Novembre 1984: Ronald Reagan vince le sue seconde elezioni contro Walter F. Mondale e si conferma Presidente degli Stati Uniti, la Nike lancia le Air Jordan, nelle fumetterie giapponesi debuttano i manga di Dragon Ball e Mila & Shiro, si spegne Martin Luther King Sr., escono al cinema Nightmare, Supergirl, e Rombo di Tuono, mentre in radio impazza Run to You di Bryan Adams:

Nel frattempo, i campioni in WWF sono:

– Campione WWF: Hulk Hogan

Campione Intercontinentale: Greg Valentine

Campione Internazionale: Tatsumi Fujinami

Campione mondiale di arti marziali: Antonio Inoki

Campioni di coppia: i North-South Connection (Adrian Adonis & Dick Murdoch)

Campione dei pesi leggeri: Dynamite Kid

Campionessa femminile: Wendi Richter

Campionesse di coppia: Velvet McIntyre & Princess Victoria

Carne fresca

La sconfitta contro Hulk Hogan non sembrava aver scoraggiato Bobby “The Brain” Heenan e Big John Studd, con entrambi che sostenevano che Studd fosse uscito dallo schienamento prima del conto di 3. I due avevano le loro ragioni: il 3 finale effettivamente era arrivato per un soffio, con Studd che al suono della campana aveva trovato la forza di rialzarsi immediatamente.

L’esatto momento del 3, con Studd quasi uscito allo schienamento

Forse non era una prova sufficiente, ma per un opportunista come Heenan era abbastanza per chiedere un nuovo match contro Hogan per il titolo WWF!

Heenan intanto iniziò ad espandere il suo parco di assistiti, prendendo sotto la sua ala vecchi rivali di Hulk Hogan come “Mr. Wonderful” Paul Orndorff, che sotto la guida di “The Brain” sperava di tornare a competere per il titolo WWF come a inizio anno, quel titolo che proprio l’Hulkster gli aveva impedito di vincere.

Heenan prese con sé anche una sua vecchia conoscenza: Ken Patera, che aveva già avuto come assistito nella AWA. Fisicamente Patera era uno degli uomini più forti della WWF, se non il più forte in assoluto insieme ad Hulk Hogan, André the Giant, e Big John Studd: a parlare per lui c’era una partecipazione alle Olimpiadi del 1972 per il sollevamento pesi, una medaglia d’oro vinta ai giochi panamericani del 1971, e il primato di primo americano di sempre a sollevare le 500 libbre (ossia 227 kg!). Patera era un vero portento, e aveva ottenuto grandi risultati (tra cui un titolo Intercontinentale nel 1980 e l’aver costretto al ritiro Gorilla Monsoon), ma non aveva mai fatto il salto di qualità definitivo, quel salto che però la diabolica mente di Heenan poteva finalmente portare a compimento…

Ken Patera alle Olimpiadi del 1972

Nati negli Stati Uniti

Campioni di coppia da aprile, la North-South Connection sembrava dominare la divisione di coppia senza oppositori: tante coppie avevano tentato di detronizzarli, dai Soul Patrol ai Wild Samoans, eppure Adrian Adonis & Dick Murdoch sembravano imbattibili. Ma la concorrenza stava aumentando: oltre alla nuova alleanza tra Iron Sheik e Nikolai Volkoff, in autunno infatti debuttarono nuove coppie come gli esperti fratelli Brisco, Jack e Gerald, che in oltre 17 anni di carriera avevano fatto incetta di titoli nelle federazioni del sud-est americano, ma anche Barry Windham e Mike Rotunda, meglio noti come gli U.S. Express. Giovani, energici, e patriottici, il duo infiammava la folla entrando con Born in the USA di Bruce Springsteen, e si impose subito come la coppia preferita dai fan, anche se furono i Brisco a reclamare per primi un’opportunità ai titoli di coppia.

Gli U.S. Express

Le cinture WWF infatti erano le uniche che mancavano al loro prestigioso palmarès, e iniziarono a fiutarle quando riuscirono a battere Adonis & Murdoch in un match non titolato! Che dei campioni cadessero in un match non titolato era un’autentica rarità, e per la prima volta i North-South Connection sembravano aver ceduto il passo, e proprio quando c’erano tante nuove coppie pronte ad approfittarne…

Dalle Figi (e dal Messico) senza amore

Per quanto gli avesse portato una vittoria per squalifica, “Rowdy” Roddy Piper non aveva dimenticato il violento pestaggio subito da Tonga Kid, e decise di fargliela pagare sabotando un match tra il figiano e Dave Barbie, ma quello che “Hot Rod” non aveva previsto era che arrivasse qualcuno a difendere Tonga Kid, e quel qualcuno era… “Superfly” Jimmy Snuka!

Jimmy Snuka, finalmente di ritorno

A 4 mesi di distanza da quando Piper gli aveva fracassato il collo, Snuka era finalmente tornato per fargliela pagare una volta per tutte, ma “Superfly” non era tornato solo per supporto a suo cugino, perché i medici gli avevano finalmente dato l’OK per tornare a lottare! Snuka era carico come non mai, e al suo match di ritorno (contro Carl Fury) vinse in appena 2 minuti, coi fan che dopo mesi poterono finalmente tornare ad ammirare la sua spettacolare Superfly Splash. A quel punto per tutelarsi da nuove improvvisate di Snuka e Tonga Kid, Piper richiamò a sé come bodyguard “Cowboy” Bob Orton, con cui aveva già collaborato a inizio anno, facendo presagire l’arrivo una guerra molto più grande all’orizzonte…

Bob Orton, di nuovo pronto a sorvegliare Piper

Snuka però non era intimorito da Piper e Orton, forte anche del supporti di suo cugino, e si presentò al Madison Square Garden con una poco equivocabile t-shirt con scritto “I Want Piper”. Non importava quanto lo scozzese si potesse nascondere, Snuka prima o poi lo avrebbe avuto!

E a proposito di rientri, anche il ritorno di Tito Santana si avvicinava sempre di più, e anche in piena riabilitazione il messicano ci tenne a mettere fiato sul collo a Greg “The Hammer” Valentine, apparendo tra il pubblico durante un suo match contro Rick McGraw. Sapendo della sua presenza a bordo ring, Valentine lanciò un “avvertimento” a Santana chiudendo McGraw nella sua Figure 4 Leg Lock a oltranza, per infortunarlo esattamente come aveva fatto con Santana a settembre. Ma l’ex campione messicano non aveva intenzione di stare lì a guardare, ed entrò nel ring per salvare McGraw e pestare il campione Intercontinentale con tutte le sue forze!

Tito Santana era ormai pronto a rientrare, e marchiò il suo ritorno battendo senza difficoltà The Executioner, desideroso di riprendersi la sua cintura Intercontinentale.

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