terrore Continua, e King David, mentre i Tears For Fears dominano le radio con Everybody Wants To Rule The World:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Greg Valentine

Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami

Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki

Campioni di coppia: gli U.S. Express (Barry Windham & Mike Rotundo)

Campione dei pesi leggeri: The Cobra

Campionessa femminile: Leilani Kai

Campionesse di coppia: Velvet McIntyre & Desiree Petersen

Tutte le strade portano a New York

Il primo PPV della storia della WWF si stava avvicinando: nulla sarebbe dovuto andare storto, e nessuno avrebbe dovuto performare sotto le aspettative, perché con WrestleMania la federazione si stava giocando il tutto e per tutto, e la sua riuscita avrebbe potuto sancire la consacrazione della WWF a superpotenza nazionale, o la sua caduta nell’oblio. E si stava avvicinando anche l’atteso main event: il Tag Team match tra Hulk Hogan & Mr. T vs Roddy Piper & Paul Orndorff, con Jimmy Snuka e Bob Orton ad assistere le rispettive coppie.

Mr. T di certo sapeva difendersi da solo, ma l’esperienza come wrestler era pari a zero, e il ring era un’altra cosa: non sarebbe stata una rissa, c’erano regole da rispettare, un gioco di squadra da organizzare, e tante altre dinamiche a lui del tutto sconosciute, ma che Piper e Orndorff conoscevano a menadito. Rispetto all’Hulkster Mr. T aveva un carattere decisamente più fumantino, e Piper puntò proprio sul suo scarso autocontrollo al Piper’s Pit, in un faccia a faccia tra tutti e 6 i protagonisti del futuro main event di WrestleMania. Fu l’edizione del Piper’s Pit più tesa di sempre, talmente nervosa da svolgersi nel ring, invece che nel solito “salotto”, dove Piper provocò Mr. T mostrandogli prima dei ritratti provocatori dipinti da lui stesso, e poi indossando persino una parrucca col suo iconico moicano, creando tra loro due una vera e propria rivalità nella rivalità.

Il Piper’s Pit non degenerò in rissa solo perché a trattenere Mr. T c’era Hulk Hogan, che ovviamente si occupò personalmente del suo allenamento, dopo aver già istruito con buoni risultati Hillbilly Jim nei mesi precedenti. I due si completavano a vicenda: uno più potente e straripante, l’altro più grezzo e diretto, e si trovarono sulla stessa lunghezza d’onda influenzandosi a vicenda coi rispettivi metodi d’allenamento. Hogan tornò alle origini, nella sua Venice Beach, in California, il posto dove nei lontani anni ‘50 era nato il moderno bodybuilding (e proprio per questo nota anche come “Muscle Beach”) e dove lui stesso anni prima aveva iniziato a modellare il suo fisico scultoreo… un posto ideale per sentire la vicinanza della gente e per allenarsi al meglio.

La star di A-Team invece portò Hogan nelle palestre dei quartieri popolari, meno appariscenti e attrezzate, ma grondanti del sangue e del sudore degli uomini che non mollano mai, quelle che anche Rocky Balboa bazzicava nel “loro” Rocky III per ritrovare gli occhi della tigre. Il loro allenamento divenne una specie di tour nazionale: dall’assolata Venice Beach i due passarono all’innevata New York, imminente terreno di scontro del match del secolo, dove respirarono l’aria newyorkese tra una corsa a Central Park e uno scorcio del Rockefeller Center, per poi chiudere il loro “tour” dentro la sacralità del Madison Square Garden, dove il ring e le attrezzature necessarie erano in pieno allestimento per l’evento dell’anno.

Ma la tappa nella Grande Mela di Hogan e Mr. T non era solo per respirare l’aria della città di WrestleMania, ma per un compito nondimeno importante: aprire con un monologo il Saturday Night Live 24 ore prima del loro match! I due non avrebbero solo aperto lo show più seguito del sabato sera, ma sarebbero stati anche ospiti al programma Hot Properties: tutto per promuovere al meglio l’evento, che richiedeva tutte le attenzioni possibili.

Hogan e Mr. T nel terreno di scontro… New York City!

WrestleMania non sarebbe stato solo il Super Bowl del wrestling, ma un vero e proprio happening, dove il mondo del wrestling avrebbe incontrato il galà dello spettacolo, e il rock ‘n wrestling avrebbe toccato l’apice. Le celebrità infatti non sarebbero mancate: oltre a -ovviamente- Cyndi Lauper, per la magica serata del Garden furono annunciati Liberace come timekeeper, Billy Martin come ring announcer, e anche un arbitro molto speciale per assicurare ordine in un main event che con tutti i nomi coinvolti si preannunciava caotico, e la WWF decise di nominare per il compito una delle più grandi leggende del Madison Square Garden… Muhammad Alì, che in passato aveva avuto come bodyguard proprio Mr. T.

Muhammad Alì, Hulk Hogan, Cyndi Lauper, Liberace, e Wendi Richter

Se Hogan e Mr. T potevano contare sul supporto di tutti gli americani, Piper e Orndorff si allenavano in solitaria, sorvegliati come sempre dall’inseparabile “Cowboy” Bob Orton (che nonostante il suo infortunio al braccio sinistro avrebbe presenziato a WrestleMania, seppur con un vistoso gesso), dove in totale isolamento sperimentarono bizzarre tattiche di meditazione per prepararsi alla serata del Garden, come testimoniò Gene Okerlund nei suoi reportage.

Verso il futuro

WrestleMania non solo sarebbe stato l’apogeo della WWF, una celebrazione di tutta compiuta nell’ultimo anno, ma anche una promessa di alzare l’asticella, di non fermarsi davanti a quanto già seminato, e di rendere WrestleMania solo il primo di tanti nuovi grandi eventi! E la miglior proiezione verso il futuro non poteva che essere l’ingaggio di nuove stelle, come Ricky Steamboat. 

Ricky Steamboat, ultimo acquisto della WWF

Proveniente dalle Hawaii, Steamboat conquistò subito il pubblico per la sua personalità solare e il suo stile di lotta che mischiava wrestling e arti marziali, e non fu meno impressionante l’altro grande debuttante: il colossale King Kong Bundy, che con i suoi 208 kg era l’atleta più mastodontico della WWF dopo André the Giant! Accompagnato da Jimmy Hart, Bundy debuttò facendo a pezzi Mario Mancini, e con una curiosa richiesta: che l’arbitro contasse fino a 5, per dimostrare la sua capacità di distruggere gli avversari fino a renderli privi di sensi! Bundy era un’autentica forza della natura, che prometteva di lasciare il segno come una delle forze più dominanti della WWF, soprattutto considerando la delicata posizione di André the Giant, che a WrestleMania avrebbe messo in palio la carriera!

L’immenso King Kong Bundy

Seppur debuttanti, sia Steamboat che Bundy avrebbero avuto il loro piccolo spazio a WrestleMania. Non ci sarebbe stato spazio nella card invece per Jim “The Anvil” Neidhart, anche lui da poco debuttante, che nel frattempo cambiò manager, passando da Mr. Fuji a Jimmy Hart, che aveva grandi piani per il suo nuovo assistito…

Ma nel frattempo, Hart doveva occuparsi del fiore all’occhiello della sua scuderia, Greg “The Hammer” Valentine, che prima di difendere il titolo Intercontinentale a WrestleMania contro Junkyard Dog avrebbe dovuto affrontare Tito Santana, scalpitante di affrontare finalmente Valentine dopo il suo infortunio. I due si scontrarono in un Lumberjack match, con Valentine che mantenne il titolo con un pizzico di fortuna: nelle fasi finali del match infatti le teste dei due batterono violentemente facendo perdere i sensi a entrambi, con Valentine che ebbe la fortuna di cadere addosso a Santana, effettuando un involontario schienamento.

Anche i titoli di coppia degli U.S. Express sarebbero stati in palio a WrestleMania, e non contro degli avversari qualsiasi, bensì contro The Iron Sheik & Nikolai Volkoff.

Del resto, che una coppia così profondamente anti-americana non finisse prima o poi col cozzare contro un duo che amava lo stile di vita americano, entrando con Born in the USA di Bruce Springsteen, era praticamente impossibile, ancor di più con le cinture di mezzo.

31/3/1985 – WrestleMania

Il Madison Square Garden a fare da palcoscenico, Gorilla Monsoon e Jesse “The Body” Ventura al tavolo del commento, Gene Okerlund a cantare l’inno nazionale, Howard Finkel ad annunciare i wrestler in entrata, e Alfred Hayes ad intervistare nel backstage… così, come un mantra, una filastrocca negli anni destinata a diventare un classico, iniziò la serata di WrestleMania, con Easy Lover di Phil Collins e Philip Bailey a fare da canzone ufficiale dell’evento:

Ad aprire l’evento più ambizioso della storia furono Tito Santana e The Executioner, in un breve match (appena 4 minuti) che vide trionfare il messicano per sottomissione. I match successivi furono invece un’occasione per mostrare al mondo anche le nuove leve della WWF, a cominciare dal gigantesco King Kong Bundy, che si sbarazzò di S.D. Jones… in appena 25 secondi di match!

Ci mise solo 4 minuti in più invece l’altro grande debuttante del mese, Ricky Steamboat, che sconfisse Matt Bourne senza grandi difficoltà. Seguì poi il match tra Brutus Beefcake (scortato da Johnny Valiant) e David Sammartino, ovviamente accompagnato dall’uomo che aveva mandato sold out il Garden più di chiunque altro… suo padre, il leggendario Bruno Sammartino! Rispetto ai match precedenti, tra Beefcake e Sammartino fu una contesa più equilibrata, la prima della serata con una durata considerevole, e anche la prima a concludersi senza un vincitore, visto che l’arbitro sancì la doppia squalifica, dopo che gli interventi di Valiant e Sammartino Sr. fecero andare la contesa fuori controllo.

Fu poi il momento del primo match titolato in PPV della storia della WWF: Greg “The Hammer” Valentine vs Junkyard Dog per il titolo Intercontinentale! Per tutto il match Valentine giocò sporco, fino a schienare Junkyard Dog coi piedi appoggiati sulle corde, ma appena l’arbitro contò il 3 finale arrivò Tito Santana per fargli notare la svista. Convinto della buona fede di Santana, l’arbitro non se la sentì di confermare una decisione così controversa in un evento così importante, e decise di far ripartire il match! Valentine non fu però dello stesso avviso, e si diresse comunque negli spogliatoi, facendosi volutamente contare fuori: “JYD” aveva vinto, ma la cintura rimaneva di “The Hammer”.

L’incontro successivo fu un altro match titolato, quello per i titoli di coppia degli U.S. Express, chiamati a difenderli dall’assalto di Iron Sheik & Nikolai Volkoff. Sarebbe dovuta essere la consacrazione degli amatissimi campioni di coppia, ma l’esperienza dei loro avversari era troppa, e le cose presero una piega inaspettata quando Iron Sheik Barry Windham con il bastone di Freddie Blassie, permettendogli di vincere i titoli! Il Madison Square Garden era ammutolito: gli invasori avevano vinto i titoli di coppia nel cuore dell’America!

Era poi il momento di uno dei match più attesi, quello che indubbiamente aveva più attriti e sfide dietro: la Bodyslam Challenge tra Big John Studd e l’eterno rivale André the Giant, con la possibilità di porre fine alla carriera del francese! I due erano quasi 3 anni che lottavano per determinare chi fosse il vero gigante della WWF, e vista la posta in palio sembrava poter essere davvero il loro epico scontro finale!

I due titani fecero tremare la Terra. mentre Bobby Heenan a bordo ring teneva in una borsa i 15.000 dollari messi in palio per il vincitore, ma André aspettava quel momento da troppo tempo, ed era sicuramente il più motivato tra i due: dopo quanto accaduto a dicembre non poteva permettere a Studd di costargli addirittura il ritiro… proprio a lui, che non veniva schienato da 13 anni!

Il francese combatté mettendo tutto sé stesso, fino a sollevare Studd da terra dopo appena 5 minuti, per poi gettarlo al suolo con una Bodyslam contenente tutta la forza che aveva in corpo!

André aveva vinto, e la sua carriera era salva: era lui (come se ci fosse qualche dubbio) e lui soltanto l’unico vero gigante della WWF! Dopo oltre 2 anni e mezzo, finalmente la Bodyslam Challenge lanciata da Studd a tutto il roster era stata vinta. Non di meno André si era aggiudicato ben 15.000 dollari, ma per lui quel match non era stato affatto una questione di soldi, e lo dimostrò gettandoli tra la folla!

Heenan gli strappò la borsa dalla mano prima che potesse gettare altri soldi, tornando nello spogliatoio con la coda tra le gambe insieme a Studd, ma per quanto i due potessero nasconderlo c’era poco da contestare: André the Giant era l’unico vero gigante della WWF!

Arrivò poi il match per il titolo femminile tra Leilani Kai e Wendi Richter, uno dei più pubblicizzati di tutto l’evento per via dell’ovvia presenza di Cyndi Lauper a fianco di Wendi, che entrò con la sua Girls Just Wanna Have Fun. Partecipò da bordo ring anche David Wolff, ristabilitosi in tempo per assistere al match in prima fila al Garden. 

The Fabulous Moolah tentò come al solito di intervenire in favore di Leilani, ma una Cyndi Lauper furiosa come non mai le piombò addosso, permettendo che il resto del match si svolgesse regolarmente. Wendi Richter aveva decisamente fatto i compiti a casa rispetto al loro primo incontro del mese prima, visto che stavolta non si fece affatto sorprendere da Leilani, riversando un suo Crossbody volante in uno schienamento vincente! Wendi Richter era di nuovo campionessa, e Cyndi Lauper e David Wolff si erano presi una bella rivincita dopo tutto quello che era successo negli ultimi mesi!

Tutti e tre si gettarono nel backstage per festeggiare a più non posso, esprimendo tutta la loro gioia al microfono di Gene Okerlund. Ed era 1-0 per il rock ‘n wrestling, ma sarebbe potuta essere una vittoria di pirro se le cose più tardi non si fossero messe bene, perché mancava ancora un match all’appello, l’incontro per cui l’America si sarebbe fermata: il Tag Team match tra Hulk Hogan & Mr. T vs “Rowdy” Roddy Piper & “Mr. Wonderful” Paul Orndorff!

Nel Garden si respirava un pò ogni emozione umana possibile: ansia, curiosità, gioia, paura, per quello che si preannunciava come il match più importante della storia della disciplina. Prima del match ci fu una vera parata di stelle, tutte con un ruolo nel main event: Billy Martin arrivò per annunciare gli sfidanti, Liberace (accompagnato dal corpo di ballo delle New York City Rockettes) giunse a bordo ring per fare il timekeeper, e Muhammad Alì, che aveva fatto alzare in piedi il Garden tante volte nella sua carriera, che in veste di arbitro speciale avrebbe affiancato il fido Pat Patterson, arbitro titolare dell’incontro.

Liberace danza con le Rockettes

Roddy Piper, Paul Orndorff, e Bob Orton entrarono con un corteo di cornamuse, raggelando l’umore dell’arena, ma tutti si sentirono rassicurati appena nell’arena risuonò a tutto spiano Eye of the Tiger: era il segnale d’ingresso di Hulk Hogan, Mr. T, e Jimmy Snuka!

Ad iniziare furono Hogan e Orndorff, ma il pubblico era ansioso di vedere Piper, ormai l’uomo più odiato d’America, e Mr. T, al suo debutto assoluto, e Hogan fu più che lieto di lasciar entrare lo spasimante Mr. T, ansioso di mostrare a tutti quanto avesse imparato con l’Hulkster.

E Mr. T al suo debutto si dimostrò più che pronto, forse anche troppo per Piper, che decise di abbandonare la contesa e perdere deliberatamente per count out, sabotando il match e rovinando tutto l’hype che gli si era creato attorno, ma Hogan fermò il conto di Patterson, in attesa che le autorità riportassero Piper e Orndorff nel ring. 

Le settimane che Hogan e Mr. T avevano passato insieme gli avevano permesso di creare la giusta chimica, e i momenti caotici non mancarono, soprattutto per i numerosi tentativi di intervento di Bob Orton, con Jimmy Snuka e Alì però sempre pronti ad arginare ogni sua scorrettezza, ma la soglia di tolleranza di Patterson fu piuttosto alta: dopotutto nessuno voleva che il match più atteso della storia del wrestling si concludesse con una squalifica.

Piper e Orndorff ne approfittarono per far intervenire Orton in più occasioni, anche se proprio una di queste si rivelò fatale: mentre Patterson era impegnato a tenere a bada Mr. T e Piper in un angolo, Orndorff chiuse Hogan in una Full Nelson, così che Orton potesse colpirlo dal paletto usando il suo gesso! Ma l’Hulkster si scansò in tempo, e Orton colpì violentemente Orndorff dietro al collo! “Mr. Wonderful” era KO, e Hogan ne approfittò immediatamente per schienarlo, con un conseguente conto di 3! Hogan e Mr. T avevano vinto il match, e grazie del bodyguard di Piper!

Roddy Piper aveva perso il match più importante di tutti, e per la frustrazione colpì addirittura Patterson, per poi tornarsene nel backstage con Orton e una schiera di poliziotti newyorkesi a proteggerlo dalla furia della folla. Orndorff invece era ancora stordito in mezzo al ring, incredulo di essere stato lasciato solo in balia dei 3 avversari, che però ebbero la pietà di non infierire oltre.

Le conseguenze non sarebbero mancate, perché la situazione sembrava tutt’altro che finita: forse Piper sarebbe tornato, forse lui e Orndorff sarebbero stati persino più pericolosi dopo questa sconfitta, e poi c’era ancora la Heenan Family a seminare il terrore, ma per il momento non importava, perché il tempo per combattere non sarebbe mancato, e Hulk Hogan e Mr. T per una notte avevano fatto gioire un intero Paese affamato di giustizia e spettacolo, una notte che avrebbe consegnato tutti i partecipanti all’immortalità, che avrebbe potuto sancire uno spartiacque per la storia del wrestling, e che forse, sarebbe stata solo l’inizio…

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